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A Brunetta dicono sì Ugl, Cisl e Uil. La Cgil? “Abituato al loro no”

Giulio Tremonti e Renato Brunetta

Da una parte Cisl, Uil e Ugl. Dall’altra, la Cgil.
Con i primi che hanno aderito al protocollo di intesa proposto dal ministro della Pubblica amministrazione e per l’Iinnovazione Renato Brunetta sugli aumenti e il nuovo modello di contratti del pubblico impiego, ministeriali in testa.
Mentre la Cgil si è detta contraria. Adesione con riserva per la Confal, la Cse e l’Usae.
Per quanto riguarda il modello contrattuale è stato deciso di aprire un tavolo tecnico tra le parti per arrivare a linee generali entro metà novembre. Un lavoro, questo, a cui prenderà parte anche la Cgil. La Uil ha precisato che la sua adesione riguarda il rinnovo contrattuale.
“La Cisl ha aderito al protocollo”, spiega in una pausa il segretario confederale della Cisl Gianni Baratta. Un’adesione che non si formalizza ancora in una firma ma che sancisce la disponibilità, come chiarisce il segretario generale del pubblico impiego della confederazione di via Po, “all’impianto da percorrere che ci è stato offerto e che apre una fase che andrá realizzata e giudicata sui fatti concreti”. Per la Cisl, infatti, “l’impostazione del documento è utile”.
La critica di Brunetta è un po’ sarcastica e un po’ rassegnata: “Al no della Cgil sono abituato soprattutto quando non ci sono governi amici. Ma il loro no significa non accettare il quadro economico esistente, vorrebbe dire nulla in busta paga per molto tempo. E mi auguro che non sia questo che voglia”, ha detto il ministro. “Per fortuna c’è la norma che prevede che in caso di mancato consenso generale si possa anticipare il 90% delle risorse stanziate, il 90% di quei 6 miliardi previsti per il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione da gennaio”.
Le regole, infatti, “al contrario del passato sono cambiate perchè sui è aperta una trattativa a risorse date”, aggiunge. “Quindi non c’è un euro in più e questo mi preoccupa perchè se in passato il no serviva a spuntare qualche soldo in più, oggi le risorse sono date”. Per Brunetta, dunque, “meglio che il lavoratore pubblico abbia in tasca 6 miliardi di euro piuttosto che queste risorse rimangano nelle casse dello Stato”. Meglio 6 miliardi di euro di potere d’acquisto in più che niente. “Meglio un clima costruttivo che un muro contro muro”, conclude.

La promessa di Brunetta agli statali: da gennaio 50 euro in più al mese

 Renato Brunetta

I lavoratori del pubblico impiego riceveranno, con la busta paga di gennaio 2009, 50 euro come anticipo sugli aumenti definitivi in attesa del rinnovo contrattuale. Questa è la promessa del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta che, in un’intervista al Sole 24Ore, spiega che il pacchetto del pubblico impiego inserito nella Finanziaria consiste in “una serie di misure che tendono a salvaguardare il potere di acquisto dei lavoratori”.

Brunetta aggiunge che i lavoratori pubblici non dovranno aspettare ancora per il rinnovo del contratto. “Visto che erano disponibili i circa 500 milioni per la vacanza contrattuale 2008 - spiega - abbiamo deciso di pagare subito le indennità. E così ho inserito, d’intesa con Tremonti, un intervento che equipara il settore pubblico a quello privato”.
Per quel che riguarda il negoziato con i sindacati sul rinnovo dei contratti, il ministro dice che “si parte a inizio ottobre”, e sul pacchetto osserva che “in questo quadro, che certamente non è di vacche grasse, avere di fatto tre miliardi di euro per i rinnovi contrattuali penso che non sia poca cosa”.

“Se poi” aggiunge “il sindacato pensa di chiedere di più vada da Tremonti e da Berlusconi a farselo dare. Io non ce l’ho”.

Brunetta: “Ci sono le risorse per il contratto del pubblico impiego”

 Renato Brunetta
Il rinnovo del contratto del pubblico impiego si farà. Ad assicurarlo, il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che ha annunciato aumenti salariali compresi tra il 6 e l’8 per cento a proposito del rinnovo del contratto degli statali. Una percentuale che le federazioni sindacali di categoria hanno però immediatamente contestato, commentando che “la matematica non è un’opinione”. Ospite a Omnibus su La7, il ministro della Funzione pubblica ha dichiarato che “il 2009, che concentrerà due anni in uno, vedrà una dinamica salariale tra il 6 e l’8 per cento di aumento. Dunque, ci sono le risorse disponibili per fare un contratto onesto che mantenga non solo il potere d’acquisto, ma dia anche i premi”. Ma, ha sottolineato Brunetta, “mentre i dipendenti privati lavorano più e meglio sennò perdono il posto di lavoro, quelli pubblici sono pagati di più in cambio di niente, di nessun miglioramento”. Su Alitalia, il ministro è critico verso l’atteggiamento di disponibilità con le organizzazioni dei lavoratori manifestato dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. “Io non avrei mai detto salta tutto se il sindacato non è d’accordo. Per niente, si va avanti! – dice il ministro - Vorrei ricordare che la situazione di Alitalia è il prodotto di cattiva politica certamente, ma anche di cattivo sindacato”.

Proprio dai sindacati non tardano le risposte. “La realtà italiana è quella di un pubblico impiego con gli stipendi più bassi d’Europa. È quella in cui, per gli anni di vacatio contrattuale come il 2008, ci sono solo 8 euro lordi in più nelle buste paga dei lavoratori, pari allo 0,4 per cento dell’inflazione ufficiale – dice Rino Tarelli, segretario di Cisl-Fp - La realtà è che, a bocce ferme, il decreto 112 che ha anticipato la Finanziaria comporterà una diminuzione degli stipendi dal primo gennaio 2009″. Sulla stessa linea anche Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil. “Il ministro Brunetta dipinge un mondo in cui la dura realtà dei numeri viene negata. L’ammontare delle risorse messe in campo per i rinnovi contrattuali garantiscono aumenti per il 2008 pari a 8 euro lordi mensili pro capite e 65 euro lordi mensili pro capite per il 2009. Sono stati sottratti dalle buste paga di i tutti i lavoratori, anche di quelli meritevoli, 1,7 miliardi e quindi, in virtù di questo provvedimento, tutti i dipendenti subiranno un taglio ai loro stipendi nel 2009 dagli 80 ai 300 euro mensili”. Quanto allo scarto tra lavoratori pubblici e privati in busta paga, ha proseguito Podda, “dati Aran del 2002 valutano l’aumento per i dipendenti pubblici pari al 15,6 per cento e per i privati pari al 15,52 per cento”. E tempi duri si preannunciano anche per il negoziato sui contratti tra imprese e sindacati. “La trattativa di Cgil, Cisl e Uil con Confindustria è dentro un perimetro che può solo produrre un accordo a perdere per i lavoratori - spiega Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom ed esponente della Rete “28 Aprile” - Il confronto continua a ruotare attorno a una programmazione dell’inflazione che è ampiamente al di sotto di quella ufficiale Istat, a sua volta inferiore all’aumento dei beni di prima necessità: così invece che tutelare il potere di acquisto si programma la riduzione dei salari nei contratti nazionali”.

La “rivoluzione” condotta da Brunetta (”i fannulloni sono in calo del 37 per cento e ora è arrivato il momento di premiare i più meritevoli”, ha detto stamattina) per snellire la pubblica amministrazione in nome dell’efficienza, della riduzione dei costi e della modernizzazione trova proprio oggi la sua ragion d’essere nei dati della Cgia di Mestre che, mettendo a confronto le spese del comparto pubblico italiano con quello di due paesi federalisti come Spagna e Germania, ha scoperto che la nostra pubblica amministrazione costa ben 60 miliardi in più di quella tedesca. Se infatti in Germania, tra il 2000 e il 2007 la spesa per il personale pubblico (stipendi più contributi) in percentuale del pil è scesa dall’8,1 al 6,9 per cento, mentre in Spagna è rimasta sostanzialmente invariata, in Italia le cose sono andate diversamente. “Nello stesso periodo di tempo i costi, qui da noi, sono passati dal 10,4 al 10,7 per cento del pil – sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - In Italia il costo della pubblica amministrazione è superiore di quasi 4 punti percentuali di pil rispetto alla Germania. Se quindi la nostra percentuale fosse pari a quella tedesca, il risparmio ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro”.

 

Il nervo scoperto della pubblica amministrazione italiana ha a che vedere con il numero dei dipendenti pubblici. “Forse non sono troppi in assoluto, ma, in rapporto agli abitanti, in Italia ne abbiamo più dei nostri amici tedeschi e spagnoli – sottolinea Bortolussi – Infatti, se qui da noi ci sono 58 dipendenti pubblici ogni mille abitanti, in termini assoluti pari a 3.391.000 unità, in Germania e in Spagna ve ne sono poco più di 55 ogni mille abitanti, che sono pari rispettivamente a 4.564.100 e 2.436.172 unità”. Altrettanto impietoso è il risultato del confronto che emerge dalla distribuzione tra i vari livelli istituzionali dei lavoratori pubblici. Se in Italia il 59 per cento è alle dipendenze dello Stato centrale (e l’altro 41 per cento è impiegato tra regioni, università ed enti locali), in Germania solo il 10,5 per cento lavora per lo Stato centrale e l’altro 89,5 è distribuito tra i “lander” e le amministrazioni locali. Così come in Spagna, dove solo 22,4 dipendenti pubblici su cento sono impiegati per lo Stato centrale mentre il resto è suddiviso tra comunità autonome ( 50,2 per cento), enti locali ed università (27,4 per cento). Ecco perché, dicono dalla Cgia, “la riforma federale dovrà necessariamente, oltre a trasferire ulteriori competenze e autonomia impositiva agli enti locali, provvedere alle redistribuzione del personale pubblico per consentire una puntuale ed efficiente prestazione delle funzioni trasferite”.

Contratti, dopo i metalmeccanici la partita non è affatto chiusa

Una manifestazione degli statali contro la Finanziaria 2008
Un aumento salariale di 127 euro lordi per i prossimi 30 mesi, 260 euro per chi non fa contrattazione di secondo livello, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo contrattuale e, per la prima volta, la parità normativa fra operai e impiegati. Con l’accordo firmato ieri per oltre un milione e mezzo di metalmeccanici, scende a quota sei milioni il numero di lavoratori ancora in attesa di un nuovo contratto. In prima fila tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici che aspettano il rinnovo 2008-2009 ma tra questi ci sono due milioni di lavoratori per i quali non c’è stato nemmeno quello 2006-2007. E ancora due milioni di addetti al commercio oltre a giornalisti e ferrovieri. Mentre è di appena sei giorni fa l’intesa per i 45mila lavoratori del settore gas-acqua.

La partita più importante il governo la gioca nel settore del pubblico impiego. Lo stesso ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero ieri ha sottolineato che “è necessario rafforzare questo risultato con la firma rapida degli altri contratti aperti a partire da quello dei dipendenti pubblici, su cui l’impegno del governo deve essere immediato”.

Si tratta di quasi due milioni di lavoratori, su un totale di 3,6 milioni, che aspettano ancora di vedere gli aumenti relativi alla precedente tornata contrattuale, quella che interessa il biennio 2006-2007. Infatti, nonostante il preaccordo firmato da governo e sindacati su aumenti medi mensili di 101 euro, i dipendenti degli enti locali (circa 800mila persone), della sanità (800mila), della dirigenza pubblica (100mila) del settore Università e Ricerca (70mila), delle 4 Agenzie fiscali (70mila) e i circa 15mila dipendenti di Accademie e conservatori, aspettano ancora la direttiva dell’esecutivo all’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. E quindi la firma vera e propria del contratto.

Inoltre è già stata avviata la trattativa per il rinnovo 2008-2009 ma i sindacati attaccano:”La legge finanziaria non prevede stanziamenti oltre a quelli utili per l’indennità di vacanza contrattuale”. Carlo Podda, segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, spiega che è già in atto uno stato di agitazione e che in questi giorni e per le prossime settimane ci saranno manifestazioni in tutte le regioni d’Italia. “Il governo deve mettere a disposizioni più risorse per i rinnovi - tuona Podda - senza nessun trucco contabile. La strada comunque si annucia molto lunga”.

Già sul piede di guerra i 120mila lavoratori del settore ferroviario che hanno proclamato uno sciopero. Il 27 gennaio per gli addetti alla circolazione dei treni e il 28 gennaio per gli addetti agli uffici e agli impianti fissi. Il contratto è scaduto a dicembre 2006 e ora i sindacati di categoria chiedono aumenti medi di 115 euro. Difficile e lunghissima anche la trattativa per il rinnovo contrattuale dei 16.500 giornalisti ancora in attesa da 1.057 giorni. Nonostante 15 scioperi e un duro braccio di ferro tra Fnsi e Fieg la trattativa è ancora ferma al palo. Nessuna intesa, in particolare, è stata raggiunta sulla parte normativa (precariato, lavoro autonomo e multimedialità). Infine al gruppo dei dipendenti in attesa del rinnovo contrattuale si aggiungono i 165mila addetti del settore gomma-plastica e oltre 250mila lavoratori della chimica, dell’energia e delle manifatture.

Il VIDEO servizio:

I capitoli della Finanziaria 2008: poco per tutti, tutti scontenti

Il premier Romano Prodi, durante un convegno a Trento
È una Finanziaria del valore di 10 miliardi e 670 milioni di euro quella preparata dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa che Panorama.it ha potuto avere e che il Consiglio dei ministri oggi si appresta a discutere e valutare.
Una manovra che, almeno nelle intenzioni del responsabile del dicastero economico, rispetta le premesse di leggerezza contabile. Ora si tratta di vedere come uscirà dall’esame collegiale del governo considerato che restano assai distanti le posizioni delle varie componenti della maggioranza e dei singoli ministri.
Ai 10 miliardi e 670 milioni si arriva attraverso un incremento delle entrate di oltre 6 miliardi e una riduzione delle spese di 4 miliardi e 620 milioni. Per quanto riguarda le entrate ben 4 miliardi e mezzo sono previsti come effetto della congiuntura economica favorevole (maggior gettito tendenziale). Un altro miliardo e passa da un ulteriore maggior gettito e 350 milioni di maggiori contributi sociali. Sul versante della riduzione delle spese una buona quota di risparmi è ottenuta attraverso una semplice razionalizzazione delle spese di manutenzione ordinaria mentre un miliardo e mezzo si prevede che possa essere ottenuto attraverso una mera operazione contabile di modifica dei termini di conservazione dei residui finanziari.
L’utilizzazione dei 10 miliardi e 670 milioni si concentra su 5 voci: fiscalità, pubblico impiego, welfare e lavoro, università e una sfarinata di impieghi contabilizzati sotto la voce “altro”.
Per quanto riguarda il fisco l’attenzione maggiore è dedicata alla casa con agevolazioni di circa 2 miliardi. Al pubblico impiego vengono destinati 1 miliardo e 859 milioni: 1 miliardo e 650 per l’aumento medio di 101 euro al mese in busta paga ai dipendenti statali. Più altri 100 milioni circa per i professori e altri 100 per poliziotti, carabinieri e Guardia di Finanza. Al capitolo welfare vanno circa 2 miliardi di cui la metà in seguito all’accordo di luglio con i sindacati. Trecento milioni vengono stanziati per l’Università.
Sotto le generica voce “altro” sono raggruppate una ventina di voci per un totale di oltre 2 miliardi di spese. Tra le voci più significative quella per il terremoto dell’Umbria e delle Marche (100 milioni), per l’editoria (50 milioni), per il rispetto del protocollo di Kyoto (altri 50 milioni) e per il cinema (ulteriori 50 milioni).


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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