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Quella dell’ultimo biennio è stata la peggior recessione nella storia recente del Regno Unito. Il Prodotto interno lordo, infatti, è sceso per diciotto mesi consecutivi, registrando un calo complessivo del 6%, e solo nell’ultimo trimestre del 2009 si è intravisto uno spiraglio di ripresa con una crescita dello 0,1%. Continua

Un'immagine del video Fear the Boom and Bust
Meno stato e più mercato o il contrario? Le due opposte visioni dell’economia, di F.A.Hayek e di J.M. Keynes, sono finite in mezzo a una battaglia rap. L’idea è venuta a John Papola, un produttore tv italo americano (ex Mtv) di Philadelhia, e all’economista Russell Roberts (professore alla George Mason Unversity in Virginia e autore del blog Cafe Hayek), che hanno scritto un brano e girato un video. Continua

Il porto di Gwangyang, Corea del Sud (foto: EPA/LEE KI-TAE)
L’economia della Corea del Sud crescerà del 4,3% nel 2010 rispetto all’incremento dello 0,2% del 2009, secondo il Samsung Economic Research Institute. Previsione più ottimistica in verità di quella del mInistero della Strategia e delle Finanze che ha indicato nel 4% il livello di sviluppo dell’economia sud coreana.

Foto Lapresse
Un po’ di luce in fondo al tunnel. Dopo ben 5 trimestri in rosso, il Pil italiano torna a crescere: + 0,6% nel terzo trimestre del 2009, secondo la stima dell’Istat (leggi il testo integrale) diffusa questa mattina. Continua
La recessione incominciata nell’aprile 2008 assomiglia alla grande Depressione degli anni ‘30?
Le differenze, già sottolineate da parecchi economisti, sono chiare, anche a occhi profani, guardando questo grafico pubblicato da *Paul Krugman sul suo blog*.

La produzione industriale a confronto
La partenza è stata dunque simile, poi però le cose sono migliorate.
Come sottolinea Free exchange, *uno dei blog dell’Economist*, la differenza nei risultati, a fronte di una partenza con il medesimo impatto sulla produzione industriale, è dovuta a:
1) la stabilizzazione automatica prodotta dalle reti di protezione sociale; 2) migliori difese contro i crolli bancari, compresi gli interventi dei governi; 3) l’assenza del “Gold standard”: i governi non sono dovuti intervenire con politiche monetarie restrittive ed è stato estremamente ridotto il ricorso ad azioni protezionistiche.

Nei primi due mesi di quest’anno hanno perso il posto di lavoro 370.561 persone, il 46,13% in più rispetto al 2008. Tutti hanno presentato all’Inps la domanda per ottenere l’indennità di disoccupazione, 116.938 in più dello stesso periodo dell’anno scorso.
Si tratta di richieste che, secondo l’Ansa, comprendono l’indennità ordinaria, speciale e con i requisiti ridotti.
A gennaio le domande pervenute sono state 169.274 (con un picco nella sola giornata del 15 di 11.653 richieste) contro le 95.851 dello stesso mese del 2008. A febbraio sono salite a 201.287 (il picco è del 10 del mese) contro le 157.727 dello stesso mese dell’anno precedente.
All’Inps sono arrivate dunque richieste che riguardano la disoccupazione ordinaria, a requisiti ridotti, e speciale. Quella ordinaria spetta ai lavoratori licenziati, ma anche sospesi da aziende colpite da eventi temporanei, come la mancanza di lavoro, di commesse, di ordini o per crisi di mercato. Per ottenerla bisogna essere assicurati all’ente da almeno due anni e avere almeno 52 contributi settimanali versati nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro.
L’indennità con i requisiti ridotti spetta ai lavoratori che invece non hanno 52 contributi settimanali negli ultimi due anni, ma che nell’anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate.
L’indennità speciale infine interessa l’edilizia ed è una prestazione riservata ai lavoratori del settore quando termina l’attività aziendale, c’è una riduzione di personale o un cantiere viene ultimato.
Ecco nella tabella il confronto tra i numeri relativi ai primi mesi del 2008 e del 2009.
DOMANDE 2008 —————– DOMANDE 2009
GENNAIO 95.851 —————- 169.274
FEBBRAIO 157.727 ————— 201.287
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TOT.GEN-FEB
2008—————————– 2009
253.578 ————————– 370.561
Il VIDEO servizio:

Il dato peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. Il Pil mondiale per la prima volta da quando viene monitorato dal Fmi non crescerà. “Il mondo è in recessione” ha detto il direttore generale del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss Kahn, in Tanzania per un summit con i ministri delle Finanze di 50 paesi africani.
Si tratta dell’ ennesima previsione negativa sull’economia nel 2009, dopo che ieri la Commissione Ue ha previsto 6 milioni di disoccupati in più in Europa nel corso dell’anno. “Ci si aspetta che il Pil mondiale rallenti sotto lo zero, per molti di noi è la peggior prestazione di sempre” ha affermato Strauss Kahn.
A suo giudizio la flessione degli interscambi mondiali e dei prezzi delle materie prime colpirà i Paesi più poveri, facendo crescere il rischio di conflitti politici e perfino di guerre. L’ultima stima ufficiale dell’istituto diffusa a gennaio prevedeva una crescita mondiale dello 0,5% per il 2009.
E la fine della tempesta è lontana anche per le banche, secondo Strauss Kahn: “le banche nel mondo rischiano di dover fronteggiare altre perdite, perché non tutte le attività a rischio sono ancora state rivelate” fa sapere il numero uno del Fmi alla Suddeutsche Zeitung, aggiungendo che secondo lui le nuove perdite bancarie corrisponderebbero ad una “grossa somma”. Già in molti, tra cui l’Ue, in vista del G20 di Londra, hanno chiesto di raddoppiare il fondo del Fondo per la crisi, portandolo da 250 a 500 miliardi di dollari.
- Tags: analisi, Banca-dItalia, bollettino, crisi, export, giulio-tremonti, Mario-Draghi, Palazzo-Koch, Pil, produzione, recessione
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È nerissima la previsione contenuta nel Bollettino economico di Bankitalia che, per stessa ammissione degli economisti di Via Nazionale, delinea un quadro molto più negativo rispetto a quello degli altri previsori: la stima di crescita è inferiore di 8-9 decimi di punto percentuale per l’anno in corso, mentre per il 2010 le differenze sono meno marcate, nell’ordine di 2-3 decimi.
Tenendo conto della caduta, superiore alle attese, della produzione industriale nello scorcio del 2008, in particolare del dato di novembre, diffuso il 14 gennaio, si prevede ora che in Italia la fase recessiva prosegua nel 2009 e che il prodotto torni a espandersi nel 2010, beneficiando di una ripresa dell’economia mondiale e degli scambi internazionali.
Il calo del 2% di Pil quest’anno ipotizzato da Bankitalia non preoccupa il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “E allora?” dice il ministro commentando il dato appena uscito. “Vuol dire che torniamo come nel 2005-2006. È così grave? Non mi sembra il Medioevo”.
A dare il senso della gravità della crisi è il tonfo della produzione industriale. Nel quarto trimestre dell’anno scorso l’indice sarebbe caduto di circa il 6%. Nella media del 2008 il calo sarebbe stato intorno al 4%.
“Si tratterebbe”, rilevano i tecnici di Palazzo Koch, “di uno dei peggiori risultati dal secondo dopoguerra; l’intensità del calo è sin qui simile a quella registrata nella crisi 1974-75 in cui, dopo un anno e mezzo, la contrazione dell’attività superò cumulativamente il 20%”. E per il futuro poco spazio all’ottimismo: “I sondaggi congiunturali non lasciano intravedere una ripresa dell’attività manifatturiera a breve termine”.
In grave difficoltà anche l’export. Le vendite italiane all’estero si contrarranno di oltre il 5% nel 2009, per aumentare poi del 4% nel 2010, sulla scia della possibile ripresa degli scambi internazionali e di un lieve guadagno di competitività. La contrazione della domanda interna è destinata a intensificarsi quest’anno, riflettendo in particolare una caduta di oltre il 7% dell’accumulazione di capitale.
I consumi, che rimarranno stagnanti, risentiranno meno delle condizioni cicliche avverse, grazie all’impatto favorevole della riduzione dell’inflazione sulla capacità di spesa delle famiglie. Inoltre, potrebbero beneficiare delle misure recentemente approvate dal Governo a favore delle famiglie meno abbienti. L’aumento della spesa in servizi e beni non durevoli compenserebbe il calo di circa il 4% degli acquisti di beni durevoli. Nel 2010, poi, con il miglioramento delle condizioni cicliche, i consumi tornerebbero a crescere a un ritmo appena inferiore a quello previsto per il Pil. Il reddito disponibile del settore privato aumenterebbe in media di circa lo 0,2% in termini reali nel 2009-2010, dopo una marcata diminuzione, superiore all’1%, nel 2008.
Contemporaneamente è destinata a raffreddarsi l’inflazione. Il 2009 potrebbe chiudere con un incremento dell’1,1% in media d’anno, il 2010 dovrebbe terminare con l’1,4%. La dinamica salariale, dopo l’aumento temporaneo registrato nel 2008 in corrispondenza con il rinnovo della maggior parte della maggior parte dei contratti, scenderà di nuovo nel 2009. A beneficiarne sarà il costo del lavoro per unità di prodotto che, pur in presenza di un nuovo calo della produttività in concomitanza con il peggioramento delle condizioni del ciclo, rallenterebbe quest’anno per circa due punti percentuali, al 3,8% nel settore privato e al 3,2% nell’intera economia. La debolezza ciclica indurrà un ulteriore flessione dei margini di profitto.
- Tags: auto, barile, benzina, carburante, crisi, energia, gasolio, Nymex, opec, petolio, prezzo, recessione, rifornimento
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Nuovi ribassi per i carburanti. Agip taglia ancora i “prezzi consigliati” sia della benzina che del gasolio, rispettivamente a 1,109 euro (-1,5 centesimi) e 1,057 (-2,2 centesimi). Il risparmio per il pieno è di circa 13 euro rispetto alle festività 2007. E chi, dei 4 italini su 10 in viaggio per Natale, userà l’auto potrà tirare un sospiro di sollievo.
Complice la brusca frenata delle quotazioni dell’oro nero, un litro di benzina costa oltre 25 centesimi in meno di un anno fa, un litro in meno di gasolio invece costa 24 centesimi in meno. Oggi i prezzi del petrolio sono scesi sotto i 38 dollari al barile sul New York Mercantile Exchange (Nymex), dopo una serie di dati economici che suggeriscono come la recessione dell’economia americana sia destinata a peggiorare.
“I mercati dell’energia stanno reagendo soprattutto alle cattive notizie economiche, e sembra quasi che stiano aspettando che accada qualcosa di negativo”, ha detto l’analista petrolifero Peter Beutel della società Cameron Hanover.
La recessione degli Stati Uniti e una serie pressoché ininterrotta di dati nefasti sulla situazione economica mondiale ha fatto scendere i prezzi dai livelli record toccati in luglio, quando il greggio arrivò a 147,27 dollari al barile. Da allora i prezzi sono scesi del 73%, sull’onda di centinaia di migliaia di licenziamenti e un crollo delle spese dei consumatori, che hanno trascinato con sé il consumo di energia.
Il dipartimento del Commercio americano ha detto che il prodotto interno lordo, la somma totale dei beni e dei servizi prodotti da un’economia, nel periodo tra luglio e settembre è diminuito negli Stati Uniti dello 0,5 per cento. Si e’ trattato della flessione peggiore dal terzo trimestre 2001, quando la contrazione registrata fu dell’1,4 per cento.
Ad affiancare le notizie sul Pil sono arrivate poi quelle sul settore immobiliare, il cui crollo e’ alla base della crisi finanziaria. Le vendite di case nuove negli Stati Uniti nel mese di novembre sono calate arrivando al livello minimo in quasi 18 anni, mentre le vendite di case esistenti hanno riportato un tonfo dell’8,6 per cento.
Ma il peggio sembra dover ancora arrivare, e per molti l’attuale trimestre potrebbe essere il punto più basso di tutta la recessione, iniziata ufficialmente nel dicembre 2007. Alcuni analisti prevedono un crollo del Pil fino al 6% nel quarto trimestre, che ne farebbe il peggiore dal -6,4% dell’ultimo trimestre del 1982.
Se la recessione terminerà nel giugno 2009, come molti economisti prevedono, sarà durata 18 mesi, il periodo più lungo dal termine della Seconda Guerra Mondiale.
E i prezzi del greggio continuano così a crollare nonostante la settimana scorsa l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, abbia deciso di ridurre la produzione giornaliera di 2,2 milioni di barili, il più grande taglio di sempre.
Il crollo dei prezzi del petrolio ha fatto calare decisamente il prezzo della benzina, fornendo ai consumatori uno dei pochi aspetti positivi in un’economia che soffre della crisi peggiore in almeno 25 anni.

Il 2009 e il 2010 saranno anni difficili per l’economia italiana. Recessione. disoccupazione in aumento, minore efficacia della lotta all’evasione fiscale. Insomma uno scenario tutt’altro che positivo, quello previsto dal Centro Studi di Confindustria : “una recessione più lunga e profonda nel 2009, seguita da una stagnazione nel 2010″. Sempre secondo le stime degli imprenditori, entro la metà del prossimo anno si perderanno circa 600mila posti di lavoro in Italia. La crisi porterà, dice il Csc, ”inevitabilmente ad un incremento sostanzioso del tasso di disoccupazione: nel 2009 toccherà l’8,4% per l’effetto congiunto della perdita di posti e della ricerca di un impiego da parte dei soggetti a più basso reddito e nelle aree più arretrate del paese”. Sostanzioso il calo nell’industria ma anche i servizi, tradizionale serbatoio di occupati, sono destinati a vedere i numeri scendere. Il Pil è destinato a calare ancora: dallo -0,5% del 2008 al -1,3% nel 2009. Cresceranno anche il debito pubblico e il rapporto deficit/pil: sarà pari al 2,6% nel 2008 e al 3,3% nel 2009, contro il 3,4% del 2006 e l’1,6% del 2007. Un parziale rientro è previsto nel 2010, con l’indebitamento al 3,1%. Per quanto riguarda il debito, il Centro studi stima quest’anno un rapporto al 104,1% e l’anno prossimo al 106,1%. Anche in questo caso nel 2010 è previsto un inizio di rientro al 105,7% del Pil. Preoccupa inoltre, secondoil centro dell’associazione degli imprenditori, l’evasione fiscale: “la riduzione dei controlli e soprattutto la percezione, da parte del contribuente, di un abbassamento della guardia nei confronti dell’evasione fiscale, può realizzare uno scenario ben peggiore di quello previsto anche in considerazione della fase ciclica negativa”. Per Confindustria infatti “un ulteriore elemento critico può essere rappresentato dalla tax compliance”. Alla luce di questi dati, il governo potrebbe dover rivedere alcuni dettagli della progettazione finanziaria del prossimo biennio, già votata in parlamento: “la manovra” fa notare Confindustria, è “verosimile, ma incentrata principalmente sulle entrate e per alcune di queste il nuovo contesto crea incertezze. In particolare per le maggiori entrate attese dalle imprese del settore energetico, dalle banche e dalle assicurazioni”. Sul versante della spesa, secondo il Centro Studi, “il taglio dei costi del pubblico impiego, previsto nella manovra, se attuato attraverso una diminuzione dei precari, potrebbe influire negativamente sulla produttività e la qualità della macchina amministrativa. “A preoccupare è anche il la stretta del credito sulle imprese ma anche sulle famiglie, che il documento stima in crescita negli ultimi mesi del 2008. Unpossibile fattore di ripresa dei consumi potrebbe esserere dato dal calo dell’inflazione: dal 3,8% nel 2008 all’1,7 previsto per il prossimo anno. Ma per essere ottimisti sembra un po’ poco.
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