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Il sistema italiano “ha retto” alla crisi finanziaria ma resta sempre il rischio che la situazione possa peggiorare visto che anche l’Italia paga un prezzo salato anche in termini di minor crescita e maggior esborso per pagare gli interessi sul debito. Situazione che rischia di pesare di più su cittadini e imprese. Per questo la Banca d’Italia lavora insieme alle altre istituzioni per evitare ripercussioni garantendo la liquidità e soprattutto che non si “congeli” il mercato interbancario che garantisce la liquidità alle banche e da qui all’economia del paese.
Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, in audizione in Senato (qui il testo dell’intervento), riconosce la gravità della crisi ma ricorda tutte le “armi” messe in campo dai singoli paesi e in modo concertato a livello europeo. E ribadisce quello che il governo italiano dice ormai da giorni: “Nessun depositante perderà nulla”, con le istituzioni pronte a intervenire di fronte al rischio che la liquidità venga a mancare. La ricetta che il Governatore propone al Parlamento per il nuovo sistema finanziario è quella del Financial Stability Forum: “Più capitale, meno debito e più regole”. Tra queste ultime, in particolare, Draghi annuncia una riforma delle regole sulla trasparenza dall’inizio del prossimo anno e chiede una revisione profonda dello strumento dei derivati.
Nello stesso giorno in cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia un “tavolo, a Palazzo Chigi, con banche e imprenditori”, Bankitalia e Fmi lanciano quindi l’allarme sullo stato di salute dell’economia italiana, sulla scia della crisi dei mutui.
Per quanto riguarda l’economia italiana il Governatore spiega che “Dopo il calo del Pil nel secondo trimestre i più recenti indicatori confermano segnali negativi per i prossimi trimestri”. E aggiunge “Calano i consumi delle famiglie sotto il peso dell’erosione del reddito disponibile, a causa dell’inflazione e dell’aumento del servizio al debito”. C’è però un dato positivo che Draghi sottolinea: il recente calo dell’Euribor che è però “una tranquillità che dura da poco” perché è successo da pochi giorni. In ogni caso “Le ripercussioni della crisi vanno ben al di là del sistema bancario. Famiglie e imprese sono compite sia direttamente, per la perdita di valore dei titoli Lehman che esse detengono, sia indirettamente a causa delle prospettive di una restrizione del redito conseguente alle tensioni finanziarie del momento”.
Ancora meno rosee le previsioni del Fondo monetario internazionale per l’Italia: la crisi economica durerà almeno fino al 2010. Visto che l’Fmi stima un prodotto interno lordo a -0,1% per il 2008 e a -0,2% per il 2009. I dati sono contenuti nelle Prospettive economiche regionali per l’Europa presentate a Bruxelles e riprendono le stime del World economic outlook dell’8 ottobre scorso.
Di fronte alla prospettiva di un calo dell’inflazione e “con ulteriori rischi al ribasso provenienti dal settore finanziario”, è emersa “l’opportunità di allentare la politica monetaria” in Europa sottolinea ancora il Fondo Monetario Internazionale con quello che sembra un chiaro invito alla Bce a tagliare ancora i tassi ora al 3,75% con il pronti contro termine. “Operazioni di stabilizzazione fiscale automatica dovrebbero sostenere l’attività economica, ma la salvaguardia della sostenibilità di lungo termine dei conti richiede che i deficit siano mantenuti nei limiti delle regole di bilancio. Eccezioni possono essere considerate se e quando le risorse pubbliche sono necessarie ad alleviare direttamente gli stress finanziari” scrive l’Fmi.
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Gli incentivi al settore dell’auto e degli elettrodomestici sono adesso qualcosa di più di un’idea. È il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a spiegare che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed i ministri interessati stanno lavorando su una “valutazione da parte del governo” sulla possibilità di reintrodurre incentivi per la rottamazione di auto ed elettrodomestici.
Lo scopo, sottolinea lo stesso Scajola, è ridare vita a due mercati fermi. E’ necessario “far ripartire il mercato dell’auto, un mercato fermo in tutta Europa, e si far partire di nuovo il mercato degli elettrodomestici, che è un mercato fermo”. Il ministro dello Sviluppo dà così forma alle dichiarazioni dei giorni scorsi dello stesso Berlusconi, che, commentando gli aiuti degli Usa ai propri colossi dell’auto, aveva per primo aperto la porta ad un ritorno degli aiuti di stato: “Quando gli Stati Uniti d’America fanno investimenti così massicci per aiutare le loro tre grandi industrie automobilistiche” aveva detto Berlusconi “anche da parte nostra non c’è da scandalizzarsi laddove, se fosse necessario, gli stati possono pensare di dare un supporto alle loro industrie automobilistiche”.
Lo stesso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva sottolineato i rischi che la crisi dei mercati si propagasse all’economia reale e la necessità di trovare soluzioni perché ciò non accadesse. In questo momento, anche secondo Scajola, è fondamentale che “la crisi finanziaria non si riversi nell’economia reale e quindi stiamo accelerando il percorso di incentivi sull’innovazione, sulla ricerca e sull’alta tecnologia, diversi strumenti che stiamo valutando in questi giorni proprio per far ripartire una situazione industriale che è vicina alla crescita zero”. Fra le ipotesi al vaglio, ci sarebbe anche una serie di incentivi ad hoc sotto forma di contributi per la ricerca e la produzione di nuove vetture ecocompatibili.
Non è un caso che Scajola abbia ribadito che l’obiettivo degli incentivi è coniugare “due esigenze: quella di ridurre le emissioni nell’atmosfera, ridurre l’assorbimento di energia e nel contempo aiutare lo sviluppo industriale di questi settori in difficoltà”.
Unica voce apparentemente fuori dal coro, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che, in un’intervista al Riformista, spiega ché è il momento di dire “basta agli aiuti alla Fiat. Più in generale, sono contrario a un intervento dello Stato per settori o singole aziende”.
Invece è preferibile, spiega, “irrobustire il canale che garantisce la liquidità alle imprese”. Gli interventi del governo, in sostanza, devono riguardare tutta l’economia e non singoli settori: per questo Sacconi apre a “una protezione più robusta per i disoccupati, più cassa integrazione in deroga e maggiore uso degli ammortizzatori sociali”.

Grafico: i vantaggi della crisi
di Gianni Pintus
Alla fine si è dovuto arrendere anche il burbero ragionier Cesare Barbero, titolare del blasonato negozio d’abbigliamento torinese Jack Emerson, che per decenni ha servito Giovanni Agnelli, dove si vestono Alain Elkann, il figlio John, e dove Sergio Marchionne compra i suoi maglioni.
C’è la crisi, è tempo di sconti. Da Jack Emerson i saldi sono sempre stati impensabili, ma all’inizio d’ottobre anche in questo solitario tempio del prezzo pieno ci si è arresi senza condizioni e sono partite le vendite scontate. La tempesta finanziaria sconquassa le borse internazionali, gela la propensione all’acquisto e quindi rimette in discussione molti prezzi abituati da decenni a salire, salire sempre. E se alcuni articoli di grande consumo, come parte degli alimentari, non ne vogliono sapere di sconti, anche perché risentono degli aumenti delle materie prime, in molti altri settori è scoccata l’ora per fare buoni affari. La discesa dei cartellini non è più solo caratteristica dell’elettronica di consumo, riguarda adesso anche l’automobile, le moto, l’abbigliamento e si è spinta fino a lambire i consumi petroliferi, che in Italia sono calati del 3 per cento e di 1 punto in più negli Stati Uniti.
L’ondata di ribassi vede come protagonista la grande distribuzione, che per sorreggere le vendite e non intaccare il fatturato lancia campagne di sconto a ripetizione e scatena i responsabili degli acquisti per strappare ai fornitori condizioni più favorevoli. Dove poi domanda e offerta si fronteggiano senza le alchimie del marketing le sorprese sono tante. Il settore dell’auto ne è l’esempio più lampante.
È vero, il listino Fiat registra solo un caso di riduzione del prezzo, per la versione base a benzina della piccola Lancia Y, scesa rispetto a pochi mesi fa dell’1,2 per cento, da 13 mila a 12.844 euro. Analogamente hanno fatto la Ford per alcuni modelli e la Volkswagen: per consumare le scorte della Golf vecchio modello ha corretto il listino del 4,4 per cento e cioè da 22.047 a 21.081 euro. I francesi della Citroën, invece, hanno più semplicemente scelto di confermare il prezzo 2007 della C3 1.1 a 12.750 euro.
Tuttavia le percentuali ridotte dei ritocchi non devono trarre in inganno. Entrando nei concessionari non è difficile ottenere sconti intorno al 10 e a volte al 15 per cento del listino sotto forma di optional in omaggio o facilitazioni di pagamento. Se poi si cerca tra i venditori di stock, che raccolgono l’invenduto in tutta Europa e in questi tempi sono presi d’assalto da clienti ansiosi di risparmiare, si sale a percentuali una volta impensabili. Da BestPrice, il principale commerciante italiano di stock, all’inizio dell’anno una Panda costava 8.890 euro. Sono diventati 8.390 con un taglio del 5,6 per cento.
“La tendenza al ribasso si accentuerà ancora ” prevede Costantino Imperatore, amministratore delegato della BestPrice, che per limare all’osso i costi pensa di affittare centinaia di posti nei parcheggi pubblici e mettere là in mostra le vetture. Anche gli amanti delle due ruote non possono lamentarsi. Tutti i modelli “naked “, i più venduti, sono offerti a prezzi dimagriti. Una sportiva Honda come la Cbr 600, che di listino vale 11.200 euro, si può comprare a 8.500 risparmiando il 24 per cento. Alla festa partecipano anche gli scooter. Possiamo portare a casa un Gilera Nexus 250 con 3.820 euro, mentre il costo pieno sarebbe di 4.500. Il risparmio è del 17 per cento, un primato per uno scooter made in Italy. Per automobilisti e motociclisti sembra destinato a ridimensionarsi anche l’incubo benzinaio. Secondo gli esperti è lecito attendersi che la frenata dei consumi trascini in basso il barile di petrolio fino a 50-60 dollari.
Super e gasolio dovrebbero calare subito di 4 centesimi e spingersi fino a 10. “Per quanto riguarda il caro petrolio” spiega Davide Tabarelli, studioso dei costi energetici “i consumatori dovrebbero pretendere un simultaneo calo delle bollette di luce e gas”. “Nel pianeta dell’elettronica di consumo la discesa dei prezzi è una costante fisiologica, ma adesso il ritmo è diventato forsennato” dice il responsabile della rilevazione prezzi di Altroconsumo. L’Unieuro in questi giorni ha messo in vendita un tv plasma 42 pollici Samsung di ultima generazione a 999 euro. Prima dell’estate ne costava 1.400 ed è sceso del 28 per cento.
Telefonini: alcuni Samsung sono calati del 30 per cento seguiti a ruota dai Nokia: il modello di punta passa da 300 a 219 euro, l’equivalente di uno sconto del 27 per cento. La tendenza non risparmia gli elettrodomestici. Una lavatrice Lg che costava 429 euro adesso si può comprare a 319 risparmiando il 26 per cento. In attesa di misure a sostegno dei consumi, sull’esempio della rottamazione, un grande tam tam pare abbia convinto aziende e commercianti a fare l’impossibile per limare i prezzi.
La grande paura è di infilarsi in una gelata degli acquisti capace di cancellare anche il tradizionale shopping prenatalizio alimentato dalle tredicesime. Per scongiurare la decimazione della clientela non c’è miglior antidoto del taglio dei listini. È anche il caso dell’abbigliamento.
Se si guardano attentamente le vetrine si scovano esposti maglioni in cashmere (certo, non di alta qualità) a 50 euro: la metà del cartellino 2007. La catena Conbipel, 160 negozi, controllata da capitali inglesi, prepara in novembre uno sconto generalizzato del 25 per cento. Ogni 200 euro spesi in cappotti, gonne, camicie e pantaloni scatteranno 50 euro di sconto. Pure chi ha voglia di raffinatezze può fare buoni affari. In alcuni negozi di calzature a Torino come Milano e Roma ci si può mettere ai piedi un paio di scarpe inglesi spendendo 140 euro.
Non tanto tempo fa bisognava sborsarne 270. Ribassi intorno alla metà del vecchio listino sono pronti anche per chi farà visita agli scaffali della Cisalfa, la più estesa catena italiana di abbigliamento sportivo. Nella grande distribuzione la corsa agli sconti rimbalza da un supermercato all’altro.

I ribassi più generosi sono quelli sui prodotti marchiati dal distributore, anche se usciti dagli stabilimenti delle aziende più quotate. Si tratta di una tendenza sempre più diffusa in Europa, con la Francia a fare da capofila: là questi consumi sono cresciuti del 20 per cento in un anno. In Italia la Pam ha congelato i prezzi di 1.000 prodotti a marchio proprio seguita a ruota dalla Auchan con 400. Gli esperti di marketing sfornano novità a ritmo quotidiano. Le promozioni sullo stile del 3 per 2 sono sempre più frequenti e si allunga la lista delle merci offerte sottocosto. Alla regola non sono riusciti a sottrarsi i prodotti per la scuola. Anche i libri di testo, croce autunnale delle famiglie italiane, si portano dietro sconti e promozioni. Per capire l’aria che tira si deve registrare la frenata nelle inaugurazioni di nuovi centri commerciali.
Mentre in quelli aperti, secondo l’Ascom, i negozianti per tirare avanti chiedono sconti sino a un terzo sull’affitto degli spazi; le società immobiliari li concedono per scongiurare la fuga. Chi non è riuscito a entrare nell’era degli sconti è perduto, com’è accaduto alla catena di articoli per il bricolage Castorama. La proprietà britannica ha gettato la spugna e si è consegnata agli ex rivali Leroy Merlin.
Non c’è santuario del caroprezzi che possa resistere. O meglio, un’eccezione c’è: le tariffe pubbliche. Da quelle parti di sconti neppure a pensarci. E pensare che una volta erano proprio le bollette ad abbassare il costo della vita.
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La corsa ai saldi inizia all’ombra del Maschio Angioino mercoledi prossimo, 2 luglio: sarà Napoli la prima grande città a dare il via allo shopping estivo. A Genova gli acquisti scontati partono il 4 luglio, e il giorno successivo cominceranno a Roma, Milano, Torino, Venezia, Bologna, Bari, Ancona e Trieste. Secondo Confcommercio ogni famiglia spenderà in media poco più di 280 euro per l’acquisto di articoli in saldo. Il valore complessivo dei saldi estivi si aggirerà intorno ai 4 miliardi, con un’incidenza dell’11,2% sul fatturato annuo del settore. “Le vendite estive” dichiara Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio “non stanno andando bene sia per una generalizzata crisi dei consumi trasversale a tutti i settori e che sta investendo in maniera pesante il comparto abbigliamento, accessori e calzature, sia per fattori legati a condizioni climatiche poco favorevoli”.
Consigli utili. Per il corretto acquisto degli articoli in saldo Confcommercio ricorda alcuni principi di base: la possibilità di cambiare il capo dopo averlo acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso cio’ risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto. Per quanto riguarda la prova dei capi non c’è obbligo: è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Sui prodotti in vendita, inoltre, Confcommercio ricorda che i capi proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Tuttavia nulla vieta di porre in vendita anche capi non appartenenti alla stagione in corso. Per il prezzo, infine, è previsto l’obbligo per il negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

Si alzano le saracinesche sui primi saldi invernali che prendono il via oggi, a Napoli. Ad attenderli, come ogni anno, i consumatori che cercheranno di fare l’affare ed acquistare a costi ribassati i capi d’abbigliamento più costosi, ma anche i commercianti che sperano di recuperare le mancate vendite del Natale appena trascorso.
Secondo un’indagine Fismo-Confesercenti, infatti, per circa il 60% degli esercenti le vendite natalizie hanno fatto registrare un calo, mentre per il 28% sono rimaste uguali.
Soltanto il 12% ha aumentato le vendite, ma non più del 10%.
Il tutto, garantisce il 90% degli intervistati, a prezzi invariati rispetto al Natale 2006.
Per questo, i saldi rappresentano un’occasione importante per le piccole e medie imprese del commercio: oltre il 65% realizza grazie alle vendite di fine stagione tra il 20 ed il 30% del fatturato annuo, il 25% addirittura tra il 40 ed il 50%, mentre per il restante 10% la quota dei saldi arriva al massimo al 10% del fatturato annuo.
Per fare in modo che i saldi rimangano per commercianti e consumatori un’opportunità , la Fismo si sta da tempo battendo per arginare il continuo anticipo delle date d’inizio delle vendite e per ottenere una data unica valida su tutto il territorio nazionale, possibilmente distanziata dal periodo delle festività.

Ecco il calendario con le date dei saldi nelle principali città italiane:
Milano 5 gennaio - 5 marzo
Torino 5 gennaio - 29 marzo
Genova 6 gennaio - 19 febbraio
Venezia 5 gennaio - 28 febbraio
Bologna 5 gennaio - 5 marzo
Firenze 7 gennaio - 7 marzo
Ancona 5 gennaio - 1 marzo
Perugia 7 gennaio - 7 marzo
Roma 5 gennaio - 16 febbraio
Napoli 2 gennaio - 31 marzo
Bari 5 gennaio - 28 febbraio
Palermo 5 gennaio - 10 marzo
Cagliari 8 gennaio - 8 marzo
Reggio Calabria 15 gennaio - 28 febbraio
Il VIDEO servizio:
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Tutto pronto per l’agognato (dai commercianti) assalto ai capi in saldo invernale, stagione 2008. Apre le danze Napoli, il 2 gennaio. Seguono a ruota Roma, Torino, Milano e Palermo che daranno il via il 5 gennaio. Fremono nell’attesa Catanzaro e Campobasso, ultime a partire, il 15/01. In qualche negozio sono già in attività i pre-saldi, per la clientela affezionata. A questa categoria di clienti, spesso avvisati per telefono della possibilità di giocare d’anticipo, non è concesso acquistare prima del tempo stabilito, ma solo prenotare il capo.
Ogni famiglia - sono calcoli della Confcommercio - spenderà poco più di 500 euro per abbigliamento e accessori facendo lievitare a quasi 6,5 miliardi di euro il valore dei saldi invernali 2008 (quasi 2 miliardi di euro in più dell’anno scorso) con un’incidenza del 18% sul fatturato del settore. Le famiglie interessate ai saldi sarebbero 11,9 milioni circa la metà dei 23,9 milioni di nuclei familiari italiani. Un interesse determinato dagli sconti che, quest’anno, potranno essere anche maggiori “partendo già da un 40 per cento”, assicura Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia, associata a Confcommercio.
Opinioni diverse tra i consumatori. Pur apprezzando l’anticipazione degli sconti di fine stagione, Adusbef e Federconsumatori, però ribadiscono la necessità di “liberalizzarli definitivamente”. Secondo le due associazioni, ci sarà ripresa rispetto ai disastrosi risultati degli anni passati, poiché molti non hanno fatto acquisti a Natale. Le famiglie coinvolte saranno circa il 57%, pari a 13 milioni. Ognuna di loro spenderà una cifra pari a 373 euro (143 pro capite) per un totale di 4 miliardi e 932 milioni di euro. Ma sulle previsioni, riconoscono, cautela e prudenza sono d’obbligo. Profeta di sventura, invece, il Codacons. “Sarà un mezzo flop, com’è avvenuto negli ultimi due anni”.
L’associazione ritiene che si verificherà una flessione degli acquisti tra il 5 ed il 10 per cento rispetto ai saldi invernali del 2007, con una spesa pro-capite in calo a 125 euro. La ragione? “Prezzi nei negozi ancora troppo elevati” sostiene il presidente Carlo Rienzi “e un carovita particolarmente sentito nel 2007 determineranno, anche durante i prossimi saldi, una ulteriore diminuzione degli acquisti da parte dei cittadini i cui portafogli sono stati svuotati dagli aumenti di prezzi e tariffe registrati durante l’anno che sta per chiudersi”. Si associano al pessimismo l’Adoc (”Sono andate male le vendite prenatalizie e non si preannunciano buone neanche le vendite a saldo”) e Telefono Blu: “Assisteremo a qualche iniziale entusiasmo per la novità, ma poi sarà magra”. Colpa degli stipendi bassi e di una tredicesima destinata ad altre spese. Conti alla mano pertanto si può pensare che i 50-60 giorni di saldi potranno portare non più di 3,5 miliardi da parte delle 12/13 milioni di famiglie che decideranno di spendere. L’intenzione media della spesa sarà di poco superiore (parametro medio) a 280 euro a famiglia: nel nord sarà 350 €, nel centro 300 €, nel sud 250 €.
Parlano la stessa lingua le associazioni anche quando si tratta di mette in guardia i cittadini dal pericolo di essere truffati, magari con un abito spacciato per prodotto d’ultima moda e in realtà fondo di magazzino. “Telefono Blu - Sos Consumatori” ha attivato un apposito centralino per segnalare gli eventuali casi di difformità 199.44.33.78 ed il portale a cui inviare email (con il calendario di tutta Italia ) per segnalare tutti i problemi (irregolarità, mancanza di trasparenza, messaggi ingannevoli, scarsa informazione) e per dare consigli. Già, perché non va scordato che gli sconti di fine stagione sono anche buone opportunità per i negozianti di rifilare vere e proprie truffe.

Ecco allora come spendere meglio e far valere i propri diritti:
1) Ricordarsi il capo (fotografarlo) che ci interessa e il suo prezzo per capire l’esatto sconto: quello è il vero Saldo.
2) Visitare più di un negozio aiuta a non commettere errori. Vi è il rischio che venga messa in circolazione merce invenduta negli anni. Il negoziante deve dimostrare la veridicità di qualsiasi asserzione pubblicitaria. Meglio diffidare di sconti superiori al 50%.
3) Gli articoli esposti devono per legge riportare ben in chiaro i due prezzi, quello “pieno” e quello in saldo (percentuale). Le merci con sconti e ribassi devono essere separate in modo chiaro e inequivocabile da quelle non rientranti nella promozione. I prezzi sono quelli esposti e non quelli al banco e devono essere praticati senza limitazioni di quantità e senza abbinamento di vendita fino alla fine delle scorte.
4) Attenzione alle etichette, quelle di origine ci permettono di risalire al produttore, quelle di contenuto garantiscono la composizione del prodotto e le modalità di lavaggio per evitare rischi.
5) Conservare sempre lo scontrino, se la merce è difettosa, si può infatti optare per la restituzione del prodotto o spuntare ancora un prezzo inferiore.
6) Prova dei capi: non c’è obbligo. È rimessa alla discrezionalità del negoziante mentre per i pagamenti le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione.
I VIDEO servizi:
Dal primo gennaio aumentano i biglietti dei treni veloci:
Riscossa per i giocattoli italiani:
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Comincia il Piemonte, in una giornata inconsueta per gli acquisti: domenica 1 luglio. Segue Napoli il 2 luglio, la Liguria il 6, mentre a Milano, Palermo, Bologna, Bari, Ancona e Trieste i saldi cominceranno il 7 luglio. A Roma e a Firenze si attenderà fino al 14 luglio, a Venezia al 15. L’ultimo capoluogo sarà Bolzano, il 16 luglio. A Milano in particolare i saldi si spettacolarizzano con la Notte Bianca dello shopping: negozi aperti by night in centro.
Il popolo dei “saldisti”, come li definisce Alfredo Ricci, Presidente di Fismo-Confesercenti (Federazione Settore Moda), scalpita in attesa di sconti e ribassi. “Esiste una vera e propria categoria di consumatori che acquista solo durante i saldi e in questo modo si adegua alla diminuzione del proprio potere d’acquisto. Ma i saldi rappresentano un’occasione anche per i commercianti, per tentare di risollevare le sorti aziendali e poter ottenere parte di quella liquidità necessaria per gestire l’attività in maniera economicamente sana”. Insomma dal 1 luglio si realizzerà l’incontro fra i desideri dei consumatori, che scaldano le carte di credito in attesa delle occasioni, e dei commercianti che sperano in una boccata di ossigeno. Sì perché i dati non sono confortanti: un calo del 4% delle vendite a maggio, addirittura del 15% a giugno. Con questi numeri chi lavora nel settore moda e abbigliamento, stretto fra tasse, contraffazioni e strapotere degli outlet, spera nelle promozioni estive per risollevarsi da mesi fallimentari. Complice anche il clima orientato al bello stabile che invoglia ad acquistare costumi e bermuda scontati.
Un business enorme, quello dei saldi, se si considera che con le vendite di fine stagione le aziende incassano oltre il 35% del fatturato stagionale, secondo le previsioni dell’Ufficio Studi di Confcommercio. Nello stesso studio si chiarisce che ogni famiglia spenderà in media 261 euro, mentre l’acquisto medio per persona arriverà a 104 euro. Ma le proiezioni danno una lieve flessione rispetto al 2006: 3.105 milioni di euro contro i 3.132 dell’estate scorsa.
L’anno prossimo, anche per evitare polemiche e spaccature fra negozianti divisi fra chi vorrebbe anticipare e chi posticipare le vendite straordinarie, si cercherà di andare verso un’unica data: “I commercianti, per evitare confusione, sono orientati ad ottenere una data unica nazionale. Al momento stiamo valutando le ipotesi del 2 gennaio e 2 luglio anche se, oggettivamente, appaiono troppo ravvicinate”, aggiunge Ricci.
