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Autunno caldo: rincari su energia, spesa e cellulari

I prezzi della frutta in un supermercato

Portafoglio più leggero per le famiglie italiane. Aumentano i prezzi dei prodotti alimentari, come quelli dell’energia e delle tariffe telefoniche.
La spesa per l’energia è rincarata di 680 euro l’anno nel periodo 2007-2008, secondo i conti delle associazioni dei consumatori, Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori riunite.
In particolare, secondo le associazioni, la benzina è aumentata di 180 euro e il gasolio di 324 euro. Salato anche il conto del riscaldamento domestico, con un rincaro di 180 euro, come quello della luce e del gas (+250 euro). Rincari che vanno ad assommarsi ai prezzi della spesa quotidiana.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione ad agosto è scesa al 4 per cento. Per Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori il livello dei prezzi resta ad ogni modo allarmante: “Il livello d’inflazione rimane alto e preoccupante; è emergenza prezzi, soprattutto per i generi alimentari e i prodotti energetici. Due beni primari e insostituibili, che rappresentano la spesa più considerevole per le famiglie, e che drenano risorse, comprimendo così tutti gli altri settori commerciali e produttivi, con un grave danno per l’economia del Paese”.
Gli sceriffi dei prezzi hanno rilevato il costo dei generi alimentari dell’ultimo periodo. Rispetto ad agosto 2007 la pasta segna un incremento del 26 per cento, il pane del 16 per cento, pollo e patate oltre il 40 per cento. Per una ricaduta totale sulle famiglie di 565 euro per il 2008.
Questo nonostante il prezzo del petrolio sui mercati internazionali continui a scendere. Ma secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) i costi di produzione per le imprese agricole sono sempre più alti e insostenibili, tanto da mettere a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende agricole. Solo nel mese di giugno la crescita dei costi produttivi è stata pari al 10,4 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre i redditi seguono una linea discendente: nel 2007 si è registrata una contrazione pari 2 per cento.Si può parlare di vera e propria acqua alla gola per le famiglie, visto che anche i servizi idrici sono sempre più cari per gli italiani. Le tariffe dell’acqua corrono infatti più dell’inflazione e in cinque anni hanno messo a segno un rialzo del 35,4%: è quanto è emerso dal Rapporto internazionale sull’Acqua e sui relativi costi nel 2007-2008 realizzata da Nus Consulting Group, che fornisce una panoramica sui costi idrici in Italia e in 14 paesi nel mondo. In Italia, secondo l’indagine, le tariffe idriche sono aumentate tra il 2007 e il 2008 da 95,5392 centesimi di euro al metro cubo a 100,0323 cent/mc, segnando un +4,7 per cento.
Come se non bastasse, Tim e Vodafone hanno annunciato imminenti ritocchi alle tariffe, suscitando una bufera. Per Adiconsum, “mentre Tim chiede un aumento delle tariffe pari a 5 cent/min sul servizio, Vodafone distribuisce l’aumento in parte sullo scatto alla risposta e in parte sul servizio (durata della comunicazione)”. Adiconsum ha evidenziato che “per l’aumento spalmato sulla durata della comunicazione può ravvisarsi una violazione della normativa sulle pratiche commerciali scorrette, dovuta allo scatto di 30 secondi pagato anticipatamente. In altre parole è sufficiente un singolo secondo di comunicazione per dover pagare anche i 29 secondi successivi”.
Secondo Altroconsumo gli aumenti medi per utente varieranno da 49 a 83 euro. L’Antitrust ha annunciato l’avvio di un procedimento contro i due operatori telefonici.

LEGGI anche: Le dritte di Altroconsumo: caro libri, superato il tetto massimo

Il petrolio costa meno ma i carburanti continuano ad aumentare

Pieno ricco

Calano le quotazioni del petrolio, ma benzina e gasolio non sono più economici. Anzi. “Sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti, che dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro” denuncia in una nota Federconsumatori. E arriva persino a chiedere l’abolizione della Robin Tax sulle compagnie petrolifere, per rimpinguare un po’ le tasche dei consumatori. “Di diminuzioni non vi è stata neanche l’ombra, anzi, i prezzi” sottolinea l’associazione “sono vergognosamente aumentati, attestandosi intorno a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro”.

Eppure la retromarcia del petrolio, sceso oggi sotto i 106 dollari al barile, lascerebbe ben sperare per i prezzi della benzina. Se il greggio dovesse mantenersi su questi livelli, i listini dei carburanti potrebbero infatti scendere nei prossimi giorni di circa 6 centesimi al litro: il calcolo può essere fatto, per quanto sommariamente, ripercorrendo a ritroso i cammini paralleli di petrolio e carburanti nell’ultimo anno.
Per ritrovare il petrolio a 106 dollari al barile bisogna risalire alla prima settimana di aprile, quando il greggio, superata la soglia dei 100 dollari, aveva appena intrapreso l’impetuosa corsa al rialzo che a luglio lo avrebbe portato sopra i 140 dollari. Nella seconda settimana di aprile, dopo quindi quelli che sono più o meno i tempi tecnici di trasferimento delle variazioni del prezzo del greggio a valle, la verde si aggirava a ridosso di 1,40 euro al litro (esattamente 1,398 euro l’11 aprile) e quello del diesel era di 1,369. Cifre ben diverse dagli attuali 1,478 euro al litro della benzina e 1,447 del gasolio, che lasciano quindi presagire possibili prossime riduzioni nei distributori. Bisogna però tenere anche conto del fatto che, ad aprile, i listini di benzina e diesel beneficiavano del taglio di 2 centesimi al litro deciso dal governo Prodi per calmierare il prezzo dei carburanti. Al lordo dello sconto fiscale, il prezzo della senza piombo sarebbe stato quindi cinque mesi fa di 1,418 euro, 6 centesimi in meno rispetto ad oggi. Non va inoltre dimenticato anche il ruolo di “scudo” giocato dall’euro. Ad aprile la moneta unica viaggiava su 1,56 dollari, mentre oggi è scesa vertiginosamente a a circa 1,45 dollari.

6,9 - 20,2 - 29,1

Ricordate questi tre numeri. Sono la dimostrazione di una straordinaria speculazione messa a segno ai danni dei consumatori e degli agricoltori ( fonte: ministero dello Sviluppo economico): 6,9 per cento, e cioè il rincaro subito da marzo a giugno dalla pasta venduta al dettaglio ai cittadini; 20,2 per cento, il ribasso subito dalla semola di grano duro all’ingrosso nello stesso periodo; 29,1, per cento il ribasso di prezzo subito dal frumento duro all’origine.

6,9. A marzo il prezzo medio di un chilogrammo di pasta era in media in Italia di 1,50 euro. A giugno lo stesso chilo di pasta costava 1,60 euro, con un incremento pari al 6,9 per cento.

20,2. A marzo, in Italia, un chilogrammo di semola di grano duro costava all’ingrosso 0,72 euro. A giugno costava invece 0,58, con un ribasso del 20,2 per cento.

29,1. A marzo, un chilogrammo di frumento duro all’origine costava 0,49 euro. A giugno lo stesso quantitativo di materia prima all’origine veniva 0,35 euro, con un ribasso pari al 29,1 per cento.

Con i nuovi rincari sarà un autunno caldo, anzi salato

Gas

Per gli italiani sarà un ritorno dalle vacanze salato, ma non per il mare. Non è bastata l’inflazione che a luglio ha visto i prezzi, secondo quanto confermato dall’Istat la scorsa settimana, registrare un +4,1%, ai massimi dal ‘96 con la spesa di tutti i giorni salita del 6,1%. Una volta rientrate a casa dopo le ferie estive le famiglie dovranno scontrarsi con un aggravio sul loro portafoglio di oltre 600 euro. Secondo Adusbef e Federconsumatori sarà “una vera e propria stangata”.
“A registrare i maggiori rincari”, spiegano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef, “dovrebbe essere il riscaldamento per il quale è atteso dai consumatori un aumento della spesa annua, a partire dalla riaccensione degli impianti, intorno ai 175-180 euro. E non meno ’salata’ si profila la stangata che continuerà a colpire il carrello della spesa: per gli alimentari i consumatori prevedono infatti un nuovo aggravio di 120 euro l’anno”.
Ci saranno poi gli attesi ulteriori aumenti delle bollette della luce e del gas: dal primo ottobre le tariffe subiranno un nuovo aggiornamento che Federconsumatori e Adusbef stimano in 90 euro in più a famiglia l’anno. In particolare si tratterà di un aumento di 70 euro solo per il gas e 20 euro per l’elettricità, come ulteriore conseguenza dell’effetto caro-barile.
Una previsione in linea con le recenti stime dell’Istituto di Ricerche industriali ed energetiche (Rie) di Alberto Clò che ha previsto un aumento del 6% per il metano e del 4% per la luce nell’ultimo trimestre dell’anno.
In aumento anche le spese per i libri ed i corredi scolastici, per i quali i consumatori prevedono un rincaro quantificabile in 62 euro a famiglia. “Da mettere in conto ci saranno”, spiegano le associazioni di consumatori, “anche aumenti per la nettezza urbana (+35 euro), per le Rcauto (+55 euro), per l’acqua (+30 euro) e per i servizi bancari e finanziari (+45).
“Bisogna dare alle famiglie con un reddito sotto i 25 mila euro un bonus fiscale di almeno 1.500 euro”, spiega Lannutti,”Non basta l’abolizione dell’ici, ci vogliono manovre economiche che rilancino e mettano in moto l’economia”.

Il VIDEO servizio:

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Un Fiat 500 carica di bagagli

Per un italiano su due la vacanza resterà un miraggio. Anche a causa dei rincari-record di gasolio e benzina, trasporti aerei, marittimi, ferroviari, stabilimenti balneari e camping, registrati dall’inizio dell’estate. E gli aumenti dei prezzi si riflettono anche a tavola, con notevoli riduzioni per i consumi di pane (-5,5%) e pasta (-2,5%): nel primo trimestre dell’anno, in particolare, le quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie, secondo Ismea Ac Nielsen, sono diminuite dello 0,4%.
Lo afferma la Coldiretti in riferimento ai dati Istat relativi all’inflazione che nel mese di giugno ha raggiunto il massimo dal 1996. “Gli effetti del caro-petrolio sui bilanci familiari - precisa la Confederazione - hanno determinato una maggiore attenzione alle spese essenziali, che sono difficilmente comprimibili, come quelle alimentari a scapito degli altri beni e servizi, come hanno dimostra il bilancio altamente negativo denunciato da Federalberghi per la stagione turistica in corso e lo scarso successo dei saldi nel settore dell’abbigliamento”. Coldiretti osserva che nella difficile congiuntura economica “sta cambiando la priorità delle spese dei cittadini, che se potessero disporre di 100 euro in più nel 20 per cento dei casi li destinerebbero al cibo, nel 17% all’acquisto di vestiti, nel 14,5 per cento per cene, nel 13,5 per libri, dischi e riviste secondo una indagine Axis per la Fipe”.
E anche a tavola l’aumento dei costi di trasporto dovuto ai record fatti segnare dalla benzina - sottolinea Coldiretti - “fa lievitare il consumo di prodotti locali e di stagione che due italiani su tre dichiarano di acquistare con regolarità, secondo lo studio Coldiretti - Swg ‘L’opinione degli italiani sull’alimentazioné, dal quale emerge che con il risparmio gli italiani riscoprono il legame con il proprio territorio e si rifugiano negli alimenti prodotti nella zona in cui vivono. Una esigenza dettata dal fatto - conclude la confederazione - che i costi del trasporto incidono per quasi un terzo del prezzo di vendita dei prodotti che nel nostro Paese viaggiano per l’86% su strada”.

Carburanti, verde e diesel verso 1,60 euro al litro

via ai rincari

Riempire il serbatoio dell’automobile alleggerisce di più il portafoglio: spinti dal caro-greggio, benzina e gasolio sfiorano ormai quota 1,60 euro al litro. Con gli aumenti scattati oggi il prezzo di verde e diesel ha raggiunto in alcuni distributori di carburante 1,558 euro al litro. Nei giorni scorsi le compagnie avevano consigliato ai propri gestori una serie di aumenti che avevano portato i prezzi ad infrangere la soglia degli 1,55 euro al litro: da quanto risulta a far scattare i nuovi aumenti è stata l’Agip. Il pieno di un’auto di media cilindrata arriva a costare quasi 78 euro.
A pesare sull’andamento del costo dei carburanti sono le quotazioni del petrolio: ieri sono schizzate verso un nuovo picco, superando il record mai raggiunto prima di 147 dollari al barile. A spingere sul prezzo del greggio ancora una volta verso l’alto le quotazioni sono, in questi giorni, soprattutto le tensioni in Medio Oriente e in particolare le frizioni con l’Iran, legate al programma nucleare di Teheran e alle trattative in atto, su questo fronte, con l’Occidente. Si teme che un fallimento dei negoziati possa avere pesanti ripercussioni, anche di tipo economico, compromettendo gli approvvigionamenti.

Rincari dei prodotti agricoli. “I crolli delle borse e del dollaro sono stati accompagnati, oltre che dal record del petrolio, da un nuovo aumento delle quotazioni di tutti i principali prodotti agricoli di base come il grano per l’alimentazione umana, ma anche soia e mais per gli animali destinati alla produzione di latte e carne”: è un’analisi della Coldiretti che sottolinea come gli andamenti di sfavorevoli sui mercati finanziari e monetari si riflettano non solo sui prodotti energetici, ma anche su quelli alimentari, sulla base dei dati alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade (che rappresenta il punto di riferimento mondiale per il mercato delle materie prime agricole). “Il repentino aumento dei prezzi di prodotti agricoli essenziali per l’alimentazione umana ed animale” sottolinea la Coldiretti “evidenzia l’esistenza di forti manovre speculative con lo spostamento di capitali dai mercati finanziari e valutari in difficoltà a quelli delle materie prime come il petrolio ed i prodotti agricoli di base, anche sulla base delle informazioni sugli effetti delle calamità come il terremoto in Cina, la siccità in Australia e le alluvioni ne Midwest degli Stati Uniti”.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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