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Respinto il ricorso della Ferrari. “Senza accordo non ci iscriviamo”

Ferrari 2009 Kimi Raikkonen Kimi Raikkonen

Fumata nera per la Ferrari: il Tribunale ordinario di Parigi ha respinto il ricorso relativo al cambiamento delle regole in formula uno e il tetto ai budget a partire dal prossimo anno. “Non ci sono danni imminenti da prevenire o evidenti illeciti da bloccare”, ha spiegato il giudice Jacques Gondrand de Robert del tribunale delle Grandi istanze della capitale francese. Un verdetto favorevole alla casa di Maranello avrebbe smontato i piani, soprattutto economici, della Federazione internazionale dell’auto (Fia), che con l’introduzione del tetto ai budget di 45 milioni di euro spera di attirare nuove scuderie come Lola, USF1, Prodrive, ed altri.
Va dunque a Max Mosley il round nella guerra dei regolamenti, guidata dalla scuderia del Cavallino e appoggiata dai grandi team del Circus. Il numero uno della Fia esulta si permette anche di bacchettare la scuderia italiana. “Nessun competitor dovrebbe porre i propri interessi al di sopra di quelli dello sport in cui compete. La Fia, i team e i nostri partner commerciali continueranno a lavorare per garantire il benessere della Formula 1 nel 2010 e oltre”, dice sprezzante. La Ferrari, dopo aver “preso atto della sentenza francese, ribadisce che senza un’intesa lascerà il Mondiale della Fia” dice a Panorama.it, Luca Colajanni, capo ufficio stampa della Ferrari. “La competizione vedrebbe, con lo scenario attualmente in vigore, venir meno quelle caratteristiche che hanno reso la formula uno la massima espressione dello sport automobilistico”, aggunge. Da Maranello aggiungono che è stato riconosciuto dalla Corte l’esistenza di un diritto di veto della Ferrari. “Ritenendo che il diritto di veto avrebbe forse dovuto essere esercitato in occasione delle riunioni del Consiglio mondiale del 17 marzo e del 29 aprile scorsi, la corte ha preferito rimandare la decisione sul carattere di urgenza di fronte alla giurisdizione ordinaria” è scritto nel comunicato ufficiale che Colajanni presenta alla stampa. “Questo vuol dire che se fra tre mesi un’altra corte decide che il diritto di veto è valido, le regole vanno riscritte”, sottolinea a Panorama.it. E alla domanda su cosa succederà adesso, Colajanni dice chiaramente che “la Ferrari conferma il proprio impegno a lavorare nell’ambito della Fota, proseguendo nel metodico e progressivo processo di diminuzione dei costi iniziato nei mesi scorsi. Già venerdì in occasione del Gran premio di Montecarlo ci sarà una riunione con gli altri team e si valuterà le azioni per il futuro”.

Futuro assai immediato dal momento che il termine ultimo per l’iscrizione al campionato è stato fissato per il 29 maggio: i team che volontariamente aderiranno al cap di 60 milioni di euro sul budget avranno come contropartita maggiore libertà tecnica. Se non fosse possibile trovare un accordo fra tutte le parti coinvolte, è scritto ancora nel comunicato ufficiale, “la Ferrari non procederà all’iscrizione delle proprie monoposto. In tal caso, la Ferrari continuerà a competere in gare consone al calibro del marchio e adeguate al suo livello di innovazione tecnologica”. Fino a quel giorno ci saranno altri incontri tra le parti per tentare di ricomporre la frattura. Un ruolo fondamentale sarà quello di Bernie Ecclestone, che più di tutti gli altri non ha interessi ad avere una Formula 1 di minore importanza, soprattutto dal punto di vista economico e con un appeal mediatico nettamente inferiore a quello attuale. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte di Luca Cordero di Montezemolo, delusi i due piloti ferraristi, Felipe Massa e Kimi Raikkonen (che comunque dicono “di voler rimanere alla Ferrari anche senza formula uno”), drastico Fernando Alonso, driver della Renault, altro team “ribelle”, insieme a Toyota, Red Bull, Toro Rosso. “E’ strano che nessuno si sia seduto ad un tavolo e abbia pensato ai danni che stiamo provocando allo sport. La Formula 1 non è più interessante se, per far entrare 3 o 4 squadre, si perdono 7 costruttori e i migliori 10 piloti del mondo”, dice lo spagnolo arrivando a Montecarlo. Mosley sa che la Ferrari può andare avanti e ottenere giustizia. Il che comporterebbe problemi enormi se non verrà almeno posticipata la data delle iscrizioni al prossimo mondiale. Ogni iscritto potrebbe innescare una causa se questo regolamento dovesse saltare nel caso la Ferrari dovesse vincere la sua battaglia legale. Basta e avanza per provare a mediare sul budget o su altro. Per questo si tratta di una vittoria Ferrari. Forse non decisiva, ma importante per il futuro prossimo.

Formula zero business: niente accordo con Mosley. La Ferrari ricorre in tribunale

ferraribox

“Un Gran premio a Roma senza la Ferrari sarebbe un disastro, anche dal punto di vista economico”. Le parole pronunciate da Gianni Alemanno, sindaco di Roma, durante la presentazione del progetto di fattibilità per una gara nella capitale dal 2012, rischiano di diventare realtà. Le parti in causa si erano date appuntamento all’aeroporto di Heatrow, a Londra, per cercare di trovare una mediazione in extremis. Ma tutto è rimasto congelato. Così, la Ferrari ha deciso di fare causa in Francia alla Federazione internazionale dell’automobile (Fia) per evitare che modifichi il regolamento per il prossimo campionato fissando un tetto al budget delle scuderie.

Il presidente della Fia Max Mosley ha detto che non ci saranno compromessi sulla nuova controversa regolamentazione. Il termine ultimo per presentare la domanda d’iscrizione al Mondiale del 2010 è stata fissata al 29 maggio: i team che volontariamente aderiranno al cap di 60 milioni di euro sul budget avranno come contropartita maggiore libertà tecnica. La Fota, l’associazione dei team di formula uno, ritiene questa proposta irricevibile e insiste perché si introduca una gestione più collegiale della F1 e del criterio di formazione del regolamento sportivo e tecnico.

Ecco allora la decisione della Ferrari per ribadire che esite un “diritto di veto contro la Federazione”, come sottolinea Stefano Domenicali, direttore della gestione sportiva di Maranello, interpellato da Panorama.it. Si comincia martedì prossimo, a Parigi, con la prima udienza. Nessuno, nè Domenicali, nè Luca Colajanni, capo ufficio stampa del Cavallino, preferiscono sbilanciarsi sull’esito del ricorso. C’è la consapevolezza, però, che un mondiale senza la Ferrari, in termini di visibilità e sponsor, non sarebbe la stessa cosa. Anche se c’è crisi, la Ferrari è capace ancora di attrarre sponsor e investimenti: prova nè è che già prima della nuova stagione marchi come Tata, il grupo indiano produttore di utilitarie, e il Banco di Santander abbiano voluto legarsi alla “Rossa”.

Tutti d’accordo gli altri team: questo regolamento, così com’è, non va bene. Toyota, Red Bull e Toro Rosso sono state le prime a schierarsi al fianco della Ferrari. Come Flavio Briatore e la sua Renault. “Tutti noi vogliamo avere un costo di gestione molto inferiore a quello attuale. Potrebbe essere inferiore ai 40 milioni, però deve arrivare in base a regolamenti e non in base a un esercizio finanziario. Non vorremmo trovare una situazione in cui i direttori finanziari possano determinare un campionato del mondo”. E ha aggiunto: “Dobbiamo arrivare anche a meno di quello che il presidente ha proposto, però gradualmente dal 2009 attuale al 2012″. Questo, ha continuato, “svaluterebbe completamente il marchio, svaluterebbe completamente chi ha investito per anni in Formula 1 e noi siamo disposti, se mancassero delle auto, ad avere una terza macchina. Noi della Renault diamo lavoro a 700-800 persone, per cui quando si parla di budget esagerati, bisogna considerare che il 60 è rappresentato dagli stipendi”.

Nonostante la crisi abbia costretto già una riduzione dei costi in Formula uno e si siano verificati l’abbandono prima della Super Aguri poi della Honda, (salvata da Ross Brawn e attuale leader del mondiale con le quattro vittorie di Jenson Button), i soldi restano al centro dei movimenti del Circus. Stage Up - Sport &Leisure Business stima che il valore dei diritti commerciali sia di 550 milioni di euro; di questi, il 50 per cento finisce nelle casse di Ecclestone, il rimanente viene diviso fra le scuderie. Inoltre una recente ricerca ha calcolato che i 17 Gran premi producono un fatturato medio di 229 milioni di dollari per evento quasi 10 volte le partite del football americano della National football league che generano 24 milioni di dollari per partita. Nessuno vuole cedere. La Ferrari, ancora a secco in pista, cerca una vittoria in tribunale. E la Formula Uno attende di conoscere il suo futuro.

Confindustria: cresce il ricorso alla cassa. Vicino ai massimi del ‘93

Ingresso degli operai
Si impenna il ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese italiane. La Cig si avvicina ai massimi del 1993, ma è ancora lontana dal picco del 1984. A fornire il dato è il centro studi di Confindustria. A febbraio il monte ore Cig annualizzato è stato pari all’1,16% della forza lavoro (0,8% a gennaio). Il picco nel 1993 è stato all’1,4% e quello nel 1984 al 2,1%.Mercoledì la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia aveva lanciato l’allarme: “Se il governo non agirà subito molte delle nostre imprese saranno costrette a chiudere” nei prossimi mesi. Imprese che hanno esportato, hanno creato occupazione, hanno investito. Questo significherebbe perdere un patrimonio industriale del nostro paese. Abbiamo il dovere di tutelare i nostri lavoratori e le nostre imprese. Ci sono cose urgenti da fare”.
A stretto giro di posta è arrivata la risposta del governo, attraverso il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: “Il governo italiano ha bene in mente la questione delle piccole imprese e infrastrutture nell’ambito più ampio del piano per affrontare la crisi economico-finanziaria”. “Il piano che il nostro governo ha previsto per le infrastrutture è di far ripartire i cantieri che erano fermi dai tempi del governo Prodi”, osserva Scajola, precisando che le “grandi infrastrutture non richiederanno tempi lunghi”. “Sul piano dei piccoli interventi nel provvedimento dell’ultimo Cipe sono stati sbloccati 27 miliardi di fondi Fas per le Regioni che prevedono quindi interventi anche di carattere limitato”.

Tornando all’allarme di Confindustria, la crisi si ripercuote anche sulle buste paga. “Nell’industria in senso stretto” aggiunge infatti il Centro studi “nel 2008 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro a tempo pieno sono cresciute meno di quelle contrattuali, +3,1% contro +3,3%”. Il divario si spiega con il minor apporto delle componenti variabili, soprattutto per il calo delle ore di straordinario, la cui quota sulle ore ordinarie lavorate nelle grandi imprese è scesa al 4,8% (5,4% nel dicembre 2007).
Ad aggravare lo stato delle imprese c’è anche la stretta operata al credito dalle banche che, secondo gli analisti di Confindustria, ostacola l’attività del 9,9% delle imprese italiane. “L’offerta di credito cala: il saldo netto dei giudizi delle aziende che segnalano una restrizione è infatti del 24,5″, sottolinea il Centro studi.

Respinto il ricorso di Fiat contro la “Panda” alla cinese

Gwperi

Panda

Anche il “tarocco” è relativo, se è “Made in China”. Almeno secondo i giudici del tribunale cinese che oggi hanno respinto il ricorso della Fiat sulla “Peri”, un’ utilitaria prodotta dalla casa automobilistica cinese Great Wall che, secondo i torinesi, è qualcosa di più che “simile” alla nuova Panda. Ne dà notizia proprio Great Wall, che invece nei giorni scorsi si era vista dar torto da un tribunale di Torino, cui si era rivolta Fiat, il quale aveva vietato l’import in Europa della Peri, ritenendola troppo simile alla Panda. Il tribunale aveva infatti sentenziato che ”la GWPeri non appare come un’auto diversa ma è una Panda con un frontale differente”.
Il tribuinale di Pechino ha invece respinto il tutto: visti da occhi a mandorla, appaiono ‘’significative differenze” tra i due modelli che escludono la possibilità di confusione. A Fiat è stato anche imposto di pagare le spese processuali nell’ordine di 8.800 yuan. Fiat Group replica e annuncia di avere allo studio ”una serie di opzioni” come contromisure. Non si esclude l’appello, per presentarlo il gruppo di Torino ha trenta giorni di tempo. Intanto, potete giudicare voi stessi.

Video promozionale di Great Wall Motors

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Giampiero Cantoni
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