Archivio per il tag “scommesse”

La crisi incombe, il prodotto interno lordo (pil) arretra, i consumi languono, la Fiat chiude per un mese, ma i giochi volano. Il consuntivo 2008 farà registrare l’ennesimo record (47,5 miliardi di puntate), mentre per il 2009 gli addetti ai lavori (a cominciare dall’agenzia Agicos, che ha raccolto le stime degli esperti) ritengono che sarà superata la soglia dei 50 miliardi. Gratta e vinci, new slot e scommesse sportive traineranno la corsa.
Per il Gratta e vinci, oggi gestito dalla Lottomatica, il 2009 potrebbe essere l’anno della messa in palio del vitalizio (una vincita rateizzata per tutta la vita), sulla scia di quel che già succede in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Sulle ali di questa novità i “grattini” potrebbero volare da circa 9 miliardi giocati quest’anno a 11 previsti nel 2009.
Per quanto riguarda le new slot la novità sarà l’introduzione delle videolottery, macchinette di ultima generazione con la caratteristica di funzionare solo se collegate alla rete onde evitare le controversie che in passato hanno portato alla contestata sanzione da 90 miliardi di euro ai concessionari. Sulle scommesse, infine, influirà positivamente la parziale liberalizzazione avviata qualche settimana fa. In questo caso la crescita preventivata è di 500 milioni di euro, dai circa 4 miliardi del 2008 ai 4,5 dell’anno prossimo.

Anche l’Italia ha imboccato la strada della liberalizzazione delle scommesse, sull’esempio di quel che succede da sempre in Gran Bretagna. Con una circolare del 24 novembre la direzione per i giochi dei Monopoli (Aams) ha permesso ai concessionari di elaborare un palinsesto, su eventi sportivi e non, autonomo rispetto a quello finora imposto a livello centrale.
Dal 1° dicembre ogni gestore può in pratica proporre il tipo di puntate che ritiene più idonee, interessanti e avvincenti per i suoi clienti.
Tipo la candidatura a un Oscar o la durata di un governo. Il concessionario dovrà soltanto comunicare la proposta all’Aams e i Monopoli dovrebbero esprimere una valutazione in tempi che le aziende si augurano ragionevolmente brevi.
La novità costituisce un passo avanti verso la completa liberalizzazione, un sistema nel quale in futuro lo stesso giocatore proporrà la scommessa che preferisce, lasciando al banco la libertà di decidere se accettarla e a quale quota. Finora i Monopoli, ora diretti da Raffaele Ferrara, avevano sempre cercato di rallentare l’apertura del mercato, forse temendo di perdere il ruolo di controllori del sistema.
Secondo dati elaborati dall’agenzia Agicos, solo a novembre gli italiani hanno scommesso 450 milioni di euro, 178 in più rispetto allo stesso mese dell’anno passato, e in 10 mesi l’erario ha incassato 155 milioni.
Il Nord Italia è il regno dei giochi e delle scommesse, mentre nelle province del Sud domina il Gratta e Vinci. Savona e Napoli sono le capitali del Lotto, ai cittadini di Trieste e Gorizia piace invece “investire”, sperando nelle ricche estrazioni del Superenalotto.
Di questi e altri dati, forniti recentemente da Agicos (Agenzia giornalistica concorsi e scommesse) e relativi al 2007, si parlerà nella prossima edizione del ProGameShow, il salone professionale del gioco in programma alla fiera di Bologna dal 18 al 20 settembre. Obiettivo: mappare il gioco nella penisola, per profilare il futuro di quella - sottolinea l’organizzazione - “che è ormai riconosciuta come una passione per tutti gli italiani, dal Nord al Sud del Paese”.
Secondo Agicos in testa alla classifica generale c’è Milano, con circa 3,5 miliardi di euro puntati lo scorso anno in Lotto, Superenalotto, Bingo (da segnalare l’assenza di sale in ben 15 province e precisamente Pesaro, Avellino, Benevento, Massa Carrara, Matera, Sondrio, Vercelli, Gorizia, Aosta, Rieti, Biella, Oristano, Isernia, Crotone, Belluno), lotterie tradizionali e istantanee, New Slot, giochi a base sportiva ed ippica. Seguono Roma, con 3,4 miliardi, e Napoli, che ha sfiorato i 2,4 miliardi. Il Nord domina, oltre a Milano, con altre sette province nella “top 15″ (Torino, Brescia, Bergamo, Pavia, Bologna, Varese e Genova). I fanalini di coda sono Isernia, con circa 61 milioni di euro, Enna (57,6 milioni) e Crotone (57,2 milioni).
Più nello specifico, le New Slot a Milano e Roma hanno raccolto, rispettivamente, 1,7 e 1,2 miliardi di euro. Al Lotto domina la provincia di Roma con giocate per 465 milioni di euro.
La classifica delle province dove si è speso di più lo scorso anno per giochi e scommesse cambia notevolmente se si analizzano i valori pro capite. Se infatti per valori assoluti, il podio era stato conquistato, nell’ordine, da Milano, Roma e Napoli, le spese pro capite più elevate sono state invece registrate a Pavia, con 1.498 euro, Savona, con 1.205 euro e Rimini, con 1.058 euro. E le sorprese non finiscono qui, visto che il quarto posto è stato conquistato da Teramo, con 1.014 euro spesi nel 2007 tra concorsi e scommesse.
Al di sopra dei 1.000 euro, e precisamente 1.003, anche Como. Seguono poi Latina (992 euro), Pescara (976) e Milano, che con 924 euro si piazza solo all’ottavo posto di questa speciale graduatoria. Chiudono la ”top 10” Verbania (915 euro) e Frosinone e Roma, a pari merito con 911 euro. Napoli è solo 31ma con 777 euro. Più vicine invece ai valori assoluti, le spese pro capite meno elevate. Le ultime tre province sono infatti Potenza, con 355 euro, Crotone (330) e Enna (329).
La vera scommessa l’hanno vinta loro, le società che hanno puntato su giochi on line, previsioni, sistemi, lotterie, gratta e vinci, casinò on line, lotto, poste e puntate. Il gioco registra una crescita costante tra le passioni degli italiani. Quarantasette miliardi di euro.
La raccolta complessiva del comparto giochi e scommesse, potrebbe chiudere il 2008 con questo dato clamoroso. Le cifre sono fornite da Agipronews, agenzia di stampa quotidiana che si occupa del mondo dei giochi a pronostico e delle scommesse. I dati del primo semestre 2008 lo dimostrano: ben 23.662 miliardi contro i 21 miliardi del 2007 nello stesso periodo gennaio-giugno. Il 2008 potrebbe dunque migliorare di circa 5 miliardi la raccolta del 2007, che si era chiuso con incassi per 42,2 miliardi. La spinta verso l’alto viene soprattutto dalle scommesse sportive, la differenza col 2007 è data dalla grande mole di giocate effettuate sugli Europei di calcio, un eloquente +58% rispetto all’analogo periodo della passata stagione.
In termini percentuali, riferisce Agipronews, l’incremento sarebbe pari all’ 11,39%. In termini erariali, invece, la stima potrebbe toccare quota 7,8 miliardi, l’8,9% in più rispetto al 2007. Straordinario anche il trend del Gratta e Vinci, che viaggia a +25% rispetto al 2007. Confermata anche la decisa crescita del settore NewSlot, che migliora la raccolta ben oltre l’11%. In lieve crescita il Bingo (+4%), mentre prosegue il calo di Totocalcio, Totogol che segnano un pesante -13%. La cara vecchia schedina dal tabaccaio è stata soppiantata, ora si gioca ovunque, dalle agenzie di scommesse ai saloni bingo: la passione per l’azzardo e l’illusione dei soldi facili non accennano a sparire.

Il regime delle concessioni alla base della raccolta delle scommesse sportive non è conforme ai principi comunitari. Lo hanno scritto i giudici della Terza sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni depositate alcuni giorni fa in seguito ad una sentenza del 28 novembre 2007 su un contenzioso sorto ad Enna a proposito del sequestro di un centro trasmissione dati della Stanley, società di Liverpool che da anni ha aperto in Italia centinaia di punti di raccolta delle scommesse senza attendere la concessione delle autorità italiane.
In pratica i giudici della Cassazione hanno riconosciuto il diritto di Stanley e delle altre aziende simili ad operare in Italia al di fuori delle regole e dei vincoli posti dallo Stato italiano. Fino ad ora il business dei giochi era stato regolato dal legislatore italiano che in base al principio della riserva di legge stabiliva i criteri e i metodi che dovevano presiedere all’esercizio degli stessi giochi. La Cassazione ha invece accettato il principio che più forte della riserva nazionale è il diritto comunitario che tutela la libertà di stabilimento e di impresa nell’ambito dei paesi dell’Unione.
Attraverso il legale Daniela Agnello, Stanley ha sempre sostenuto, appunto, di operare nel rispetto del principio di libertà di stabilimento, non accettando le scommesse direttamente in Italia, ma semplicemente raccogliendole per poi girarle per via telematica alla casa madre in Inghilterra.
È un precedente che senz’altro avrà conseguenze clamorose da almeno tre punti di vista: quello interno al business delle scommesse sportive, un giro d’affari arrivato nel 2007 a 2 miliardi e mezzo di euro, con un incremento del 10 per cento sul 2006. Poi più in generale dal punto di vista di tutto il mondo dei giochi (41,3 miliardi di raccolta nel 2007, più 17,4 per cento), finora regolato, appunto, da un sistema di concessioni e autorizzazioni esercitato dallo Stato attraverso i Monopoli (Aams). E infine la sentenza avrà ripercussioni anche sullo Stato italiano e sui conti pubblici perché rischia di aprire problemi serissimi all’Erario che oggi dai giochi incassa la bellezza di 7,2 miliardi di euro, l’equivalente di una manovra finanziaria.
Dal punto di vista interno al mondo delle scommesse la sentenza acuirà la guerra tra Stanley e le società italiane e estere che operano sulla base di concessioni richieste, ottenute e pagate un bel po’ di soldi. Gruppi come Lottomatica che proprio negli ultimi mesi ha aperto più di mille punti in tutta Italia e poi Snai, Cogetech, Eurobet, Intralot Italia, Ladbrokes Italia, hanno già fatto sapere che daranno battaglia sentendosi discriminate e vittime di una concorrenza sleale.
Inevitabilmente, però, la sentenza rischia di aprire altri fronti anche su altri business del gioco in Italia tutto incardinato sul sistema delle autorizzazioni e concessioni. Infine c’è il problema delle tasse: finora le società che operavano in Italia in base alle concessioni ottenute si impegnavano a versare allo Stato un quid sotto forma di tasse sulla base dei volumi di gioco raccolto. Stanley, invece, considerando i punti di raccolta scommesse come semplici centri di trasmissione dati, le tasse le paga in Inghilterra con livelli di imposizione in genere molto più generosi di quelli italiani.
- Tags: better, corse, Eurobet, gioco, Intralot, ippica, Ladbrokes, lottomatica, Pierluigi-Bersani, puntata, scommesse, Sisal, Snai
-

Se non proprio il business del secolo sembrava dovesse diventare almeno l’affare del decennio. E invece l’apertura di nuovi punti gioco dedicati soprattutto alle scommesse sportive e ippiche sta andando a passo di lumaca contro ogni previsione. Al punto che numerosi esperti del ramo cominciano a parlare di clamoroso flop. Tranne la fortissima Lottomatica che sta lanciando il nuovo marchio Better e sta aprendo un migliaio di corner in tutta Italia e tranne (almeno in parte) anche Sisal che già aveva una rete capillare ad hoc, tutti gli altri operatori, dall’italiana Snai agli stranieri Ladbrokes, Eurobet e Intralot, sembrano in sofferenza.
Secondo dati raccolti da Agicos, agenzia specializzata diretta da Fabio Felici, e forniti in anteprima a Panorama, dei circa 14 mila nuovi negozi che sarebbero dovuti spuntare come funghi nei mesi passati, ne sono stati aperti sì e no 3 mila. I greci di Intralot, per esempio, che avevano fatto incetta di diritti di apertura, fino a questo momento hanno potuto tirare su la saracinesca di appena una quarantina dei 600 nuovi negozi di cui avevano comprato la concessione. È vero che sulla carta gli operatori hanno altri 9 mesi di tempo per completare l’apertura delle sedi, ma l’avvio bruciante che molti si aspettavano non c’è stato. Anzi, l’impressione è che stenti parecchio a decollare tutta l’operazione voluta esattamente un anno fa con un decreto dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.
Contro ogni aspettativa, insomma, si sta creando una situazione paradossale, perché qualsiasi conoscitore del ramo giochi continua a considerare le scommesse sportive come il nuovo propellente per l’ulteriore espansione del mercato del gaming ormai prossimo ai 40 miliardi di fatturato all’anno. Almeno tre fattori stanno rallentando l’operazione. Il primo è che il decreto Bersani non ha previsto una corsia preferenziale per lo snellimento delle procedure necessarie per le aperture. E infatti l’iter burocratico imposto è farraginoso e complicato, a cominciare dal rilascio dei nulla osta delle questure, concessi con il contagocce. In secondo luogo gli operatori di telefonia che dovrebbero installare e verificare le linee dedicate adsl se la stanno prendendo comoda. La terza causa che sta frenando le aperture è legata alla zonizzazione prevista dal decreto ministeriale. Dovendo rispettare il limite di 800 metri di distanza dal negozio di scommesse più vicino, molti operatori hanno scoperto di poter aprire punti di raccolta solo in periferia o in zone poco appetibili.
Il risultato di questa serie di imprevisti peserà inevitabilmente sugli incassi dello Stato. Il Totocalcio, per esempio, è di fatto scomparso dalla scena. Fino a giugno gli appassionati potevano giocare la schedina in 20mila ricevitorie che nel frattempo, però, sono state chiuse. La conseguenza immediata è stata una contrazione degli incassi di circa il 60 per cento nelle prime giornate di campionato. Anche i concorsi ippici (Accoppiata, Vincente, Tris, Quartè, Quintè) hanno rischiato di finire nello stesso tritacarne del Totocalcio, ma per fortuna in quel caso i Monopoli hanno opportunamente emanato una circolare con cui è stata prorogata fino al 30 settembre la raccolta nella vecchia rete.
Stando così le cose sarà difficile per il governo centrare le previsioni di entrata da scommesse nel 2007. Una relazione tecnica aveva previsto un incremento di introiti di 800 milioni di euro, ma a questo punto a stento saranno 500.
Non è reato raccogliere scommesse in Italia e trasmetterle ad un bookmaker straniero. Lo stabilisce una sentenza della Cassazione penale che in pratica apre nuovi orizzonti per il mercato italiano dei giochi.
Dopo 10 anni di pronunciamenti negativi, il pomeriggio di giovedì 29 marzo la Procura generale ha assolto numerosi titolari dei centri della multinazionale inglese Stanley che raccolgono scommesse sul territorio italiano e le smistano alla casa madre inglese perché il “fatto non sussiste”. Per la prima volta la giustizia italiana ha sancito in pratica, ai massimi livelli, la legittimità ad operare di quegli intermediari. Finora ai gestori italiani di scommesse per conto di Stanley le autorità di polizia avevano sempre negato l’autorizzazione ad operare sulla base della constatazione che erano sprovvisti della licenza rilasciata dai Monopoli di Stato. Ora la Cassazione rigetta questa impostazione e apre un nuovo capitolo per il ricchissimo mercato dei giochi, il primo a livello europeo con oltre 35 miliardi di euro di raccolta all’anno.
La sentenza italiana si somma a quella di alcune settimane fa della Corte di giustizia europea che ha stabilito un principio analogo. Secondo i rappresentanti dei Monopoli le due sentenze sarebbero, però, sostanzialmente ininfluenti perché superate dalle nuove norme e dalla concessione di nuove licenze stabilite con il cosiddetto decreto Bersani. Il legale di Stanley, Daniela Agnello, ribatte che non è così perché anche le nuove licenze sono state attribuite sulla base del vecchio network disegnato nel 1999 che ora viene considerato illegittimo. E poi perché per poter partecipare alla concessione di licenze italiane, i Monopoli chiedono a Stanley di rinunciare all’attività di raccolta e distribuzione transfrontaliere delle scommesse. Attività che Stanley, invece, intende continuare ad esercitare. In pratica il contenzioso legale appare solo all’inizio ed è facile prevedere nuovi scontri.

Chi gestirà il Superenalotto? Finora il popolare gioco è stato appannaggio della Sisal a cui i Monopoli di Stato guidati da Giorgio Tino avevano affidato la concessione senza che fosse bandita una gara.
Questa decisione è stata ritenuta illegittima dal Consiglio di Stato che con una sentenza del 5 dicembre dell’anno passato ha imposto agli stessi Monopoli di bandire una gara europea per l’affidamento del gioco entro 90 giorni, quindi entro la fine di questo mese.
I candidati alla gestione del Superenalotto sono tanti perché il concorso è tra i più affermati in Italia e rappresenta un business di primo livello per tutte le società italiane e straniere che già operano nel settore dei giochi o che intendono entrarci.
Particolarmente attiva in questo momento è Stanley international betting, multinazionale inglese molto interessata al mercato italiano (il più ricco d’Europa). Stanley opera già in Italia con oltre 200 punti di raccolta scommesse fino a poco tempo fa considerati illegali dallo Stato italiano.
Una recente sentenza della Corte europea, la cosiddetta sentenza Placanica del 6 marzo, però, ha sostanzialmente dato torto allo Stato italiano e consentito a Stanley di continuare la raccolta nonostante poi le tasse vengano pagate dalla stessa Stanley in Gran Bretagna.
Galvanizzata da questa vittoria legale la società di Liverpool si sta proponendo anche per il Superenalotto e in questi giorni ha preso contatti per lettera con i titolari di 37 mila ricevitorie italiane. Hanno già risposto in 7 mila che si sono detti disposti a prendere in considerazione l’eventualità di diventare rappresentanti Stanley.
Nel 2006 le puntate complessive al Superenalotto sono state pari a 2 miliardi di euro; il gettito per lo Stato è stato di 1 miliardo e 13 milioni.
Gli ultimi commenti