Cosa si regala a Natale all’estero? Ci conviene copiare qualche idea da chi abita oltre confine? Difficile rispondere, ma se siete curiosi, Amazon ha pubblicato oggi la lista dei dieci regali più venduti dell’anno. Continua
- Giovedì 24 Dicembre 2009
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Cosa si regala a Natale all’estero? Ci conviene copiare qualche idea da chi abita oltre confine? Difficile rispondere, ma se siete curiosi, Amazon ha pubblicato oggi la lista dei dieci regali più venduti dell’anno. Continua

Natale (Credits: LaPresse)
In tempo di crisi, è probabile che in molti risparmieranno un po’ sui regali di Natale e che sotto l’albero i pacchi dono saranno meno ricchi che in passato. Ci sarà però qualcuno cui invece Babbo Natale farà trovare delle strenne da sogno. A non badare a spese saranno i quasi ottocento miliardari censiti sul nostro pianeta (la lista completa si può trovare sul sito della rivista Forbes). Continua

©AP/Lapresse
La “guerra preventiva” di associazioni dei consumatori e commercianti è già partita. Il Natale si avvicina e si sommano le richieste alla politica di sgravi fiscali sulle tredicesime, misure di sostegno al consumo e anticipazione dei saldi. La paura è in una parola: Austerity Continua
Di Angelo Pergolini
C’era chi paventava sfracelli. Chi assicurava che il Natale avrebbe visto un crollo del 20 per cento dei consumi. E i saldi, questa era la fosca previsione, sarebbero andati anche peggio: meno 30 per cento. Poi le feste sono passate e si è cominciato a fare i primi conti, a mettere in fila qualche numero. Sono dati ancora approssimativi (ma reali) che raccontano una storia assai diversa: dicono cioè che i consumi, tranne alcune eccezioni, sono sì calati, ma non c’è stata alcuna catastrofe. Come si spiega?
“Non posso commentare fesserie” taglia corto Mariano Bella, economista e capo dell’ufficio studi della Confcommercio. “Chi ipotizzava contrazioni del 20 o 30 per cento… stupidaggini”. Ma le cose allora come stanno? “I consumi sono in calo dal secondo trimestre del 2008 e il Natale ha completato il tutto con ulteriore segno meno, diciamo fra l’1 e il 2 per cento. Il risultato è che l’anno si è chiuso con una contrazione stimabile fra lo 0,5 e l’1,2 per cento”.
Come valutare questo risultato? “Possiamo definirlo una tenuta con segno negativo. Ma attenzione, è pur sempre, al netto dell’inflazione, il peggior risultato degli ultimi 40 anni”. Assai prudente è anche il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli. Che dice a Panorama: “La crisi c’è, si sente e sarebbe da irresponsabili negarlo. Ma da qui a dire che tutto va male ce ne corre. Quanto all’anno appena iniziato, prevediamo 12 mesi non facili, perché la propensione al consumo, anche senza fenomeni gravemente recessivi, resterà bassa. Tutto lascia immaginare che la ripresa vera arriverà solo nel 2010. Auguriamoci che l’anno in corso si riveli meno brutto del previsto”.
Insomma: nessuna catastrofe alle porte, ma non è il caso di brindare. Chi una bottiglia di spumante la stappa volentieri, invece, è Francesco Pugliese, direttore generale della Conad (2.900 punti vendita), che ha nel comparto alimentare il suo core business: “Per noi il 2008 si chiude con un aumento delle vendite del 5 per cento. Mi sembra un risultato importante”. È un dato in netta controtendenza rispetto al quadro generale, come si spiega? “Essenzialmente in due modi. Da un lato il settore alimentare non è stato penalizzato. Dall’altro abbiamo puntato su una politica commerciale molto orientata al contenimento dei prezzi. E questo ci ha premiato”.
Assai cauto è Mario Deaglio, economista, docente all’Università di Torino e presidente del Centro Einaudi, che dice: “L’andamento dei consumi natalizi non rappresenta l’inizio della guarigione, ma di uno stallo. Perché la crisi c’è e resta. E io rimango pessimista”. Tuttavia, le famiglie non hanno tagliato in modo drastico i consumi… “Vero. Perché i bilanci familiari non hanno subito finora gravi decurtazioni. Anzi, nell’ultima parte dell’anno ci sono stati netti miglioramenti. La caduta del prezzo degli idrocarburi, per esempio, comporta risparmi consistenti per la benzina, il riscaldamento, la bolletta elettrica. E poi c’è stata la flessione del tasso Euribor, che per milioni di famiglie significa mutui più leggeri. I giornali non hanno colto questi elementi positivi. Le famiglie invece sì, dopo aver fatto due conti hanno concluso che non c’è motivo di ridurre i consumi di base”.
Quanto alle previsioni per il 2009, Deaglio vede “una domanda che comanda sull’offerta, per restare nei canoni dell’economia classica”. Che cosa significa? “Che se l’offerta si deve adeguare alla domanda si andrà incontro a una significativa riduzione dei prezzi” sintetizza Paolo Landi, presidente di Adiconsum. Landi ipotizza riduzioni medie dei listini dell’ordine del 10 per cento, come pure “nuove ondate di saldi e promozioni per beni durevoli come auto, elettrodomestici e arredamento”.
In fondo, una buona notizia per i consumatori. “Sì” concorda Marco Bulfon, che si occupa di ricerche di mercato per Altroconsumo. “Fra i commercianti crescerà la tensione competitiva e questo porterà a sempre nuove offerte, sconti e promozioni. Tutto il settore distributivo, ma anche produttivo, dovrà migliorare la propria efficienza”.
Ma il bicchiere mezzo pieno del consumatore è anche quello mezzo vuoto per il commerciante: “Nei primi nove mesi del 2008″ dice Bella (Confcommercio) “hanno chiuso 30 mila esercizi. Nel 2009 ci sarà una ulteriore selezione che premierà gli imprenditori più innovativi, quelli con più idee. Gli altri saranno destinati alla chiusura. Insomma, un anno difficile con molte gatte da pelare”.
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Calano le vendite al dettaglio nella piccola e media distribuzione. Tiene invece la grande distribuzione con i discount che in un anno fanno registrare un aumento della spesa dell’1,9%.
Questi dati riportati dalle rilevazioni dell’Istat sulle vendite al dettaglio a ottobre. I grandi magazzini registrano invece una flessione delle vendite tendenziale dello 0,3%. Mentre negli ipermercati la contrazione è dello 0,1%. A crescere quindi è soprattutto il discount.
Ma il calo si registra anche nel confronto tra i primi dieci mesi del 2008 e l’analogo periodo del 2007, con un calo delle vendite dello 0,3%.
La variazione tendenziale registrata per il totale delle vendite, spiega l’Istituto di statistica, deriva da un aumento dello 0,7% riguardante le vendite di prodotti alimentari e da una diminuzione dell’ 1,6% dei prodotti non alimentari. In termini congiunturali, la flessione è stata rispettivamente dello 0,2% e dello 0,3%. Mentre nei primi dieci mesi del 2008 si è registrato un +1,1% per gli alimentari e un -1,1% per i non alimentari. I dati, avverte l’Istat, si riferiscono “al valore corrente delle vendite” e incorpora quindi “la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi”.
A soffrire maggiormente, segnala l’Istat, sono stati i piccoli negozi (-1,7%) mentre tiene la grande distribuzione (+0,7%). In particolare, tra le forme di vendita della grande distribuzione, l’incremento tendenziale più significativo ha riguardato gli hard discount con un +1,9%, mentre per gli ipermercati si registra una flessione dello 0,1%. Risultato positivo anche dai supermercati e dagli altri specializzati (rispettivamente +0,9 e più 0,2%). A ottobre la dinamica tendenziale è risultata più favorevole per la grande distribuzione rispetto alle imprese operanti su piccole superfici, sia per i prodotti alimentari (+1,2 rispetto a -1,3%), sia per i prodotti non alimentari (-1,3 rispetto a -1,8%). Nel confronto tra i primi dieci mesi del 2008 le vendite della grande distribuzione sono cresciute dell’1,4% e quelle delle imprese operanti su piccole superfici hanno registrato una variazione negativa di pari entità.
Passando alle diverse tipologie di prodotti l’Istat segnala ad ottobre 2008 una flessione del valore delle vendite per tutti i gruppi non alimentari, con l’eccezione del gruppo dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (che hanno segnato un +1,7%). Le diminuzioni più marcate hanno riguardato i gruppi abbigliamento e pellicceria e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-2,6% per entrambi). Male anche elettrodomestici, radio, tv e registratori (-2,4%).
Nei primi dieci mesi del 2008 tutti i gruppi di prodotti non alimentari hanno registrato variazioni tendenziali negative. Le flessioni più contenute hanno riguardato i gruppi “altri prodotti” (gioiellerie, orologerie) e prodotti farmaceutici (rispettivamente meno 0,7 e meno 0,8%). Le riduzioni più marcate gruppo elettrodomestici, radio, tv e registratori (meno 2,0%) e per i gruppi abbigliamento e pellicceria, calzature, articoli in cuoio e da viaggio e foto-ottica e pellicole (meno 1,5% in tutti e tre i casi).

Natale 2008 “austero e preoccupato”. Con tanta gente per strada a guardare le vetrine, ma pochi che comprano. Tra gli addobbi natalizi molto rosso: quello della crisi. Tanto che le spese per i regali diminuiranno per ben un miliardo di euro rispetto allo scorso anno.
Secondo un sondaggio Confesercenti-SWG, le tredicesime degli italiani ammontano a quasi 38 miliardi di euro ma, più che la corsa ai regali, quest’anno vince il risparmio. Perché la crisi morde.
E soprattutto mette “potenzialmente in pericolo” una famiglia italiana su due: sono quasi 12 milioni, il 48,8% del totale, le famiglie che “denunciano un concreto rischio di default”.
Quest’ultimo dato emerge dal 42/o Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, che evidenzia anche come sette italiani su dieci pensi che “il terremoto nei mercati possa ripercuotersi direttamente sulla propria vita”. A determinare il rischio concorrono “investimenti in prodotti rischiosi”, mutui, credito al consumo e assenza di risparmio accumulato.
Tra le famiglie “potenzialmente in pericolo, che denunciano un concreto rischio di default”, il Censis indica prima di tutto i 2,8 milioni di famiglie (pari all’11,8% del totale) che hanno investimenti in prodotti rischiosi, come azioni o quote di Fondi comuni: di queste, 1,7 milioni (circa il 7,1% delle famiglie italiane) vi hanno collocato più della metà dei propri risparmi. Ci sono poi i quasi 2 milioni di famiglie (l’8,2% del totale) impegnate nel pagamento del mutuo dell’abitazione in cui vivono: di queste, sono quasi 250 mila (l’1%) quelle che dichiarano di non riuscire a rispettare le scadenze di pagamento o che hanno avuto molte difficoltà nel pagare le rate.
Vanno poi aggiunti i 3,1 milioni di famiglie (il 12,8%) che risultano indebitate per l’acquisto di beni al consumo: di queste, 971 mila (il 4% del totale) hanno un debito superiore al 30% del reddito annuo famigliare. Infine 3 milioni e 873 mila famiglie (il 16% del totale) non posseggono un risparmio accumulato in alcuna forma e “potrebbero trovarsi - afferma il Censis - nella condizione di non saper fronteggiare eventuali spese impreviste o forti rincari di beni di primaria necessità”.
Il Censis evidenzia anche la preoccupazione delle famiglie di fronte alla crisi: interpellati ad ottobre 2008, il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto in corso possa avere delle ripercussioni dirette sulla propria vita, mentre solo il 28,3% dichiara di poterne uscire indenne: “una sensazione che colpisce trasversalmente” giovani e anziani, uomini e donne, al nord come al sud, secondo il Censis, “ma che risulta più profondamente avvertita da quei segmenti già duramente messi alla prova in questi ultimi anni come le famiglie a basso reddito e con figli” (è preoccupato l’81,3% delle famiglie con livello economico basso, contro il 66,2% delle famiglie con livello medio).
Di fronte alla crisi economica è il “panico generalizzato” ciò che provano gli italiani, già provati da un 2008 che potrebbe essere “l’anno della paura”. Lo rileva il rapporto Censis 2008, sottolineando che la prospettiva di perdita del proprio tenore di vita si affianca alle paure già per gli immigrati e i rom, per le rapine, per gli incidenti stradali causati da droghe e alcol, per il precariato.
Il VIDEO servizio:

Per i consumatori è un vero e proprio refrain. Ma non è gioioso come quelli di Natale. Anzi, è piuttosto allarmante, visto che Adusbef e Federconsumatori calcolano che in due anni (2007-2008) tra alimentari, mutui, bollette eccetera la spesa per le famiglie sia aumentata di oltre 2.500 euro. E solo per l’anno che sta per arrivare l’aumento potrebbe andare oltre i 1.700 euro.
Pessime anche le previsioni di spesa per le famiglie nel 2008, che “continuano ad essere preoccupanti con una stangata in arrivo che va da un minimo di 1.520 fino ad un massimo di 1.715 euro su base annua (compresi i mutui), dopo i rincari registrati nel 2007 in ampi settori dei consumi, in primis generi alimentari e prodotti energetici, con un consuntivo di quasi 1.000 euro (994 euro per la precisione): in due anni terribili, il 2007 da archiviare, il 2008 da inaugurare, le famiglie rischiano un salasso di 2.514 euro”.
Insomma secondo i consumatori “aumenterà di tutto, dalla luce al gas, alla nettezza urbana, ai servizi bancari ed assicurativi, alle tariffe dei trasporti pubblici, autostradali, trasporto locale, canone Rai, bolli auto e moto (dopo il raddoppio dei prezzi di revisione che hanno portato i costi da 50 a 100 euro con la beffa che non incidono neppure sull’ inflazione perché assente dal paniere) con incrementi che potrebbero essere gestiti meglio con una sana politica di controllo rigoroso di prezzi e tariffe, maggiore concorrenza, sanzioni durissime verso i trasgressori che si fanno beffe delle leggi, in primis banche (non hanno applicato il decreto Bersani portabilità mutui e simmetria dei tassi) ed assicurazioni (nessun ribasso delle tariffe rc auto dopo la patente a punti,la diminuzione dei sinistri, l’indennizzo diretto), ai quali deve essere ritirata la possibilità di esercitare l’attività, con sospensione minima di 30 giorni”. In particolare l’anno prossimo l’aumento di spesa maggiore su base annua sarà per i generi alimentari, con un impatto pari a 420-440 euro; seguita da riscaldamento (125-135 euro); benzina e carburanti (120-130 euro); gas (72-85); tariffe ferroviarie (90-120; luce (38-45 euro); Rc auto (26-40 euro); nettezza urbana (30-40 euro); (servizi bancari (25-30); tariffe autostradali e canone Rai (29-35 euro); bolli auto-moto, addizionali regionali (20-30 euro). Per le famiglie (3,2 milioni) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile “per precisa responsabilità delle banche”, dal 1 gennaio 2008 ci saranno aumenti di rate pari a 550 euro su base annua, nel caso di un mutuo trentennale di 100.000 euro; di ben 1.100 euro l’anno,nel caso peggiore di un mutuo trentennale di 200.000 euro.
Adusbef e Federconsumatori infine, pur apprezzando l’introduzione di “Mister Prezzi” in Finanziaria, chiedono che sia dotato di maggiori poteri sanzionatori, compresi la sospensione temporanea licenza esercizio per trasgressori e speculatori.
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