
Dalla mattina di lunedì 18 giugno, Aeroflot occupa parecchi lanci d’agenzia, in tutto il mondo. Il primo è arrivato direttamente dalla Russia, da Interfax, sconvolgendo il già sofferto titolo Alitalia e facendolo precipitare a meno 1,79 %: la compagnia russa, dice l’agenzia citando una fonte del Cda di Aeroflot, annuncerà il ritiro in occasione della prima riunione del consiglio dopo l’assemblea annuale dei soci, prevista il 23 giugno. “Ad Aeroflot non convengono le condizioni”, ha specificato una fonte del consiglio di amministrazione della compagnia. “Il governo italiano non vuole sviluppare la compagnia nazionale, vuole solo incassare più soldi possibile”.
Ma due ore dopo la posizione ufficiale è stata precisata dalla portavoce di Aeroflot, Irina Dannenberg: “Al momento non abbiamo rinunciato. Continuiamo a studiare la documentazione inviata da Roma. Una decisione verrà presa soltanto il 2 luglio”, ha dichiarato ad Apcom.
Ma voci “vicine alla compagnia” moscovita dicono che Aeroflot non ha mai davvero pensato di vincere la gara italiana: “Siamo davanti al classico caso dove non importa vincere, ma partecipare”. Una simile posizione è stata espressa Denis Barabanov, analista di Bitza-Invest, qualche settimana fa: “La decisione di partecipare alla gara è stata piuttosto una mossa pubblicitaria. E pagare un prezzo così alto per consolidarsi sul mercato europeo non era previsto”.
In realtà, i dubbi dei russi si erano mostrati da subito piuttosto concreti: sia sulla posizione finanziaria di Alitalia, sia sulle difficoltà nella negoziazione con i sindacati. Per questo, da tempo andavano predisponendo un’altra pista d’atterraggio europea, in terra serba, dove il governo sembra più che disposto ad assicurare loro la vittoria, nell’asta per la compagnia Jat, ancora prima che venga annunciata.
Comunque vada “non ci fermeremo ad Alitalia”, ha detto la scorsa settimana il direttore generale di Aeroflot, Valery Okulov, da poco riconfermato a capo dell’azienda per il terzo mandato. “Se il governo serbo decidesse di privatizzarla, siamo pronti a partecipare”, ha aggiunto il top manager, dopo essersi detto “sorpreso”, dai “cambiamenti delle regole del concorso” per l’acquisto del pacchetto Alitalia.
Eppure, “la privatizzazione di Alitalia può essere portata avanti anche se resta un solo concorrente in gara”, ha detto, intervistato da Sky Tg24, il ministro per le Infrastrutture, Antonio Di Pietro, il 14 giugno. E dalle parole del ministro i russi hanno probabilmente capito che non c’è più necessità di dare una mano agli italiani per tenere validi i termini dell’asta.
Ecco perché non sorprendono le indiscrezioni che si susseguono di ora in ora. E il risultato lo vedremo presto.
- Lunedì 18 Giugno 2007

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