
Pensionati in attesa in un ufficio Inps (Credits: Ansa)
Pensionati sempre più ricchi e neoassunti con le tasche vuote. È l’amara conclusione che emerge dalla recente indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie italiane, secondo cui il reddito familiare medio annuo nel 2010, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è stato pari a 32.714 euro, ossia 2.726 euro al mese. Continua

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)
Chi vive in paesi ricchi e dove, soprattutto, il tasso di disuguaglianza è molto basso, si fida di più del prossimo. L’Organizzazione per la Coperazione e lo Sviluppo Economico ha calcolato che sono i danesi ad avere più fiducia negli altri, mentre all’ultimo posto della classifica ci sono i cileni. Dopo la Danimarca si piazzano Norvegia, Finlandia, Svezia, Olanda e Svizzera. Prima del Cile ci sono invece Turchia, Messico, Portogallo e Grecia.
Anche se è difficile stabilire un rapporto causa-effetto tra benessere diffuso e fiducia, non è possibile sottovalutare questa correlazione. Continua

Una manciata di monete da 1 euro (Ansa)
Quando si parla di ricchezza, si cita sempre e volentieri il Pil e tutte le sue declinazioni (pro capite, nazionale ecc.). Ma in fondo, più di quanto produciamo, ci interessa (egoisticamente) quanto denaro riusciamo a mettere in tasca. Continua

Condominio di case popolari a Torino - Ansa
Uno studio del Cnel riporta sotto la lente d’ingrandimento il problema degli affitti in Italia. Se le dimensioni del sommerso in questo mercato sono enormi, anche per chi ha un regolare contratto le spese sostenute per la casa sono decisamente eccessive.
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Moduli per la dichiarazione dei redditi / Ansa
Il 53% del reddito delle famiglie in Italia è concentrato nelle Regioni del Nord. Il restante 47% è diviso tra il Centro (21%) e il Meridione (26%). Sono i risultati di un monitoraggio dell’Istat sul periodo 2005-07. Continua

Credits: LaPresse
Più poveri e più parsimoniosi. Il vento di crisi si placa appena, ma influisce sulla spesa delle famiglie e sulla loro ricchezza. Lo dicono i dati Istat diffusi oggi relativi al terzo trimestre del 2009. Nel periodo tra ottobre 2008 e settembre 2009 - svela l’istituto di statistica- il potere d’acquisto delle famiglie (ovvero il reddito disponibile in termini reali) è diminuito dell’1,6% rispetto al periodo tra ottobre 2007 e settembre 2008. Continua
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975mila famiglie italiane. Cioè 2 milioni e 427mila individui. Vale a dire il 4,1% della popolazione italiana. Che nel 2007 hanno vissuto in condizioni di povertà assoluta. La stima viene dall’Istat che oggi ha presentato un rapporto sulla povertà assoluta riferito al 2007 e nel quale sottolinea che rispetto al 2005, “la povertà assoluta è rimasta stabile e sostanzialmente immutata”.
Il fenomeno è più diffuso nel sud e nelle isole, dove l’incidenza di povertà assoluta (5,8%) è circa due volte superiore a quella rilevata nel resto del Paese: nel 2007, tra le famiglie residenti al nord la percentuale delle famiglie povere si attesta infatti al 3,5%, mentre al centro si ferma al 2,9%.
Tra il 2005, primo anno di rilevazione, e il 2007, l’incidenza di povertà assoluta in Italia è rimasta stabile, anche se ci sono stati dei miglioramenti e dei peggioramenti nelle condizioni di alcune tipologie di famiglie. “Peggiorano” spiegano i ricercatori dell’Istat “le situazioni delle famiglie con a capo un adulto di età compresa tra i 45 e 54 anni o un lavoratore con basso profilo professionale, mentre si rileva un miglioramento nelle famiglie giovani”.
E la notizia preoccupante è che l’Istat ha sottolineato che la fotografia sulla povertà assoluta in Italia si riferisce a un periodo precedente all’insorgere della crisi economica esplosa nel 2008.
Le incidenze più elevate si osservano comunque tra le famiglie di maggiori dimensioni, in particolare con tre o più figli soprattutto se minorenni. Anche tra le famiglie con componenti anziani i valori di incidenza sono superiori alla media, soprattutto se si tratta di anziani soli. La povertà è fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali (working poor) e all’esclusione dal mercato del lavoro.
Le stime dell’Istat sono state definite in base a una nuova metodologia messa a punto da una commissione di studio ad hoc, che ha avuto il compito di valutare insieme con l’Istituto di statistica i requisiti di minimalità di un paniere di povertà assoluta, rivedendo e modificando il precedente approccio anche attraverso l’aggiornamento della sua composizione con l’inclusione o esclusione di beni e servizi che avevano acquistato o perso carattere di essenzialità. In sostanza, il dato non definisce una soglia di sopravvivenza, cioè la mancanza di risorse tali da mettere in pericolo le persone, ma delinea il minimo accettabile. Nel paniere individuato ci sono diverse componenti: alimentare, abitazione e una componente residuale che comprende voci come trasporti, scuola e sanità.
Tutto questo per una famiglia formata da una sola persona, fra i 18 e 59 anni, in un’area metropolitana del nord, significa vivere con meno di 724.29 euro al mese. Se invece la stessa famiglia vive in un piccolo comune la soglia è di 650.04 euro. Se la stessa persona vive in un grande comune del mezzogiorno la soglia scende a 520.18 euro. La soglia varia anche con il numero dei componenti della famiglia. Per una famiglia di tre componenti con età sotto i 59 anni, la soglia di povertà assoluta è stabilita in 1.158,71 euro se vive in un’area metropolitana nelle regioni centrali, mentre è a 966,20 euro se risiede nelle regioni settentrionali.