
Crolla la produzione industriale. A novembre 2008, in base ai dati resi noti dall’Istat, l’indice ha registrato una contrazione del 12,3% rispetto a novembre 2007. Anche al netto degli effetti di calendario (novembre scorso ha avuto un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese dell’anno prima) si registra una diminuzione su base annua del 9,7%: si tratta della diminuzione più ampia dal gennaio 1991. Su base mensile, rispetto a ottobre 2008, il calo è stato del 2,3%.
Scende vertiginosamente la produzione di autoveicoli in Italia. In base ai dati comunicati dall’Istat a novembre si è registrato un calo del 46,4% su base annua (dato grezzo) e del 42,8% considerando gli effetti di calendario. Nei primi 11 mesi la diminuzione è stata del 16,8% in termini grezzi e del 16,3% considerando la correzione per giorni lavorativi.
Anche l’Ocse lancia l’allarme sulla crescita economica dell’Eurozona e non vede possibilità di ripresa fino a metà del 2010. Nella sua Economic Surveys sull’area euro per il 2009 l’organizzazione che rappresenta i paesi più avanzati parla di “seri rischi per gli scenari di crescita” e, causa della crisi finanziaria, prevede “una contrazione nella seconda metà del 2008 e nella prima metà del 2009 e una crescita al di sotto del trend fino a metà 2010″. Sul fronte del credito l’Ocse nota che la situazione nel settore provato si è “irrigidita”, anche se “una forte contrazione nel credito bancario non si è ancora verificata”. Inoltre, i “rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi non sono scomparsi, anche se c’è una bassa evidenza di ampi effetti di secondo livello” e le “aspettative sui prezzi sembrano essere restate ben ancorate”. Serve comunque un’”adeguata regolamentazione dell’attività finanziaria”.
Ciò significa che le autorità europee e nazionali devono essere in grado di far fronte alle difficoltà nel “breve termine”, mentre “vanno evitate azioni politiche che potrebbero minare gli obiettivi di lungo periodo”. Lo sforzo deve essere perciò quello di “rafforzare le riforme strutturali”, puntando alla sostenibilità di bilancio, al miglioramento della ripresa macroeconomica e ad un aumento dei livelli di vita. L’Ocse invita le autorità europee a “muoversi verso una più integrata e centralizzata supervisione” bancaria. Sul fronte dei bilanci pubblici l’Ocse invita a “migliorare ulteriormente la disciplina di bilancio”, ricordando che in “alcuni paesi membri dell’area euro restano alti deficit”.
Per quanto riguarda l’inflazione l’Ocse prevede che l’andamento “fiacco” dell’economia, “aiuterà ad abbassare ulteriormente” i prezzi, e quindi “in base a queste previsioni potrebbe emergere lo spazio per un ulteriore allentamento della politica monetaria”, anche se “resta una grande incertezza per quanto riguarda lo scenario economico”. “Se le pressioni inflazionistiche - è scritto nel rapporto - dovessero dimostrarsi più forti delle attese, lo spazio di manovra si restringerà” e “la politica monetaria deve essere in grado di reagire, se le aspettative di inflazione a lungo termine dovessero disancorarsi”.
Tenete a mente questo numero: 4,4. La ragione? Semplice: indica di quanto è calata percentualmente rispetto al 2007 la produzione industriale italiana. Il dato riguarda le rilevazioni dell’istituto di statistica a giugno ed è una specie di termometro che misura la febbre dell’economia. Spiega infatti quanto le industrie italiane producano di meno a causa della riduzione della domanda interna (gli acquisti degli italiani) o esterna (le richieste dall’estero). Particolarmente significativo in proposito è il dato relativo alla produzione di automobili: la produzione industriale di autovetture ha registrato a giugno un calo del 23,8 per cento rispetto al mese precedente. Nel primo semestre di quest’anno l’indice re-lativo alle autovetture ha registrato un calo del 13,7 per cento.
Brusca frenata della produzione industriale a maggio: l’attività manifatturiera, in base ai dati diffusi dall’Istat, ha segnato una flessione dell’1,4% su base mensile, il risultato peggiore da settembre 2007, mentre su base annua ha registrato un calo del 6,6%. L’andamento annuo corretto per i giorni lavorativi ha visto una diminuzione del 4,1%.
Un segnale che mette in allarme Confindustria: “È un dato molto brutto”, ha commentato il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, “È da tempo che sottolineiamo che l’economia sta andando male e che bisogna fare molta attenzione, che siamo in una fase di peggioramento della congiuntura. La nostra preoccupazione è massima”. Nei primi cinque mesi dell’anno, la produzione è scesa dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre l’indice corretto per i giorni lavorativi ha segnato un calo dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2007 (i giorni lavorativi sono stati 105 come nel 2007).
A pesare sull’andamento deludente della produzione è stato soprattutto il comparto energia. L’indice corretto per i giorni lavorativi ha infatti segnato, per questo raggruppamento, nel confronto con maggio 2007, una variazione negativa del 6,9%. A seguire hanno registrato flessioni i beni intermedi (-5,3%), i beni di consumo (-2,8% il totale, -6.9% i beni durevoli, -1,7% i beni non durevoli) e i beni strumentali (-2.7%).
Nel confronto tra i primi cinque mesi dell’anno e lo stesso periodo del 2007 si è registrato invece un incremento dello 0,9% per l’energia. A maggio l’indice corretto per i giorni lavorativi ha segnato variazioni positive solo nei settori nei mezzi di trasporto (+0,7) e delle macchine e apparecchi meccanici (+0,1%). Le diminuzioni più marcate hanno riguardato i settori delle raffinerie di petrolio (-14,4%), del legno e prodotti in legno (-11,8%), delle estrazioni di minerali (-11,7%) e della lavorazione dei minerali non metallafera (-7,8%). Nel confronto tra i primi cinque mesi del 2008 e il corrispondente periodo del 2007, gli aumenti maggiori si sono registrati nei settori dell’energia elettrica, gas e acqua (+4,7%) delle macchine e apparecchi meccanici (+3,5%) e dei mezzi di trasporto (+3,2%).
Le diminuzioni più ampie hanno riguardato i comparti in legno e prodotti in legno (-8%), delle raffinerie di petrolio (-7,3%) delle pelli e calzature (-7,1%). Produzione industriale in calo anche oltralpe: in Francia ha segnato un calo del 2,6% mensile a maggio con un vero e proprio tracollo per il comparto auto (-8%) e un -4,8% per l’energia. Intanto, la Bce è tornata a lanciare l’allarme sulle prospettive di crescita e sui rischi di inflazione legati ai rincari del prezzo del petrolio e ha ribadito il suo no a forme di indicizzazione dei salari ai prezzi per evitare “shock al rialzo”.