Leggi tutte le notizie su:
rai

Come molti italiani, anche lo Stato vive nell’angoscia della quarta settimana: “Grave criticità del conto di disponibilità a maggio e giugno 2008″.
Così il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio ha intitolato una nota riservata per il ministro dell’Economia che Panorama illustra nel numero in edicola da venerdì 21 marzo e che dice con quanta apprensione i responsabili della contabilità statale stiano vivendo questo frangente.
Nel documento si descrive la crisi di liquidità acuta in cui versano le casse dello Stato e si suggerisce la possibilità di spostare dai primi agli ultimi giorni del mese (a partire da marzo e in particolare a maggio e giugno) i pagamenti e i trasferimenti pubblici a favore di numerosi enti: dalla Regione Lombardia alla Rai, dalle Poste alle Ferrovie, dall’Anas alla Conferenza episcopale italiana.
Tra le soluzioni prospettate dalla Ragioneria, per esempio, c’è il rinvio di pagamenti da marzo a giugno per un importo di quasi 4 miliardi di euro: sarebbe in particolare opportuno far slittare il trasferimento trimestrale del canone a favore della Rai (400 milioni) e scoraggiare i prelievi dalla tesoreria centrale da parte delle Ferrovie (circa 1,5 miliardi), dell’Anas (poco meno di 1 miliardo) e delle Poste (un altro miliardo). Toccherà comunque al prossimo governo prendersi carico del problema.
Con un aspetto ancora più scabroso: il rinvio dei pagamenti non potrà avvenire senza l’assenso preventivo degli interessati, i quali, una volta eventualmente accettata la dilazione dei pagamenti, dovranno arrangiarsi chiedendo magari alle banche prestiti a breve, per loro natura poco vantaggiosi.

Angelo Maria Petroni contro Rai: uno a zero. Per ora, davanti al Consiglio di Stato, è l’ex consigliere ad aggiudicarsi il primo round. L’organo supremo della giustizia amministrativa ha respinto infatti la richiesta di sospensiva avanzata dall’azienda contro la sentenza del Tar del Lazio che reintegrava il professore bolognese al suo posto nel cda di viale Mazzini.
A questo punto non è chiaro che cosa accadrà. Se Petroni verrà reintegrato al posto di Fabiano Fabiani o se invece ci sarà un totale azzeramento del consiglio di amministrazione.
Senza la sospensiva del Consiglio di Stato, che non ha accolto la richiesta avanzata in questo senso dal Ministero del Tesoro, azionista Rai, rimane valida la decisione del Tar del Lazio che annullava la sostituzione di Angelo Maria Petroni nel Cda Rai con Fabiano Fabiani.
Ora, secondo alcune fonti legali dell’azienda, sarebbe necessario per il re-insediamento di Petroni nel consiglio, adire alle vie amministrative, così come raccomanda il Tar.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_rai-3.jpg)
Ovvero Petroni non potrebbe tornare subito a quello che era il suo posto in azienda ma sarebbe necessario che l’azionista Ministero del Tesoro riconvocasse l’assemblea dei soci per una nuova nomina in cda al suo posto di nono consigliere. Diversa fin dall’inizio la lettura dei legali di Petroni che sono per l’insediamento immediato. Lo dice per esempio l’avvocato Filippo Satta: ”Non credo affatto che sia necessaria una nuova assemblea dei soci per reintegrare Petroni. Dal momento che il Tar ha annullato l’atto preliminiare, cioé la decisione del ministro di revocare il consigliere, cadono tutti gli atti consequenziali. Quindi Petroni può rientrare a Viale Mazzini da subito”. Intanto la confusione regna sovrana a Viale Mazzini.
Qui le tappe della vicenda

Il dossier Rai continua a tenere banco all’interno del governo e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, avrebbe già pronto il nome del nuovo presidente di garanzia della Rai, su cui ovviamente c’è il massimo riserbo.
La decisione del Tar del Lazio del 15 novembre con cui è stato reintegrato al suo posto il consigliere Angelo Maria Petroni e il rinvio della riunione del cda Rai con all’ordine del giorno il piano editoriale, avrebbe finalmente spinto Padoa-Schioppa a prendere in seria considerazione l’ipotesi di un nuovo presidente e di un nuovo direttore generale per la tv pubblica. L’attuale numero uno, Claudio Petruccioli, continua a godere della fiducia di Palazzo Chigi e del Tesoro e il suo nome potrebbe essere riproposto in futuro. Ma la situazione di stallo che si è venuta a creare negli ultimi giorni potrebbe comunque riservare delle sorprese per il vertice Rai.
Del resto il consigliere Sandro Curzi (Rifondazione-Verdi) lo ha detto a chiare lettere: “O rientriamo nella piena operatività nelle prossime due settimane o è meglio dimettersi”. Il Tesoro ha annunciato che presenterà ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio sul reintegro di Petroni chiedendo una immediata sospensiva. Molto probabilmente l’attesa rivoluzione ai vertici della Rai non ci sarà prima del pronunciamento del giudice amministrativo di secondo grado. I tempi della giustizia non sono però compatibili con le esigenze Rai che, oltre a votare il nuovo piano editoriale, deve invertire subito la rotta sul piano economico per ridurre il buco nei conti.
Ma l’ipotesi dimissioni lanciata da Curzi potrebbe non trovare sostenitori all’interno del cda. Sandro Rognoni (Ds) è intenzionato a rimanere fino all’ultimo anche perché, ha affermato, “se ce ne andassimo non cambierebbe nulla in meglio per la Rai”. La svolta non può quindi che essere imposta dall’azionista Tesoro e Padoa-Schioppa, per non trovarsi impreparato, ha già avviato il giro di consultazioni.


Non solo non c’è stato lo sbarco in Borsa come prevedeva la legge Gasparri, ma ora per la Rai potrebbe mettersi male anche dal punto di vista finanziario. A lanciare l’allarme è stato lo stesso direttore generale della tv pubblica, Claudio Cappon, ascoltato dalla Commissione Vigilanza Rai: “Se andiamo avanti con una logica di produzione inerziale” ha detto Cappon “siamo di fronte al rischio reale di declino economico”.
Dati alla mano, afferma il dg Rai: “Il primato delle tv generaliste è stato già messo in discussione. Basti pensare che, in un giorno medio, il 17% dei telespettatori non guarda né la Rai né Mediaset”. Inoltre la raccolta pubblicitaria è rimasta pressoché stabile per la televisione generalista, mentre è salita del 90% per i canali satellitari e del 160% per Internet.
La Rai ha cercato di mettere una pezza a questa situazione con il nuovo piano industriale che, come afferma Cappon: “Introduce un elemento di discontinuità che deve riflettersi anche sulla qualità dei programmi, tema allo studio del cda che sta analizzando la politica editoriale della nuova Rai”. Tutto sembrerebbe andare per il verso giusto se non fosse che proprio quel cda che sta rifacendo il palinsesto della Rai è nell’occhio del ciclone.
A cominciare dal presidente, Claudio Petruccioli, sfiduciato dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai e dall’ex consigliere, Angelo Maria Petroni, che è ancora alle perse con la battaglia legale per la nomina, al suo posto, di Fabiano Fabiani.
Nomina che ha mandato su tutte le furie l’opposizione. Questa sarebbe dovuta essere la settimana decisiva per riportare la legalità nell’organo di gestione della tv pubblica. Ma molto probabilmente neanche in questi giorni succederà nulla, come se niente sia successo.
Un pronunciamento quello su Petruccioli che rappresenta un chiaro segnale politico, sia verso il gradimento del presidente Rai che verso la tenuta della maggioranza, ma non ha valore vincolante e non obbliga il presidente a farsi da parte. Palazzo Chigi è rimasto fermo sulla linea che, nonostante il voto della Vigilanza, non si pongono conseguenze. Cioè Petruccioli continua a tenersi stretta la poltrona, forte dell’appoggio che il premier Romano Prodi continua a manifestargli. Anche perché le redini dell’azionista Rai, il Tesoro, sono in mano al ministro Tommaso Padoa-Schioppa, che di Prodi è amico: sonni tranquilli per Petruccioli, quindi.
Anzi la maggioranza sta anche lavorando alle modifiche sul tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici, che interesserebbe anche i vertici della Rai e gli artisti che lavorano per le emittenti pubbliche.
- Tags: Alfredo-Meocci, Angelo-Maria-Petroni, cda, consigliere, direttore, governo, rai, Siae, Tar-del-Lazio, Tesoro, Tommaso-Padoa-Schioppa, viale-Mazzini
-

Il dossier Rai agita il governo, soprattutto dopo che il Tar del Lazio ha confermato Angelo Maria Petroni alla carica di consigliere.
La prima conseguenza è che l’assemblea degli azionisti Rai in programma per lunedì 11 giugno andrà ancora una volta deserta. Né l’azionista di maggioranza, il Tesoro, che possiede il 99,45% delle quote, né la Siae dovrebbero dunque presentarsi all’appuntamento di viale Mazzini che sarebbe dovuto servire proprio a nominare il nuovo amministratore, al posto dello “sfiduciato” Petroni.
Così non sarà, ma la questione brucia e il governo sta valutando le contromosse per permettere alla tv pubblica di uscire dall’impasse. Anche se chieste a gran voce dall’opposizione, è escluso che a dimettersi sia il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
Quest’ultimo starebbe, invece, ragionando intorno a quell’ipotesi molto grave su cui sarebbe potuta cadere la difesa dello stesso Petroni davanti al Tar. E cioè che il consigliere votò a favore della nomina di Alfredo Meocci (nell’agosto del 2005) alla direzione generale della Rai. Nomina che si rivelò poi incompatibile.
Ora Padoa-Schioppa potrebbe partire con un’azione di responsabilità. E a cadere potrebbe essere non solo Petroni ma tutti e cinque i consiglieri del centrodestra che votarono la nomina di Meocci.
LEGGI ANCHE: Il Tar del Lazio ferma Padoa-Schioppa
- Tags: Angelo-Maria-Petroni, bilancio, Claudio-Cappon, ddl, Paolo-Gentiloni, rai, Renato-Schifani, Tar-del-Lazio, Tesoro, Tommaso-Padoa-Schioppa, tv
-

È ancora bufera sulla Rai.
Tanto per cominciare l’assemblea per la revoca del consigliere Angelo Petroni è stata nuovamente aggiornata. Era fissata per il 7 ma se ne riparla l’11 giugno, dopo che il Tar del Lazio avrà comunicato la decisione definitiva sulla sorte dell’amministratore Rai sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, azionista di controllo della tv pubblica.
A complicare la vicenda ci si è messo anche il Parlamento che, ancora prima di iniziare l’esame del provvedimento del ministro Paolo Gentiloni, sul riordino di Viale Mazzini, ha bloccato l’iter.
Il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, ha infatti chiesto la riunificazione del provvedimento assegnato a Palazzo Madama con il disegno di legge, sempre del ministro Paolo Gentiloni all’esame della Camera, che però riguarda il riordino complessivo del sistema radiotelevisivo e dei tetti alla raccolta del mercato pubblicitario.
E mentre il ministro va a sfogarsi a La storia siamo noi, il programma di Rai Educational condotto da Giovanni Minoli, il governo si è riservato di decidere anche perché sul provvedimento all’esame della Camera è già piovuta una pioggia di emendamenti: ben 611 di cui 377 dal centrodestra mentre 234 provengono dalla stessa maggioranza di governo.

Dal semplice ricorso al Consiglio di Stato al possibile azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione della Rai.
Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, starebbe valutando tutte le soluzioni per risolvere la spinosa questione relativa ai vertici della tv pubblica che si è intricata ancora di più dopo che questa mattina il Tar del Lazio, in tutta fretta, ha accolto il ricorso di Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione Rai sfiduciato dal Tesoro, di sospendere l’assemblea della società prevista per il 4 e 5 giugno. La riunione si sarebbe dovuta tenere per deliberare sulla revoca dello stesso Petroni. Il presidente del Tribunale amministrativo ha deciso con un suo “decreto presidenziale”, e ha fissato la camera di consiglio del collegio per il 7 di giugno. Una decisione inattesa visto che nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia aveva dichiarato che la revoca del consigliere spetta al Tesoro. In pratica, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.
Ma oggi, a smentire questa interpretazione, è arrivata la decisione del Tar del Lazio e almeno fino alla settimana prossima non si conosceranno le motivazioni.