
Di qua c’è Bagolino. Quattromila anime, 109 chilometri quadrati di superficie e un bilancio annuo di sei milioni di euro.
Di là c’è Storo. Sempre quattromila anime e 73 chilometri quadrati di superficie ma un bilancio annuo di 24 milioni di euro. Bagolino è in provincia di Brescia. Storo è in quella di Trento. In mezzo, come in quel famoso film, scorre solo un fiume.
Ponte Caffaro e Lodrone, le due frazioni più vicine al confine, distano appena 50 metri. “Di qua c’è il Messico, di là c’è l’America”, spiega il sindaco di Bagolino Marco Scalvini. Perché su quella che un tempo segnava la linea tra l’impero austro-ungarico e il Regno d’Italia, oggi c’è un abisso di agevolazioni fiscali, servizi e infrastrutture. Scalvini, insieme ad altri 171 sindaci italiani, porta avanti la protesta di tutti quei Comuni a un passo dal tracollo soltanto perché confinanti con le Regioni a statuto autonomo. Più ricche, più moderne, più convenienti e a un passo dalla vecchia residenza. “In sette anni”, racconta Scalvini che il 22 e 23 settembre presiederà l’assemblea dei comuni di confine “si sono trasferite da Bagolino a Storo 107 partite Iva e decine di famiglie”. Nel corso dell’incontro l’assemblea chiederà al governo un incontro per ottenere la conferma dello stanziamento di un fondo speciale di 20 milioni di euro e nuove risorse nella Finanziaria 2008. Ma soprattutto più attenzione verso un’emergenza che coinvolge oltre mezzo milione di cittadini.
Per capire, dice, basta solo un esempio: nella provincia di Brescia la trattenuta regionale sulle buste paga è dell’1,2 per mille mentre in quella di Trento è dello 0,9. Ma le ragioni, racconta un trentenne nato a Ponte Caffaro (e che vuol restare anonimo), “per trasferirsi di là” sono più d’una. “Vivo in Trentino ma a trecento metri dalla mia famiglia che abita in Lombardia. Qui posso far frequentare a mio figlio una scuola materna ben attrezzata e molto economica, abbiamo palestre, centri sportivi, strade asfaltate, la pista ciclabile, fognature e acquedotti recenti e perfino la fibra ottica. Il Comune fa investimenti ogni anno e costruire una famiglia qui è molto più conveniente”.

Soprattutto grazie ai finanziamenti a fondo perduto. Possono arrivare fino al 75 per cento per un’attività turistica e sfiorano il 60 per cento per la prima casa. “Ho potuto godere di un mutuo regionale a tasso agevolato del 2 per cento” continua “e in più ho avuto 35mila euro a fondo perduto per la ristrutturazione. Ho beneficiato poi delle stesse agevolazioni per la mia attività privata”.
Alla fine, di qua, i Comuni diventano dormitori. Perché gli asili chiudono, le palestre sono le stesse da trent’anni, le strade sono quelle di una volta, la fibra ottica chissà se arriverà mai e di agevolazioni fiscali per ora non c’è nemmeno l’ombra. Il governo ha disposto un fondo speciale di 20 milioni di euro per sostenere in comuni di confine ma nessuno sa dire quando e come arriveranno.
- Domenica 23 Settembre 2007
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide





