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La sanità in Italia? Sarà sempre più costosa

Il Polo Nazionale Ipovisione nell'Aula Brasca del Policlinico universitario "Agostino Gemelli" (Ansa)

Il Polo Nazionale Ipovisione nell'Aula Brasca del Policlinico universitario "Agostino Gemelli" (Ansa)

Quale sarà il volto della sanità italiana tra circa vent’anni? Una risposta a questa domanda hanno cercato di darla tre ricercatori della Bocconi. E la loro previsione non è delle più rosee, soprattutto per il nostro portafoglio: sarà sempre più costosa. Continua

Libia, un “cantiere” da 150 miliardi di euro. Tornano gli italiani con le pmi e la sanità

Berlusconi e Gheddafi posano la prima pietra di un cantiere - (AP Photo/Ben Curtis)

Berlusconi e Gheddafi posano la prima pietra di un cantiere - (AP Photo/Ben Curtis)

“Una miniera d’oro a un passo dall’Italia altro che la Cina”.

L’avvocato Antonio de Capoa, bolognese, presidente della Camera di commercio Italo Libica, ne è più che convinto. Ha partecipato all’inaugurazione a Tripoli della seconda edizione della “Fiera italo-libica per le infrastrutture, la meccanica e le tecnologie“, durata fino al 5 novembre e che ha visto oltre 50 imprese partecipanti. Gli obiettivi sono ambiziosi. “Siamo vicini alla conclusione di commesse per le aziende italiane per almeno 1,5 miliardi di euro“, dichiara de Capoa a Panorama.it. Continua

Sacconi, stop alle regioni: “Entro un mese i piani di rientro o commissariamento”

L'ospedale di Vibo Valentia

“Le Regioni impegnate nei piani di rientro dal disavanzo cumulato per la spesa sanitaria dovranno presentare atti convincenti entro il 15 giugno, altrimenti scatteranno i commissariamenti”. È il monito di Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, intervenuto al Forum PA per presentare La vita buona nella società attiva, il libro bianco sulla sostenibilità del welfare, che “avrà a valle piani di azione coerenti e illumina il nuovo piano sanitario”. Le Regioni nel mirino sono la Campania (1,25 miliardi di rosso nel 2008-2009), il Molise (133,6 milioni di scoperto nello stesso biennio), la Sicilia, con 342,3 milioni, e la Calabria, con un “buco” di 2 miliardi. “La crisi economica esalta l’accelerazione delle riforme nel Mezzogiorno e impone un maggior controllo della finanza pubblica sulle dinamiche di spesa”, sostiene Sacconi. E lancia una stoccata a Dario Franceschini, secondo il quale il Governo Berlusconi nel suo primo anno ha tagliato ben tredici miliardi di euro tra investimenti e livelli essenziali di assistenza. “Un’accusa assurda”, tuona il ministro. “Nel 2009 le risorse sono state incrementate e sono ipotizzabili 4,5 miliardi in più nel 2010-2011 rispetto al precedente patto della salute”.

Ma il Servizio sanitario nazionale è ancora sostenibile? Certamente sì, dice Sacconi, se si tiene conto della concreta politica e amministrazione delle regioni, soprattutto quelle più virtuose. In questo senso, viene in aiuto la pubblicazione di Franco Toniolo, presentato durante il convegno, sul ruolo fondamentale che le regioni hanno avuto, e hanno, per la gestione del sistema sanitario nazionale. “Un libro utile, al pari del libro bianco sul welfare, per sollecitare il risveglio di ogni cittadino per migliorare la comunità e superare la crisi che ci ha colpito”, stimola la platea il ministro.

Sacconi plaude l’intesa firmata dal suo ministero con l’associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro Assolavoro e i sindacati dei lavoratori “atipici” Nidil-Cgil, Alai-Cisl, Uil-Cpo, con l’assistenza tecnica di Italia Lavoro spa. “L’intesa mira alla realizzazione di un’azione sperimentale di politiche attive e passive destinata a sostenere i lavoratori “in somministrazione”, in particolare gli over 40 eventualmente con figli a carico, che non usufruiscono di ammortizzatori sociali”, spiega Sacconi. “Si tratta di una platea potenziale di circa 31 mila lavoratori/disoccupati nei periodi di ritardo nella riattivazione delle missioni che può derivare dagli effetti della crisi economica in corso”. Al centro dell’intervento, il “patto di attivazione”, gestito dalle Agenzie e sottoscritto dal lavoratore, nel quale si definisce un percorso individuale che integra sostegno al reddito, formazione per l’aggiornamento delle competenze, proposte di lavoro e sistema sanzionatorio nel caso di rifiuto di offerte ‘congrue’. “Ai destinatari di questa azione pilota viene riconosciuto un contributo economico del valore di 1.300 euro, indicativamente pari all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti”, precisa il ministro. Prevista inoltre l’erogazione di voucher formativi dell’importo di 700 euro per ciascun beneficiario dell’azione, disponibili presso le Agenzie di somministrazione.

Infine, una considerazione generale sul federalismo fiscale, utile in particolare per il Mezzogiorno, e che serve a offrire un sistema di servizi erogati sulla base di un’equa distribuzione delle risorse. In caso contrario, se una regione è inadempiente si ritorna alle urne e si cambiano gli amministratori in carica. “Il ministro Fitto ha giustamente sottolineato che l’evasione fiscale costa allo Stato italiano circa 127 miliardi di euro. Un rimedio a questo fenomeno diffuso che frena lo sviluppo dell’Italia potrebbe essere quello del federalismo fiscale e su questa strada si sta muovendo il Governo”, conclude. “Nei prossimi giorni il Governo prenderà in esame il codice delle autonomie per produrre un documento di sintesi; alle Regioni poi sarà inviato il testo del decreto legge. Il territorio, grazie anche al federalismo fiscale, è il luogo dove si ricompongono i servizi offerti alla persona, stimola il superamento del divario territoriale e rilancia l’unità nazionale anche dal punto di vista economico”.

Sacconi: il nuovo patto sulla salute passa dal federalismo

Maurizio Sacconi

“Abbiamo preparato una simulazione rozza, ma significativa. Ci porta a dire che se tutte le regioni avessero nella sanità i costi standard delle due amministrazioni più efficienti, Lombardia e Veneto, risparmieremmo 4,5 miliardi di euro l’anno. Sono risorse che resterebbero nel settore sanitario, ma potrebbero essere spese per lo sviluppo dei servizi, la ricerca, gli investimenti in tecnologia”. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, pensa che la riforma del federalismo sia un’opportunità per rinnovare la sanità. E in questa intervista con Panorama spiega quale potrebbe essere la strada, difficile e in alcuni casi anche dolorosa, per rendere il servizio più efficiente su tutto il territorio. Più efficiente e sostenibile. “Dobbiamo mantenere stabile il rapporto tra spesa sanitaria e prodotto interno lordo” dice Sacconi. “Non possiamo tollerare una tendenza che ci porterebbe a raddoppiarlo nel 2050 e che già oggi comporta, a causa della sfiducia nel servizio pubblico, una spesa privata, cioè soldi delle famiglie, pari al 2 per cento del pil”.
Il servizio sanitario italiano è combinato così male?
Siamo considerati dall’Ocse il secondo sistema del mondo. Ma è una media. Il servizio sanitario italiano è spaccato a metà tra un’area che è probabilmente la migliore al mondo e un’area di forte inefficienza, probabilmente una delle peggiori nei paesi industrializzati. È un sistema iniquo: chi vive nelle aree svantaggiate paga i servizi più volte, perché prende il treno della speranza verso le aree più efficienti e spesso paga ai privati prestazioni che il servizio pubblico fornisce ma delle quali non ci si fida.
In che modo il federalismo potrebbe cambiare questa situazione?
Si passerà dal federalismo irresponsabile della riforma sanitaria di 30 anni fa al più responsabile federalismo fiscale, che nella sanità è stato anticipato dai patti tra Stato e regioni del 2001 e del 2006. In base a questi piani, le regioni con un forte disavanzo avrebbero dovuto colmare il deficit sanitario godendo di un fondo aggiuntivo. Ma avrebbero ottenuto le risorse in più solo se fossero diventate virtuose. Così un doppio deterrente ha anticipato il federalismo fiscale: l’aumento della pressione fiscale fino a una certa soglia; superata la soglia, il commissariamento.
Come funzionerebbe in futuro?
Superata una certa soglia di disavanzo il commissariamento dovrebbe riguardare tutto. I libri non verrebbero portati in tribunale ma al giudizio del popolo, al voto, e gli amministratori falliti diventerebbero ineleggibili.
E in particolare per la sanità?
Nel patto della salute 2010-2012 dovremmo individuare un costo standard per abitante per tutte le regioni. Ed è bene che sia un dato reale, calcolato prendendo spunto dalle regioni migliori.
Lei parla di Lombardia e Veneto. Anche Emilia-Romagna e Toscana hanno un servizio efficiente. Le simulazioni riguardano anche loro.
Sono buoni modelli per la qualità, ma più onerosi. Lo stessa simulazione indicativa, fatta con esse, porta a una riduzione dei risparmi. Credo invece che il costo standard debba essere tarato sull’area migliore. Certo, il sistema definitivo per individuare il punto di riferimento dovrà essere più sofisticato. Potrebbe essere basato sulla composizione della popolazione: nella spesa sanitaria la quota di anziani fa la differenza.
Faccia un’ipotesi concreta.
Penso che il prossimo patto sulla salute tra Stato e regioni possa essere basato su due tipi di risorse: una quota calcolata in base al numero degli abitanti di ciascuna regione e al costo standad per abitante delle regioni migliori; e un finanziamento aggiuntivo ma decrescente che in un tempo determinato sostenga le amministrazioni nel passaggio dalla spesa storica al costo standard solo se sono virtuose.
A parte i risparmi, nei servizi che cosa accadrà?
Non stiamo parlando di tagli, ma di cambiamento. Oggi nell’area più inefficiente c’è un modello obsoleto, con una rete dei servizi dominata dagli ospedali generalisti. Molti di questi sono marginali (cioè con meno di 120 posti letto, ndr). Nel modello ottimale oltre metà della spesa è destinata invece a servizi sociosanitari e assistenziali di tipo territoriale, che garantiscono la presa in carico della persona dal momento del concepimento e che la accompagnano sempre, grazie alle tecnologie informatiche. È un cambiamento che riguarda tutti, dalla famiglia al medico di base, dagli ospedali sempre più specializzati alle strutture per la lunga assistenza, alle farmacie, al volontariato. È il progetto del libro verde. Di fatto, è un’operazione di riconversione del Centro-Sud inefficiente. Ma con le regioni più efficienti che restano sulla buona strada.
Non sarà semplice, anche dal punto di vista politico.
Nel Veneto abbiamo cominciato a chiudere gli ospedali marginali negli anni Settanta. E furono battaglie. Oggi vi è più consapevolezza, però sarà difficile lo stesso. Sarebbe bene che non ci fosse un gioco delle parti, a seconda che si sia maggioranza od opposizione, per opporsi alla chiusura degli ospedali marginali. Si può evitare se c’è condivisione Stato-regioni e quindi implicitamente una tendenziale politica bipartisan. Non a caso vogliamo rivalutare l’Agenzia dei servizi sociosanitari, la cui gestione è condivisa tra Stato e regioni. Sono percorsi faticosi. Basti pensare al lavoro dell’assessore regionale in Sicilia o nel Lazio alla chiusura dell’ospedale San Giacomo. Però sono anche gestibili. Nel pubblico non viene licenziato nessuno.
Cambierà il modo di lavorare di migliaia di persone.
Tutti saranno attori del cambiamento. Per esempio, dobbiamo rifare un patto di lungo periodo con i medici di famiglia, rivalutandone le funzioni e individuando con loro i modi per garantire un servizio 24 ore al giorno. Il modello ospedalecentrico li ha emarginati. Nel nuovo modello diventano centrali anche grazie alla tecnologia, con la ricetta elettronica trasmessa alla farmacia e il fascicolo elettronico individuale che segue ovunque le persone.

Il federalismo su sanità e regioni

Inflazione al massimo dal ‘96: la spesa di tutti i giorni al 6%

Banconote euro

L’inflazione a luglio è salita al 4,1%, dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno 1996. Lo comunica l’Istat, confermando la stima preliminare. Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%.
L’Istat conferma: a luglio l’inflazione è volata al 4,1% dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno del 1996. Rispetto al mese precedente l’aumento è stato dello 0,5%; l’inflazione di fondo si porta al 2,8%, mentre l’inflazione al netto dei prodotti energetici è pari al 3%. Dall’analisi dei settori gli aumenti congiunturali più significativi si sono rilevati nel settore delle bevande alcoliche e dei tabacchi (+2%), delle abitazioni, acqua ed elettricità (+1,5%), trasporti (+0,9%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono verificati nel comparto abitazione, acqua ed elettricità (+8,6%), nei trasporti (+7,1%), nei prodotti alimentari e bevande analcoliche (+6,3%). In negativo solo il settore comunicazioni, dove la flessione è stata del 3,2% su base annua, e dello 0,7% su base mensile.
La spesa di tutti i giorni, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati frequentemente, vola nel mese preso in esame dall’Istituto di statistica. L’inflazione per questi prodotti è infatti salita al 6,1%, molto più alta del tasso medio confermato al 4,1%.
Il dato è relativo ai prodotti acquistati con maggiore frequenza, che nel mese scorso sono aumentati dello 0,4% rispetto a giugno (essenzialmente per i rincari dei prodotti alimentari e dei carburanti) e del 6,1% in un anno (in accelerazione rispetto a giugno, quando era risultata pari al 5,8%).

Il VIDEO servizio:

Istat, crollano i consumi delle famiglie: ai minimi dal 2002

Carrello semi-vuoto

Le famiglie italiane stringono sempre di più la cinghia: nel 2007, per la prima volta negli ultimi sei anni, la spesa media mensile per consumi è calata in termini reali. È quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat. L’anno scorso, la spesa media mensile per famiglia è stata pari, in valori correnti, a 2.480 euro, 19 euro in più rispetto al 2006 (+0,8%) in termini nominali. Per la prima volta, in sostanza, l’Istat riscontra nell’andamento delle spese delle famiglie italiane un calo nei consumi che, negli anni precedenti erano invece risultati fermi. Secondo i tecnici dell’Istituto di Statistica “le famiglie si sono attrezzate con una strategia generalizzata di contenimento della spesa attraverso diminuzioni nelle quantità e razionalizzazione negli acquisti”.

Là dove si assiste a una stabilità degli acquisti corrisponde un calo della qualità, con un aumento, ad esempio delle spese realizzate negli hard discount o comunque di prodotti di qualità inferiore. Questa situazione attraversa il Paese e sarebbe stata maggiore se non fossero diminuite a causa del clima le spese energetiche e per combustibili. “Ciò” sostengono i ricercatori dell’Istituto “ha messo a riparo le famiglie. Con un clima tradizionalmente più freddo la situazione sarebbe stata peggiore”. Le spese per combustibili hanno, infatti, subito una riduzione della quota rispetto alla spesa totale dal 5,0% al 4,7%.

La spesa per alimentari e bevande è rimasta nel 2007 sullo stesso livello dell’anno precedente a livello nominale, con 466 euro di media contro i 467 euro precedenti: a fronte dell’aumento dei prezzi dimostra che questo è uno dei comparti in cui si è verificata “la strategia di risparmio messa in atto dalle famiglie”.

Dalla rilevazione sui consumi emerge anche il calo delle spese per abbigliamento, mentre l’unica quota di spesa totale che risulta stabile è quella per i trasporti. La quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 30%. In particolare, spiega l’Istat, si attesta al 33,2% per il pane, al 38,5% per la pasta, al 45,3% per la carne, al 47,4% per il pesce e al 43,2% per la frutta. Nel Mezzogiorno la percentuale delle famiglie che dichiarano di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore è prossima addirittura al 50%, e raggiunge il 55% per la carne e il 59% per il pesce. Nel 2007 le spese familiari per generi non alimentari sono passate da 1.994 euro a 2.014, con un aumento delle spese per abitazione e sanita’, soprattutto nelle regioni dove c’è stato l’aumento del ticket.

Il VIDEO servizio:

Il venerdì nero degli scioperi. E potrebbe essere solo l’inizio

Autobus del trasporto pubblico locale
Giornata nera per chi deve spostarsi, anche in città, e per chi deve rivolgersi a un ospedale o recarsi a uno sportello pubblico: lo sciopero generale dei sindacati di base proclamato per la giornata per le aziende pubbliche e private infatti potrebbe riguardare, secondo i dati della Cub, oltre 1,5 milioni di lavoratori, con riflessi significativi soprattutto nei trasporti e nella pubblica amministrazione. Oggi sono previste circa 32 manifestazioni nei capoluoghi di regione e nelle principali città; i Cobas dei sindacati contano di portare in piazza oltre 350.000 persone, 50.000 delle quali in corteo di Roma dove, insieme a Milano, si svolgeranno le manifestazioni più importanti. Ovunque saranno rispettate le fasce di garanzia e assicurati i servizi minimi, afferma il coordinatore nazionale della Cub Pierpaolo Leonardi.
Per i trasporti, le fasce di astensione saranno articolate per settore ma i disagi maggiori potrebbero riguardare mezzi pubblici urbani, soprattutto a Roma e Milano, e il trasporto aereo: per la sola Alitalia i voli cancellati sono 96, di cui 30 tagliati a Fiumicino; altre compagnie potrebbero cancellare collegamenti. Le Ferrovie dello Stato prevedono disagi limitati. Anche per ospedali e sportelli della sanità pubblica i cittadini dovranno attendersi funzionamenti a singhiozzo, assicurano gli organizzatori della protesta che ha nel mirino Finanziaria, accordo sul welfare e precariato.
E se gli utenti dovranno mettere in conto una giornata difficile, il venerdì ancora più nero sarà quello del 30 novembre, con i trasporti pubblici a rischio paralisi per lo sciopero generale di 8 ore indetto questa volta dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil per la non centralità e le scarse risorse per il settore in Finanziaria. Uno sciopero bollato come ”irregolare” dalla Commissione di garanzia. Le Fs prevedono invece una circolazione dei treni pressoché regolare.
Ecco le modalità dello sciopero di oggi per quanto riguarda i servizi pubblici essenziali: - Trasporto ferroviario: dalle 9.00 alle 16.00.
- Trasporto aereo: personale non operativo (non soggetto alla legge sugli scioperi nei servizi essenziali) intera giornata - Trasporto aereo: personale operativo dalle 10.00 alle 18.00.
- Trasporto pubblico locale: modalità articolate a livello regionale: a Roma dalle 9.00 alle 13.00, a Milano dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 a fine servizio; Torino dalle 4.30 alle 6.00, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 2.00.
- Vigili del fuoco: personale operativo turnista dalle 10.00 alle 14.00. Personale a servizio giornaliero, intera giornata.
- Sanità da inizio a fine turno della giornata. Saranno garantiti i servizi minimi e le emergenze.
- Pubblica amministrazione: Sciopero per l’intera giornata per Scuola, Università, ricerca, enti locali, parastato, ministeri, presidenza del Consiglio e agenzie fiscali.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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