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Il ministro Renato Brunetta, protagonista di un diverbio con una ragazza del network dei precari che ha suscitato scandalo e indignazione in rete
Di Angelo Pasquarella, AD di Projectland
Il rifiuto al colloquio con i giovani precari e l’insulto da parte di Brunetta può essere letto come un caso emblematico.
Se da una parte infatti è sotto gli occhi di tutti l’incapacità dei nostri governanti di facilitare lo sviluppo e l’utilizzo proficuo dei giovani lavoratori della conoscenza, dall’altro le richieste avanzate da questi ultimi assomigliano molto alle aspirazioni tipiche di un mondo le cui caratteristiche trovano sempre meno riscontro nella società attuale. Continua

Auto blu in sosta nel centro di Roma a Montecitorio (Ansa)
La stima del mese scorso era di circa 620 mila, almeno secondo un comunicato dell’Associazione dei contribuenti italiani. Stiamo parlando delle auto blu, simbolo per eccellenza della casta e dei suoi privilegi. Ora pare siano 90 mila, anche se il numero è destinato ad essere arrotondato per eccesso. Continua
- Tags: certificati, decreto, dimissioni, fannulloni, medici, pubblica-amministrazione, renato-brunetta, riforma, rivoluzione, statali, visita-fiscale
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Non c’è solo la premiazione del merito nella riforma antifannulloni del ministro Brunetta: oltre ai premi per i più bravi arriva anche il carcere per i dipendenti che si fingono malati o che falsano la loro presenza in servizio. Lo prevede il decreto legislativo approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri e che ora, dopo la definitiva messa a punto degli aspetti tecnici, è stato esaminato e vistato dalla Ragioneria generale dello Stato, inoltrato alle Camere per il parere delle competenti commissioni permanenti e trasmesso al Cnel, affinchè le parti sociali ne prendano visione, e alla Conferenza unificata. L’esame del testo, ora pubblico e consultabile on line sul sito del ministero (qui il documento in .pdf), mostra infatti che è prevista una sanzione penale che può arrivare alla “reclusione da uno a cinque anni” oltre alla “multa da 400 a 1.600 euro” per false attestazioni e certificati medici”.
La sanzione, oltre che al dipendente, è prevista anche per il medico che si presa a certificare il falso e per il dipendente pubblico che si dichiari in servizio senza esserlo. “Fermo quanto previsto dal codice penale” si legge infatti nello schema del decreto, viene “punito con la reclusione” il dipendente che “attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente”. Ferma restando la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, il dipendente è anche “obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione” ma anche il “danno all’immagine subiti dalla pubblica amministrazione”. Per il medico la condanna comporta anche la radiazione dall’albo e, se dipendente di una struttura sanitaria, anche il licenziamento “per giusta causa” La previsione del carcere è solo uno dei capitoli della ‘rivoluzionè Brunetta che avvia una stretta sui provvedimenti disciplinari e sanzioni, con un catalogo di infrazioni particolarmente gravi per le quali è previsto il licenziamento.
La risoluzione del rapporto di lavoro è, ad esempio, prevista in caso di ripetizione di assenze ingiustificate; per ingiustificato rifiuto di trasferimento; per false dichiarazioni ai fini dell’ assunzione o della progressione in carriera; per prolungato insufficiente rendimento. Novità sono in arrivo anche per i procedimenti discipliari e il loro rapporto con il procedimento penale: solo i procedimenti più complessi potranno essere sospesi in attesa del giudizio penale.
La previsione di punizioni severe per i dipendenti “fannulloni” va in ogni caso di pari passo con la premiazione del merito. Il decreto Brunetta punta infatti a stoppare la distribuzione a pioggia di benefici per un meccanismo di distribuzione degli incentivi economici e di carriera più selettivi. Si rafforza inoltre la responsabilità dei dirigenti e il loro potere di gestione delle risorse umane, anche per l’attribuzione dei “premi”. Avranno nuovi strumenti ma saranno anche loro sanzionati se non svolgeranno bene il proprio lavoro.
Ecco perché il ministro antifannulloni si dice soddisfatto: “Io ho il consenso degli italiani. Tra loro che sono 60 milioni e i 3,65 milioni di dipendenti pubblici non ho dubbi, scelgo i 60 milioni” ha detto Renato Brunetta, presentando il proprio libro Rivoluzione in corso all’Unione Parmense degli Industriali. Una riforma che Brunetta ha però dovuto forzare minacciando dimissioni: “La settimana scorsa ho usato il jolly. Comunque Berlusconi e’ con me e a me basta. Posso fare a meno di tutti gli altri ma non di Berlusconi”.
“Le tasse? È nel dna degli italiani non pagarle”. Ne è convinto il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che, intervenendo a un convegno su “Linea Amica” al Forum PA, aggiunge come la necessità di pagare le imposte vada spiegata “fin dal momento in cui si è al primo impatto con la scuola”. E infatti: “Abbiamo creato un kit che distribuiamo a tutte le scuole”, spiega Befera. “C’è un dvd con un cartone animato per i bambini dove si spiega perché bisogna pagare le imposte”. Ogni giorno i contatti giornalieri dell’Agenzia delle entrate si attestano sui 20 mila. Attraverso “Linea Amica“, che il ministro Brunetta dice dal palco del convegno di voler potenziare, avendo chiesto al Governo 50 milioni di euro per costruire “una pesante piattaforma multicanale ict”, si vuole istituire un front office del centro multicanale che riduca l’utilizzo degli specialisti alle questioni più complesse. Le problematiche più frequenti, ha precisato Befera, sono in questo momento nelle comunicazioni di irregolarità riguardo le dichiarazioni dei redditi che l’Agenzia invia ai cittadini nel caso in cui si presenti qualche errore nella documentazione. Befera riconosce che “ci sono “difficoltà reali delle imprese nel pagamento delle imposte”. Molti contribuenti che ricevono la cartella esattoriale fanno ricorso alla rateazione: attualmente, ammontano a 3 miliardi le imposte per le quali é stata concessa la rateazione. “Questo é un vantaggio per i contribuenti in difficoltà, ma anche per l’amministrazione che altrimenti dovrebbe attivare procedure esecutive”, sostiene il direttore dell’Agenzia delle entrate.
Italiani allergici alle tasse, forse anche per colpa delle “cartelle pazze” e degli studi di settore fatti con criteri troppo stringenti, almeno secondo “Contribuenti.it - Associazione contribuenti italiani“: da gennaio ad oggi secondo l’associazione sono state recapitate 960 mila cartelle pazze, con conseguenti ipoteche sugli immobili, ganasce fiscali su auto e moto, pignoramenti di stipendi e di conti correnti bancari e postali. Numeri che si aggiungono a quelli forniti dal Codacons, secondo il quale dallo scorso giugno a gennaio sono stati 1.6 milioni gli italiani vittime delle cartelle esattoriali sballate. E, dichiara Codacons, “finora gli esattori delle tasse con le cartelle pazze hanno riscosso illegittimamente in 10 anni circa 9,8 miliardi di euro”. Le “cartelle pazze” notificate da gennaio ad oggi ai contribuenti italiani riguardano per il 55 per cento multe automobilistiche prescritte o annullate dai giudici di pace, il 32 per cento bolli auto prescritti, già pagati o non dovuti, l’11 per cento la tassa smaltimento rifiuti richiesta erroneamente ai proprietari anziché agli affittuari. C’è anche un 2 per cento, piuttosto sgradevole, di richieste di pagamento imposte sospese ai terremotati abruzzesi. Per tutti vale il principio, dichiarato incostituzionale, del “solve et repete”, cioè “prima paghi e poi discutiamo”, anche in presenza di sentenze dei giudici di pace o delle commissioni tributarie. E per chi non paga, dopo 60 giorni scattano automaticamente le procedure esecutive con ipoteche sugli immobili, le ganasce fiscali sulle auto e moto, i pignoramenti dello stipendio e dei conti correnti bancari e postali, e come previsto dal “decreto salva crisi”, con l’aggravio di un aggio e interessi di mora del 18 per cento. In pratica, i contribuenti dovranno remunerare gli Agenti della riscossione con un compenso pari al doppio di quanto previsto negli anni scorsi.
Ci sono anche casi in cui liberi professionisti che guadagnano un reddito inferiore a quello previsto dalle tabelle dell’Agenzia delle entrate siano soggetti a studi di settore che li inseriscano per mesi come potenziali evasori, prima che l’accertamento si concluda. Befera assicura che sono previste novità. La conferma arriva dalla Commissione di esperti per gli studi di settore, organismo che vede riuniti l’amministrazione finanziaria, la società per gli studi di settore e le associazioni di categoria, che ad aprile ha approvato all’unanimità un documento nel quale si precisa che “in relazione ai periodi d’imposta 2008 e 2009 interessati da notevoli modifiche nel mercato provocate dalla crisi, il risultato degli studi di settore sia accompagnato in sede di accertamento anche da altri elementi in grado di rafforzare ulteriormente la pretesa tributaria”, suggerendo all’agenzia delle Entrate “particolare prudenza nelle situazioni in cui gli scostamenti saranno di lieve entità”.
Un passo avanti dalla “civiltà giuridica importante” secondo le associazioni di categoria. Una speranza in più per cambiare il dna degli italiani e stimolarli a pagare le tasse.
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Sorridente. E soprattutto puntualissimo. Così il ministro della Funzione pubblica e dell’Innovazione, Renato Brunetta, si è presentato al Forum Pa 2009, la vetrina annuale della pubblica amministrazione, inaugurata nella mattina di lunedì 11 alla nuova Fiera di Roma (fino al 14 maggio). Ringrazia il sindaco Gianni Alemanno (”Il primo sindaco ad aver capito l’importanza di questa manifestazione”) poi dice di “aver mantenuto la promessa di consegnare soltanto materiale digitale a questa edizione di Forum Pa” (anche se, soffermandosi davanti lo stand della presidenza del Consiglio dice alle hostess che c’è ancora troppa carta in giro). Ma lancia un monito ben preciso: “Non c’è più tempo da perdere, bisogna approvare il decreto legislativo che attua la riforma dello stato, una macchina che ci costa 300 miliardi l’anno e che offre servizi solo al 50 per cento”. In quest’ottica, ha aggiunto: “Mi aspetto che il sindacato dia una mano e si renda conto della portata rivoluzionaria della riforma in atto. Voglio che il testo, dopo i passaggi parlamentari, vada al Cnel, per un parere articolato, poi se serve altro dialogo sociale ci sarà e passerà poi di nuovo in consiglio dei ministri. Ma il tutto va fatto entro 60 giorni o me ne vado”. Appuntamento a luglio dunque, “per il mare o per parlare del decreto approvato”.
Con il taglio del nastro, la manifestazione entra nel vivo. Forum Pa, 14 mila metri quadrati di esposizione e 250 espositori, compie venti anni con uno slogan significativo: “Recuperare efficienza attraverso le idee”. Da oggi a giovedì ci sarà un calendario fittissimo di convegni, la presenza di 12 ministri e numerosi amministratori locali. Si parlerà della riforma della pubblica amministrazione, di reti digitali, di economia, ma anche di sanità e telemedicina con la presenza di Arsenàl.it, il centro veneto di ricerca e innovazione per la sanità digitale. Saranno presentati il libretto sanitario elettronico (Azienda Ulss 9 di Treviso) e il progetto europeo “Health Optimum” che coinvolge tutte le Aziende sanitarie ed ospedaliere del Veneto con servizi di teleconsulto neurochirurgico e tele laboratorio.
Ma oggi, come detto, è il giorno di Brunetta. E delle cifre, inesorabili, sulla lotta ai fannulloni nella pubblica amministrazione. Da maggio 2008 a marzo 2009, incalza il ministro, il calo delle assenze per malattia è stato del 35,9 per cento, mentre la riduzione delle assenze per motivi diversi dalla malattia è stata del 11,8 per cento. Le riduzioni più rilevanti si riscontrano negli enti di previdenza e nelle pa centrali (rispettivamente -49,1 e -40,3 per cento). Il “Brunetta pensiero” va oltre le cifre e anticipa due novità che saranno lanciate durante le giornate romane: la casella di posta elettronica per tutti i cittadini italiani, che prevederà certificazione e firma elettronica dal proprio computer di casa e, sul solco di “Reti Amiche”, la possibilità di istallare in qualsiasi ufficio pubblico e privato, che abbia un certo numero di dipendenti, un terminale “on the job” abilitato a distribuire certificati e prodotti della pa, per “evitare di prendere magari due ore di permesso per fare un cambio di residenza o per fare una richiesta di analisi alla Asl”.
Poi ancora numeri. Quelli che testimoniano il successo di “Reti amiche“, il progetto chiave del piano di modernizzazione della pa voluto dal ministro. 5.740 sportelli di Poste italiane e 22.191 punti vendita tabaccai. In tutto 27.931 sportelli alternativi a quelli delle amministrazioni dove il cittadino può richiedere servizi e certificati. Al 16 aprile 2009 il ministero rileva che, negli sportelli postali, dall’avvio del progetto, sono state effettuate 9.500 transazioni per rinnovo/rilascio dei passaporti, con un incremento del 128 per cento a gennaio, e 200 mila transazioni relative al rinnovo/rilascio dei permessi di soggiorno (incremento del 20 per cento nei primi mesi del 2009). Positivo anche il bilancio di “Linea amica“, il contact center unico, attivato il 29 gennaio 2009 che vede in rete oltre 360 uffici di relazione con il pubblico. A fine marzo, gli operatori del network avevano risposto a circa 4 milioni di chiamate, la maggior parte delle quali effettuate via telefono (il 61,8 per cento) e il restante via mail (il 38,2 per cento). Nel solo periodo tra il 25 aprile e il 1 maggio il network ha raggiunto 1.152.000 contatti. “Linea Amica” è presente a L’Aquila con una propria postazione nel camper Inpdap presso il Centro commerciale “L’Aquilone”, mentre “Radio Pa amica” trasmette sul sito internet le news sul dopo-terremoto di interesse del cittadino. Il viaggio delle reti non si ferma qui. Entro la fine di maggio il ministero firmerà altre intese con Unicredit, che metterà a disposizione 4.600 sportelli per l’erogazione di servizi Inps, con le farmacie, grazie al quale i cittadini potranno richiedere servizi sanitari in 17.800 punti di vendita, e con Intesa San Paolo e le sue 6.463 agenzie.
Il VIDEO servizio:

Il mostro-burocrazia ha i mesi contati: entro la fine dell’anno il governo intende infatti dare “un’accelerazione straordinaria” alla lotta agli sprechi causati dall’apparato burocratico grazie anche all’attivazione di 5 milioni di indirizzi di posta elettronica certificata e al varo dello Statuto dei Doveri della P.A. nei confronti dei cittadini. Ma anche mettendo in conto i risultati già raggiunti con le norme taglia-oneri che stanno permettendo risparmi per imprese e famiglie per oltre 5 miliardi l’anno.
I ministri della Funzione pubblica e del Lavoro, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, hanno infatti illustrato i primi risultati dei piani di riduzione degli oneri che, per il momento, riguardano circa 2 milioni di imprese. I primi tagli di adempimenti riguardano i settori del lavoro e della previdenza e quello della prevenzione incendi, ma in vista ci sono quelli previsti per i beni culturali, ambiente e fisco: l’obiettivo è quello di arrivare ad una riduzione degli oneri amministrativi che gravano sulle imprese del 25% entro il 2012.
Lavoro e previdenza. In questi settori sono attesi risparmi per 700 milioni di euro che si aggiungono ai circa 4,1 miliardi già tagliati, per un totale quindi di 4,8 miliardi l’anno (-48% costi). Nella prevenzione incendi la riduzione dei costi è del 73% e il risparmio atteso è di 500 milioni di euro l’anno. In particolare per il lavoro è eliminato l’obbligo da parte del datore di lavoro di presentare il Documento Unico di Regolarità Contributiva, il cosiddetto Durc, per la partecipazione agli appalti pubblici. L’eliminazione di quest’obbligo comporterà risparmi per circa 16 milioni di euro: poco in confronto all’altra semplificazione introdotta, quella che prevede un’unica comunicazione telematica dei dati retributivi e contributivi. L’accorpamento nel nuovo modello (Uniemens), comporterà risparmi per 680 milioni di euro.
Statuto doveri PA. Un vero e proprio “Statuto dei doveri” nei confronti dei cittadini sarà pronto a maggio: lì saranno codificati tutti i doveri della P.A., a partire dall’obbligo delle amministrazioni di cercare la documentazione prodotta da altri enti pubblici nel proprio seno, senza richiedere quest’onere ai cittadini. Ogni violazione di queste disposizioni, promette Brunetta, sarà punita con una sanzione per la P.A.
5 milioni di e-mail certificate. Arriveranno entro la fine dell’anno. Gli indirizzi di Posta Elettronica Certificata (PEC) serviranno ai cittadini per dialogare con la generalità della P.a., enti locali o di previdenza e amministrazioni centrali.
Affondo contto chi mitizza i precari. Il ministro, che oggi ha presentato al Cnel il monitoraggio sui contratti di lavoro flessibile sotto accusa dalla Cgil, difende la validità del lavoro fatto “con onestà, la massima trasparenza possibile e con una metodologia aggiornata”. E non usa mezze parole per rispondere alla polemica sui presunti 400mila precari in Italia: “Chi mitizza la figura del precario” ha attaccato Brunetta durante una riunione del Cnel “mi fa letteralmente schifo, perché è solo strumentalizzazione politica”. Non è solo questione lessicale (”preferirei definirli lavoratori flessibili, perché la parola precario mi fa venire l’orticaria”), ma questione di concetti e cifre. Altro che film, saggi o monologhi sui call center: “I precari non devono essere una classe sociale. Chi spara numeri a vanvera non tutela i lavoratori, ma gioca sulla pelle dei giovani”. Già, perché secondo le stime del governo i lavoratori precari nella pubblica amministrazione sono “10-15mila, Sicilia esclusa”.
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“Protestate pure, ma è così”. Parla dinanzi a una platea composta quasi esclusivamente da donne, in un convegno sulle pari opportunità. E ancora una volta il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta scatena proteste, fischi, critiche ma non si ferma: “Io” ripete “non voglio più che le donne scappino dall’ufficio per fare la spesa, per poi tornare a casa all’una e mezza e avere difficoltà a gestire la famiglia e tutto il resto”.
Parla chiaro, come suo solito, il ministro: “Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro”.
E a quel punto dalla platea si sono alzate forti le contestazioni da parte del pubblico femminile presente: “Ci sono tante donne nella scuola e nella pubblica amministrazione perché vinciamo i concorsi e siamo più brave degli uomini”. Pronta la replica del ministro: “Se si vincono tanti concorsi come mai sono così poche le donne ai vertici della carriera?”.
Domanda retorica, alla quale Secondo Brunetta la vera parita’ e l’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne vanno di pari passo, perche’ “per la parita’ occorrono soldi”.
Brunetta ha osservato che e’ necessario “rompere l’equilibrio attuale, per cui le donne vanno in pensione prima degli uomini come compensazione della mancata carriera e dei carichi familiari”.
Ma le dichiarazioni di Brunetta hanno provocato la reazione del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna presente in sala, che non ha direttamente risposto al collega, ma rivolta alle donne in platea ha detto: “Non fatevi scoraggiare. Non cadiamo nelle facili provocazioni”. Per poi aggiungere, in contrasto con Brunetta che aveva parlato di “chiacchiere sulla parità”, che “i gap esistono, non sono chiacchiere, soprattutto nel mondo del lavoro”.
Poi però la Carfagna ha tenuto, con una nota, a smorzare i toni: “Nessuna polemica con il ministro Renato Brunetta. Siamo entrambi d’accordo sul fatto che esista un gap tra uomo e donna nel mondo del lavoro, ma che, allo stesso tempo, lo scopo dell’attività del nostro governo deve essere quello di eliminare sprechi e inefficienze nella pubblica amministrazione”. Ovviamente: “Chi va a fare la spesa durante l’orario di lavoro commette una truffa e va censurato” precisa la Carfagna “ciò non toglie che in Italia vi siano milioni di donne che lavorano seriamente, si distinguono per la loro professionalità, e che vadano aiutate a conciliare meglio i tempi di lavoro e di cura familiare”. “Per questa ragione” aggiunge “il mio ministero, insieme con quello del Welfare, sta per far approvare misure di conciliazione”.
Anche il tema delle pensioni al femminile torna di nuovo d’attualità. Entro l’estate la sentenza dell’Unione europea sull’aumento dell’età pensionabile per le statali “dovrà essere rispettata” ha aggiunto Brunetta sottolineando che “dopo si aprirà il dibattito sul resto del sistema”. Successivamente quindi potrebbe cominciare la discussione su una possibile armonizzazione del settore pubblico con quello privato, elevando anche in quest’ultimo l’età delle donne lavoratrici. Brunetta ha affermato comunque di non essere sicuro “di avere la maggioranza nel resto del governo e nel resto del paese”. Il ministro della Funzione Pubblica ha infine affermato che tra le ipotesi c’è quella di una convergenza tra età pensionabile degli uomini e delle donne da realizzare “nell’arco di un decennio”. La convinzione del ministro è che “tutti i risparmi che si ricaveranno da questa convergenza dovranno essere investiti a favore del ruolo della donna, all’interno del suo ciclo di vita nel mondo del lavoro, del welfare e della famiglia”.