Leggi tutte le notizie su:
Renata-polverini
L’infinita trattativa per l’acquisizione di Alitalia potrebbe essere vicina a una soluzione. Le ultime aperture della Cai di Roberto Colaninno sul mantenimento degli attuali livelli salariali (in cambio di una maggior produttività) per il personale di terra e soprattutto la possibile entrata con una quota di minoranza (dal 10% fino al 20%) di uno o più partner stranieri (Lufthansa, British Airwais, Air France-Klm) hanno ammorbidito la posizione fin qui oltranzista della Cgil, che in serata, per voce del segretario Guglielmo Epifani, ha dato una disponibilità di massima a sottoscrivere l’accordo.
E i piloti… Sono arrivati a Palazzo Chigi i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per incontrare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, oltre ai ministri Sacconi, Matteoli e Scajola. Riprende così le fila della trattativa con Cai su cui, al momento, grava ancora l’incognita della posizione di piloti e assistenti di volo. Dopo il confronto informale di questa mattina, il presidente di Anpac Fabio Berti ha, infatti, opposto un “no comment” alle domande dei giornalisti, definendo “delicato” il momento della trattativa. Il leader di Avia, Antonio Di Vietri, ha rimandato ogni decisione al termine dell’assemblea prevista alle 15 a Fiumicino, aggiungendo di non aver ricevuto alcun tipo di convocazione.
La questione della licenza. Per evitare la messa a terra degli aerei, intanto, il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, sta per presentare all’Enac la documentazione necessaria perché Alitalia possa continuare l’attività operativa sino al 30 settembre, senza ripercussioni sull’adempimento delle prescrizioni normative aeronautiche e sul servizio alla clientela. In sostanza, cercherà di dimostrare che la situazione finanziaria è gestibile nel breve periodo (anche sospendendo i pagamenti di alcuni contratti come per esempio con gli aeroporti) e che sono state adottate le misure necessarie che riducono i voli. In caso di ritiro della licenza, il commissario ricorrerà al Tar perché il regolamento comunitario può essere disapplicato. Ma una firma dell’accordo tra sindacati e Cai scongiurerebbe questo rischio. Tutti gli occhi sono puntati su Palazzo Chigi.
Giorni contati per Alitalia, ma si riaccende la speranza che si riapra la partita con Cai. Il presidente e l’amministratore delegato, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, dopo aver formalizzato la rinuncia alla trattativa d’acquisto, sono stati convocati a palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta.
Che il clima possa cambiare lo ha auspicato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, che in mattinata ha parlato di spiragli. “Per Alitalia ci sono, almeno per qualche giorno, dei piccoli spiragli. Tutti coloro che hanno a cuore le sorti della compagnia di bandiera devono lavorare perchè questi spiragli restino aperti e si allarghino sempre di più”.
Intanto il segretario del Pd Walter Veltroni ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nella lettera (qui il testo integrale) si indicano una serie di proposte del Partito Democratico per affrontare la situazione di grave crisi della compagnia di bandiera. Secondo il segretario del Pd ci sono “tre strade possibili:
1) che la Cai faccia un passo in avanti verso le posizioni espresse dai sindacati, come le indubbie condizioni di vantaggio ad essa offerte dal decreto del governo consentono e richiedono;
2) che ci si attivi per riprendere i fili di quei negoziati con soggetti esteri, che, da soli o con Cai, potrebbero acquisire, rispondendo al bando tardivamente pubblicato dal commissario, un ruolo rilevante nella salvezza e nello sviluppo di Alitalia;
3) che il commissario, in rappresentanza di Alitalia, e su preciso mandato del Governo, concluda immediatamente e positivamente una intesa con tutti i sindacati consentendo così poi a Cai e/o a compagnie aeree straniere di acquisire Alitalia, garantendone la sopravvivenza”. Conclude Veltroni: “Il nostro giudizio sulla vicenda della nostra compagnia nazionale è molto severo ma questo non ci impedisce di operare positivamente, come sempre, nell’interesse esclusivo del Paese”.
Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, ha ribadito oggi che o il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, presenta entro giovedì un piano di emergenza oppure la licenza per l’aviolinea sarà sospesa. “Francamente” ha spiegato il presidente dell’Enac “ho suggerito al commissario di non fare cose azzardate, perchè le compagnie aeree devono avere affidabilità”. “Lui stesso” ha aggiunto Riggio riferendosi a Fantozzi “ha convenuto che in assenza di offerte realistiche e concrete chiederebbe la sospensione dei voli”.
Quanto agli slot, in caso di sospensione della licenza, Riggio spiega che “nel momento in cui Alitalia si ferma i suoi slot restano congelati per un tempo breve” e, considerando che “la stagione invernale comincia il 25 ottobre”, “già hanno o stanno facendo domanda tutte le compagnie europee”. Non ottimista il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli: “Siamo alla disperazione. L’unica speranza oggi è che i sindacati firmino in modo da consentire al governo di provare a convincere Cai a fare un passo indietro. Anche l’idea dei piloti di mettere a disposizione il loro Tfr non potrebbe aiutarci a raggiungere cifre sufficienti per rilanciare la compagnia”.
“Allo stato” ha concluso Matteoli “non c’è nessuna offerta”. Intanto, il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, smentisce di aver riferito che per i piloti era rischioso volare in queste condizioni di particolare stress legato alla vicenda Alitalia: “Mai detto che i piloti di Alitalia sono stressati e che i passeggeri devono per questo temere”. “Il riferimento ai pericoli legati alla sicurezza” precisa Berti “era legato esclusivamente a ipotetici futuri contratti che non tengano sufficientemente in considerazione i livelli di fatica e stress degli equipaggi”.
Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, riconferma che la proposta di salvataggio di Alitalia avanzata da Cai è l’unica alternativa al fallimento e boccia senza mezzi termini la soluzione proposta ieri dal “fronte del no”.
La proposta Cai, ha detto il leader sindacale, “è l’unica soluzione ed è bene che nessuno si inventi altre cose che non stanno in piedi e che potrebbero dare l’illusione ottica di una prospettiva”. “Sono quindici giorni che vengono emessi ultimatum. Se avessimo utilizzato tutto questo tempo per trattare, probabilmente oggi avremmo fatto non uno, ma dieci contratti”, ha osservato infine Claudio Petrocchi, coordinatore dell’Sdl.
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia. Partecipa al FORUM e guarda la GALLERY: i protagonisti degli ultimi due anni
È saltato il vertice tra le nove sigle sindacali dei dipendenti Alitalia che avrebbero dovuto definire già oggi una piattaforma comune da presentare alla Cai (Compagnia aerea italiana) e al governo. Alla base della decisioni dei sindacati ci potrebbe essere due ordini di ragioni: alcuni sindacati, dell’area autonoma, vogliono alzare il prezzo della trattativa nella speranza di ottenere qualcosa in più. Altri invece parlano di una semplice questione tattica legata alla necessità da parte delle organizzazioni dei lavoratori di prendere tempo e far slittare la scadenza (giovedì) chiesta alla Cai, la società che ha presentato l’offerta per rilevare una parte degli asset di Alitalia in cambio di un accordo preventivo con i sindacati. Quali siano le ragioni che hanno indotto i sindacati ad annullare l’incontro, Berlusconi è intervenuto nella vicenda per lanciare un avvertimento: se la trattativa dovesse per un “egoismo irragionevole”, il governo non potrebbe “garantire” a tutti i 20 mila lavoratori di Alitalia quanto promesso ai 3.250 esuberi previsti dal piano di salvataggio,. Ci sarebbe a quel punto una “drastica” riduzione di sostegni e rimborsi.
Intanto, in mattinata, la Guardia di Finanza è entrata nella sede Alitalia per acquisire i documenti riguardanti gli ultimi dieci anni di bilanci consolidati. L’operazione è stata disposta dalla Procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta sulla dichiarazione di insolvenza annunciata dal tribunale e resa pubblica dal commissario straordinario della compagnia Augusto Fantozzi. La Procura, che aveva aperto a inizio settembre un fascicolo senza indagati, né ipotesi di reato, vuole ora andare a ritroso per 10 anni per stabilire le cause del dissesto finanziario, ricostruire la struttura aziendale, i rapporti con i fornitori e i pagamenti.
L’arrivo alla sede della Magliana degli agenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha contribuito a rallentare le trattative. I contatti sotterranei fra le parti (governo, sindacati, Cai) continuano: già ieri al ministero del Lavoro e a Palazzo Chigi si sono svolte numerose riunioni separate con i sindacati confederali, le associazioni professionali di piloti e assistenti di volo nella speranza di ottenere più tempo, soprattutto per arrivare ad un’intesa sul nuovo contratto di lavoro dei dipendenti che entreranno nella nuova compagnia di bandiera.
“Per la manutenzione pesante e ordinaria auspichiamo che entrino nella società partecipata dalla nuova Alitalia anche Fintecna e Finmeccanica, oltre a qualche altro imprenditore”, ha dichiarato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, insieme a Luigi Angeletti della Uil e a Renata Polverini dell’Ugl, esponente della linea trattativista e morbida. Secondo il quale i sindacati avrebbero anche promosso un accordo per salvare i lavoratori del servizio cargo, attraverso una società nuova partecipata. Secondo Bonanni il conto totale dei lavoratori è quindi così organizzato: “Oltre ai 3.000 esuberi e agli assunti delle aziende partecipate dalla nuova Alitalia ci sono gli oltre 13mila lavoratori che rimangono nella nuova compagnia”. Dunque mille lavoratori in più, spiega Bonanni: “Abbiamo incluso anche i 350 carrellisti della manutenzione leggera e gli amministrativi dei call center”. Bonanni ha poi aggiunto che lui aveva dato la sua disponibilità a chiudere già 15 giorni fa, “perché tra distruggere tutto e salvare l’azienda, io preferisco salvare l’azienda”.
Anche il segretario generale della Uil Luigi Angeletti parla di una “buona percentuale” di attori (tra sindacati, governo e Cai) disposti a trovare l’accordo per il salvataggio di Alitalia. “Ma non il 100%. Non so” ha detto Angeletti, “se giovedì sarà l’ultima chiamata. Ne ho sentite molte di ultime chiamate e sono un po’ scettico”. Una cosa è certa”, ha concluso, “mettere d’accordo nove sigle sindacali è un miracolo”.
A sua volta Fabio Berti, il presidente dell’Anpac, il principale sindacato dei piloti, ammette che “le posizioni sono ancora lontane” e si augura che “ci sia buonsenso da parte di tutti”. Intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del giorno in onda su Canale 5, Berti ha dichiarato che ieri che “c’è stata un’apertura sul metodo di lavoro. Il prossimo incontro tra le parti”, ha aggiunto, “si terrà probabilmente domani, mercoledì 17 settembre, prima dell’assemblea della Cai convocata per giovedì.
Intanto Lufthansa, che ieri era stata definita dal premier Berlusconi, “partner ideale” di Alitalia, prende le distanze: “Alitalia è un partner interessante, ma non nella situazione attuale, a causa della sua pessima situazione economica”, ha detto il portavoce della compagnia tedesca, Thomas Jachnow. Resta regolare anche oggi la situazione dei voli Alitalia all’aeroporto di Fiumicino. Intanto per domani è stato confermato dalla Cub Trasporti lo sciopero di quattro ore (12-16) di tutti i dipendenti del gruppo Alitalia.
LEGGI ANCHE Alitalia: primo accordo quadro. Autonomi: “inutile e provocatorio”- Alitalia: sindacati convocati a Palazzo Chigi. Da lunedì voli non garantiti
Continua il confronto tra Governo, Cai, Alitalia e sindacati. La giornata è articolata su quattro tavoli. Tre riguardano il nuovo contratto di lavoro per piloti, assistenti di volo e personale di terra, mentre il quarto tavolo si concentra sugli ammortizzatori sociali. Nella sede del ministero del Lavoro di Via Flavia, è trattativa non stop, ma se Cai e sindacati non raggiungeranno un’intesa la compagnia chiuderà i battenti. Almeno questo è il giudizio del commissario straordinario dell’Alitalia, Augusto Fantozzi, che anche oggi ripete “serve un accordo entro domani”.
“Sarà una giornata intensa”, commenta il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che però ribadisce di essere ottimista. Ad accendere i motori oltre a Sacconi, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli e il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli. La Cai è rappresentata dall’amministratore delegato Rocco Sabelli che sulla trattativa, ribadisce “tutta la validità del piano presentato: un piano di crescita che mira a trasportare più passeggeri e realizzare più ricavi”. Una validità che dovrà essere riconosciuta dai vertici delle nove sigle sindacali che siedono al tavolo. A livello confederale, ci sono il segretario generale dell’Ugl Renata Polverini e il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni. Che dopo essere stato duramente contestato da una cinquantina di manifestanti al suo arrivo a via Flavia, invita Governo e azienda a fare la propria parte:”I sindacati devono essere responsabili”, spiega Bonanni, “esattamente come deve esserlo il Governo, che ha compiti importanti in questa vicenda e non deve solo stare a guardare”. Innanzi tutto, secondo il segretario della Cisl, l’esecutivo deve impegnarsi a garantire l’italianità della nuova compagnia introducendo un vincolo sulla vendita di azioni a società straniere. Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, invece, l’ostacolo principale all’accordo è la questione delle retribuzioni. L’attuale situazione del negoziato su Alitalia è “complessa, delicata, difficile”, “sappiamo che c’è insolvenza societaria ma il sindacato non vuole essere responsabile di un fallimento tanto meno capro espiatorio per chi vuole addossargli la responsabilità di non chiudere il negoziato”commenta il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, che ha aggiunto “un’ora in più non ce la devono negare perché vogliamo chiudere la trattativa e nel miglior modo”. Scettico è il vicepresidente dell’associazione dei piloti Anpac, Stefano De Carlo: “Il rischio che la situazione precipiti è alto” commenta all’uscita dall’incontro al ministero del Lavoro, “le risposte non sono ancora sufficienti”, ha aggiunto, “perché per il network e la flotta non cambiano nulla”.
A nulla è servita la disponibilità espressa da Sabelli per alcuni ritocchi sul network e sulla flotta e a creare, per il settore cargo, una joint venture con operatori specializzati. Inoltre, Sabelli ha proposto che la manutenzione pesante di Alitalia venga affidata in outsourcing con un contratto pluriennale, dove la Cai entrerebbe anche con una partecipazione azionaria. Quanto ad eventuali alleanze internazionali, l’amministratore unico di Cai, ha chiarito che il partner avrà una quota di minoranza nella compagnia, ma prima dovrà essere definito un accordo industriale.
“Aver deciso l’11 settembre come data per chiudere la trattativa, è stata una scelta infausta. Potremmo dire che è l’11 settembre dell’economia romana”, Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, ha aperto così il suo intervento all’assemblea dei lavoratori di Alitalia Airport ed Eas (European Aviation Services) in corso all’aeroporto di Fiumicino. A causa dell’assemblea sindacale in cui si sta discutendo del futuro e del salario del personale che entrerà a far parte della nuova compagnia aerea, oltre 30 voli sono stati cancellati.
LEGGI ANCHE Alitalia: per Fantozzi senza accordo si procede alla mobilità
La sicurezza delle nostre città è in mano a persone sottopagate, stravolte dai turni straordinari e stressate dai debiti e dal mutuo. Questa è la fotografia preoccupante della polizia italiana che emerge dai dati di uno studio realizzato dall’Ugl sul comparto sicurezza. L’indagine è stata compiuta su un campione di 9.000 operatori tra polizia (5.000), Corpo forestale (1.000), polizia penitenziaria (2.000) e vigili del fuoco (1.000).
Il 61 per cento delle forze di polizia, rileva l’Ugl, vive con uno stipendio di 1.000-1.200 euro al mese, spesso in grandi città, ”dove la vita è insostenibile se non si ha una famiglia alle spalle”. L’81per cento ha fatto recentemente ricorso al credito al consumo, mentre il 51per cento ha avviato procedure per il consolidamento del debito. Una debolezza sotto il profilo patrimoniale, nota il sindacato, ”che mette a dura prova anche l’integrità morale”. Il 92 per cento degli intervistati proviene dal Centro-Sud. L’età media si aggira intorno ai 40 anni e quindi, per l’Ugl: ”Siamo destinati ad avere un ‘esercito’ di anziani a vigilare sulla incolumità dei cittadini”.
L’82 per cento addebita al lavoro i “disastri” familiari (separazioni, divorzi). Il 64 per cento poi non è proprietario dell’abitazione in cui vive, ma il 93per cento ha acceso un mutuo che per il 91per cento degli intervistati incide sul reddito familiare più della metà.
L’unico dato positivo è che il 68 per cento si dice soddisfatto del proprio lavoro, ma solo il 18 per cento è contento dello stipendio e l’89 per cento sarebbe disposto a cambiare mansione per una migliore retribuzione.“La sicurezza” ha detto il segretario generale, Renata Polverini commentando i dati “è la principale infrastruttura del Paese, con particolare riguardo al Sud. Finora i provvedimenti presi dal governo non premiano l’impegno dei nostri operatori per la sicurezza, anzi a partire dall’esclusione dei benefici della defiscalizzazione del lavoro straordinari, vanno nella direzione opposta”.
Una critica neanche velata al governo e alla manovra di bilancio per il triennio 2009/11 di Tremonti: “Nonostante il crescente disagio economico e sociale che sta caratterizzando il nostro Paese, con effetti allarmanti sulla vita delle famiglie e sul funzionamento delle istituzioni” sostiene l’Ugl “il governo non sembra prendere sul serio le difficoltà in cui versano le forze dell’ordine e si appresta ad approvare una manovra che taglia in modo indiscriminato le risorse dei settori della pubblica amministrazione, inclusi quelli destinati alle forze di polizia”. Polizia, carabinieri ed esercito hanno già protestato giovedì scorso, ma Berlusconi ha negato l’esistenza dei tagli e il ministro dell’Interno Maroni ha promesso “Un miliardo dalla confisca dei beni mafiosi”. Parole che non hanno convinto le principali sigle di rappresentanti dei lavoratori del comparto sicurezza che si apprestano a tornare in piazza insieme ai lavoratori della pubblica amministrazione.
E il leader Pd Veltroni coglie al balzo l’analisi dell’Ugl, sindacato politicamente vicino alla destra, per attaccare il governo: “Il Capo di Stato maggiore della Difesa in una audizione alla Camera ha detto che le forze armate sono al limite e l’Ugl ricorda che il 61per cento degli operatori delle forze dell’ordine vive con 1.200 euro al mese” nota il capo del Pd, “E allora siamo a un paradosso: si approva un decreto in materia di sicurezza ma nel frattempo si riducono le forze sul territorio in termini di agenti e commissariati”.