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Manager, la politica mette i compensi ai raggi x

I manager delle società quotate in borsa dovranno rendere noti i loro compensi - Epa

I manager delle società quotate in borsa dovranno rendere noti i loro compensi - Epa

Tocca a loro. Manager e dirigenti delle società quotate in borsa in Italia dovranno rendere noti i loro compensi. Spesso, ma non sempre, a sei cifre grazie anche a stock options, bonus e buonuscite milionarie. Come già accade per i loro colleghi delle società a partecipazione pubblica. Continua

Alle lavoratrici europee meno soldi e pensioni inferiori

Pensione dell'Inps

Mentre ferve il dibattito sull’età da pensione per le donne (statali), si scopre che in Europa guadagnano in media il 17,4% in meno rispetto agli uomini, e hanno pensioni inferiori. Questi i dati della tavola rotonda “Donne contro i razzismi e le discriminazioni”, organizzata dall’Inca Cgil, in corso a Roma.
E proprio contro le disparità retributive fra uomini e donne, in occasione dell’8 marzo, sul tema “stesso guadagno per un lavoro dello stesso valore” la Commissione europea ha lanciato una campagna in tutta la Ue.
In Europa, sono diminuiti i casi di discriminazione diretta, come le differenze salariali tra uomini e donne che svolgono esattamente lo stesso lavoro, ma resta una disparità retributiva che riflette discriminazioni e disuguaglianze nel mercato del lavoro.
E la disparità salariale, riducendo reddito e pensioni durante la vita attiva delle donne, causa povertà in età avanzata: il 21% delle donne di oltre 65 anni d’età rischia la povertà, contro il 16% degli uomini.
Le donne lavorano a orario ridotto più spesso degli uomini (31,2%, contro 7,7% per gli uomini) e predominano in settori in cui i salari sono inferiori (oltre il 40% delle donne lavora nella sanità, nell’istruzione e nella pubblica amministrazione, valore doppio degli uomini). Le donne rappresentano però il 59% di tutti i nuovi laureati.
L’Italia si caratterizza per l’assenza di forme strutturate di welfare familiare e per una spesa sociale complessivamente più bassa degli altri Stati europei, con scarse risorse destinate al sostegno delle famiglie.

Pensione a 65 anni? L’altolà di Bossi: “Decidano le donne”

Un modulo della pensione

Chi meglio delle donne protagoniste, fa intendere Umberto Bossi, per decidere se sia giusto o meno che vadano in pensione (nel 2018) a 65 anni.
Insomma, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego, al leader del Carroccio non va giù. “Devono essere le donne a scegliere”. Ha tagliato corto così il ministro per le Riforme commentando la proposta caldeggiata (anzi, quasi imposta) dall’Europa. Sull’emendamento alla legge comunitaria, che potrebbe essere presentato dalla senatrice Cinzia Bonfrisco (Pdl), Bossi dice: “Vedremo”. E poi chiosa con una battuta fra il serio e il faceto: “In Aula ci azzufferemo”. Poi si corregge: “Discuteremo”. Bossi ha parlato delle pensioni nel pubblico impiego a margine dei lavori in Senato sulle quote latte, rimarcando che la Lega in questa materia “è per la libera scelta delle donne”. Ci possono essere donne che vogliono andare in pensione dopo, ha spiegato, ma la scelta deve essere la loro.
A dare man forte al leader della Lega anche la fedelissima Rosi Mauro che aggiunge: “Vada l’Europa in pensione a 65 anni. Non ci piacciono le imposizioni di stampo europeo, che poco conoscono la realtà del nostro Paese”. E Rosi Mauro ribadisce che se verrà presentato all’Aula del Senato un emendamento della maggioranza alla Comunitaria, per innalzare la pensione delle donne nel pubblico impiego, rispondendo al richiamo dell’Europa, “ci sarà da discutere”.
Cerca di smorzare i toni il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che intervenendo a Radio 24, si è detto “contrarissimo all’equiparazione del trattamento pensionistico di uomini e donne nel settore privato. Le donne vanno quasi sempre in pensione di vecchiaia, non contributiva come gli uomini, e se facessimo l’equiparazione l’effetto paradossale sarebbe che le donne andrebbero in pensione più tardi degli uomini”.

Pensioni, l’impegno del governo con l’Ue: salirà l’età per le statali

Renato Brunetta

Graduale e flessibile, ma inevitabile: la riforma per allineare il requisito per la pensione di vecchiaia di uomini e donne del pubblico impiego. Cioè, scrive il Sole24Ore, il governo assicura all’Ue, in una comunicazione inviata ieri a Bruxelles dal ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, che sarà elevata l’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego.
La nota prende atto della sentenza dell’Alta corte di giustizia del Lussemburgo che il 13 novembre scorso aveva individuato nella differenza d’età minima (60 anni per le donne e 65 per gli uomini) una violazione dell’articolo 14 del Trattato.
Le nuove norme per allineare i trattamenti, sottolinea il Sole24Ore, saranno presentate nelle prossime settimane in consiglio dei ministri dal titolare della Funzione Pubblica Renato Brunetta dopo una verifica su costi e compatibilità. L’ipotesi più accreditata è che le modifiche verranno inserite nel disegno di legge comunitario 2009.
Delle mosse del governo per adeguare l’età pensionabile delle donne del pubblico impiego a quanto richiesto dalla Corte di giustizia europea, ha parlato lo stesso Brunetta, ai microfoni di Radio24, sottolineando come “la materia è di competenza del Consiglio dei ministri che ha aperto un’istruttoria per cercare nel più breve tempo possibile una soluzione progressiva e flessibile al problema”, ha spiegato Brunetta, precisando che “bisognerà tener conto del ciclo di vita delle donne, rispettando la parte di vita lavorativamente attiva e quella familiare”. “Cercheremo di cambiare le regole in maniera equa, equilibrata e corretta, superando le discriminazioni che ci sono state nel passato nei confronti delle donne”, ha concluso Brunetta.
Per i sindacati, qualsiasi adeguamento dell’età di pensionamento di vecchiaia tra uomini e donne impiegati nella pubblica amministrazione deve essere negoziato e avvenire su base volontaria. “Le armonizzazioni sono certamente all’orizzonte” afferma il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini “ma ci sono margini per trattare e discutere. C’è ancora spazio per un confronto tra le parti perché la cosa deve essere affrontata senza fretta e senza trovarsi davanti a fatti compiuti”.
Secondo il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, “ogni intervento sull’età pensionabile delle donne deve essere fatto esclusivamente su base volontaria, nel rispetto dello spirito della legge Dini. Già la legge 903 del 1977 garantisce la possibilità per le donne di continuare a lavorare fino ai 65 anni e, in alcuni casi, anche fino ai 67″. Per Proietti “l’attuale situazione non rappresenta quindi una discriminazione ma un’opportunita’ offerta alle donne in ragione di particolari condizioni sociali e lavorative tipiche del nostro Paese. Riteniamo pertanto che sia sbagliato parlare di modifiche in un momento in cui il sistema previdenziale ha invece bisogno di certezze e stabilità”.
Per modificare l’attuale regime, comunque, il Ministro della Funzione Pubblica ha già costituito una commissione tecnica. Le norme di adeguamento potrebbero essere presentate agli altri ministri competenti nelle prossime settimane per cercare di inserirle nel testo del ddl comunitario 2009.
Una prevede un adeguamento scaglionato, con l’aumento di un anno ogni due del requisito per l’accesso alla vecchiaia delle donne. La seconda punta a un primo aumento da 60 a 62 anni per la vecchiaia da accompagnare con una fascia flessibile di pensionamento di anzianità tra i 62 e i 67 anni uguale per tutti i dipendenti pubblici.

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Discutine sul FORUM: “A proposito delle donne in pensione a 65 anni… E gli onorevoli?”


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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