Leggi tutte le notizie su:
sanzioni

Iran (Credits: LaPresse)
Alcune insospettabili multinazionali stanno remando contro l’inasprimento delle sanzioni contro Teheran che il Congresso degli Stati Uniti sta discutendo in questi giorni. La lista è lunga: Continua

Un ausiliare del traffico in azione - Ansa
Patente e libretto, ma quello degli assegni. O gli italiani sono diventati particolarmente indisciplinati al volante o sono i vigili a essere diventati più fiscali. Fatto sta che negli ultimi cinque anni, nel periodo 2004-2009, secondo uno studio pubblicato dall’Associazione contribuenti italiani, il numero di multe comminate agli automobilisti è aumentato del 643%. Ossia sei volte tanto. Continua

In Italia è in arrivo un giro di vite sull’evasione prodotta da chi porta i propri capitali in uno dei tanti paradisi fiscali. Tre le ipotesi principali su cui si sta già lavorando: l’inasprimento delle sanzioni, l’inversione dell’onere della prova, la messa a punto di una “lista nera” italiana dei cosiddetti centri offshore. Ad annunciare la stretta è stato a Bruxelles il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine di una burrascosa riunione dell’Ecofin, in cui sulla delicata questione del segreto bancario si è sfiorato lo scontro.
Da una parte il ministro tedesco, Peer Steinbrueck, ha provocatoriamente paragonato al Burkina Faso la Svizzera e i Paesi dell’Ue che praticano il segreto bancario (Austria, Belgio e Lussemburgo), facendo innanzitutto infuriare il premier del Granducato e presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.
Dall’altra il presidente di turno dell’Ecofin, Miroslav Kalousek, ministro delle Finanze ceco, ha difeso gli stessi Paesi attaccati dal collega tedesco, sottolineando come sia stato un errore al G20 di Londra inserire tre Stati Ue nella “lista grigia” dei Paesi non cooperativi sul fronte del fisco.
Proprio nel momento - ha aggiunto - in cui questi Paesi stanno ammorbidendo le proprie posizioni, lasciando intravedere una loro presa di posizione definitiva in favore della fine del segreto bancario.
Tutto slitterà a giugno. Tremonti è comunque fiducioso: “Le pressioni sono così tante che sono convinto della caduta del segreto molto prima del 2014″, data indicata di recente dal Parlamento europeo. Ma il ministro spiega come ci vorrà del tempo perchè l’Europa raggiunga una posizione comune, visto che per le decisioni in materia fiscale serve l’unanimità. E l’Italia non può aspettare. “Credo sia giunto il tempo che ogni Paese cominci a fare per conto suo”, afferma il ministro, confermando che il governo italiano “sta ragionando e valutando” alcune misure.
Cita il piano anti-evasione appena presentato dall’amministrazione Obama: “Ha parti di grande interesse, e su alcune di esse noi stiamo già lavorando”. Tremonti parla dell’inversione dell’onere della prova: deve essere chi esporta capitali all’estero a dimostrare di non aver evaso il fisco. Perchè “se un capitale viene esportato in un paradiso fiscale, si presume sia il prodotto di evasione”. E poi, aggiunge il ministro: “se uno evade e mette il frutto dell’evasione in uno dei paradisi, è giusto che ci sia un’aggravante specifica, con un inasprimento delle sanzioni”.
Inoltre, l’Italia potrebbe mettere a punto una propria ‘lista nerà di Paesi considerati non cooperativi fiscalmente: “Del resto” spiega Tremonti “ogni Paese ha la sua lista”.
Sul fronte dei conti pubblici, il ministro ha quindi ribadito come le ultime previsioni della Commissione Ue mostrino un’Italia che “nella media ha numeri relativamente migliori degli altri Paesi”: “Per la prima volta facciamo meglio sia come deficit che come debito”. Sul primo fronte il ministro sottolinea come il deficit corretto per il ciclo sia sotto il 3% sia nel 2009 che nel 2010. E sul fronte del debito, che per Bruxelles salirà al 116% nel 2010, “nessuno in questa fase chiede manovre. Tanto meno all’Italia - aggiunge - che ha un debito pubblico che cresce a una velocità inferiore a quella degli altri”. “Anche sulla crescita” insiste il ministro “facciamo meglio di altri. Troppe volte Paesi indicati come modello avevano una crescita à la carte, basata sul debito privato. Con la crisi si vede che la nostra economia si rivela più solida”. Infine, la disoccupazione: “In Italia i numeri non sono catastrofici”, assicura Tremonti, che ribadisce come “il Governo ha messo da parte 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori che, se necessario, saranno utilizzati”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: Agcom, Bt-Italia, consumatori, Eutelia, multe, numero, Opitel, portabilità, sanzioni, Telecom-Italia, telefonia, Vodafone
-

Una ragazza al telefono
2,8 milioni di euro di sanzioni. Le ha inflitti l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nei confronti degli operatori telefonici. Le sanzioni riguardano Vodafone (1,68 milioni), Telecom Italia (536mila), Opitel (348mila), Bt Italia (120mila) e Eutelia (120mila).
L’Agcom in una nota spiega che nell’ambito della sua attività a tutela dei consumatori, ha concluso negli ultimi mesi una serie di procedimenti diretti a verificare la corretta osservanza da parte degli operatori telefonici delle norme in tema di portabilità del numero, servizi non richiesti, indici di qualità.
La multa più salata è quella di Vodafone a causa della “violazione delle norme relative alla mobile number portability”. In particolare, spiega l’Agcom, la sanzione è composta da 1,440 milioni “per aver illegittimamente ostacolato le richieste di trasferimento di utenti verso operatori concorrenti” e di 240mila euro “per aver utilizzato in modo improprio i dati dei clienti che avevano chiesto la portabilità del numero verso un altro operatore”.
Cinquecentotrentaseimila euro è invece la sanzione a Telecom Italia “per diverse violazioni della normativa a tutela dei consumatori: 240.000 euro” aggiunge la nota AgCom “per aver utilizzato in modo improprio i dati dei clienti che avevano chiesto la portabilità del numero verso un altro operatore; 180.000 euro per aver addebitato servizi a sovrapprezzo non richiesti; 116.000 euro per il mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità stabiliti per l’anno 2007, sia per quanto riguarda il tasso di malfunzionamento delle linee di accesso più alto del dovuto, sia per i tempi di riparazione dei guasti superiori a quelli previsti; 348.000 euro a Opitel per aver attivato servizi non richiesti ad utenti che si ritrovavano, senza saperlo, ad essere clienti della società; in questo caso l’Autorità non ha ritenuto sufficiente la proposta di impegni presentata dall’operatore, in quanto non conteneva alcuna modifica migliorativa rispetto agli obblighi già imposti dalla normativa di settore a tutti i gestori; 240.000 euro complessivi (120.000 ciascuno) a BT Italia ed Eutelia per la violazione” conclude la nota “della normativa sui servizi a sovrapprezzo”.
L’Antitrust ha deciso cinque sanzioni a carico di Trenitalia, complessivamente per 845mila euro, per pratiche commerciali scorrette. Alla società del gruppo ferrovie dello Stato è stata irrogata una sanzione amministrativa di 200mila euro per le limitazioni delle modalità di riconoscimento e corresponsione del bonus in caso di ritardo dei treni; 280mila euro per la limitazione di posti disponibili per le tariffe “Amica” e “Familia”; 280mila euro per la “attribuite p” che “può ingenerare confusione nel cliente”; 80mila euro per “omissioni informative sul programma di fidelizzazione Cartaviaggio’”; 5mila euro per l’offerta di alcuni servizi “solamente attraverso il call center” con telefonate a pagamento.
Secondo l’Antitrust “Trenitalia ha messo in atto una pluralità di condotte distinte, configurabili come pratiche commerciali contrarie alla diligenza del professionista”. È stata poi decisa “una significativa riduzione delle sanzioni” per “le condotte spontaneamente assunte da Trenitalia a vantaggio dei consumatori”. La società si è infatti “impegnata a modificare le modalità di corresponsione del bonus attraverso procedure semplificate con l’utilizzo dello stesso biglietto, a offrire i servizi del call center contestati a costo della tariffa ordinaria e a fornire maggiori informazioni sulla scadenza del programma di fidelizzazione Cartaviaggio”.
Nel caso della sanzione da 200mila euro legata alle regole per i “bonus ritardo” l’Autorità per la concorrenza ha ritenuto che “l’elenco delle cause che escludono la responsabilità del ritardo da parte di Trenitalia (eventi accidentali, cause meteo o naturali, ordini dell’autorità pubblica) risulta molto ampio e non sufficientemente definito, tale da permettere alla stessa Trenitalia di esercitare una grande discrezionalità nel riconoscimento del diritto al bonus”.
Inoltre, “anche la procedura che il consumatore deve seguire per ottenere il bonus stesso presenta profili di onerosità non del tutto giustificati: occorre infatti reperire un apposito modulo in stazione o sul sito internet e inoltrare la richiesta entro il termine di 30 giorni, la fruibilità è limitata ad un periodo di sei mesi e soltanto per l’acquisto di un altro titolo di viaggio”. Quanto alla limitazione dei posti per le tariffe Amica e Familia, costata una sanzione di 280mila euro, per l’Antitrust “Trenitalia non ha fornito informazioni esaustive, o le ha rese non facilmente accessibili, sulla effettiva disponibilità delle tariffe Amica e Familia, che sono presentate all’utenza come opzioni tariffarie normali e ampiamente disponibili, mentre invece sono offerti posti limitati sulla base di criteri di natura commerciale e promozionale a seconda delle tratte e del quoziente di riempimento dei treni”.
Sotto accusa anche la “denominazione scorretta delle tipologie di treni”, costata una sanzione di 280mila euro. “Appare scorretta” indica l’Autorità “in quanto idonea ad ingenerare confusione nel cliente, la denominazione utilizzata per indicare la categoria di treni Eurostar City”. In particolare “le caratteristiche di tali treni, sia con riferimento alle prestazioni dei servizi di trasporto, sia ai tempi di percorrenza e alle fermate, sono similari e analoghi alla categoria Intercity, e non alla categoria superiore di treni Eurostar”.
Una sanzione da 80mila euro è invece legata a “omissioni informative sul programma di fidelizzazione Cartaviaggio”, un programma a premi che “mediante acquisto di titoli di viaggio e presentazione del codice personale’” prevede “l’accredito di 50 punti per ogni euro speso”. Per l’Antitrust “appare scorretta l’omissione di informazioni rilevanti, quali la data di scadenza dei punti”.
L’Antitrust ha puntato il dito anche contro i costi delle telefonate al call center, anche per la mancanza di alternative per accedere a determinati servizi. “Il cliente per accedere ad alcune tipologie di servizi, deve necessariamente ricorrere al call center con telefonata a pagamento, senza la possibilità di ricorrere ad altri canali di accesso privi di oneri aggiuntivi, quali stazioni e agenzie di viaggio. Con riferimento al servizio di cambio della prenotazione del biglietto acquistato in modalità ticketless dopo la partenza del treno, Trenitalia, in corso di procedimento ha, peraltro, modificato tale procedura consentendo che il cambio possa essere effettuato anche nella stazione di partenza”.

Le direzioni di prevenzione e sorveglianza nei luoghi di lavoro delle aziende sanitarie sono gli organismi preposti al controllo della sicurezza nelle aziende. Ma in media ci sono solo due persone, tra medici e tecnici, per controllare tra le 300 e le 500 aziende del territorio. E spesso capita che passino anche dieci anni tra un’ispezione e l’altra. Ogni anno, poi, le aziende devono presentare una valutazione di rischio sulle procedure lavorative all’operaio responsabile della sicurezza.
Capita però che i rappresentanti, soprattutto nelle piccole realtà, siano parenti dell’imprenditore. Oppure accade che il documento presentato non sia completo come dovrebbe essere. E non sempre per questo si sciopera. La situazione delineata da Gianfranco Tosi, responsabile dell’ufficio salute, ambiente e sicurezza della Fiom-Cgil, è “drammatica”. E il punto, spiega, “non è il rinnovo del contratto o l’aumento salariale. Provvedere alla salute e alla sicurezza di oltre un milione e mezzo di persone è un obbligo. Non è discutibile”. E aggiunge: “Bisogna aumentare i controlli perché siamo arrivati al punto che le ispezioni partono solo in caso di infortuni gravi, quando interviene la magistratura”. Ma soprattutto nonostante i numerosi casi di cronaca lo dimostrino (Thyssen docet) e i dati dell’Inail lo accertino, le aziende si ostinano ancora a non investire in sicurezza. “Gli imprenditori”, spiega Tosi, “si affidano al calcolo delle probabilità. È una prassi ormai che nelle cause di lavoro la maggior parte delle aziende patteggino il 25 per cento della sanzione prevista. E poi i processi durano una vita e le aziende se ne approfittano”.
In tutte le cause per decessi sul lavoro e infortuni gravi la Fiom si costituisce parte civile. “Un segno di solidarietà per le famiglie” conclude Tosi “e un modo per mettere l’accento su un problema non economico ma di coscienza degli imprenditori”.