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Chi guadagna di più al mondo?

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Chi guadagna di più al mondo? Gli operatori finanziari delle grandi banche, saremmo probabilmente tutti indotti a pensare. Ma la BBC si è resa conto che esistono persone che probabilmente non prenderebbero nemmeno in considerazione l’idea di percepire un salario equivalente a quello con cui il colosso finanziario Goldman Sachs ricompensa il suo Chief Executive Lloyd Blankfein (13 milioni di dollari). Continua

Riforma fiscale e federalismo, due sfide per il 2010

Moduli per la dichiarazione dei redditi / Ansa

Moduli per la dichiarazione dei redditi / Ansa

Meglio chiarire da subito: di tagli alle tasse non se ne parla, almeno nel breve periodo. Un’indiscrezione rilanciata da un’agenzia ieri aveva fatto pensare a una riforma fiscale del governo con l’obiettivo di ridurre le tasse nel 2010, annunciata dallo stesso premier Berlusconi in una telefonata a un gruppo di europarlamentari. Ma poi una precisazione-smentita del sottosegretario Bonaiuti  un’intervista del ministro dell’Economia hanno eliminato l’equivoco. Continua

Istat: “Una famiglia su 5 a rischio povertà”. Padri disoccupati le nuove vittime

interinale

Redditi bassi, rischio povertà. E i padri di famiglia sempre più a rischio precarietà. Ma anche aziende che resistono e aumentano quote di mercato all’estero nella tempesta economica. Tra i tanti dati diffusi dall’Istat nel suo rapporto annuale sulla situazione del paese (più di 400 le pagine della 17esima edizione) a preoccupare di più è quello dell’esposizione al rischio di “vulnerabilità economica”: l’impossibilità o la difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Che secondo l’istituto di statistica riguarda in Italia una persona su cinque. ”Rischi altrettanto elevati” si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei paesi baltici. Pesano le differenze territoriali: se al nord le persone a rischio sono in media il 9%, al sud si arriva al 30-35%. La percentuale di popolazione a basso reddito nel Paese si attesta al 18,4%, sulla base di valori del 2006; l’incidenza risulta massima in Sicilia (41,2%), Campania (36,8%) e Calabria (36,4%). All’opposto, i valori meno elevati si registrano in Valle d’Aosta (6,8%) e nelle province autonome di Bolzano (6,6%) e Trento (3,8%).
Sul reddito disponibile medio, sempre con i dati al 2006, al nord è circa 20mila euro, mentre nel meridione scende a livelli più bassi, intorno ai 13mila euro.
Per il presidente dell’Istat Luigi Biggeri la crisi di quest’ultimo anno può essere un’occasione “per riflettere sugli errori commessi; per evitare di ripeterli nel futuro; per rilanciare lo sviluppo a partire da basi nuove, poiché la distruzione creativa delle imprese e dei settori più deboli e inefficienti apre - ha concluso - nuove opportunità di riqualificazione e di crescita del sistema produttivo”.
Alcune imprese, sottolinea l’Istituto, sono riuscite a sostenere l’impatto della crisi. Nel primo bimestre 2009 “più di una impresa esportatrice su quattro (quasi il 29%, circa 6.500 imprese) ha infatti registrato incrementi delle vendite all’estero, rispetto allo stesso periodo del 2008″. Il made in Italy continua a trainare fuori dai confini.
Ma nonostante la tenuta buona dell’export, la disoccupazione continua a crescere: per la prima volta dal 1995, infatti, la crescita degli occupati nel 2008, che sono aumentati di 183 mila unità rispetto al 2007, è risultata inferiore a quella dei disoccupati, saliti di 186 mila unità sempre rispetto all’anno prima. E tocca nuove figure: ”Un aspetto preoccupante” rileva infatti il rapporto “è la diminuzione del tasso di occupazione dei padri (dall’83,3% del 2007 all’82,7% del 2008), che contrasta con l’andamento crescente dei precedenti tre anni”. L’identikit del “nuovo disoccupato” secondo l’Istat è un uomo tra i 35 e i 54 anni, residente al centro-nord, con titolo di studio inferiore alla laurea. E nella maggior parte dei casi ha perso il lavoro nell’industria e si tratta di un padre di famiglia. Emerge poi una ”minore qualita’ dell’impiego”: tra il 2007 ed il 2008 i padri con una occupazione part-time, a termine o con una collaborazione sono 17 mila in più. Al contrario, quelli con un’occupazione a tempo pieno e con durata indeterminata risultano essere 107 mila in meno (73 mila tra i 35 ed i 44 anni).

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Ai cattolici un miliardo, ai valdesi 5 milioni di euro. Come sono spesi i fondi dell’8 per mille?

Il modello Unico

Tempo di otto per mille. Ma come spendono gli enti religiosi le quote ricevute dai contribuenti e dallo Stato? La trasparenza nella gestione delle risorse è facilita da internet: molti beneficiari pubblicano un rendiconto delle attività.

Nel 2008 la Chiesa cattolica ha ricevuto poco più di un miliardo di euro: la voce più cospicua sono i 420 milioni saranno destinati alle “esigenze di culto e pastorale” che includono 185 milioni per l’edilizia religiosa. Non sono specificate le destinazioni degli interventi sul territorio (leggi il rendiconto). Lo Stato, poi, è il secondo beneficiario dell’otto per mille, ma quest’anno la cifra è stata ridotta a sette progetti per la prevenzione dei disastri naturali dal valore complessivo di 3,5 milioni di euro (leggi la ripartizione). Ottocentomila euro non sono stati assegnati come previsto dalla finanziaria. Niente fondi, inoltre, per l’assistenza alimentare nei paesi in via di sviluppo e per i beni culturali. L’anno scorso il finanziamento era stato ben più lauto: circa 46 milioni di euro. E, spulciando tra le righe, si nota che i principali destinatari erano edifici storici e religiosi prevalentemente cattolici (leggi la ripartizione). Dopo Chiesa cattolica e Stato è il turno delle altre confessioni. Gli Avventisti del settimo giorno hanno dedicato un sito specifico all’otto per mille del 2008, pubblicando anche un elenco dettagliato dei progetti avviati, come Salutexpò (un evento per sottoporsi a test clinici gratuiti) e un’iniziativa scolastica in Namibia. Le cifre sono rendicontate fino all’ultimo centesimo degli 1.889.249,33 milioni di euro ricevuti: tra l’altro, dichiarano che gli interessi attivi su conti correnti bancari (derivanti dall’otto per mille) sono stati di 6097 euro e 41 centesimi (leggi l’elenco).

Gli altri enti religiosi non hanno ancora reso note le spese per il 2008: bisogna rifarsi all’anno precedente. La Chiesa Valdese ha avuto più di 5 milioni di euro: parti consistenti dell’importo sono state impegnate in attività sociali, dall’assistenza per gli anziani (895mila euro) a progetti per rifugiati, migranti e nomadi (238mila euro) (leggi il documento). Circa metà dell’otto per mille ricevuto dalla Chiesa evangelica luterana (pari a 2,6 milioni di euro) è stato devoluto a opere di evangelizzazione (leggi il rapporto). Due istituzioni religiose, invece, non hanno pubblicato il rendicont su internet, ma hanno descritto le attività sostenute con i fondi ricevuti. L’Assemblea di Dio ha promosso a progetti in Asia, Africa e Italia. L’Unione delle comunità ebraiche ha finanziato iniziative rivolte all’infanzia, alla solidarietà, alla cultura.

Fare acquisti in tempo di crisi? Si risparmiano oltre 3mila euro

Spese a Milano sotto Natale

Un “tesoretto” di oltre 3.500 euro. Se lo sarebbe ritrovato in tasca, rispetto a un anno fa, un consumatore con un po’ di soldi a disposizione e deciso a fare una serie di acquisti impegnativi nel periodo natalizio appena trascorso. Approfittando del calo dei prezzi, causa crisi economica, e prima che cominciassero i saldi. Panorama ha fatto un giro per i negozi del centro di Milano e ha messo a confronto la spesa di fine 2008 con quella di un anno prima, trovando il modo di risparmiare un bel gruzzolo. I commercianti infatti, forse per la paura di ritrovarsi i magazzini pieni a fine stagione nonostante i saldi alle porte, hanno messo in campo tutte le promozioni possibili. Niente sconti solo da un affollatissimo Louis Vuitton e da Burberry.

Spesso è lo stesso negoziante, al moneto di pagare, a offrire lo sconto. “Sa, in tempi di difficoltà per tutti abbiamo deciso di venire incontro ai clienti” e scatta la riduzione del 20 per cento. Ma se chi compra insiste appena un pochino, il risparmio può diventare davvero importante. Partiamo da una Fiat Bravo 1.400 benzina con airbag e condizionatore di serie. Il preventivo segna a fondo pagina 16.500 euro. Il prezzo base sarebbe 18.450, “ma”, spiega il rivenditore, “questo mese c’è uno sconto del 13 per cento, il più alto da un anno a questa parte”. A dicembre 2007 infatti era solo del 2 per cento, il risparmio 2008-2007 quindi arriva a 1.920 euro.

Meno 200 euro rispetto a un anno fa invece se si acquista un televisore lcd Samsung 42 pollici o un frigorifero combinato Whirlpool. Quello degli elettrodomestici e della tecnologia è infatti il settore che più ha risentito dei cali di prezzo nell’ultimo anno. Sia la tv sia il frigorifero infatti costano 799 euro, dodici mesi fa ne costavano 999. E per un navigatore Tom Tom con mappe dell’Italia prima dell’inizio dei saldi si spendevano 149 euro, 50 in meno di un anno fa.

Anche nell’arredamento la crisi fa risparmiare. Da Divani&Divani un modello “Savoy” in pelle vale 2.800 euro, con una riduzione del 30 per cento circa rispetto a fine 2007. Il risparmio è di 900 euro. Mentre sulla più classica delle vacanze, una settimana per due persone a Sharm El Sheik con Alpitour, si arriva a strappare uno sconto di 205 euro: 660 euro il prezzo attuale, 865 quello dello scorso anno. I listini dell’abbigliamento sono rimasti invariati rispetto a un anno fa e per l’acquisto di un pullover in cachemire 100 per cento (208 euro) è possibile anche risparmiare 52 euro.

In questa prova sul campo solo le griffe del lusso sembrano immuni alla crisi. E irremovibili su promozioni e sconti. Forse anche perché da Louis Vuitton, in Galleria Vittorio Emanuele II, c’è folla e un’attesa di venti minuti per essere ascoltati da un commesso. Che spiega: “Non facciamo sconti, neppure nel periodo dei saldi”. Nessun risparmio quindi sulla borsa a bauletto “Speedy”, che vale 465 euro. Da Burberry tira la stessa aria, l’impermeabile da uomo costa 695 euro, proprio come a Natale 2007.

Via libera al decreto anticrisi: arriva il bonus per i redditi bassi

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

“Abbiamo fatto una cosa buona” senza toccare la finanziaria. Il premier Silvio Berlusconi presenta così, con una punta d’orgoglio, il pacchetto di misure anti crisi varato dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento contiene le misure per rafforzare il patrimonio delle banche, un bonus fiscale per famiglie e pensionati, la riduzione di 3 punti degli acconti di novembre Ires e Irpef e la proroga della detassazione dei premi di produzione. Consiglio dei ministri ha approvato le misure anticrisi economica. E ancora: “Non intendiamo” aggiunge il premier “usufruire dell’allentamento dei parametri di Maastricht approvato in sede Ue“. Attraverso il federalismo fiscale “daremo un grande colto all’evasione fiscale”, puntualizza il presidente del Consiglio, che ricorda inoltre che l’imponibile evaso in Italia ammonta a circa 100 miliardi di euro.
In tutto, nel decreto, sono 35 gli articoli (36 dei quali uno stralciato, il 33) della bozza del decreto anticrisi che è stata discussa durante il preconsiglio dei ministri. Secondo quanto l’agenzia Ansa è in grado di anticipare, dopo il primo esame, il testo verrà modificato tenendo conto dei rilievi tecnici emersi.
Dopo una gestazione durata circa due settimane prende quindi corpo il piano del governo per contrastare la grave crisi economica. Quattro i capitoli principali del provvedimento: sostegno alle famiglie, sostegno all’economia, ridisegno in funzione anticrisi del quadro strategico nazionale, protezione del capitale umano e domanda pubblica accelerata per grandi e piccole infrastrutture con priorità per l’edilizia scolastica, servizi pubblici. Chiude un quinto titolo con le disposizioni finanziarie.

Per i mutui sulla prima casa in essere “il tasso variabile non potrà superare per il privato il 4%. Se supera il 4% il governo interviene e si accolla il debito differenziale” ha spiegato il ministro dell’Economia Tremonti. Per quanto riguarda i mutui futuri, “da qui in avanti il tasso base di riferimento è il tasso di sconto della Bce”. Quindi “ci sarà una base trasparente e sicura”: “Introduciamo due diritti che non sono delle convenzioni graziose. Non passare sopra al 4% per vecchi mutui e il diritto a trattare i nuovi sulla base dei tassi ufficiali di sconto”. “Noi” ha aggiunto “diamo per scontato che il tasso di interesse debba scendere”.
Da 200 a mille euro per famiglie (comprese quelle con portatori di handicap), pensionati e lavoratori dipendenti disagiati. E questo riguarda il capitolo del “Bonus familiare”. Per il 2009 il bonus sarà alimentato con un fondo di 2,4 miliardi e riguarderà poco meno di 8 milioni di soggetti. Si tratta di un bonus di 200 euro a componente del nucleo familiare con tetti differenziati a seconda dei redditi, fino a un massimo di 22mila euro. Esclusi dal beneficio i lavoratori autonomi, i titolari di partita iva e chi ha redditi fondiari superiori a 2.500 euro. La richiesta va presentata entro il 31 gennaio con autocertificazione mediante modulo dell’agenzia delle entrate e il beneficio sarà erogato da sostituti d’imposta e enti pensionistici.

Nel primo semestre del 2009 resteranno ferme le tariffe autostradali. Entro giugno, inoltre, sarà approvato un dpcm che crei “le condizioni per accelerare i piani di investimento dell’intero comparto autostradale”.
Dal 2009, prevede inoltre il testo, sarà tagliata del 15% la tariffa agevolata per le forniture di energia elettrica che sarà estesa anche alla fornitura di gas.
Deduzione dall’Ires della quota Irap che insiste sul costo del lavoro e degli interessi. Il pacchetto fiscale dedicato alle imprese contiene anche la riduzione dell’acconto di Ires e Irap del 3% per il periodo di imposta 2008. Inoltre, per il periodo 2009-2011, in via sperimentale, il pagamento dell’Iva avverrà al momento dell’effettiva riscossione del corrispettivo.
Il decreto legge introduce una deroga per gli studi di settore. “Prevediamo una revisione congiunturale degli studi di settore. Hanno funzionato fino a ora, ma il presupposto era che l’economia cresceva. Data la situazione eccezionale, per particolari settori, e sempre con una contrattazione con le categorie, si può pensare a un adattamento degli studi di settori alla congiuntura economica” ha spiegato il ministro dell’Economia.
Arrivano fondi per la messa in sicurezza delle scuole ma anche per l’edilizia carceraria, le opere di risanamento ambientale, museali e archeologiche ed interventi di innovazione tecnologica. Lo prevede l’articolo 18 della bozza di decreto esaminata stamane in Cdm. Il Cipe, presieduto “in maniera non delegabile” dal premier, entro un mese dall’entrata in vigore del decreto assegnerà per questo “una quota delle risorse disponibili del Fas”.

Redditi, valdostani paperoni. I più poveri in Calabria

Banconote da 50 euro

I due estremi dell’Italia oggi sono molto distanti. E non solo geograficamente. Ayas, in provincia d’Aosta, e Platì, a Reggio Calabria, sono rispettivamente il Comune più ricco e quello più povero dello stivale. Nel primo - merito anche della residenza presa dal fondatore di Fastweb Silvio Scaglia - si vive in media con oltre 66.000 euro a testa, nel secondo si superano di poco i 4.000. Opposti assoluti che rispecchiano l’abisso che separa Nord e Sud del Paese.
Secondo l’analisi condotta dal Centro Studi Sintesi per il Sole 24 ore sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani, i confini sono assolutamente netti tra le regioni del Nord, che fino all’anno scorso hanno continuato a correre e ad accumulare redditi, e il Mezzogiorno che arranca ed anzi in molti casi sprofonda nell’impoverimento.
La Valle d’Aosta e la Lombardia primeggiano per incremento del reddito tra il ‘99 e il 2007 e per valore assoluto: nella piccola regione autonoma - a parte il picco di Ayas - il reddito medio dichiarato è di 18.487 euro, con una crescita dell’11% in otto anni; in Lombardia si sale a 20.172 euro, il 7,5% in più del 1999. Non va male neanche in Emilia Romagna, regione in cui la ricchezza è più diffusa e “continua” guardando alla mappa comunale: 18.303 euro (+5,9%). Tutte le regioni del Nord viaggiano sopra i 17.000, al Centro si oscilla invece dagli oltre 18.000 del Lazio (dove Roma gioca un ruolo essenziale con oltre 20.000 euro) ai 16.958 della Toscana, fino ai 15.337 euro dell’Umbria. Il vero stacco è però con il Sud: nessuna regione, tranne l’Abruzzo va oltre i 13.000 euro. La Calabria e la Basilicata sono addirittura sotto gli 11.000, con la prima ad un minimo di 10.201 euro a testa ed un crollo dei redditi negli 8 anni considerati di ben il 14%. Una mappa confermata dai dettagli comunali. Guardando alle classifiche, tutti i comuni più ricchi sono concentrati al Nord.
Dopo Ayas, si piazzano Basiglio (Mi) con oltre 45.000 euro, Cusago (Mi) a circa 37.000 euro, Pino Torinese (To) a 33.000 euro a testa, Campione d’Italia (Co) a 32.700, Pecetto Torinese (To), Torre d’Isola (Pv), Segrate (Mi), Besate (Mi), Arese (Mi). Ma anche scendendo sotto la top ten i nomi continuano ad essere solo di città del Nord. All’opposto, tra le più povere solo città del Sud: Platì (Rc), Mazzarone (ct), Verbicaro (Cs), Cursolo-Orasso (Vb), Torre di Ruggiero (Cz) e così via, tutte sotto i 5.000 euro. Unica eccezione, Val Rezzo, in provincia di Como, dove con un calo del 31% in otto anni, il reddito per contribuente arriva ad appena 4.326 euro. Ecco una tabella con i Comuni più ricchi e quelli più poveri e la variazione nominale tra il 1999 e il 2007.

I comuni più ricchi:
Ayas (Ao) 66.408 +485%
Basiglio (Mi) 45.732 +29%
Cusago (Mi) 36.914 +43%
Pino Torinese (To) 33.164 +33%
Campione d’Italia (Co) 32.776 +138%

I comuni più poveri:
Platì (Rc) 4.152 -26%
Val Rezzo (Co) 4.326 -31%
Mazzarone (Ct) 4.381 +0,4%
Verbicaro (Cs) 4.385 -22%

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Giampiero Cantoni
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