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Industria al palo nel 2011: anno nero per chimica e tessile

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Segnatevi questi settori: fabbricazione di macchinari e metallurgia. Sono i due che hanno resistito meglio degli altri alla crisi del 2011, chiudendo rispettivamente con un +8,6% e un +3,9%. Anno “nero”, invece, per industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,3%) e per prodotti chimici (-5,8%). Questo dicono in sunto i dati Istat sulla produzione industriale che rimane piatta rispetto all’anno precedente (la variazione è nulla), quando l’indice era tornato finalmente a salire (+6,4%) dopo due anni di cali. Continua

Pil 2009: l’Italia cala del 4,9%, l’Europa del 4,1%

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

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Il peggior dato dal 1971: nel 2009 il prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia, secondo l’Istat (qui il comunicato), è diminuito del 4,9%. Continua

Numeri da ricordare: -23,8

La recessione ha prodotto un crollo della produzione industriale. L’Istat ha infatti comunicato che a marzo la produzione industriale è calata del 4,6 per cento rispetto a febbraio e del 18,2 per cento rispetto a un anno prima. Ma se si tiene conto dei giorni effettivamente lavorati la produzione è scesa in un anno del 23,8 per cento, il calo piu’ ampio dall’inizio della nuova serie storica delle statistiche, nel 1990 (leggi tutto)

23,8. Rispetto al marzo del 2008 la produzione industriale ha subito in Italia un calo del 23,8 per cento, se si tiene conto dei giorni effettivamente lavorati. La recessione ha prodotto dunque un rallentamento pari a quasi un quarto dell’intera produzione industriale annua. La media dei primi tre mesi dell’anno si è chiusa in negativo del 9,8 per cento rispetto al trimestre precedente. Il calo trimestrale diventa del 21,7 per cento su base annua corretta per i giorni lavorativi.
Quanto ai diversi settori di attività economica, a marzo 2009 l’indice della pro-duzione industriale corretto secondo i giorni effettivamente lavorati ha registrato, rispetto a marzo 2008,una sola variazione tendenziale positiva: nel comparto della farmaceu-tica di base e preparati farmaceutici (+5,3 per cento). Le diminuzioni più marcate hanno riguardato la metallurgia e i prodotti in metallo (-38,6 per cento), le apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (-36,4 per cento), i mezzi di trasporto (-30 per cento)”.

Produzione industriale crolla: -23,7% in un anno. Ai minimi dal ‘90

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Ancora un record negativo per la produzione industriale: a febbraio ha segnato un calo del 23,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. A lanciare l’allarme è l’Istat sottolineando che si tratta del crollo peggiore dal 1990, da quando cioè iniziano le attuali serie storiche. Diminuendo del 3,5% rispetto a gennaio, il mese di febbraio risulta così il decimo mese di calo consecutivo a livello congiunturale.
Rispetto a gennaio, la produzione industriale a febbraio è diminuita del 3,5%, è il decimo mese di calo consecutivo a livello congiunturale. L’indice della produzione corretto per gli effetti di calendario ha registrato una diminuzione tendenziale del 20,7%. I giorni lavorativi sono stati infatti 20 contro i 21 di febbraio 2008. Anche in questo caso si tratta del calo maggiore dal 1990. Per quanto riguarda i raggruppamenti principali di industrie rispetto a gennaio le variazioni destagionalizzate sono state tutte negative: -6,5% per i beni intermedi (metallurgia tessile base, gomma e chimica) i più colpiti, -4,2% per i beni strumentali, -2,4% per l’energia e -1,2% per i beni di consumo. All’interno di quest’ultimo raggruppamento i beni durevoli hanno registrato un calo del 4,3%, mentre per i beni non durevoli la discesa è più lenta (-0,1%). Rispetto a febbraio 2008 i cali corretti per giorni lavorativi sono stati invece del 30,2% per i beni intermedi, del 22,5% per i beni strumentali, del 10,4% per l’energia e del -8,4% per i beni di consumo (-23,5% per i durevoli e -5,5% per i non durevoli).
La produzione di autoveicoli è diminuita a febbraio del 42% rispetto allo stesso mese del 2008. L’Istat ha, tuttavia, specificato che nei primi due mesi del 2009 il calo è stato del 48,4%. A gennaio, infatti, si era registrato un crollo ancora più significativo, pari a -54,7%.

Il VIDEO servizio:

I dati Istat: nel 2008 il Pil è sceso dell’1 per cento

Il Pil, nel quarto trimestre del 2008, ha registrato una flessione del 2,9% annuo: si tratta di un record negativo, non si registrava un calo così consistente sul trimestre da quando è iniziata, nel 1980, la serie statistica dell’Istat. Su base congiunturale, la flessione è dell’1,9%: l’istituto di statistica ha rivisto così al ribasso i dati preliminari, che facevano registrare un calo dell’1,8% rispetto al trimestre precedente del 2,6% rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Per quanto riguarda il Pil 2008, al -1%, si tratta del peggior dato annuale dal 1975.
E stamane, è intervenuta anche la Bce per registrare come la situazione delle finanze pubbliche “dovrebbe peggiorare ulteriormente nel 2009″. Nel suo bollettino mensile, gli esperti di Francoforte sottolineano come le prospettive per i conti pubblici nell’area euro “mostrino un forte deterioramento”. “I fattori principali alla base di tale evoluzione “spiega l’Eurotower “sono il peggioramento del contesto macroeconomico, le entrate inferiori alle attese e le misure di stimolo fiscale adottate nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro in risposta al marcato rallentamento economico”.
In particolare per l’Italia, il nostro è tra i paesi che “supereranno quest’anno il valore di riferimento del 3% del Pil rimanendone al di sopra nel 2010″. Nelle stime dell’Eurotower, infatti, il Belpaese, insieme a Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Portogallo e Slovenia sforerà sia quest’anno che nel 2010 (ad eccezione della Slovenia) il tetto del rapporto deficit-Pil richiesto dal Patto di stabilità. Belgio, Germania, Austria e Slovacchia dovrebbero unirsi alla lista nel 2010. “Questo scenario” spiega la Bce “implica che probabilmente, entra tale anno, il disavanzo sia superiore al valore di riferimento in dieci dei sedici paesi membri dell’area dell’euro”.

Istat: la produzione industriale va a picco, auto -48%

Il reparto montaggio
La produzione dell’industria italiana a dicembre è crollata del 12,2% rispetto allo stesso mese del 2007 e del 2,5% su novembre 2008. Lo comunica l’Istat, precisando che l’indice della produzione corretto per giorni lavorativi (dicembre ha avuto un giorno in più rispetto al dicembre 2007) ha registrato una diminuzione tendenziale del 14,3%, il calo più ampio da gennaio 1991.
Quella di dicembre è la quarta forte caduta consecutiva mensile della produzione industriale, precisano i tecnici dell’Istat evidenziando che nel quarto trimestre la produzione ha registrato una flessione del 7,5%, il calo trimestrale più ampio dall’inizio delle serie storiche, cioé nel 1990. A dicembre i giorni lavorativi sono stati 20, contro i 19 dello stesso mese 2007.
In particolare è crollata la produzione ddelle auto: nel mese di dicembre la variazione tendenziale è stata del 47,7%, un dato che porta la media annua a -18,3%

L’indice della produzione industriale corretto per giorni lavorativi ha segnato a dicembre variazioni negative per tutti i raggruppamenti principali di industrie rispetto al dicembre dello scorso anno: per i beni intermedi il calo è stato del 20,4%, per i beni strumentali la flessione è stata del 18%, per l’energia del 9,8% e per i beni di consumo del 7,1% (di cui -13,2% per i beni durevoli e -5,5% per quelli non durevoli).
Rispetto al precedente mese di novembre le diminuzioni sono state del 5,1% per i beni strumentali, del 3,3% per quelli intermedi, del 2,2% per quelli di consumo (-2,3% per i beni non durevoli e -1,9% per quelli durevoli). L’energia ha registrato invece una stabilizzazione (-0,2%), dopo mesi di “forte caduta”, evidenziano i tecnici dell’Istat.
A livello di settori di attività economica, l’indice della produzione industriale corretto per giorni lavorativi, ha segnato a dicembre le variazioni tendenziali negative più marcate nei settori dei mezzi di trasporto (-31,5%), della lavorazione di minerali non metalliferi (-25,3%), della gomma e materie plastiche (-25,2%) e della produzione di metallo e prodotti in metallo (-22,4%). Su base mensile, si registrano variazioni negative per tutti i settori ad eccezione delle industrie alimentari e delle bevande (stabili), delle altre industrie manifatturiere (+0,4%) e delle raffinerie di petrolio (+0,9%). I cali congiunturali più ampi riguardano la produzione di mezzi di trasporto (-6,7%) e la lavorazione di minerali non metalliferi.

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Industria in rosso, crolla l’auto: -46%. Ocse: “Conti pubblici molto esposti”

Toyota Motor Corporation

Crolla la produzione industriale. A novembre 2008, in base ai dati resi noti dall’Istat, l’indice ha registrato una contrazione del 12,3% rispetto a novembre 2007. Anche al netto degli effetti di calendario (novembre scorso ha avuto un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese dell’anno prima) si registra una diminuzione su base annua del 9,7%: si tratta della diminuzione più ampia dal gennaio 1991. Su base mensile, rispetto a ottobre 2008, il calo è stato del 2,3%.
Scende vertiginosamente la produzione di autoveicoli in Italia. In base ai dati comunicati dall’Istat a novembre si è registrato un calo del 46,4% su base annua (dato grezzo) e del 42,8% considerando gli effetti di calendario. Nei primi 11 mesi la diminuzione è stata del 16,8% in termini grezzi e del 16,3% considerando la correzione per giorni lavorativi.

Anche l’Ocse lancia l’allarme sulla crescita economica dell’Eurozona e non vede possibilità di ripresa fino a metà del 2010. Nella sua Economic Surveys sull’area euro per il 2009 l’organizzazione che rappresenta i paesi più avanzati parla di “seri rischi per gli scenari di crescita” e, causa della crisi finanziaria, prevede “una contrazione nella seconda metà del 2008 e nella prima metà del 2009 e una crescita al di sotto del trend fino a metà 2010″. Sul fronte del credito l’Ocse nota che la situazione nel settore provato si è “irrigidita”, anche se “una forte contrazione nel credito bancario non si è ancora verificata”. Inoltre, i “rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi non sono scomparsi, anche se c’è una bassa evidenza di ampi effetti di secondo livello” e le “aspettative sui prezzi sembrano essere restate ben ancorate”. Serve comunque un’”adeguata regolamentazione dell’attività finanziaria”.
Ciò significa che le autorità europee e nazionali devono essere in grado di far fronte alle difficoltà nel “breve termine”, mentre “vanno evitate azioni politiche che potrebbero minare gli obiettivi di lungo periodo”. Lo sforzo deve essere perciò quello di “rafforzare le riforme strutturali”, puntando alla sostenibilità di bilancio, al miglioramento della ripresa macroeconomica e ad un aumento dei livelli di vita. L’Ocse invita le autorità europee a “muoversi verso una più integrata e centralizzata supervisione” bancaria. Sul fronte dei bilanci pubblici l’Ocse invita a “migliorare ulteriormente la disciplina di bilancio”, ricordando che in “alcuni paesi membri dell’area euro restano alti deficit”.
Per quanto riguarda l’inflazione l’Ocse prevede che l’andamento “fiacco” dell’economia, “aiuterà ad abbassare ulteriormente” i prezzi, e quindi “in base a queste previsioni potrebbe emergere lo spazio per un ulteriore allentamento della politica monetaria”, anche se “resta una grande incertezza per quanto riguarda lo scenario economico”. “Se le pressioni inflazionistiche - è scritto nel rapporto - dovessero dimostrarsi più forti delle attese, lo spazio di manovra si restringerà” e “la politica monetaria deve essere in grado di reagire, se le aspettative di inflazione a lungo termine dovessero disancorarsi”.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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