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Addio cause di servizio, ma il governo si dimentica di magistrati, avvocati e diplomatici

La sede dell'Inail a Roma (Credits: MAURO SCROBOGNA/LAPRESSE)

La sede dell'Inail a Roma (Credits: MAURO SCROBOGNA/LAPRESSE)

TUTTE LE MISURE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI

È una delle novità contenute nella manovra Monti che sono passate più sotto silenzio. Si tratta della soppressione, per i dipendenti pubblici, della possibilità di poter intentare cause di servizio per il riconoscimento di un’infermità o di una lesione fisica, contratte sul lavoro. Continua

SuperInps, nasce un gigante da 400 miliardi

Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua (Credits: ANSA/MARIO DE RENZIS)

Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua (Credits: ANSA/MARIO DE RENZIS)

Neanche lui se lo aspettava. Eppure da gennaio Antonio Mastrapasqua, il presidente dell’Inps si troverà seduto sul più grande ente statale, secondo per numeri solo allo Stato stesso, ossia al ministero dell’Economia. È questo il gigante dell’amministrazione pubblica che nascerà dopo la soppressione dell’Inpdap, l’ente previdenziale dei pubblici dipendenti, e dell’Enpals, l’istituto di previdenza del mondo dello spettacolo, e il loro contestuale inglobamento all’interno dell’Inps.

L’Istituto nazionale di previdenza sociale diventerà così un vero e proprio colosso, una SuperInps con un bilancio complessivo stimato in circa 400 miliardi di euro. Un dato che deriva dalla somma delle attuali gestioni separate, pari per l’Inps a circa 250 miliardi, per l’Inpdap a circa 100 miliardi e per l’Enpals appunto a circa 50 miliardi di euro. Continua

Americani sempre più poveri. Scaduto il sussidio, rischiano di perdere anche la speranza

Gli americani sono sempre più poveri (Credts: LaPresse)

Gli americani sono sempre più poveri (Credts: LaPresse)

Gli Stati Uniti hanno un nuovo problema: i sussidi per la disoccupazione possono essere elargiti per un massimo di novantanove settimane. Per molti lavoratori americani il tempo massimo per ricevere un sostegno dallo stato sta per scadere, e la maggior parte di loro non è riuscita a trovare, nel frattempo, un nuovo impiego.

L’ultimo rapporto sull’occupazione statunitense diffuso all’inizio di dicembre ha confermato l’ennesimo aumento del tasso di disoccupazione, oggi oggi di poco inferiore al 10%. Un valore che anche la Casa Bianca trova inaccettabile. Continua

Attenzione: in arrivo una pioggia di titoli di stato

obbligazioni pubbliche

La prossima bolla finanziaria? Occhio al mercato obbligazionario. I maggiori pericoli, secondo molti esperti, si corrono con le obbligazioni societarie (corporate bond). Ma anche i titoli di stato non sono immuni da rischi. Perché? Con i tassi ai minimi storici, i prezzi di quelli già emessi sono saliti alle stelle: per esempio i Btp con cedola al 9 per cento e scadenza 2023 quotano circa 140 punti, mentre saranno rimborsati a 100. Questi titoli, in caso di rialzo atteso dell’1 per cento dei rendimenti, perderebbero oltre 10 punti di valore.
Al di là dei rischi che si corrono con i titoli a lungo termine, c’è un’incognita più in generale investendo sul debito pubblico? In Italia non emergono, per adesso, particolari problemi. Il ministero del Tesoro è da sempre un grosso emittente, dato che il debito pubblico italiano è molto alto e rinnovato a getto continuo, con in media oltre 12 nuove aste ogni mese. Finora la domanda è sempre stata superiore all’offerta, tanto che i titoli più redditizi, i Btp, danno poco più del 4 per cento lordo sulla durata decennale e circa il 5 per cento lordo sulla scadenza di 30 anni.
A inizio anno in Germania c’è stata qualche difficoltà di assorbimento per un’emissione con tassi troppo bassi, ora i titoli tedeschi a breve offrono meno dell’1 per cento lordo mentre i Bund a 10 anni danno intorno al 3,5 per cento lordo. Qualche preoccupazione sul mercato c’è per l’imponente debito pubblico del Regno Unito, che però mantiene per ora la tripla A: il voto dato ai debitori più affidabili dalle agenzie di rating. Mentre l’Irlanda ha avuto due tagli di rating nell’ultimo mese ed è stata più colpita di Grecia, Spagna e Portogallo, che hanno perso un solo gradino di affidabilità.
In fin dei conti, dal punto di vista dei risparmiatori, aumenta il rischio perché i governi sono sempre più indebitati, dato che per uscire dalla recessione devono sostenere i salvataggi delle aziende con soldi pubblici. Tanto è vero che nei prossimi mesi ci saranno emissioni a valanga di titoli di stato. Per gli esperti il problema si potrà presentare soprattutto negli Usa per le difficoltà che sta incontrando Barack Obama a uscire dalla crisi. “Oggi chi compra i bond governativi cerca sicurezza e si ritrova a guadagnare meno dell’inflazione” osserva Raimondo Marcialis, direttore generale della Mc gestioni. “Se la crisi dovesse essere scaricata sui titoli di stato, sarebbe un dramma, anche se i rischi sono soprattutto sui corporate bond”.
Dunque cosa conviene fare? “Se il petrolio continuasse ad apprezzarsi, nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe tornare a crescere e i tassi dovrebbero aumentare di conseguenza” avverte Angelo Drusiani, esperto obbligazionario della Banca Albertini Syz. “Quindi in questo momento meglio evitare i titoli a lungo termine, conviene aspettare l’autunno per comprarli”.

Fare acquisti in tempo di crisi? Si risparmiano oltre 3mila euro

Spese a Milano sotto Natale

Un “tesoretto” di oltre 3.500 euro. Se lo sarebbe ritrovato in tasca, rispetto a un anno fa, un consumatore con un po’ di soldi a disposizione e deciso a fare una serie di acquisti impegnativi nel periodo natalizio appena trascorso. Approfittando del calo dei prezzi, causa crisi economica, e prima che cominciassero i saldi. Panorama ha fatto un giro per i negozi del centro di Milano e ha messo a confronto la spesa di fine 2008 con quella di un anno prima, trovando il modo di risparmiare un bel gruzzolo. I commercianti infatti, forse per la paura di ritrovarsi i magazzini pieni a fine stagione nonostante i saldi alle porte, hanno messo in campo tutte le promozioni possibili. Niente sconti solo da un affollatissimo Louis Vuitton e da Burberry.

Spesso è lo stesso negoziante, al moneto di pagare, a offrire lo sconto. “Sa, in tempi di difficoltà per tutti abbiamo deciso di venire incontro ai clienti” e scatta la riduzione del 20 per cento. Ma se chi compra insiste appena un pochino, il risparmio può diventare davvero importante. Partiamo da una Fiat Bravo 1.400 benzina con airbag e condizionatore di serie. Il preventivo segna a fondo pagina 16.500 euro. Il prezzo base sarebbe 18.450, “ma”, spiega il rivenditore, “questo mese c’è uno sconto del 13 per cento, il più alto da un anno a questa parte”. A dicembre 2007 infatti era solo del 2 per cento, il risparmio 2008-2007 quindi arriva a 1.920 euro.

Meno 200 euro rispetto a un anno fa invece se si acquista un televisore lcd Samsung 42 pollici o un frigorifero combinato Whirlpool. Quello degli elettrodomestici e della tecnologia è infatti il settore che più ha risentito dei cali di prezzo nell’ultimo anno. Sia la tv sia il frigorifero infatti costano 799 euro, dodici mesi fa ne costavano 999. E per un navigatore Tom Tom con mappe dell’Italia prima dell’inizio dei saldi si spendevano 149 euro, 50 in meno di un anno fa.

Anche nell’arredamento la crisi fa risparmiare. Da Divani&Divani un modello “Savoy” in pelle vale 2.800 euro, con una riduzione del 30 per cento circa rispetto a fine 2007. Il risparmio è di 900 euro. Mentre sulla più classica delle vacanze, una settimana per due persone a Sharm El Sheik con Alpitour, si arriva a strappare uno sconto di 205 euro: 660 euro il prezzo attuale, 865 quello dello scorso anno. I listini dell’abbigliamento sono rimasti invariati rispetto a un anno fa e per l’acquisto di un pullover in cachemire 100 per cento (208 euro) è possibile anche risparmiare 52 euro.

In questa prova sul campo solo le griffe del lusso sembrano immuni alla crisi. E irremovibili su promozioni e sconti. Forse anche perché da Louis Vuitton, in Galleria Vittorio Emanuele II, c’è folla e un’attesa di venti minuti per essere ascoltati da un commesso. Che spiega: “Non facciamo sconti, neppure nel periodo dei saldi”. Nessun risparmio quindi sulla borsa a bauletto “Speedy”, che vale 465 euro. Da Burberry tira la stessa aria, l’impermeabile da uomo costa 695 euro, proprio come a Natale 2007.

Risparmi, se salta il banco

Lehman Brothers in bancarotta, Borse a picco

Milano, Piazza Affari. Giuliano Cesareo, amministratore delegato della Meliorbanca asset management, non è un broker di primo pelo: in 30 anni di borsa, maneggiando azioni e patrimoni, ne ha viste tante. E di crac ne ha attraversati molti. Perciò non è il tipo che si lascia impressionare quando i listini cadono in picchiata. «Ma questa volta» confessa «è una storia diversa. Perchè non era mai successo che la crisi arrivasse a mettere in discussione il cuore del sistema: le banche, la stabilità del sistema creditizio. Ed è questo fattore, più dei rovesci delle quotazioni che in borsa sono tutto sommato un fatto fisiologico come i rialzi, ad alimentare il panico. L’angoscia dei risparmiatori».
Londra, City. Marco Annunziata, capo economista dell’Unicredit, prima di parlare si schiarisce la voce e tira un bel respiro. Per nulla di sollievo. Poi scandisce: «Alla City il pessimismo è esasperato. Perché un conto è vedere che sono sotto tiro delle investment bank, anche importanti. Altra cosa vedere che crolla la fiducia nei confronti di tutto il sistema bancario. Il pericolo allora, è che le banche incontrino difficoltà nella raccolta di liquidità, quella con cui alimentano le aziende, l’economia reale. E il rischio, alla fine, è che le follie di Wall Street le paghi anche chi in vita sua un titolo azionario non l’ha mai visto nemmeno da lontano».
La tempesta innescata nell’estate del 2007 dalla crisi dei mutui subprime, nell’arco di pochi giorni, non ha subito solo una straordinaria accelerazione. Ha cambiato pelle. Nata negli Usa ha attraversato l’Atlantico investendo l’area dell’euro. Dopo avere fatto strage di banche d’affari a Wall Street, ha cominciato a portare sull’orlo del collasso anche banche commerciali come la belga Fortis, scampata al default solo grazie all’intervento dei governi di Olanda, Belgio e Lussemburgo che l’hanno nazionalizzata in una notte per evitare il peggio. E in Italia l’Unicredit di Alessandro Profumo, dopo aver subito una impressionante serie di ondate di vendite e ribassi, sembra un pugile frastornato appeso alle corde del ring per non cadere.
Ma i rovesci dei listini, i probabili e violenti rimbalzi che forse seguiranno, e il crollo di alcuni giganti del credito sono solo i segnali più vistosi ed eclatanti dello tsunami in cui sono immersi i mercati e l’economia. Ci sono altre spie, che al piccolo risparmiatore dicono nulla o quasi, ma che gli addetti ai lavori seguono con il fiato sospeso. Ad esempio l’andamento del mercato obbligazionario. All’asta di fine settembre dei titoli di Stato, l’offerta del Tesoro è stata di 16,5 miliardi. La richiesta ha raggiunto i 28 miliardi. Conseguenza: una limatura dei rendimenti (quello dei Bot trimestrali, uno dei più richiesti, si è fermato al 3,3 per cento). Tutto al contrario il mercato dei corporate bond, quelli emessi dalle aziende, che un operatore fotografa con un solo aggettivo: «Pietrificato». Per assoluta assenza di domanda. Risultato: le società incontrano sempre più difficoltà nel reperire capitali. E comunque li devono pagare sempre più cari, il che non potrà non avere effetti sugli utili previsti per il 2008 e verosimilmente anche su quelli dell’anno prossimo.
Poi c’è la spia più inquietante, quella che segnala la costante crescita dell’euribor, del prezzo cioè a cui le banche comprano o prestano capitali sul mercato interbancario. Non è questione che riguarda solo il mondo della grande finanza: l’euribor a tre mesi ha sforato il 5,23 per cento, il livello più alto da 13 anni a questa parte. Ed è questo il tasso a cui sono ancorati i mutui di 3,2 milioni di famiglie che speravano di avere messo i loro risparmi al riparo delle tempeste finanziarie investendo nel mattone.
Analisti ed economisti, banchieri e addetti ai lavori, che fino all’inizio dell’estate ripetevano «il peggio è alle spalle» oggi non si fanno più illusioni. La crisi sarà profonda e durerà a lungo. Così, per i risparmiatori si profila una sorta di via crucis. Il problema è evitare di finire sul Calvario. Insomma: come difendere il valore dei propri risparmi? Carlo Gentili, socio e cofondatore di Nextam, società indipendente (nel senso che non è legata ad alcun gruppo creditizio) di gestione del risparmio, non ha dubbi: «Siamo in una situazione pazzesca, micidiale. L’unica cosa da fare è stare liquidi, liquidi e basta». In alternativa, puntare su titoli di Stato a 12-18 mesi scegliendo quelli a tasso variabile per proteggersi da un possibile rialzo dei tassi, che scatterebbe quasi automaticamente se dovesse riaccendersi l’inflazione europea. Oppure, se si vuole guadagnare qualcosa in più, Gentili suggerisce di guardare alle obbligazioni bancarie non quotate. Rischio e rendimento sono sostanzialmente analoghi a quelli dei titoli quotati. Il vantaggio è che, non essendo appunto quotate, queste obbligazioni sono al riparo degli attacchi speculativi. E in tempi come questi non è poco.
Cesareo (Meliorbanca asset management) non vede che due alternative: «Se il risparmiatore ha comprato titoli buoni, non deve fare altro che stare fermo. Ovviamente se può permettersi di tenere congelato l’investimento per un periodo medio-lungo. Insomma qualche anno. Viceversa, se gli hanno riempito il portafoglio di schifezze o pensa di non poter sopportare la durata dell’investimento, deve fare solo una cosa: vendere tutto e subito, e comprare titoli di Stato a uno o due anni». A differenza di Gentili, Cesareo consiglia però Btp e Bund tedeschi a tasso fisso perchè, valuta, «anche se Jean-Claude Trichet recalcitra, la Bce sarà costretta a tagliare i tassi dell’euro, per evitare che l’economia europea vada in recessione».
«Star fuori da tutto, è tutto troppo pericoloso» dice il banchiere d’affari Giovanni Tamburi. E il suo, più che un suggerimento, pare un grido di dolore. «Al massimo» concede «titoli di Stato, e basta». Quanto alla liquidità «oggi ci sono conti correnti che remunerano bene i depositi, dal 4 al 5 per cento. Non è poco, e comunque in fasi come queste guai a non accontentarsi». Insomma: in tempi di guerra conviene indossare l’elmetto, preoccuparsi soprattutto di stare al riparo e non correre rischi.
Già. Ma c’è anche chi osserva che oggi in borsa ci sono azioni a prezzi di saldo: non potrebbe essere l’occasione buona per investire? Ai coraggiosi, chiamiamoli così, gli esperti interpellati da Panorama danno tre consigli. Primo: attenzione a non farsi abbagliare dal price/earning. Ovvero dal rapporto prezzo-utile per azione. Perchè i prezzi sono quelli di oggi, cioè stracciati; gli utili invece sono quelli, assai alti, dello scorso anno. Alla fine del 2008 invece ben poche società riusciranno a centrare gli obiettivi prestabiliti. Secondo: il principale settore a cui guardare, se si decide di rischiare, è quello bancario. Perchè, dicono unanimi, una ripresa dei mercati non potrà cominciare che da qui. Altri comparti eccessivamente penalizzati sono poi quello energetico e quello delle costruzioni.
Terzo: prima di buttarsi, fare un esame di coscienza. Se temete la volatilità dei mercati (l’ottovolante delle quotazioni) e avete anche un pallido dubbio sulla possibilità di sostenere l’investimento per il lungo periodo, da otto a 10 anni, dovete fare solo una cosa: lasciar perdere. E infine un consiglio extra: prima di comprare azioni in un momento come questo, mettetevi di fronte a uno specchio e ricordate ad alta voce una celebre massima di John Kenneth Galbraith sul fondamentale ruolo delle borse: «Servono a separare il denaro dai cretini».

Come salvarsi in 4 mosse
Conto corrente Oggi ci sono sul mercato conti correnti che offrono dal 4 al 5 per cento di interesse sui depositi.
Bond brevi e variabili Le incertezze sull’andamento dei tassi rendono preferibile scegliere titoli a brevissima durata (1-3 mesi) oppure a 12-18 mesi con tasso variabile.
Obbligazioni non quotate Le obbligazioni bancarie non quotate offrono in media buoni rendimenti, basso rischio, e non sono soggette alla speculazione degli hedge fund.
Azioni di banche & energia Per chi vuole puntare sulla borsa con un’ottica di lungo periodo sono consigliabili questi settori: la domanda di petrolio resta forte, e una ripresa delle quotazioni comincerà dai titoli bancari.

Voli low cost, è un boom di tagli: dai pasti ai giubbotti salvagente

Un aereo pronto al decollo

La parola d’ordine è tagliare: con il prezzo del carburante che sale, le compagnie aree low cost sono alla ricerca di nuove soluzioni per evitare un’impennata del prezzo dei biglietti. Soprattutto negli Stati Uniti dove la competizione è senza sosta.
L’ultima è stata la United Airlines: ha deciso di far pagare il pasto sui voli intercontinentali. E dal mese prossimo già non saranno disponibili gli snack sui voli nazionali. Da giugno, invece, la Us Airways fa pagare ai viaggiatori anche le bevande non alcoliche: caffè e tè costano un dollaro.
Ma la caccia al risparmio si spinge anche sulla sicurezza? La domanda è un tarlo per chi si accinge a prenotare un volo a basso prezzo, soprattutto dopo il recente incidente aereo della Spainair a Madrid e i “problemi” di altre compagnie, registrati dai media (Leggi qui e qui).
Vero che, come certifica una ricerca di Altroconsumo, i voli low cost, come del resto i viaggi con le compagnie tradizionali, sono sottoposti a precise regole di sicurezza internazionale. Da qualche anno è stata istituita l‘Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa.
Ma al di là del Pacifico, solo nel marzo scorso la Southwest, una delle prime low cost al mondo, è stata segnalata al Congresso Usa perché 117 aerei della sua flotta non rispettavano gli standard previsti. Con il barile di petrolio che non accenna a diventare più economico, le compagnie aeree, poi, hanno deciso di limitare al minimo consentito la quantità di carburante per il volo: così risparmiano sul rifornimento e riducono il peso. Per un viaggio da Washington a Los Angeles con un Airbus 150 sono necessari 4300 galloni. Aggiungerne altri 219 costerebbe 750 dollari in più. O aerei che sostano sulla pista di rullaggio il minimo indispensabile (come gli automobilisti che fermi in coda spengono il motore).
Ci sono poi compagnie che passano dalle normali stoviglie a quelle di plastica, e non per questioni di estetica ma sempre per questioni di peso. Altre che eliminano i giubbotti di sicurezza, perché tanto sono inutili. È questo infatti il ragionamento che hanno fatto quelli della Air Canada Jazz, visto che tutte le loro rotte di volo distano oltre 90 chilometri dalle coste marine. In realtà la legislazione canadese autorizza le compagnie aeree a mantenere a bordo unicamente i gommoncini gonfiabili, e non anche i i giubbotti di sicurezza. Unica concessione è quella prevista per i bambini, per i quali il salvagente è previsto.
In Europa la crescita dei chilometri percorsi dai passeggeri è stata del 2,8%, ma il costo del rifornimento è aumentato del 30%. Sui bagagli in eccesso, poi, i prezzi sono salatissimi: se con Easyjet ogni chilogrammo può costare dai 6 ai 9 euro, con Air Berlin dai 23 ai 32 chili di bagaglio extra può essere pagato 25 euro.

Eppure le lamentele dei clienti affollano forum e blog su internet. “Pensateci due volte prima di prenotare con Zoom” dice una viaggiatrice su Airlinequality, un sito che raccolgie le opinioni di 350mila persone. “Per il volo di ritorno” continua la cliente di Zoom “lo staff del check-in a Roma è stati il più antipatico ed egoista con cui avere a che fare. Per salire sull’aereo ho dovuto pagare una multa di 320 euro”.

Oppure su Ryanair, un altro cliente dice: “Andata e ritorno da Beauvais a Nykoping per 110 euro (prima dell’aumento dei carburanti). Non divertente, ma adatto a una low cost. L’equipaggio era annoiato e mostrava ai clienti che è poco pagato”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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