
Rosario Fiorello, testimonial Fiat - Ansa
Il balletto è finito. Il sostegno al consumo per il settore automobilistico da parte dello Stato non ci sarà. Continua
- Mercoledì 10 Febbraio 2010
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Scajola

Rosario Fiorello, testimonial Fiat - Ansa
Il balletto è finito. Il sostegno al consumo per il settore automobilistico da parte dello Stato non ci sarà. Continua

Il presidente del Messico Felipe Calderòn su una Cinquecento - Epa
Fuori dai confini italiani, Sergio Marchionne gioca la sua partita per Fiat-Chrysler. Mentre il governo, secondo le indiscrezioni di Repubblica, è pronto a varare un piano di incentivi molto ridotti rispetto al 2009 per sostenere l’industria automobilistica, la casa torinese esplora nuovi mercati in America e in Europa. Continua

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola
“Una decisione inopportuna” per il ministro dello Sviluppo economico Scajola. “Qualcuno potrebbe definirlo un ricatto” dice il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. La decisione di Fiat di mettere per due settimane in cassa integrazione gli addetti di cinque stabilimenti italiani non è piaciuta a molti. Continua

Operai davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat - Ansa / Franco Lannino
Il mondo alla rovescia: se fossero i cinesi a produrre in una fabbrica italiana? ”Noi vogliamo far crescere la produzione di auto in Italia. Ci auguriamo di farlo con Fiat ma siamo aperti a chiunque voglia venire”. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, da Nuova Delhi, risponde così a un cronista che gli chiede la posizione del governo sull’interesse del gruppo cinese Chery per lo stabilimento di Termini Imerese. Continua

Una centrale nucleare Areva in Francia - Lapresse
Se stato un bluff degli ambientalisti lo si scoprirà col tempo: i Verdi ieri sono tornati alla carica contro il piano del governo sul Nucleare. ”Ecco i siti dove si vorrebbero realizzare le 4 centrali nucleari in Italia: Montalto di Castro (Vt), Borgo Sabotino (Lt), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento), Monfalcone (Gorizia). Continua

L’onda lunga della crisi si avvicina ai settori più esposti: auto e costruzioni. Come è accaduto in Usa con Gm e Chrysler, salvate dalla bancarotta solo con l’intervento governativo, anche la Fiat è costretta a chiedere aiuto al governo. Ad aiutarla ci pensa la numero 1 di Confindustria Emma Marcegaglia, che nell’incontro con l’esecutivo a Palazzo Chigi ha detto che se ci sarà un calo degli ordinativi del 60% nel primo trimestre dell’anno nel settore auto, si rischia un calo di occupazione monstre, con 300mila persone a rischio, su una filiera di un milione circa di addetti. Cifre che non riguardano solo la Fiat, che rischia nell’ipotesi più pessimistica un taglio di 60mila persone, ma anche tutte le numerose imprese dell’indotto che vivono intorno al gigante torinese. Confindustria ha quindi proposto, secondo quanto riferito, di aprire con il governo due diversi tavoli, uno sul sostegno al settore e l’altro sugli ecoincentivi.
E se le quattro ruote arrancano, le due ruote non vanno certo alla grande: anche il presidente dell’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori) Guidalberto Guidi ha esposto durante l’incontro uno scenario fosco: nella prima parte del 2009, infatti, si prevede un calo sostanzioso delle vendite, che potrebbe raggiungere la doppia cifra, confermato dai primi dati di gennaio con stime che parlano di -36% di immatricolazioni. “Per far fronte a questa crisi” ha detto Guidi, “è importante proseguire sulla strada degli incentivi al ricambio dei veicoli, ma sara’ anche importante creare un sistema destinato a promuovere l’innovazione e lo sviluppo”. La proposta dell’Ancma è di rinnovare le agevolazioni per le sostituizioni dei veicoli più vecchi (inclusi gli Euro1) con quelli di ultima generazione, e ridurre il prezzo di quelli a motorizzazione ibrida.
Preoccupato per la crisi del settore si è mostrato anche il ministro Claudio Scajola, che, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti all’incontro, avrebbe delineato un calo del Pil nazionale di circa mezzo punto nello scenario evocato da Confindustria, dopo il calo del 2008 che nel mercato dell’ auto è stato del 13,4%, con 331mila immatricolazioni in meno. Sul settore Scajola ha ricordato che si tratta di un comparto che interessa oltre 2.500 aziende, per lo più nella componentistica e che fattura in totale 165 miliardi di euro, l’11,4% del Pil. Il settore produce 81 miliardi di gettito fiscale.
Il ministro ha quindi annunciato che entro 10 giorni il governo dovrebbe varare un pacchetto con gli interventi a favore dell’auto, orientati al rinnovo del parco circolante e agli obiettivi di compatibilità ambientale. Inoltre sarà assicurato il sostegno alla ricerca per nuovi prodotti meno inquinanti. Il governo avrebbe anche offerto il suo impegno sui livelli occupazionali. Domani intanto ci sarà un nuovo tavolo tecnico interministeriale con i ministri coinvolti. Scajola ha poi sottolineato la necessità di un’azione coordinata con l’Europa, che potrebbe non accettare elementi distorsivi dei mercati. Anche i sindacati chiedono a gran voce un intervento pubblico per il comparto motori, anche se il più coinvolto, la Fiom, per bocca di Gianni Rinaldini, chiede di vincolarlo con la non-chiusura degli stabilimenti italiani.
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Il nucleare in Italia slitta di sei mesi, ma avrà la sua Agenzia per la sicurezza e per lo sviluppo. Dopo un lungo tira e molla la commissione Attività produttive della Camera ha votato martedì notte l’ultima tranche del pacchetto energia del “ddl sviluppo”, uno dei collegati alla finanziaria. L’esame del provvedimento approderà oggi in Aula per la discussione, poi sarà il turno dei senatori. Il Governo, dunque, si prende sei mesi in più, da dicembre di quest’anno al 30 giugno 2009, per indicare i criteri di allocazione e di costruzione delle nuove centrali e del sito nazionale per lo smaltimento delle scorie. Il Governo potrà però superare le resistenze degli enti locali .
Inoltre, le aree per gli impianti nucleari saranno particolarmente protette. Facilitazioni sono poi fissate per le autorizzazioni per la costruzione, compresi gli espropri. Apposite norme dovranno poi essere previste sulle scorie.
Nasce invece la nuova Agenzia per la sicurezza: l’organizzazione e il funzionamento interni saranno stabiliti attraverso un decreto “del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministero dell’Ambiente, d’intesa con lo Sviluppo economico”. Una formula che accontenta i due ministeri e che, stando a quanto apprende Panorama.it, era fortemente voluta da alcuni deputati per evitare che l’intera materia fosse gestita dal solo ministero dell’Ambiente. Secondo l’emendamento che è entrato in Commissione, “l’Agenzia per la sicurezza nucleare è la sola autorità nazionale responsabile per la sicurezza e la salvaguardia nucleare.
Avrà compiti di regolamentazione tecnica, controllo e autorizzazione ai fini della sicurezza delle attività concernenti gli impieghi pacifici dell’energia nucleare; gestione e sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari; protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari, comprese le loro infrastrutture e la logistica; ispezioni negli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture; potrà irrogare sanzioni pecuniarie tra 25 mila e 150 milioni di euro, sospendere o revocare le autorizzazioni”. L’agenzia avrà un presidente nominato dal Presidente del Consiglio e quattro componenti, due designati dal ministro dell’Ambiente e due designati dal ministro dello Sviluppo economico, sentite le competenti Commissioni parlamentari. I membri resteranno in carica per sette anni.
Tra i provvedimenti definitivi c’è quello che avvia la costituzione della Borsa del gas, che verrà assegnata all’attuale gestore del mercato elettrico (Gme). Rimane qualche dubbio sui reali benefici della Borsa del metano sui prezzi finali, in uno scenario caratterizzato dall’assoluta dominanza dell’Eni nella produzione, nelle reti e nella vendita. Uno degli emendamenti approvati prevede la nascita di una nuova Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Si chiamerà Enes e sostituirà l’Enea (l’attuale Ente per le nuove tecnologie, energia e ambiente) che viene soppresso. Inoltre, entro 30 giorni dall’approvazione del “ddl sviluppo” il premier dovrà nominare un commissario e due vice commissari per la Sogin, la società che si occupa della messa in sicurezza degli impianti nucleari italiani ancora in funzione e di quelli dismessi. Anche la Cassa depositi e prestiti, seppure con quote di minoranza, potrà entrare nella costituzione dei consorzi per lo sviluppo e l’utilizzo degli impianti nucleari, che saranno formati da produttori di energia e da industriali “utilizzatori intensi di elettricità”. Ogni anno, infine, il governo dovrà varare una legge per il mercato e la concorrenza.
Intervenendo all’Italia Energy Summit, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, aveva annunciato “la costituzione di una cabina di regia Governo - amministrazioni locali sulle infrastrutture energetiche per la valorizzazione degli idrocarburi nazionali su cui sediamo: almeno un miliardo di barili”. Al Summit organizzato da Il Sole 24 Ore il ministro era parso particolarmente motivato sul nucleare. “Alcune scelte sono state già fatte nel decreto di luglio, ora stiamo rafforzando la semplificazione normativa, in modo tale che già entro la fine della legislatura si possa avere la prima pietra”, aveva affermato.
