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Santander

La banca del prossimo decennio sarà spagnola. I successi del gruppo Santander

Credits: LaPresse

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Entro i prossimi dieci anni il mondo della finanza europeo potrebbe parlare spagnolo. Infatti, fra gli istituti di credito usciti vincitori dalla crisi che ha attanagliato l’economia negli ultimi mesi si deve sicuramente annoverare il Gruppo Santander. Continua

Mps-Antonveneta: la sinistra ha tre banche, ma stavolta non lo dice

Banca Monte Dei Paschi Di Siena
Alla fine la bella addormentata delle banche italiane si è svegliata, riuscendo la dove aveva clamorosamente fallito l’Unipol, il colosso finanziario della Lega Coop. Il Monte dei Paschi di Siena, con l’acquisto della Banca Antonveneta, diviene il terzo istituto di credito italiano, ma soprattutto mette assieme due entità sane, radicate nelle aree più produttive del Paese. Non ci dovrebbe essere molto da risanare, puttosto da razionalizzare, anche perché il prezzo pagato agli spagnoli del Santander (9 miliardi di euro, cioè tra 8,5 e 9 milioni a sportello) è assai salata.

Letta in chiave politica sembra un’operazione di finanza rossa: diversa però dal tentativo di due anni fa condotto dall’Unipol di Giovanni Consorte. Quella scalata aveva una forte impronta dalemiana, testimoniata dagli strascichi giudiziari della faccenda. Questa, caso mai, può essere vagamente collocata nel giro veltroniano: con il segretario del Pd simpatizza il presidente del Mps, Giuseppe Mussari, e antidalemiani (nonché anti-Unipol) furono a suo tempo altri sponsor del Montepaschi, a cominciare da Franco Bassanini.

Ovviamente sarebbe riduttivo dare una rilevanza solo politica al takeover. L’Mps era rimasta da sola e doveva prima o poi fare la propria mossa, chiudendo di fatto quel risiko auspicato anche da Mario Draghi, governatore di Bankitalia. Ma non c’è dubbio che il Pd avrà nel nuovo gigante del credito un interlocutore attento, e viceversa. Così come Romano Prodi ha da sempre una sponda nell’Intesa-San Paolo di Giovanni Bazoli e Corrado Passera; così come, ancora, sono dichiarate le simpatie uliviste di Alessandro Profumo, numero uno dell’Unicredito.

Insomma, la sinistra non ha più “una banca”, ora può vantarne ben tre, e sono le principali d’Italia. Solo che, a differenza di Piero Fassino e di Massimo D’Alema, non lo dice e non se ne vanta (sopratutto al telefono).

Banche: MPS conquista Antonveneta. Il Pd nel risiko bancario

Banca Monte Dei Paschi Di Siena
Era da mesi che sembrava conclusa la stagione delle acquisizioni e delle fusioni. Invece, con un colpo a sorpresa Banca Monte Paschi di Siena mischia le carte in tavola e torna a riaccendere il risiko bancario Italiano. MPS ha annunciato infatti di aver raggiunto un accordo con il Banco Santander per l’acquisto del 100% di Banca Antonveneta per una cifra pari a 9 miliardi di euro in contanti, al netto delle partecipazione di Interbanca. Per chiudere la partita con gli spagnoli del Santander ai senesi (che sono banchieri dal 1472) sono bastate 24 ore.
Il nuovo istituto che nascerà dal matrimonio tra la banca senese e quella patavina (l’operazione dovrebbe essere chiusa entro il primo semestre del 2008) darà vita al terzo gruppo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit-Capitalia, ma in pole position per numero di sportelli (mille quelli di Antonveneta più 2mila di Mps) e dipendenti.
Al di là della cattiva reazione dei mercati, ci sono altri corollari a questa acquisizione. Il primo è che Antonveneta torna a essere italiana. Il secondo è il prezzo: 9 miliardi sono tanti. Ma se si pensa che due anni fa la banca è passata agli olandesi per quasi 8 miliardi, e se si calcola che dentro al suo “perimetro” c’era anche la banca d’affari Interbanca, valutata circa un miliardo, ed esclusa da questa operazione (resta al Santander) allora si conclude che Mps paga oggi 9 miliardi quello che due anni fa è stato stimato 7.
Il terzo elemento è sostanzialmente politico. Questa non è una fusione a freddo, come quella che sembra aver dato vita al partito nuovo tra Ds e Margherita, ma l’accasarsi dell’Istituto della città di Sant’Antonio, cioè a chiara matrice cattolica, nella cassaforte laica senese, da sempre vicina agli uomini della sinistra.
Perché quello di Siena è l’unico istituto la cui maggioranza (58%) non sta sul mercato ma è di una Fondazione. Controllata a sua volta dagli enti pubblici (Comune e Provincia su tutti). Enti governati dal dopoguerra da solide maggioranze Pci, poi Pds, poi Ds. E presto Pd.
Insomma, per dirla come titola il Manifesto, ora anche il Partito democratico ha una banca (cosa che non era riuscita a Fassino e D’Alema), frutto rivoluzione riformista, probabilmente favorita dalle decisioni più liberal provenienti da via Nazionale. L’asse virtuale, che in molti avevano individuato, tra il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, e il neo segretario del Partito Democratico ne esce appunto rinvigorito.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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