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Ignazio Visco, alle sue parole seguano i fatti - INTERVISTA A GIULIANO CAZZOLA

Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Un livello di disoccupazione giovanile da record e salari d’ingresso che in termini reali sono ai livelli di quelli di alcuni decenni fa. Chi si affaccia sul mercato del lavoro, ha ricordato oggi il presidente di Banca d’Italia Ignazio Visco, sembra escluso dai benefici della crescita del reddito degli ultimi decenni. Continua

Ecco perché gli stranieri guadagnano meno degli italiani

Sciopero di lavoratori immigrati a Napoli (Ansa)

Sciopero di lavoratori immigrati a Napoli (Ansa)

In media un dipendente straniero, secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa, percepisce 987 euro al mese, quasi 300 euro in meno di un dipendente italiano (- 22,9%). Ma le disparità nelle retribuzioni mensili non dipendono affatto dalla nazionalità dei dipendenti. Continua

Chi guadagna di più al mondo?

euro

Chi guadagna di più al mondo? Gli operatori finanziari delle grandi banche, saremmo probabilmente tutti indotti a pensare. Ma la BBC si è resa conto che esistono persone che probabilmente non prenderebbero nemmeno in considerazione l’idea di percepire un salario equivalente a quello con cui il colosso finanziario Goldman Sachs ricompensa il suo Chief Executive Lloyd Blankfein (13 milioni di dollari). Continua

Quanto pesano tasse e contributi sugli stipendi degli italiani?

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Interni di un laboratorio meccanico (Ansa)

Se sei single in Italia, tasse e contributi sui salari arrivano a ridurre in media il tuo stipendio del 46,5 per cento, secondo l’Ocse nell’ultimo rapporto Tax Wages 2009. Continua

Nel 2009 retribuzioni in salita. Ma gli stipendi sono tra i più bassi dell’Ocse

Credits: LaPresse

Credits: LaPresse

Buste paga italiane un po’ più pesanti nel 2009, grazie al blocco dell’inflazione. Ma sempre più leggere di quelle della maggioranza dei paesi industrializzati riuniti nell’Ocse. Continua

Allarme Cgil: salari fermi dal 1993 e tasse in crescita

Una busta paga

Buste paga che non lievitano. Salari netti fermi. Dal 1993.
È quanto evidenzia il nuovo rapporto dell’Ires-Cgil, secondo cui il fisco in 15 anni ha beneficiato di guadagni di produttività calcolati in 6.738 euro per ciascun lavoratore, in termini di potere d’acquisto, tra la mancata restituzione del fiscal drag (aumento delle tasse in relazione ala crescita dell’inflazione) e l’aumento della pressione fiscale. In totale allo Stato sono arrivati 112 miliardi di euro dal ‘93 al 2008.
Secondo la Cgil, se fosse stato applicato l’accordo separato sugli aspetti contrattuali del 22 gennaio scorso, dal 1993 al 2008, in aggiunta alla perdita fiscale i lavoratori avrebbero perso altri 6.587 euro di potere d’acquisto. La proposta del sindacato guidato da Guglielmo Epifani rivolta al governo è che vengano erogati 100 euro medi di aumento mensile in busta paga, aumentando le detrazioni fiscali per lavoratori dipendenti, pensionati e collaboratori. Ciò, dice la Cgil, dovrà avvenire da gennaio 2010 e dunque dovrà essere previsto nella prossima manovra economica. Sempre secondo i dati diffusi dall’istituto di ricerca della Cgil, dal 1995 al 2006 i profitti netti delle maggiori imprese industriali sono cresciuti di circa il 75% a fronte di un aumento delle retribuzioni di solo il 5%. E ancora: in base alle dichiarazioni dei redditi presso i Caf Cgil, si ha che circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 6,9 milioni meno di mille, di cui oltre il 60% sono donne. Oltre 7,5 milioni dei pensionati prende meno di mille euro netti mensili.
Il reddito disponibile famigliare fra il 2000-2008 registra così una perdita di circa 1.599 euro nelle famiglie di operai e 1.681 euro nelle famiglie con “capo famiglia” impiegato a fronte di un guadagno di 9.143 euro per professionisti e imprenditori. Riguardo alla cassa integrazione, un lavoratore a “zero ore” per un mese vede il suo stipendio abbassarsi dai 1.320 euro netti in busta paga ad appena 762 euro; una lavoratrice in Cig, sempre a zero ore, con uno stipendio mensile di 1.100 euro netti passerà a 634 euro netti. Dall’analisi dei dati Istat - sempre secondo la Cgil - emerge come le retribuzioni di fatto dal 2002 al 2008 abbiamo accumulato una perdita del potere di acquisto pari a 2.467 euro, di cui circa 1.182 di mancata restituzione del drenaggio fiscale.

La Cassazione: “Saltuario non è sempre precario”

Precari in piazza

Linea dura della Cassazione sul precariato. Con la sentenza 21031 la Suprema Corte ha stabilito in sostanza che non sempre le prestazioni saltuarie possono essere considerate lavoro precario: il mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie lavorative e sottostare alle disposizioni dei superiori, può significare essere inseriti nell’organizzazione aziendale, così da determinare un rapporto di lavoro subordinato e non autonomo. Secondo i supremi giudici, infatti, l’elemento caratterizzante un lavoro subordinato è la “la disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione dell’attività lavorativa”. Quindi anche se saltuarie, prestazioni specifiche possono far rientrare i lavoratori nel quadro organico dell’azienda come dipendenti e non come “lavoratori autonomi”.
Il caso riguarda degli impiegati “a prestazione” di un’azienda di trasporti di Genova che avevano chiesto il riconoscimento anche dei contributi come lavoratori subordinati. La Corte d’Appello aveva riconosciuto la natura subordinata dei rapporti di lavoro evidenziando che anche se le prestazioni erano “saltuarie e senza vincolo di restare a disposizione del datore di lavoro tra l’una e l’altra” i lavoratori erano però sottoposti a disposizioni precise, ovvero “presentarsi ad un’ora stabilita, scaricare merci, obbligo di osservare le mansioni stabilite dal responsabile del magazzino, utilizzo dei mezzi aziendali per effettuare il lavoro”.
Anche la Suprema corte (sezione lavoro, sentenza n.21031) ha condiviso le conclusioni dei giudici d’appello: la subordinazione va intesa “quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore di lavoro con assoggettamento alle direttive da questo impartite circa le modalità di esecuzione dell’attività lavorativa”, mentre altri elementi, “come l’osservanza di un orario, l’assenza di rischio economico, la forma di retribuzione e la stessa collaborazione - rileva la Cassazione - possono avere valore indicativo ma mai determinante” cosicché “l’esistenza del suddetto vincolo va concretamente apprezzata dal giudice di merito con riguardo alla specificità dell’incarico conferito al lavoratore e al modo della sua attuazione”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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