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“Ancora per alcuni mesi prevediamo un prezzo del petrolio che dovrebbe attestarsi sui 40 dollari al barile”. È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, nel corso del suo intervento al convegno Risorse per il futuro organizzato da Confindustria.
La caduta dei prezzi del petrolio porterà una sorta di bonus nelle tasche dei cittadini di 1.500 euro. Per Scaroni “si tratta di una buona notizia per consumatori, aziende e paesi schiacciati da una montagna di debito, i bassi prezzi del petrolio, del rame, dell’acciaio rappresentano un primo e concreto stimolo economico”.
“Il rischio” ha aggiunto Scaroni “è che un periodo prolungato di prezzi troppo bassi scoraggerà nuovamente gli investimenti e porterà nel tempo ad un nuovo ciclo di prezzi alti come avvenuto nel 2008, con il petrolio a 127 dollari”. “Un effetto yo yo” ha rilevato “non certo benefico per le imprese energetiche siano esse dei Paesi produttori che da quello dei Paesi consumatori, in particolare visti i circa 1,5 trilioni di dollari di investimenti che l’industria petrolifera si appresta a fare nel prossimo quadriennio”.

Il 2009 è appena cominciaro ma il Codacons già parla di stangata: le famiglie italiane spenderanno in media 605 euro in più rispetto al 2008. Queste le stime diffuse dal Codacons secondo cui le voci che incideranno di piu’ nei conti degli italiani saranno alimentari, comunicazione e banche.
“A pesare sul 2009″ secondo il Codacons “saranno, però, non i rialzi futuri, ma la crescita di prezzi che c’è stata nel corso di tutto il 2008, che finirà per determinare un aumento del costo della vita di 299 euro a famiglia, nonostante ora si preveda un periodo di stabilità dei prezzi, sia per il calo del costo del grano che per quello dell’elettricita’.
Interessante la voce comunicazioni, che arebbe stata in calo di 16 euro se non ci fosse stato
l’aumento del canone Telecom da 12,14 a 13,40, 1,26 euro al mese che, con Iva, determinano un incremento di 18,14 euro su base annua.
All’interno della voce Altri beni e servizi spiccano le banche che, evidentemente per rifarsi della
crisi, aumenteranno di 28 euro il costo dei servizi finanziari (i mutui sono esclusi dalla voce, essendo un’estrapolazione dei dati Istat)”.
Secondo il Codacons la “batosta” è sicuramente “inferiore a quella degli scorsi anni, ma che,
aggiunta a quelle che si sono succedute ininterrottamente dal 2002 ad oggi, finisce per essere la classica goccia che fa traboccare il vaso e che rischia di mandare definitivamente sul lastrico le famiglie italiane”.
Inoltre, sottolinea ancora il Codacons, il calo di molte voci è determinato da un fatto negativo, la recessione in atto. In particolare a risentire del calo degli acquisti saranno le voci Abbigliamento e calzature (+ 19 euro), Mobili e articoli per la casa (+ 34 euro), Ricreazione, istruzione e ristorazione (+ 23 euro).
Notizie realmente positive, invece, per i trasporti, che risentono della caduta del pezzo del petrolio e del conseguente abbassamento della spesa per carburanti che finisce quasi per compensare tutti gli aumenti delle altre voci inserite nei trasporti (pneumatici, ricambi, parcheggi, taxi, treni, autostrade), determinando alla fine un rialzo di appena 12 euro.
La crisi si prepara a colpire anche la stagione dei saldi, in partenza domani, con vendite previste in calo del 30 per cento. A descrivere questo scenario “poco incoraggiante” sono le associazioni dei consumatori, secondo cui “si registrerà una forte diminuzione anche dei beni di lusso, segno che la recessione non ha colpito solo le famiglie più povere ma anche la classe media”. Per il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, “quest’ultimo dato è particolarmente preoccupante perché dimostra come la crisi si stia allargando alle classi sociali benestanti. A risentirne, quindi, saranno anche i saldi sulle griffe, sui beni di lusso. Un fenomeno, questo, che si sta verificando anche negli altri paesi europei”.
Quest’anno solo il 50 per cento delle famiglie italiane riuscirà a fare acquisti a prezzi scontati, l’altra metà invece non avrà il budget necessario per fare shopping. “È la prima volta che si verifica un fenomeno del genere”, ha spiegato Trefiletti, aggiungendo che “la spesa media a famiglia dovrebbe attestarsi a 317 euro, a 120 euro quella pro capite”. Previsioni meno fosche arrivano dall’Adiconsum, secondo cui la diminuzione dei consumi dovrebbe attestarsi attorno al 10 per cento.
“In realtà” ha spiegato il segretario generale, Paolo Landi “gli effetti della crisi ancora non si sono manifestati nel portafoglio della gente. È più la preoccupazione per un futuro poco rassicurante a frenare le spese dei consumatori. C’è da considerare inoltre” ha proseguito Landi “che grazie alle riduzioni dei prezzi dei carburanti, delle tariffe energetiche e della possibilità di spalmare la rata del mutuo, il potere d’acquisto medio delle famiglie aumenterà tra 600 e 1500 euro all’anno”. Il consumatore, ha avvisato Landi, “dovrà fare attenzione alla qualità del prodotto in saldo. C’è inoltre un malcostume abbastanza diffuso con il quale i prodotti vengono riprezzati evidenziando, ad esempio, uno sconto del 45% mentre in realtà lo sconto vero è del 15%”. Adiconsum prevede nei prossimi mesi, saldi e promozioni anche su beni diversi dall’abbigliamento: “Ritengo che anche prodotti come auto ed elettrodomestici saranno toccati dal fenomeno”.
Un calo del 20 per cento è quello che prevede, invece, Telefono Blu che “conferma la difficoltà che avranno i saldi quest’anno”. Il loro anticipo non ha neanche l’effetto sorpresa sperato e nemmeno il tentativo di accreditare una maggior spesa per famiglia. Secondo l’associazione la strategia da seguire doveva essere quella di farli coincidere “con Natale come si fa ad esempio a Londra.
C’è poi un problema maggiore. I saldi sono oramai superati e spesso inutili. I consumatori hanno bisogno di concorrenza vera tutto l’anno, e quindi dai vestiti a molti altri oggetti i prezzi dovrebbero essere dimezzati esattamente come si tenta di fare con i saldi”. Circa gli sconti sui prodotti, “quest’anno ci saranno vendite per saldo progressive, prima con riduzioni del 30%, poi del 50% e infine anche del 70%”.
A causa della grande incertezza, ha evidenziato Telefono Blu, “l’intenzione media di spesa è di poco superiore (come dato medio) ai 280 euro, al Nord sarà di 350, nel sud 250 e nel centro di 300, ma si potranno registrare anche qui fenomeni a macchia di leopardo in base agli sconti e al pregio delle merci. In particolare, la tendenza delle famiglie italiane sarà quella “laddove avanzino quattrini, di risparmiarli in previsione anche del nuovo anno. Ricordiamo che comunque i saldi costituiscono nell’arco di un anno ben un quinto delle vendite del settore tessile e intorno al 20% delle altre vendite”. L’estate 2008 ha avuto il primo campanello di allarme con una riduzione del 7% medio. Nel mese di dicembre i consumi hanno segnato un preoccupante -10%. Si prospetta una debacle intorno al 20% a meno che i prezzi e le merci invendute ovvero l’incrocio qualita’/prezzo non valgano la pena. Ruolo molto rilevante nel variare il successo di questa iniziativa lo avranno gli Outlet e gli ipermercati, che per la prima volta supereranno il 40% delle vendite, al tradizionale rimane il 60%. Solo a fronte di capi invenduti di stagione di buon pregio e a forti sconti in percentuale potrebbe modificarsi il dato riducendo il 20%.
L’associazione ha dato inoltre alcune regole da tenere presente:
1) ricordarsi il capo (fotografarlo) che interessa e il suo prezzo per capire l’esatto sconto (pieno e in saldo), quello è il vero saldo, nelle promozioni possiamo invece trovare merce invenduta degli anni precedenti. Attenzione anche al prezzo di partenza.
2) visitare più di un negozio aiuta a non commettere errori. Vi è il rischio che venga messa in circolazione merce invenduta negli anni. Il negoziante deve dimostrare la veridicità di qualsiasi asserzione pubblicitaria. Lo spazio dei saldi deve essere ben chiaro.
3) attenzione alle etichette, quelle di origine ci permettono di risalire al produttore, quelle di contenuto garantiscono la composizione del prodotto e le modalità di lavaggio per evitare rischi.
4) conservare sempre lo scontrino, se la merce è difettosa, si può infatti optare per la restituzione del prodotto o ancora un prezzo inferiore.
5) infine, salvo casi eccezionali e comprovati non si puo’ vietare di provare la merce in vendita, occorreranno pertanto un apposito camerino e spazi necessari anche per le scarpe.
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L’inflazione a novembre è scesa dal 3,5% al 2,7%. Confermando le stime previste l’Istat nel dato definitivo, l’Istat precisa che i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,4% rispetto a ottobre. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invita a non nascondere i problemi economici che la crisi ha generato, ma sprona a guardare avanti con fiducia, volontà e coraggio: “La qualità che l’Italia esprime nei propri prodotti e nelle proprie attività più avanzate è sorgente di fiducia davanti alla crisi economica, anche se non possiamo nasconderci le difficoltà della congiuntura internazionale”.
L’istituto di statisca conferma a novembre il forte calo dell’inflazione rispetto al mese di ottobre. Secondo i dati definitivi, diffusi oggi, la flessione dell’indice dei prezzi al consumo è stata dello 0,4%, un calo che non si registrava dal luglio del 1959. Il tasso annuo è del 2,7%, dopo essere sceso al 3,5% ad ottobre. Il tasso di inflazione acquisito per il 2008, quello che si registrerebbe se l’indice dei prezzi al consumo rimanesse allo stesso livello di novembre fino alla fine dell’anno, è pari al 3,4%, come a ottobre. Nella stima preliminare era del 3,3%. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) di novembre registra una variazione di -0,5% rispetto a ottobre, e un +2,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il rallentamento dell’inflazione a novembre, spiega l’Istat, è dovuto in gran parte al calo dei prezzi dei beni che sono passati dal +3,6% di ottobre al +2,6% di novembre. L’inflazione di fondo (esclusi gli energetici e gli alimentari non lavorati) si attesta al +2,6%; a ottobre era del 2,8%.
Rimane alto il prezzo della pasta a novembre. Secondo i dati definitivi dell’Istat, la pasta di semola di grano duro fa registrare un +0,3% rispetto a ottobre e un +29,8% rispetto a un anno fa (era del 31,6% a ottobre). Nel complesso, i dati definitivi sui prezzi al consumo rilevano un rallentamento della crescita annua dei prezzi di pane e cereali, passata dal 9,5% di ottobre all’8,4% di novembre, nonostante un incremento congiunturale dello 0,2%. Nel dettaglio, il prezzo del pane aumenta dello 0,1% rispetto a ottobre e del 4,1% rispetto a novembre 2007; a ottobre, per il pane, l’Istat aveva registrato un +6% rispetto all’anno precedente. Aumenti mensili si registrano per i prezzi delle carni (+0,2%), con un tasso annuo che scende lievemente, dal +3,3% al +3,2%. Sensibile calo per i prezzi del gruppo latte formaggi e uova, dal +6,8% di ottobre al +5,6% di novembre, che tuttavia evidenziano un lieve aumento su base mensile (+0,1%). Il prezzo del latte, in particolare, sale leggermente (+0,1%) su base mensile e aumenta del 6,3% sull’anno (ma risulta in flessione rispetto al +7,8% di ottobre).
“È scandaloso che il dimezzamento del prezzo del grano dall’inizio dell’anno, oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono a coprire i costi della coltivazione (+61 per cento per i concimi), non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che continua ad aumentare in modo vertiginoso sia a livello tendenziale (+ 29,8 per cento) che congiunturale (+0,3 per cento) in controtendenza con l’andamento generale”. È quanto afferma la Coldiretti che, in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a novembre, sottolinea che per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l’acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in più nel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia. “Con il crollo delle quotazioni del grano a valori più bassi di 20 anni fa si è spaventosamente allargata - denuncia la Coldiretti - la forbice dei prezzi dal campo alla tavola con il prezzo pagato agli agricoltori per il grano duro che è sceso attorno a 0,22 euro al chilo, mentre quello della pasta è salito a 1,6 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del ministero delle Politiche Agricole”.
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La crisi durerà a lungo e i governi devono attuare “rapidamente” le misure annunciate, anche se c’è il rischio di un peggioramento dei conti pubblici, specie per quei paesi con squilibri di bilancio. È il monito lanciato dalla Bce nel suo bollettino mensile. “Le significative misure annunciate dai governi per far fronte alle turbolenze finanziarie” spiega l’Eurotower “dovrebbero essere attuate rapidamente in modo da contribuire ad assicurare l’affidabilità del sistema finanziario e da evitare limitazioni nell’offerta di credito alle imprese e alle famiglie”. E laddove vi è margine di manovra, aggiunge l’istituto, “potrebbero essere quanto mai efficaci misure di bilancio aggiuntive se tempestive, mirate e temporanee”.
In particolare, per la Bce risulteranno particolarmente utili misure che siano contemporaneamente in grado di porre solide basi per la ripresa e per una maggiore crescita potenziale, migliorare la qualità delle finanze pubbliche e promuovere riforme strutturali.
La ripresa, secondo gli esperti dell’Eurosistema, arriverà solo nel 2010 e ci si attende per l’area euro un tasso di variazione del Pil negativo su base trimestrale fino a metà 2009. Nel 2008 la crescita di Eurolandia dovrebbe attestarsi tra lo 0,8% e l’1,2% mentre per l’anno prossimo è attesa una variazione compresa tra -1% e zero. Le stime sono state riviste al ribasso rispetto a quelle formulate a settembre. L’inflazione invece dovrebbe continuare a ridursi “nei prossimi mesi” ma potrebbe “tornare ad aumentare nella seconda metà dell’anno prossimo”. Il livello di incertezza riguardo alle prospettive economiche resta “eccezionalmente elevato” e i rischi per la crescita economica, spiega l’istituto, sono orientati verso il basso e sono connessi principalmente alla possibilità di un maggiore impatto sull’economia reale delle turbolenze nei mercati finanziari.
La Bce lancia anche l’allarme per i conti pubblici: “Le attuali prospettive per i conti pubblici” osserva “indicano un forte deterioramento dei saldi di bilancio nell’area dell’euro e vi è il rischio di un ulteriore peggioramento”. In base alle previsioni economiche autunnali della Commissione europea, infatti, il disavanzo medio delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro in rapporto al Pil dovrebbe aumentare considerevolmente nel 2008 e nel 2009. È quindi “essenziale” che tutte le parti coinvolte rispettino l’impegno assunto di applicare appieno le disposizioni del Patto di stabilità e crescita “che fornisce la flessibilità necessaria”. La banca centrale europea vede nero anche sul fronte dei consumi: la spesa della famiglie “ha subito una netta moderazione nel 2008″ e ci si attende “un andamento contenuto” dei consumi privati nel prossimo futuro.
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I numeri della crisi si fanno sentire adesso.
Crolla la produzione industriale nei primi dieci mesi dell’anno e il nostro paese si accinge a entrare in recessione, visto che il Pil ha registrato per due trimestri consecutivi un calo congiunturale. Il prodotto interno lordo, infatti, nel terzo trimestre dell’anno è diminuito secondo l’Istat dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% nei confronti del terzo trimestre del 2007, confermando la stima preliminare diffusa lo scorso 14 novembre e registrando il secondo calo consecutivo dopo quello dis settembre (-0,4%). Crolla anche il dato sulla produzione industriale italiana che raggiunge il peggior calo in sette anni: - 6,9% per l’Istat nei primi mesi dell’anno rispetto a ottobre 2007 (indice corretto per i giorni lavorativi che sono stati 23 come a ottobre del 2007) e -1,2% rispetto a settembre, mentre nella media dei primi dieci mesi del 2008 segna un calo del 2,9 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2007 (i giorni lavorativi sono stati 213 come nel 2007).
Un crollo che riporta indietro il nostro paese a sette anni fa: era il dicembre del 2001 e l’Istituto nazionale di statistica aveva registrato lo stesso calo dello -6,9%. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le variazioni negative più marcate si registrano nei settori dei mezzi di trasporto (-19,1%), delle pelli e calzature (-12,9%), della gomma e materie plastiche (-12,4%) e del legno e prodotti in legno (-11,7%). In aumento il settore energetico (energia elettrica, gas e acqua) a +2,9%, spinto dalla crescita del prezzo del greggio che ha toccato quota 150 dollari in estate per poi crollare a novembre sotto i 50 dollari, trascinandosi dietro tutto il comparto. In deciso calo, secondo l’Istat, anche la produzione di autoveicoli che scende dello -34,3% rispetto a ottobre 2007, a pochi giorni dall’annuncio dell’a.d. Sergio Marchionne di un possibile ingresso di un partner straniero nella proprietà della casa di Torino. Nei primi dieci mesi dell’anno lo stesso indice sulla produzione di autoveicoli ha subito una flessione del 13,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
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Silvio Berlusconi ha sempre detto di ammirare L’Utopia di Tommaso Moro, opera del 1516 che si svolge in un teatro di 54 città (le contee inglesi). Berlusconi di città ideali ne immagina 100 e non ha intenzione di lasciarle sulla carta: vuole costruirle. Il premier ha in mente un new deal che si muove su due linee: attenzione alle classi sociali sulle quali impatta la crisi, lancio di un piano di opere pubbliche e investimenti per stimolare la crescita e aumentare i posti di lavoro. Il piano casa fa parte di questo progetto.
Lo scenario economico. Se il 2008 si chiude con la grande crisi e un governo impegnato a fronteggiarla con una serie di misure “cash”, l’anno prossimo per il presidente del Consiglio deve essere quello del rilancio dell’economia con una serie di misure, tra le quali il piano di infrastrutture. Il premier parlando alla platea degli industriali di Roma ha ribadito “che non dobbiamo nasconderci le difficoltà”; ma da uomo che ha le sue radici nella cultura d’impresa cerca di infondere fiducia al Paese. Se la crisi c’è, il miglior antidoto non è certo quello del pessimismo (a mezzo stampa o tv) o degli scioperi generali autoreferenziali (quello della Cgil).
La bussola di Berlusconi è sempre quella del programma elettorale, rivisto e corretto alla luce della recessione e delle difficoltà strutturali in cui si dibatte l’Europa (vedi alla voce patto di stabilità e Banca centrale europea). Quando Berlusconi dice che l’Italia se la passa meglio di altri paesi, ha pienamente ragione. Come anticipato da Panorama, la crisi finanziaria sta assorbendo risorse ben più consistenti rispetto al bail-out (salvataggio) da 700 miliardi di dollari pensato in origine dagli Stati Uniti. Secondo le stime dell’analista Barry Ritholtz, fondatore del sito di analisi finanziaria The big picture (11 milioni di visitatori), la Casa Bianca finora ha impegnato nella cura del sistema finanziario oltre 4.600 miliardi di dollari. Una cifra che non ha precedenti nella storia dell’economia: basti pensare che il piano Marshall, attualizzando i costi, si fermò a 115 miliardi di dollari e il New deal di Franklin Delano Roosevelt è stimato in circa 500 miliardi di dollari. L’Italia è rimasta al riparo dai fallimenti delle banche, ma è colpita da credit crunch e recessione.
Debito pubblico e deflazione. Mentre Giulio Tremonti sorveglia la cassa, presenta la social card e spiega che la Robin Hood tax ha dato un gettito di 4 miliardi di euro, il presidente del Consiglio può guardare all’altra faccia della crisi, agli effetti positivi che può produrre. In particolare sul costo del debito pubblico e i consumi.
Come? La diminuzione del tasso ufficiale di “policy” (1 punto nell’ultimo quadrimestre) operata dalla Bce e la diminuzione dei prezzi. Secondo le stime di Angelo Baglioni e Luca Colombo per Lavoce.info, porterà nel 2009 un risparmio netto di circa 4 miliardi di euro. Rispetto alle stime fatte in giugno nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), lo scenario è cambiato radicalmente: in scadenza per il 2009 ci sono titoli di Stato per 280 miliardi di euro e l’onere per interessi sul debito da rinnovare si ridurrà con un risparmio di 3,82 miliardi di euro.
All’effetto positivo sul debito pubblico si accompagna una diminuzione dei prezzi. Nel mese di ottobre in Europa e in Italia i prezzi sono rimasti fermi. Questo fenomeno nel breve-medio periodo sarà un sollievo per i consumatori, che hanno perso potere d’acquisto durante i mesi di decollo verticale dei prezzi delle materie prime.
L’economista Geminello Alvi riconosce entrambi gli elementi, tuttavia giudica “ancora più importante che il governo riesca ad accompagnare i suoi lodevoli inviti all’ottimismo con un’autentica politica di economia sociale di mercato. Qui la concretezza è decisiva perché modifica lo stato d’animo degli italiani, influenzando la tenuta della situazione e il giudizio dei mercati”.
Infrastrutture e casa. Il governo al piano di infrastrutture (Berlusconi ha annunciato che il Cipe darà il semaforo verde a opere per 16,6 miliardi) farà seguire il piano casa. Purtroppo la rinegoziazione dei mutui finora non ha avuto le adesioni sperate (soltanto 30 mila famiglie su 2 milioni di mutui a tasso variabile sottoscritti), anche a causa delle resistenze del settore bancario. Tuttavia, come ha ricordato a fine ottobre il governatore di Bankitalia Mario Draghi, “il 70 per cento delle famiglie possiede un’abitazione di residenza. Quelle che hanno contratto un mutuo non raggiungono il 15 per cento” (circa 3 milioni, ndr). Secondo Draghi, inoltre, “la forte crescita dei mutui registrata in questo decennio ha riguardato principalmente le famiglie che appartengono alle classi di reddito e di ricchezza medio-alte, meglio in grado di far fronte all’onere del debito”.
Il problema casa in Italia dunque riguarda in larga parte non chi ce l’ha e la deve pagare, ma chi non la possiede e la vuole acquistare. Le soglie d’accesso all’acquisto infatti sono altissime, soprattutto nelle grandi città. Il governo sta pensando di costruire, entro il 2013, 100 mila nuovi alloggi grazie a una riforma che prevede la cooperazione di fondi immobiliari pubblici e privati. Il dossier è nelle mani del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e del sottosegretario con la delega alle politiche abitative, Mario Mantovani. “Berlusconi ha compreso che per vent’anni in Italia il problema della casa è stato trascurato” dice Mantovani a Panorama “e ora il governo punta a far diventare questo piano opera strategica di interesse nazionale”.

Così il presidente del Consiglio tornerà alla sue origini di costruttore, indosserà il casco da capocantiere e… prenderà l’elicottero.Vuole infatti individuare dall’alto le aree dove costruire nuovi quartieri. “Berlusconi vuole sorvolare le città: lui ha sempre costruito così i suoi centri residenziali. Non c’è strumento migliore per individuare le zone dove sviluppare un nuovo aggregato urbano” racconta Mantovani. “Abbiamo visto le periferie che cosa sono, rattristano e accumulano disagio sociale. Grandi agglomerati senza collegamenti e servizi, non armonici, e quindi abbiamo Quarto Oggiaro a Milano e il Corviale a Roma e lo Zen a Palermo e Scampia a Napoli. Berlusconi pensa alle 100 città, vuole andare incontro alla grande richiesta di abitazioni. Vuole acqua, verde, rispetto della natura, abitazioni basse, contenimento energetico e domotica”.
Per avviare il piano il governo deve sbaraccare l’attuale sistema di edilizia popolare, vendere il patrimonio pubblico, trovare un accordo con le regioni e coinvolgere i privati. A regime, secondo Mantovani, “il fondo potrebbe superare il miliardo di euro”. Dove costruire? Ovviamente dove c’è più richiesta, nelle aree metropolitane. A metà dicembre si terrà un incontro con le regioni, nel frattempo il governo lavora alla costituzione di una commissione di esperti, della quale faranno parte gli architetti del Politecnico di Milano Luigi Chiara e Paolo Caputo.
La palla, come si vede, non la gioca solo il governo. Se gli enti locali accettano la scommessa si apre una partita di notevole dimensione. In caso contrario l’Italia resterà ferma all’edilizia impopolare.