Leggi tutte le notizie su:


regioni

Berlusconi: “Nuove case a chi non le ha”. E rilancia le new towns

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi incassa il sì delle Regioni e lancia un nuovo “piano casa” sulle new town. Dopo la serrata trattativa con gli enti locali, dunque, è arrivata l’intesa: un decreto legge che nei prossimi giorni sarà presentato e discusso con la Regioni. “L’accordo sul piano casa” dice il presidente del Consiglio “iporta all’idea originaria: le famiglie potranno aumentare del 20% la volumetria di una casa”.Ora la palla passa agli enti locali. Ma il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, avverte: “Se le regioni non approveranno le leggi regionali entro 90 giorni, scatterà un potere sostitutivo”.
Dicendosi molto soddisfatto del lavoro fatto con le regioni e dell’accordo raggiunto (qui il testo in .pdf), il Cavaliere precisa che quello varato dal cdm è un piano famiglie più che piano casa.
“Realizzare in ogni capoluogo di provincia un insediamento urbanistico di dimensioni tali da venire incontro all’esigenza di nuove case per chi ancora la casa non ce l’ha, specialmente per i giovani o a chi si vuol fare una famiglia ma trova ostacolo negli acquisti e ngli affitti”. Ecco il prossimo obiettivo da centrare in accordo con le Regioni, secondo quanto assicura il premier: “L’accordo prevede un limite massimo di 200 metri cubi per l’ampliamento. Le regioni che vorranno potranno andare anche oltre i 200 metri cubi”.
“Le famiglie possono già da oggi cominciare a chiamare i progettisti e a commissionare il lavoro, ha detto Berlusconi. Saranno i progettisti”, ha aggiunto “a firmare sotto la loro responsabilità il progetto che non violi le norme regionali o comunali e i regolamenti sanitari, attraverso la massima semplificazione burocratica e amministrativa”.
Da un calcolo “abbastanza approssimativo”, rivela il premier, “se un 10% dei proprietari di case” approfittasse del piano casa “avremmo 60-70 miliardi di euro che entrerebbero nell’economia, provenienti quasi tutti dai depositi bancari dei cittadini. Sarebbe un grande supporto allo sviluppo dell’economia: porterebbe 4, 5, 6 punti di Pil nell’economia”. “Il mio sogno” aggiunge Berlusconi “è di vedere realizzazioni di assoluta avanguardia urbanistica, dove i bambini possano raggiungere campi gioco, scuole, chiese e parchi senza incontrare automobili”.
Il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, ha espresso “soddisfazione”, perché “l’accordo favorisce una ripresa dell’edilizia corretta”. Anche se la vera e propria emergenza è quello della locazione e dell’affitto sociale: “Bisogna affrontare in tempi rapidi quella che è un’emergenza: la locazione, l’affitto sociale. Questo è il piano casa”, ha detto Errani, spiegando che questa condizione riguarda “famiglie e persone che non hanno reddito per pagare l’affitto di mercato”. Anche Gianni Alemanno, a nome dell’Anci, ha firmato l’intesa esprimendo il suo giudizio positivo.

VEDI ANCHE: Piano casa, il testo dell’accordo (Pdf)

Il VIDEO servizio:

Piano casa, ecco l’accordo governo-regioni. Decreto entro 10 giorni

Un cantiere edile

Lunghe le trattative, serrata la discussione. Che si è conclusa in tarda serata, nella sede del ministero per i Rapporti con le Regioni, con un accordo tra Stato e regioni sul piano casa. Nel Consiglio dei ministri di mercoledì 1 aprile l’accordo sarà già oggetto di riflessione per quanto riguarda la scansione dei tempi entro i quali dovrà essere approvato il relativo decreto.
Prima, però, l’intesa dovrà essere formalmente approvata dalla Conferenza unificata convocata a Palazzo Chigi. “Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente ” ha commentato il ministro Raffaele Fitto “abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero governo. Il presidente Berlusconi è sempre stato puntualmente informato di ogni passaggio e in Consiglio dei ministri si potrà procedere con la tempistica, entro 10 giorni il decreto sulla semplificazione amministrativa dovrebbe essere pronto”.
Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, oltre alla soddisfazione, ha sottolineato che l’intesa “è un risultato importante per noi e per il Paese, confermiamo pienamente l’impostazione di quando avevamo detto che il decreto era inaccettabile”. Con gli accordi raggiunti oggi “non ci sono scelte che possono compromettere il sistema di governo e la tenuta urbanistica del territorio. Ora però bisogna occuparsi della vera emergenza che è quella di trovare risorse per le famiglie in difficoltà che non riescono a pagare l’affitto, abbiamo 550 milioni di euro, bisogna trovare altre risorse pubbliche e private”. Errani ha poi sottolineato che i lavori del piano casa saranno svolti nel rispetto delle norme sulla sicurezza e con lavoro regolare e forme di rendicontazione che mettano in chiaro tutti i lavori che verranno fatti.
Il decreto legge sul piano casa sarà portato al Consiglio dei ministri entro una decina di giorni, probabilmente prima di Pasqua, ha reso noto Fitto, aggiungendo che servono ancora dei tempi tecnici.
Le Regioni avranno 90 giorni di tempo per emanare, ciascuna, le norme per consentire l’attuazione del piano casa. L’intesa raggiunta prevede aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni e del 35% nei casi di demolizione e ricostruzione, purchè compiuti con tecniche di bio-edilizia le volumetrie si riferiscono solo all’edilizia residenziale, mentre i centri storici e tutte le aree protette non verranno toccate dal piano casa, nel pieno rispetto dei programmi urbanistici.
In extremis si è raggiunto l’accordo per il varo di un tavolo che metta a punto uno studio di fattibilità per verificare quali misure adottare per l’edilizia pubblica.
Dall’accordo, infatti, sono sparite “le risorse aggiuntive” che lo Stato avrebbe dovuto apportare, seppure in quantità non determinata.

Lombardia e Bolzano più ricche d’Italia. Londra vince in Europa

Expo 2015, vince Milano

Lombardia e provincia autonoma di Bolzano: sono questi due territori i più ricchi d’Italia; mentre le regioni più povere si confermano la Campania, seguita da Sicilia e Calabria.
La classifica nasce prendendo i dati del rapporto realizzato da Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, che ha reso noto i numeri del 2006 relativi al prodotto interno lordo per abitante espresso in standard di potere d’acquisto di 271 regioni Ue.
Non ci sono grandi novità rispetto a quelli resi noti lo scorso anno per il 2005, insomma. Né a livello italiano, né a livello europeo. Dove Londra, con un pil per abitante pari al 336% (considerando 100 la media Ue-27), continua a mantenere lo scettro di regione più ricca dell’Unione.
Da registrare la corsa delle capitali della “Nuova Europa”, capaci di raggiungere il reddito delle regioni più ricche dell’Unione europea. Anzi, alcune capitali dell’Est sono - già ora - persino più ricche di città italiane del calibro di Bolzano, che certo non sono note per un tenore di vita modesto: è la provincia più ricca d’Italia, secondo Bruxelles.
Secondo Eurostat, il Pil procapite (a parità di potere d’acquisto) di Praga e Bratislava è rispettivamente il 160,3% e il 147,9% della media Ue, rispetto al 136,7% dei bolzanini. Insomma, la rivoluzione è già cosa fatta. Colpa della stagnazione italiana e della vibrante crescita degli ultimi arrivati alla grande tavola europea.
Con Londra, in testa alla classifica ci sono poi il Lussemburgo (267%) e Bruxelles capitale (233%). Tra le 41 regioni europee che superano invece il 125%, oltre a Bolzano (135,5%) e alla Lombardia (135,1%) che pure perdono un 1% circa rispetto al 2005, c’é anche l’Emilia Romagna (126,6%). Resta fuori invece il Lazio che passa dal 127% del 2005 al 123,2% del 2006.
Il nord-est della Romania risulta essere la zona più povera di tutta l’Ue, con il 24% della media del reddito procapite comunitario, mentre Bucarest raggiunge il 74,8% e la Romania il 35,4%. Nella top 10 delle aree più indigenti dell’Unione figurano cinque regioni bulgare e altre quattro romene.In Italia la più povera, la Campania, è al 66,1%, seguita dalla Sicilia con il 66,9%, dalla Calabria al 67% e dalla Puglia al 67,4%.
In Italia il pil-procapite è indicato pari al 103,5% (era al 104,8 nel 2005), ma sale al 126% nel Nord-Ovest e a 123,4% nel Nord-Est; nel Centro si attesta al 115,4% e nel Sud e isole scende al 68,9%.

Il VIDEO servizio:

Disoccupazione giovanile, 6 regioni del Sud tra le prime in Ue

Giovani disoccupati in fila

Nel 2007 sette regioni italiane hanno avuto un tasso di disoccupazione pari o al di sotto della metà della media europea, ponendosi subito dietro l’Olanda, in cui le regioni virtuose sono state otto. I dati sono stati resi noti dall’Eurostat, l’ufficio statistico delle comunità europee, nel suo studio sulla disoccupazione nelle regioni europee. Al primo posto c’è la Zelanda olandese, con il 2,1%, mentre all’ultimo posto c’è la Réunion, un dipartimento francese d’oltremare.
Delle 263 regioni europee i cui dati sono disponibili, 28 hanno registrato un tasso di disoccupazione del 3,5% o meno nel 2007, ossia la metà della media europea. Tra queste, anche la Valle d’Aosta, la Lombardia, Bolzano, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e la regione di Trento. All’estremo opposto, 14 regioni hanno segnato un tasso del 14,2% o superiore, ossia doppio rispetto alla media Ue: si tratta di 5 regioni tedesche, 4 francesi, 2 in Spagna e 2 in Slovacchia e una in Belgio.
Sul fronte della disoccupazione femminile, il tasso più basso è stato quello delle regioni della Zelanda, al 2,4%, e di Praga, al 2,8%. Quelli più alti sono stati registrati a Ceuta (28,7%), Melilla (28,1%). La disoccupazione femminile è risultata superiore a quella maschile in tre quarti dei casi. Le regioni olandesi sono risultate al primo posto anche sul fronte della disoccupazione giovanile: nel Gelderland è stata del 4,9% e a Utrecht del 5%, mentre la Guadalupa ha segnato un 55,7% e la Sicilia il 37,2%.
In 26 regioni europee la disoccupazione dei giovani è stata la metà rispetto alla media: di queste, 10 si trovano in Olanda, 8 in Germania, 3 nella Repubblica ceca e in Austria e 1 in Bulgaria e Slovacchia. In Italia 6 regioni hanno superato il 30,6%.

Il VIDEO servizio:

Ammortizzatori, il governo trova l’accordo con le Regioni per 8 miliardi

Pensione dell'Inps

Accordo raggiunto: Governo e Regioni firmano il sugli ammortizzatori sociali: 8 miliardi, di cui 2.6 dalle Regioni. “Sono orgoglioso e soddisfatto, perchè oggi governo e regioni hanno raggiunto un accordo su tre temi, a cominciare da quello degli ammortizzatori sociali. L’intesa è stata raggiunta dopo un mese di confronto politico e tecnico serrato”. Ad annunciare l’intesa raggiunta dopo un serrato confronto, è stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi prima del Consiglio dei ministri: “Abbiamo raggiunto la cifra di 8 miliardi destinati agli ammortizzatori sociali ove ce ne fosse bisogno”.
“Siamo qui per comunicare dei fatti importanti, anche in risposta di chi sostiene che questo governo non sia capace di realizzare cose concrete: credo davvero che nella storia della Repubblica nessun governo abbia messo a punto tanti risultati quanto questo governo è riuscito a fare nei primi mesi della sua gestione”. Si dice soddisfatto il premier Berlusconi del lasvoro portato avanti da Palazzo Chigi per affrontare la crisi. Le istituzioni, con l’accordo raggiunto sugli ammortizzatori sociali, “hanno dato ottima prova di sé”. L’intesa, aggiunge il premier, “sancisce un livello di collaborazione mai visto” e “afferma il principio che le responsabilità vanno assunte congiuntamente”.

Il confronto finale è iniziato intorno alle 20, e ha avuto una prima interruzione, per consultazioni e riunioni a latere, dopo circa un’ora. Fino alle 22,30 si è tenuta una riunione ristretta, di una decina di persone delle due delegazioni. “Un lavoro non semplice con alcuni momenti di difficoltà ma “c’è un’intesa su un accordo nuovo”, dice alla fine un soffisfatto Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni. “Ovviamente l’accordo sarà monitorato e terrà conto di una domanda diversificata per ogni regione, con un’intesa con ogni singola regione”.

A dire della difficoltà della trattativa anche le dichiarazioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine della presentazione del “Rapporto sulla sussidiarietà” presentato alla Camera: “Non credo che questo sia il momento di fare una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali che incrementi la spesa corrente”. “Non sapremo come sarà il bilancio dello Stato fra 6 mesi” aggiunge il ministro “quindi il governo non può permettersi di stanziare risorse strutturali. Impegniamoci invece per il 2009 e il 2010 a sostenere i lavoratori che perdono il lavoro e le imprese attraverso una leale collaborazione con le Regioni”. Sacconi conferma la disponibilità data ieri dal Governo in un question time sugli ammortizzatori sociali. “Ci sono fondi che ragionevolmente possono raggiungere gli 8 miliardi di euro nel biennio in questione, tali da consentire di integrare il reddito a coloro che perdono il lavoro e di aggiungervi investimenti sulla formazione per renderli nuovamente occupabili”.

Le garanzie richieste dalle Regioni al Governo riguardavano principalmente cassa, liquidità e copertura attraverso le risorse nazionali degli ammortizzatori in deroga.
Per il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani: “Si è compiuto un passo molto importabnte e le regioni hanno dimostrato una grnade serieta’ e dato una risposta concreta ai tanti lavoratori senza la protezione dalla cassa integrazione ordinaria”.

Regioni italiane: quelle dove il Pil è d’acciaio

Un operaio metalmeccanico
di Alessandra Gerli

Sono Emilia-Romagna e Valle d’Aosta le campionesse del Pil 2008. Nell’Italia in recessione, solo in queste due regioni il prodotto interno lordo cresce, sia pure dello 0,1 per cento. Il fronte del Pil che tiene, raddoppia con Lazio e Trentino-Alto Adige, dove, a conti fatti, si dovrebbe chiudere con crescita a zero. Nelle altre regioni si va sotto. Queste le stime della società di ricerche Prometeia e dell’Unioncamere, l’ente che riunisce le Camere di commercio. Anche se spesso è questione di decimali, di zero virgola in meno, la mappa che ne esce mostra un generale indietreggiare dell’economia: dalla Lombardia, che crea oltre un quinto del pil nazionale, ma dove quest’anno potrebbero mancare all’appello 530 milioni di euro, alla Basilicata, che due anni fa era seconda nella classifica dei maggiori incrementi (più 2,8 per cento) e ora si ritrova prima in quella delle cadute più vistose (meno 1,3).

Come hanno fatto, nel quadrilatero del pil, a frenare l’onda della recessione? “Solo grazie all’export” si è risposta la Confindustria dell’Emilia-Romagna, snocciolando risultati effervescenti nella prima parte dell’anno. La seconda metà non è stata così brillante, ma “qui siamo sempre stati salvati dalle esportazioni” conferma la Banca d’Italia di Bologna. Che avverte come, dopo i cali di Spagna e Usa, “con la crisi tedesca i problemi si fanno pesanti anche per la meccanica”: ovvero per l’architrave di economia ed esportazioni, che “ha fatto la differenza anche nel 2008″ dice il capo del centro studi dell’Unioncamere locale Guido Caselli. “Le nostre imprese meccaniche si sono orientate su prodotti innovativi e sulla meccanotronica in particolare” spiega. “Per questo sono tanto competitive”.

Tra i fuoriclasse ci sono vip come la Ferrari o la Technogym e primatisti particolari come la Gd, numero uno al mondo nelle macchine che impacchettano sigarette, o la Ima, leader globale in quelle delle bustine da tè. “Tutte imprese che hanno giocato la carta dell’alta gamma, investono in ricerca il 7 per cento del fatturato e nascono dai vecchi istituti tecnici, da dove sono usciti i periti che hanno fatto storia” riassume Roberto Pelosi, direttore del Crit, un consorzio che fa da piattaforma per l’innovazione.

“Turismo, centrali idroelettriche, l’edilizia che fa case e strade, l’acciaio”. Peter Bieler, alla guida di Bilancio, finanze e patrimonio in Valle d’Aosta, elenca i “piccoli pilastri della nostra economia” che hanno tenuto nel 2008. A contare anche “le limitate dimensioni, che attutiscono i fenomeni nel bene e nel male”. Ma per Bieler, fama da economista di punta in regione, la solidità sta “nell’elevata presenza percentuale di economia reale”. Proprio da una colonna come la Cogne Acciai Speciali, però, arriverà qualche dolore. La fabbrica che gli svizzeri Marzorati salvarono dal disastro dell’Ilva 15 anni fa oggi produce il grosso delle esportazioni valdostane. Prima in Europa nelle barre per le valvole delle auto, sta soffrendo lo sboom delle quattro ruote e ora chiuderà per 20 giorni.

Come in Valle d’Aosta, anche in Trentino e Alto Adige lo statuto di autonomia è considerato un punto di forza per l’economia. “Significa un certo autogoverno, nel nostro caso un buon governo e una spesa pubblica abbastanza consistente” spiega Stefan Perini dell’Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano. “Si traduce in redditi più stabili e, di conseguenza, in stabilità nei consumi” scende nei dettagli Enrico Zaninotto, professore all’Università di Trento: “La pubblica amministrazione, di norma, non licenzia, anche se è il primo produttore di precariato”. Autonomia significa anche libertà di varare una manovra anticrisi da 800 milioni, pari al 6 per cento del pil trentino: 500 in opere pubbliche, 300 pro precari.

A Roma il clima è decisamente diverso: dopo il sorpasso su Milano del 2004, è arrivata la doccia fredda del 2008: “Per la prima volta” rileva la Banca d’Italia “Roma e provincia appaiono meno dinamiche del resto del territorio laziale”. Un bel guaio, per un’economia che gira sulla capitale. “Sono arrivati al pettine alcuni nodi” sintetizza Matteo Caroli, vicepreside di economia alla Luiss. “Quel che manca è una politica mirata, che induca le grandi straniere a restare in Lazio”, meglio se sfruttandone la vera forza: il più alto livello di istruzione d’Italia e il maggior numero di ricercatori.

Sacconi: il nuovo patto sulla salute passa dal federalismo

Maurizio Sacconi

“Abbiamo preparato una simulazione rozza, ma significativa. Ci porta a dire che se tutte le regioni avessero nella sanità i costi standard delle due amministrazioni più efficienti, Lombardia e Veneto, risparmieremmo 4,5 miliardi di euro l’anno. Sono risorse che resterebbero nel settore sanitario, ma potrebbero essere spese per lo sviluppo dei servizi, la ricerca, gli investimenti in tecnologia”. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, pensa che la riforma del federalismo sia un’opportunità per rinnovare la sanità. E in questa intervista con Panorama spiega quale potrebbe essere la strada, difficile e in alcuni casi anche dolorosa, per rendere il servizio più efficiente su tutto il territorio. Più efficiente e sostenibile. “Dobbiamo mantenere stabile il rapporto tra spesa sanitaria e prodotto interno lordo” dice Sacconi. “Non possiamo tollerare una tendenza che ci porterebbe a raddoppiarlo nel 2050 e che già oggi comporta, a causa della sfiducia nel servizio pubblico, una spesa privata, cioè soldi delle famiglie, pari al 2 per cento del pil”.
Il servizio sanitario italiano è combinato così male?
Siamo considerati dall’Ocse il secondo sistema del mondo. Ma è una media. Il servizio sanitario italiano è spaccato a metà tra un’area che è probabilmente la migliore al mondo e un’area di forte inefficienza, probabilmente una delle peggiori nei paesi industrializzati. È un sistema iniquo: chi vive nelle aree svantaggiate paga i servizi più volte, perché prende il treno della speranza verso le aree più efficienti e spesso paga ai privati prestazioni che il servizio pubblico fornisce ma delle quali non ci si fida.
In che modo il federalismo potrebbe cambiare questa situazione?
Si passerà dal federalismo irresponsabile della riforma sanitaria di 30 anni fa al più responsabile federalismo fiscale, che nella sanità è stato anticipato dai patti tra Stato e regioni del 2001 e del 2006. In base a questi piani, le regioni con un forte disavanzo avrebbero dovuto colmare il deficit sanitario godendo di un fondo aggiuntivo. Ma avrebbero ottenuto le risorse in più solo se fossero diventate virtuose. Così un doppio deterrente ha anticipato il federalismo fiscale: l’aumento della pressione fiscale fino a una certa soglia; superata la soglia, il commissariamento.
Come funzionerebbe in futuro?
Superata una certa soglia di disavanzo il commissariamento dovrebbe riguardare tutto. I libri non verrebbero portati in tribunale ma al giudizio del popolo, al voto, e gli amministratori falliti diventerebbero ineleggibili.
E in particolare per la sanità?
Nel patto della salute 2010-2012 dovremmo individuare un costo standard per abitante per tutte le regioni. Ed è bene che sia un dato reale, calcolato prendendo spunto dalle regioni migliori.
Lei parla di Lombardia e Veneto. Anche Emilia-Romagna e Toscana hanno un servizio efficiente. Le simulazioni riguardano anche loro.
Sono buoni modelli per la qualità, ma più onerosi. Lo stessa simulazione indicativa, fatta con esse, porta a una riduzione dei risparmi. Credo invece che il costo standard debba essere tarato sull’area migliore. Certo, il sistema definitivo per individuare il punto di riferimento dovrà essere più sofisticato. Potrebbe essere basato sulla composizione della popolazione: nella spesa sanitaria la quota di anziani fa la differenza.
Faccia un’ipotesi concreta.
Penso che il prossimo patto sulla salute tra Stato e regioni possa essere basato su due tipi di risorse: una quota calcolata in base al numero degli abitanti di ciascuna regione e al costo standad per abitante delle regioni migliori; e un finanziamento aggiuntivo ma decrescente che in un tempo determinato sostenga le amministrazioni nel passaggio dalla spesa storica al costo standard solo se sono virtuose.
A parte i risparmi, nei servizi che cosa accadrà?
Non stiamo parlando di tagli, ma di cambiamento. Oggi nell’area più inefficiente c’è un modello obsoleto, con una rete dei servizi dominata dagli ospedali generalisti. Molti di questi sono marginali (cioè con meno di 120 posti letto, ndr). Nel modello ottimale oltre metà della spesa è destinata invece a servizi sociosanitari e assistenziali di tipo territoriale, che garantiscono la presa in carico della persona dal momento del concepimento e che la accompagnano sempre, grazie alle tecnologie informatiche. È un cambiamento che riguarda tutti, dalla famiglia al medico di base, dagli ospedali sempre più specializzati alle strutture per la lunga assistenza, alle farmacie, al volontariato. È il progetto del libro verde. Di fatto, è un’operazione di riconversione del Centro-Sud inefficiente. Ma con le regioni più efficienti che restano sulla buona strada.
Non sarà semplice, anche dal punto di vista politico.
Nel Veneto abbiamo cominciato a chiudere gli ospedali marginali negli anni Settanta. E furono battaglie. Oggi vi è più consapevolezza, però sarà difficile lo stesso. Sarebbe bene che non ci fosse un gioco delle parti, a seconda che si sia maggioranza od opposizione, per opporsi alla chiusura degli ospedali marginali. Si può evitare se c’è condivisione Stato-regioni e quindi implicitamente una tendenziale politica bipartisan. Non a caso vogliamo rivalutare l’Agenzia dei servizi sociosanitari, la cui gestione è condivisa tra Stato e regioni. Sono percorsi faticosi. Basti pensare al lavoro dell’assessore regionale in Sicilia o nel Lazio alla chiusura dell’ospedale San Giacomo. Però sono anche gestibili. Nel pubblico non viene licenziato nessuno.
Cambierà il modo di lavorare di migliaia di persone.
Tutti saranno attori del cambiamento. Per esempio, dobbiamo rifare un patto di lungo periodo con i medici di famiglia, rivalutandone le funzioni e individuando con loro i modi per garantire un servizio 24 ore al giorno. Il modello ospedalecentrico li ha emarginati. Nel nuovo modello diventano centrali anche grazie alla tecnologia, con la ricetta elettronica trasmessa alla farmacia e il fascicolo elettronico individuale che segue ovunque le persone.

Il federalismo su sanità e regioni


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101