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Depositi, titoli di stato, fondi: tutte le tasse da pagare nel 2012 sui risparmi e gli investimenti

(Credits: ANSA/FRANCO SILVI)

(Credits: ANSA/FRANCO SILVI)

Una stangata sui risparmi. È ciò che attende gli italiani con l’inizio del 2012, quando entreranno in vigore le nuove imposte di bollo volute dal governo Monti e l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie di bond, azioni, fondi comuni e polizze assicurative, deciso durante l’estate dall’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. Ecco nel dettaglio i cambiamenti in arrivo, che salvano però dalla scure del fisco i titoli di stato, i depositi bancari e i rendimenti maturati dagli investitori fino al 31 dicembre 2011. Continua

Risparmio: chi vende adesso è perduto

Trader a New York (Ansa)

Trader a New York (Ansa)

Diciamo la verità. Nessuno sa dove si andrà a finire. Che sorte toccherà al Mib, quanto renderanno i nostri Btp rispetto ai «colleghi» Bund tedeschi, se sia più sicuro investire nei rialzi del grano o in un fondo canadese. Neppure gli esperti, in verità, sanno bene cosa dire e anche ricorrere alle vecchie regole «della nonna» ormai non vale più molto: ogni giorno smentisce le certezze di 24 ore prima. Non farsi prendere dall’emotività, diversificare al massimo l’impiego dei propri risparmi, affidarsi alle cure di un gestore piuttosto che al fai da te, non dimenticare che a un rendimento più alto corrisponde quasi sempre un maggiore rischio di perdita restano, però, le quattro regole auree che nessun downgrade o panic selling può invalidare. Continua

Addio al gruzzolo: gli italiani non risparmiano più

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)

Come se non bastasse, è arrivata anche la Confcommercio a ribadire un concetto ormai già entrato nelle teste degli italiani: che sono più poveri di vent’anni fa. Lo si vede dal risparmio annuo che a livello pro capite è calato del 60%: 4.000 euro (allora c’era la lira) è quanto in media rimaneva sul proprio conto a fine anno nel 1990; 1.700 euro nel 2010, ossia 2.300 euro in meno (pari a circa tre rate di un mutuo da 700 - 800 euro al mese). Continua

Le famiglie risparmiano di più, ma possono spendere di meno

Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

Più poveri e più parsimoniosi. Il vento di crisi si placa appena, ma influisce sulla spesa delle famiglie e sulla loro ricchezza. Lo dicono i dati Istat diffusi oggi relativi al terzo trimestre del 2009. Nel periodo tra ottobre 2008 e settembre 2009 - svela l’istituto di statistica- il potere d’acquisto delle famiglie (ovvero il reddito disponibile in termini reali) è diminuito dell’1,6% rispetto al periodo tra ottobre 2007 e settembre 2008. Continua

L’altra faccia della crisi economica: risparmio da 3500 euro a famiglia

Alcuni contatori elettric

Il calo del prezzo del petrolio e la discesa dei tassi di interesse sui mutui immobiliari porterà alle famiglie italiane un risparmio di circa 3.500 euro nel 2009. È quanto stima il Centro studi di Confindustria nell’ultimo rapporto sugli scenari economici. Nonostante il raddoppio del prezzo del greggio dai minimi toccati in marzo, in media quest’anno il costo dell’olio nero, sottolinea Viale dell’Astronomia, sarà più basso rispetto al 2008, con il Brent in calo del 33%. I risparmi per le famiglie, calcola Confindustria, arriveranno a 13,4 miliardi di euro, pari, tra carburanti, gasolio per riscaldamento, elettricità e gas, a 546 euro per nucleo familiare.

In particolare i prezzi di benzina e diesel, ricorda il CsC, sono diminuiti con ritmi a due cifre: a gennaio, ad esempio, il calo è stato del 25,7% rispetto ai massimi di luglio 2008 (anche se poi i listini sono risaliti del 3,4% fino ad aprile). Le tariffe elettriche e del gas, che seguono il prezzo del Brent con un ritardo maggiore rispetto ai carburanti (circa sette mesi) e con meccanismi mitigati dall’Autorità per l’energia, sono diminuiti a partire da ottobre 2008 e il calo sta proseguendo ancora quest’anno (-6,8% finora ma è prevedibile un ulteriore diminuzione a luglio).

Ai risparmi sull’energia si aggiungono quelli sui mutui, concentrati su un numero minore di famiglie ma ben più consistenti per chi potrà beneficiarne. Complessivamente “la riduzione della bolletta energetica e il forte calo dei tassi di interesse determinano un risparmio robusto nella spesa delle famiglie italiane: 17,8 miliardi, di cui 16,7 miliardi nel solo 2009. Liberando risorse per la ripresa dei consumi”. Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, il risparmio si aggirerà sui 4,4 miliardi, 1,1 già ottenuti a fine 2008 e 3,3 miliardi quest’anno. Un obiettivo raggiunto grazie alla discesa dell’Euribor intorno all’1% contro il 5% e più dell’ottobre 2008.
Si tratta, prosegue il Centro studi, “di un risparmio nettamente inferiore a quello energetico, ma comunque notevole e concentrato solo nelle famiglie che hanno acceso un mutuo a tasso variabile”. Per loro il beneficio risulterà di 3.065 euro annui, pari a 255 euro mensili, di cui 63 già conseguiti alla fine del 2008 e altri 192 nel corso del 2009.

Numeri, cifre e stime contestate dalle associazioni dei consumatori per le quali si tratta di una “mistificazione della realtà”. Almeno così commentano Federconsumatori e Adusbef, per le quali l’annuncio si traduce nella creazione di “false aspettative nella cittadinanza”.
“Purtroppo, non avrà luogo alcun risparmio” dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef. “Semmai si verificherà un riallineamento della spesa delle famiglie su valori normali, dopo i forti rincari verificatisi nello scorso anno per costi energetici, con il costo del petrolio a 147 dollari al barile e per i mutui, con il tasso di sconto oltre il 4%”.

I conti della crisi. Per l’Fmi: “Costerà 4 mila miliardi di dollari”

fmi

Nuovamente in rialzo il costo della crisi finanziaria. E la stima viene dal Fondo Monetario Internazionale: le svalutazioni, entro il 2010, afferma nel Global Financial Stability Report: “potrebbero raggiungere i 4.000 miliardi di dollari, di cui due terzi facenti capo alle banche”. A tanto cioè arriverà a costare la crisi finanziaria global alle sole economie avanzate.

Il collasso del settore creditizio (credit crunch) sarà “profondo e di lunga durata”, la crisi si è estesa a famiglie e imprese e anche se a livello mondiale sono state lanciate contromisure “che non hanno precedenti”, l’istituzione avverte che “la stabilizzazione del sistema finanziario richiederà ulteriori azioni politiche”. Con questo rapporto ogni anno l’Fmi passa in rassegna la situazione e tutte le criticità del sistema finanziario globale.

L’aspetto più atteso era proprio quello sulle svalutazioni, oggetto di anticipazioni di stampa che ora trovato riscontro nei dati effettivamente pubblicati. Sono contenuti nel primo capitolo e l’ammontare totale delle svalutazioni stimate sale a quasi 4.100 miliardi di dollari; se la maggior parte di queste svalutazioni ricadono su titoli originati negli Stati Uniti, l’epicentro della crisi, ora l’Fmi stima che ben 1.193 miliardi riguardino titoli Europei.

Per dare un’idea della velocità e dell’ampiezza con cui si sono aggravate queste stime, basta guardare alla componente sugli asset statunitensi. Oggi l’Fmi stima svalutazioni per 2.712 miliardi di dollari su un ammontare totale di titoli da 26.554 miliardi. Solo lo scorso gennaio, in un aggiornamento delle sue previsioni, indicava invece svalutazioni per 2.200 miliardi, e nell’ottobre precedente 1.400 miliardi.

“In base alle nostre stime” scrivono i tecnici dell’Fmi “a riflesso delle perduranti pressioni nei mercati del credito le istituzioni finanziarie globali e altri detentori (di questi titoli) potrebbero fronteggiare svalutazioni più ampie”.
Le svalutazioni previste per l’Europa riguardano un ammontare totale di titoli indicato a 23.807 miliardi di dollari, mentre altri 131 miliardi di svalutazioni sono su titoli originati in Giappone il cui ammontare totale è di 6.569 miliardi. E sono proprio i nuovi dati su Europa e Giappone a far salire drammaticamente la previsione totale, perché in precedenza l’Fmi non indicava svalutazioni su titoli originati da queste due aree economiche. L’ammontare totale dei titoli oggetto di revisioni peggiorative è pari a 57.719 miliardi di dollari e la cifra esatta delle svalutazioni previste è di 4.054 miliardi.

A causa della crisi finanziaria, il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121% con un incremento di 15 punti percentuali dal 106% del 2008. Il Fondo Monetario Internazionale precisa che i costi per la stabilizzazione finanziaria sono risultati pari allo 0,9% del pil. I dati sul debito sono tratti dal World Economic Outlook dell’aprile 2008, mentre le stime sui costi provengono dal dipartimento degli Affari fiscali del Fmi. Il deterioramento dei conti pubblici non è comunque un fenomeno limitato: in Germania il debito 2010 si attesterà all’87% con un aumento di 19 punti percentuali. In Giappone l’incremento sarà di 30 punti percentuali al 227%, mentre negli Usa il balzo sarà di 27 punti al 98%. In Francia, l’aumento sarà di 13 punti percentuali all’80%.

Tre le “priorità” identificate dal Fondo: assicurare che il sistema bancario abbia accesso alla liquidità necessaria, identificare e risolvere la questione degli asset tossici, ricapitalizzare le banche indebolite ma ancora vitali e decidere rapidamente cosa fare di quelle ormai allo stremo. Con l’avvertenza che, “data la natura globale della crisi”, gli effetti delle politiche nazionali potranno avere pieno successo “soltanto se realizzate in modo coordinato tra tutti i Paesi coinvolti”.
Soprattutto nel Vecchio Continente. L’Europa dell’Est, già duramente colpita dalla crisi, rischia infatti di contagiare tutta la “vecchia” Europa: le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra le due aree aumentano il pericolo di un “un ciclo vizioso avverso» all’interno di tutta l’Europa spiega ancora l’Fmi, secondo il quale “i collegamenti” fra Est e Ovest “creano un ciclo di azioni e reazioni che potrebbero esacerbare la crisi”. La maggior parte delle economie emergenti europee, conclude l’Fmi, sono infatti dipendenti dalle banche del Vecchio Continente occidentale che, di fatto, possiedono molti degli istituti di credito dell’Europa dell’Est.

Luce e gas ancora giù: per le famiglie risparmio di 92 euro in bolletta

Si alzano la bollette di luce e gas

Dal prossimo primo aprile nuova riduzione per le bollette di luce e gas. Dopo i cali di inizio anno, l’Autorità dell’Energia ha stabilito un taglio del 2% per l’energia elettrica e del 7,5% per il gas, con una diminuzione totale media ponderata di circa il 6%. La spesa su base annua della famiglia tipo, si legge in una nota, diminuirà così di circa 9,4 euro per l’energia elettrica e di 83 euro per il gas naturale, con un risparmio complessivo di 92 euro su base annua.

Continua inoltre il sensibile calo del Gpl (gas di petrolio liquefatto) distribuito in rete: -5 %, con una minore spesa di 35 euro su base annua, sempre per una famiglia tipo. “Possiamo oggi annunciare ulteriori riduzioni delle bollette, a vantaggio dei consumatori, grazie al calo del petrolio dal settembre 2008″ ha commentato il presidente dell’Autorità, Alessandro Ortis. “Per l’elettricità, questi positivi effetti si erano già tradotti in ribassi nel precedente aggiornamento, con un -5,1% da gennaio”. “Particolarmente significativa” ha sottolineato Ortis “è l’attuale diminuzione dei prezzi del gas, il cui aggiornamento segue a distanza l’andamento dei prezzi elettrici, essendo i prezzi del gas collegati all’andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi nei 9 mesi precedenti. Per questo, a gennaio la riduzione sul gas, -1%, era stata meno evidente di quella attuale e piu’ significativa, -7,5%”.
Il ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha invece messo in evidenza i potenziali effetti benefici sull’economia derivanti dal calo delle tariffe considerato che l’attuale diminuzione si somma a quella già registrata a gennaio (-5,1% per la luce e -1% per il gas). “In Italia ci sono quasi 18 milioni di lavoratori dipendenti a reddito fisso: la grandissima maggioranza di essi non teme per il proprio posto di lavoro, ha un reddito certo e un potere d’acquisto in aumento rispetto a sei mesi o un anno fa”, ha rilevato il titolare dello Sviluppo economico.
“Nei giorni scorsi il Centro Studi Confindustria, confermando una previsione che avevo fatto nell’ottobre scorso, ha calcolato che quest’anno una famiglia media che ha un mutuo immobiliare spenderà circa 4mila euro in meno per il calo dei prezzi energetici e dei tassi d’interesse”, ha aggiunto. Ora si tratta di guardare con ottimismo alla destinazione del maggior reddito disponibile.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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