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Roma
Il “grave” rallentamento dell’economia durerà per buona parte del 2009, ma i Paesi del G7 utilizzeranno tutti gli strumenti per sostenere la crescita e l’occupazione. È quanto dichiarato dai ministri dell’economia e delle finanze dei Sette Grandi nelle conclusioni del vertice di Roma, in cui si ribadisce anche l’impegno ad evitare il protezionismo. I Sette Grandi si sono impegnati a contrastare la crisi, anche se non hanno precisato i prossima passi che intendono fare in proposito. La priorità massima è comunque la stabilizzazione dei mercati e dell’economia insieme alla necessità di evitare l’”eccessiva volatilità” delle valute.
Tra i rischi della crisi c’è anche quello alimentare oltre che un incremento del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo. Due aspetti su cui i Sette Grandi hanno concentrato l’attenzione. “C’è in giro per il mondo un deficit di fiducia e anche un deficit di regole che forse è una delle principali cause della crisi”, ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nella conferenza stampa della presidenza italiana al termine del vertice.
Al consueto meeting sulle condizioni dell’economia mondiale hanno partecipato il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, il ministro delle Finanze giapponese Shoichi Nakagawa, il presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbruck.
L’Italia preme perché si arrivi quanto prima alla definizione di standard comuni, sia in ambito dei mercati finanziari sia per le politiche fiscali e del commercio internazionale, coinvolgendo i diversi bracci operativi rappresentati dagli organismi internazionali, dal Fsf (Financial Stability Forum), per quanto riguarda vigilanza e requisiti patrimoniali delle banche, al Wto, all’Ocse. I numeri uno di queste agenzie internazionali, insieme con i rappresentanti di Fmi, Banca Mondiale, Unctad (United Nations Conference on Trade and Development), sono stati invitati alla cena di venerdì e saranno consultati durante i lavori.

Vacanze romane addio. Sarà pure la capitale del cinema, ma almeno per quest’anno Roma deve registrare un netto meno 4% nel settore turistico.
A fornire i dati, l’Ebit, l’Ente bilaterale dell’industria turistica, e l’Unione italiana cambi, che hanno condotto un’indagine nei primi nove mesi sull’economia legata a viaggi e bagagli. Scoprendo così che i primi segnali del 2008 non sono affatto incoraggianti. A pagare più caro sono state così le città d’arte, Roma in testa: i primi a disertare sono stati i giapponesi (-16,9%) e gli americani (-10%), ma hanno deciso di rinunciare a visite guidate di Pantheon e Colosseo anche tedeschi (-9,3%) ed inglesi, seppure in modo minore (-3%).
Secondo il presidente della Camera di Commercio di Roma Andrea Mondello, è tutta colpa della crisi finanziaria e di un dollaro troppo debole rispetto all’euro. Ma a contribuire al saldo negativo sarebbero stati anche vicende legate esclusivamente al Belpaese, con l’emergenza rifiuti in Campania e le turbolenze societarie di Alitalia.
A dare manforte al turismo capitolino ci hanno pensato però le nuove economie emergenti: russi, cinesi e indiani, tutti incrementati sensibilmente, dal 10 al 30%. Grazie al loro arrivo, cambia il turismo: nelle previsioni del prossimo anno l’extralusso è infatti l’unico settore che è dato in netto aumento. Calano invece gli affari che girano attorno ai mille souvenir: - 3,9%, un ribasso pari al doppio di quello nazionale e secondo solo a quello di Napoli (-5,9%).
Stop a motorini vespe e lambrette, dunque. Al di là di certe suggestioni in celluloide, per il prossimo anno le vacanze romane si faranno più che altro in limousine e resort di altissimo livello.
Imprenditori a tutte le età? Sì. Soprattutto quando i capelli diventano bianchi e il binomio saggezza più esperienza permette di intraprendere un’attività individuale senza troppi rischi. È infatti un mondo di imprenditori over settanta quello che emerge dai dati del registro delle imprese relativi al secondo trimestre 2008 e 2003, elaborati dalla Camera di commercio di Milano in occasione della festa dei nonni (5 ottobre).
Sono oltre 294 mila in Italia (26 per cento donne, pari a 76.554 ditte individuali) gli imprenditori ultrasettantenni e in cinque anni crescono del 3,2 per cento. Il boom si registra nel settore dell’intermediazione economica e finanziaria (113,2 per cento), delle costruzioni (43,5 per cento) e dell’istruzione (37,4 per cento). Ma è nel settore agricolo (68,8 per cento), del commercio (15,5 per cento) e nelle attività manifatturiere (4,6 per cento) che gli imprenditori sono presenti in quantità maggiore. Negli ultimi cinque anni sono poi le ditte individuali al femminile a segnare un risultato positivo: quelle con titolare donna di età superiore ai 70 anni sono cresciute del 7,9 per cento.
Nella classifica delle province italiane è il Centro-Sud ad avere la meglio: Roma è al primo posto con 10.671 imprese individuali con al comando un ultrasettantenne, seguita da Bari (9.274) e Napoli (8.717). Negli ultimi cinque anni sono invece le province del Nord a essere cresciute di più, con le città di Lecco, Como e Varese ai primi tre posti sul podio.
La provincia di Milano cresce e oltre a contare 5.460 imprenditori over settanta, di cui il 22,5 per cento donne (pari a 1.231 ditte individuali), in cinque anni ha visto aumentare l’attività imprenditoriale del 18,6 per cento, contro una crescita nazionale del 3,2 per cento. I titolari milanesi anziani rappresentano circa il 3,6 per cento del totale delle ditte individuali milanesi e le crescite maggiori sono state nelle attività di intermediazione economica e finanziaria (+92,6 per cento), immobiliari, noleggio e ricerca (+39,6 per cento) e nelle costruzioni (+37,3 per cento). Nella capitale economica italiana gli imprenditori ultrasettantenni operano soprattutto nel settore del commercio (40,1 per cento contro il 15,5 per cento del dato italiano) e nelle attività manifatturiere (15,7 per cento contro il 4,6 per cento nazionale). Uno su otto (12 per cento) è attivo nel settore agricolo, che prevale invece a livello italiano (68,8 per cento degli imprenditori).
Una nota rosa sotto la Madonnina: in cinque anni le ditte individuali con titolare donna di età superiore ai 70 anni crescono nella provincia di Milano del 12,5 per cento, più del dato italiano che si ferma al 7,9 per cento.
Tra i più anziani attivi, la Camera di commercio segnala l’imprenditrice di oltre 90 anni che ha un negozio di occhiali “su misura” in centro a Milano; l’imprenditore di 97 anni che ha aperto alla fine degli anni Trenta un’impresa di commercio al minuto di articoli casalinghi e l’imprenditrice di oltre 80 anni che si occupa della fabbricazione e della vendita al minuto di scarpette da ballo.
“Gli anziani sono una ricchezza nella nostra società, a partire dalla famiglia, col sempre più indispensabile ruolo svolto dai nonni”, sottolinea Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano, “Ma sempre più spesso il loro ruolo sociale si mostra anche attraverso la loro capacità di continuare a portare avanti un’impresa radicata, in molti casi l’attività di una vita, e di trasmetterla ai più giovani”.
La provocazione: il duomo di Milano dipinto di giallorosso
Milano batte Roma in tutto, nelle classifiche del “Worldwide centers of commerce index 2008“, che ogni anno è realizzata da Mastercard per mettere in riga i principali centri del commercio e della finanza mondiali. Tra i parametri considerati: la facilità d’impresa, l’apertura ai flussi finanziari, i servizi, la produzione di conoscenza, la posizione nei traffici del mercato mondiale e la vivibilità.
Lo studio ha esaminato 75 capitali e grosse città nel mondo. Milano si classifica ventesima, Roma 47esima. Entrambe fuori dalla top ten, ma per la capitale è una vera e propria dèbacle, perché viene superata anche nell’indicatore “vivibilità”. Al top c’è Londra, ormai il vero “ombelico del mondo” della finanza globale, seguono New York e Tokyo. Un podio per tre continenti, ma poi il 40% delle città nelle prime 25 posizioni sono europee.
C’è Milano, che viene dopo Madrid, Parigi, Zurigo, Amsterdam, Francoforte ma davanti a centri importanti come Berlino e Shanghai. L’ultima della lista è Caracas, capitale del Venezuela. Vedi tutte le prime 25 della classifica qui
Insomma, per commercio e finanza, Milano è meglio di Roma. E su questo ci sono pochi dubbi: la Borsa italiana è nel capoluogo lombardo e lo stesso vale per le più importanti banche. Ma quando si legge che anche per “vivibilità” si sta meglio all’ombra del Duomo che del Colosseo, la polemica nasce spontanea. D’altronde non c’è niente di così soggettivo come la qualità della vita.
E allora tra i romani c’è sicuramente chi si lamenterà “C’avete solo la nebbia” e tra i milanesi chi risponderà “La nebbia e Ronaldinho, tiè!”.
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La corsa ai saldi inizia all’ombra del Maschio Angioino mercoledi prossimo, 2 luglio: sarà Napoli la prima grande città a dare il via allo shopping estivo. A Genova gli acquisti scontati partono il 4 luglio, e il giorno successivo cominceranno a Roma, Milano, Torino, Venezia, Bologna, Bari, Ancona e Trieste. Secondo Confcommercio ogni famiglia spenderà in media poco più di 280 euro per l’acquisto di articoli in saldo. Il valore complessivo dei saldi estivi si aggirerà intorno ai 4 miliardi, con un’incidenza dell’11,2% sul fatturato annuo del settore. “Le vendite estive” dichiara Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio “non stanno andando bene sia per una generalizzata crisi dei consumi trasversale a tutti i settori e che sta investendo in maniera pesante il comparto abbigliamento, accessori e calzature, sia per fattori legati a condizioni climatiche poco favorevoli”.
Consigli utili. Per il corretto acquisto degli articoli in saldo Confcommercio ricorda alcuni principi di base: la possibilità di cambiare il capo dopo averlo acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso cio’ risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto. Per quanto riguarda la prova dei capi non c’è obbligo: è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Sui prodotti in vendita, inoltre, Confcommercio ricorda che i capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi non appartenenti alla stagione in corso. Per il prezzo, infine, è previsto l’obbligo per il negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

È Tokyo la città con gli affitti più cari del mondo. Per un bilocale nella capitale giapponese si toccano i 3.117 euro al mese e i 5.000 euro per un quadrilocale non arredato.
Praticamente più del costo di tre mesi a Milano, dove un bilocale costa in media 920 euro al mese e un quadrilocale viaggia intorno ai 1.350 euro. In Italia non é però il capoluogo lombardo ad essere il più caro. La capitale batte tutte le altre città, visto che Roma figura al 29/o posto delle città più costose al mondo contro il 42/o di Milano. La classifica del caro-affitti, che emerge dai dati della Camera di Commercio di Milano, vede New York tallonare Tokyo al secondo posto, con cifre ancora da capogiro: 3.040 euro al mese per un bilocale. Terzo posto per la cinese Tianjin, mentre Londra, prima tra le europee, batte Pechino, rispettivamente al quarto e quinto posto. Sesta Osaka, settima Hong Kong, mentre all’ottavo posto c’é un’altra città europea, Parigi. Roma è al 29/o posto della classifica mondiale, con un guadagno di cinque posizioni nel 2007 rispetto al 2006. La capitale è ottava in Europa per il costo degli affitti, mentre Milano è all’11/o posto.
Secondo le rilevazioni, un bilocale arredato costava l’anno scorso 800 euro a Roma (contro i 700 del 2006) e 920 a Milano (contro i 900 dell’anno prima), città dove è maggiore la richiesta per le case piccole. Per i trilocali, sempre arredati, la capitale è però più cara: 1.350 euro contro i 1.200 in media della città lombarda. E quello di Roma è quasi un paradosso, visto che i trilocali non arredati costano più di quelli forniti di mobili: l’affitto mensile raggiunge infatti i 1.400 euro contro i 1.000 di Milano. I costi lievitano rispettivamente a 1.800 euro e 1.350 per un quadrilocale non arredato. La più conveniente tra le città europee è Budapest, appena 316 euro per un bilocale arredato e 364 per un trilocale. In fondo alla classifica mondiale si trova invece Tunisi, dove un appartamento di due stanze costa appena 139 euro.
Ecco la tabella con le città più care del mondo.
1) Tokyo
2) New York
3) Tianjin
4) Londra
5) Pechino
6) Osaka/kobe
7) Hong Kong
8) Parigi
9) Guangzhou
10) Seul
29) Roma
42) Milano.

di Romana Liuzzo
Un grattacielo firmato dall’archistar inglese Richard Rogers nel cuore della Magliana, a pochi metri dall’Alitalia; un edificio residenziale di lusso, dopo la demolizione delle Torri dell’Eur, griffato Renzo Piano, stessa sapiente mano del Centre Pompidou a Parigi e dell’Auditorium capitolino. Tutto aggiudicato al gruppo Lamaro (Toti). La risposta virtuale all’ancora virtuale nuvola di Massimiliano Fuksas, al vicino centro congressi. E ancora: mezzo milione di metri cubi tra abitazioni e ospedale (Caracciolo-Angelucci) per il popolare quartiere fra Cinecittà e Anagnina… Fuori del Campidoglio infuria la protesta di chi ai progetti futuristici preferirebbe un alloggio, anche popolare.
In attesa dell’approvazione di queste “postille” non di poco conto (il tutto potrebbe avvenire entro il 23 febbraio o subito dopo), è passato in extremis, poche ore prima delle dimissioni del sindaco Walter Veltroni, con 37 voti a favore e 20 contrari, il piano regolatore di Roma: 65 milioni di metri cubi, 2 mila punti di verde privato, 7.900 ettari di verde pubblico, ampliamento della rete infrastrutturale su ferro e su strada, riqualificazione dei mercati generali, una città dello sport e il progetto Macro di Odile Decq, sorta di terrazza sopraelevata.
Una guerra all’ultimo mattone combattuta tra i costruttori romani. La resa dei conti, tra chi ha già avuto e chi ancora vorrebbe avere. Le forze in campo sono: Caltagirone, Toti, Bonifaci, Armellini, Ligresti, Mezzaroma e Marchini. Ma anche, inevitabilmente, un braccio di ferro tra opposizione e maggioranza.
Si deve alla prima se il prg è passato nella sua formula quasi originale. “Ci sono state solo 233 modifiche non sostanziali: 26 nate da osservazioni, 40 errori materiali, 14 recepimenti, 112 adeguamenti, otto osservazioni nate dall’attuazione di norme transitorie e 33 modifiche legate ai piani di zona” puntualizza l’assessore all’Urbanistica, Roberto Morassut.
“Di queste variazioni noi non ne conosciamo nemmeno una” replica con Panorama il consigliere comunale Marco Visconti, di An.
Non è un caso se il segretario generale del Comune di Roma, Vincenzo Gagliani Caputo, che sigla tutte le delibere, si sia rifiutato di farlo con il piano regolatore (”Non firmo ciò che non conosco” avrebbe detto a un amico nell’aula Giulio Cesare). Non è un caso che le delibere di variante non siano siglate dall’assessore Morassut, ma da quello al Patrimonio, Claudio Minelli, “da sempre tramite prima di Francesco Rutelli, poi di Veltroni con i costruttori romani” commenta Visconti. “Nel prg non vi sono aree di edilizia popolare, a parte qualche affitto concordato, non c’è alcuna infrastruttura, inoltre tutto è svincolato da ciò che avviene fuori della città. Il progetto Millennio, che prevede il grattacielo di Rogers, in Campidoglio è stato per esempio ribattezzato Minnellium, dal nome dell’assessore che lo ha tanto caro. Si edificano quartieri alle porte di Roma senza pensare ai cittadini che in città ci devono arrivare. Come? Con la diligenza?”.
Veltroni, subito dopo l’approvazione del piano, non nasconde la gioia per il risultato ottenuto: “Questo è un momento storico: la capitale aspettava un piano regolatore da 100 anni”. Poi il primo cittadino saluta e prosegue la sua corsa alla testa del Partito democratico. Il 23 febbraio si scioglierà il consiglio comunale e dal 24 è in arrivo un commissario straordinario (calano le quotazioni di Achille Serra, si parla del prefetto Mario Morcone, ex capo del dipartimento dei vigili del fuoco): a lui il compito di fare da traghettatore fino all’election day del 13-14 aprile.
“Altro che 100 anni, il piano regolatore è del 1965, ora è stato rivisto e corretto. Veltroni è andato avanti in questi anni con il motto caro a Rutelli del pianificar facendo e ora si è trovato a dover approvare un documento così importante in 2 giorni, per non scontentare i costruttori che reclamano la loro fetta di torta” polemizza il consigliere di An, Marco Marsilio.
Secondo Gianni Alemanno, ex ministro nel governo Berlusconi e possibile candidato sindaco, “questa consiliatura termina con una grave scorrettezza della maggioranza ai danni dell’opposizione, ma soprattutto ai danni della città. Impugneremo davanti al tar la delibera di ratifica del prg, fatto in 2 giorni”.
Un dato è inconfutabile: rispetto al piano regolatore del 1965, quello approvato da un commissario (l’ultimo vero prg risale al sindaco Ernesto Nathan nel 1909), i metri cubi a disposizione dei costruttori sono diminuiti: da 120 a 65 milioni. “E certo tutto ciò che si poteva è già stato appaltato nel corso di questi anni: vedi la Galleria Colonna (Lamaro), la città dello sport a Tor Vergata (Caltagirone), Tor di Quinto (Bonifaci)” ribattono da An.
“Roma con i suoi 129 mila ettari di superficie è il più grande comune d’Italia” ricorda Monica Cirinnà, vicepresidente del consiglio comunale, ribattezzata non senza malignità “la signora che si occupa dei gatti”, ma già in corda per la poltrona di assessore all’Ambiente. “Con questo piano due terzi delle aree libere sono diventate inedificabili, saranno ampliati i parchi di Veio, Decima e quello dell’Appia antica. E sono previsti 20 mila alloggi popolari con affitti concordati”. Alla somma dei metri cubi vanno aggiunti le varianti e i cambi di destinazioni d’uso. Ed ecco che la cifra raddoppia.