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Le carte fedeltà: prima pago, poi risparmio

Le carte fedeltà. Prima pago, poi risparmio

di Donatello Marino

Va’ a scommettere che la crisi alla fine ci fa risparmiare… Aziende e gruppi le stanno infatti provando tutte, compreso il comarketing, inglesismo che per i consumatori significa avere sconti in cambio di fedeltà a più marchi, dopo la sottoscrizione di una tessera. Che in alcuni casi è gratuita, in altri prevede un costo d’ingresso, in altri ancora è una carta di credito vera e propria. Prima si paga e poi si risparmia. Continua

Black Friday, oggi anche l’Italia ha il suo “venerdì nero”

Una vetrina a New York nel giorno del black friday (Credits: AP Photo/Mark Lennihan)

Una vetrina a New York nel giorno del black friday (Credits: AP Photo/Mark Lennihan)

di Marco Morello

Questo non è un venerdì qualunque, ma il “black friday”. Nero non a causa di uno sciopero generale o di un esodo di massa, ma perché così viene chiamato negli Stati Uniti il primo venerdì successivo al giorno del ringraziamento. Una data che Oltreoceano tutti aspettano con trepidazione perché nei negozi su strada e on line vengono praticati sconti più o meno convenienti e dunque la corsa ai regali di Natale può partire ufficialmente. A importare questa tendenza nel nostro Paese ci ha pensato la Apple, che solo per oggi propone sul suo sito prezzi speciali e spedizioni gratis. Continua

Fare acquisti in tempo di crisi? Si risparmiano oltre 3mila euro

Spese a Milano sotto Natale

Un “tesoretto” di oltre 3.500 euro. Se lo sarebbe ritrovato in tasca, rispetto a un anno fa, un consumatore con un po’ di soldi a disposizione e deciso a fare una serie di acquisti impegnativi nel periodo natalizio appena trascorso. Approfittando del calo dei prezzi, causa crisi economica, e prima che cominciassero i saldi. Panorama ha fatto un giro per i negozi del centro di Milano e ha messo a confronto la spesa di fine 2008 con quella di un anno prima, trovando il modo di risparmiare un bel gruzzolo. I commercianti infatti, forse per la paura di ritrovarsi i magazzini pieni a fine stagione nonostante i saldi alle porte, hanno messo in campo tutte le promozioni possibili. Niente sconti solo da un affollatissimo Louis Vuitton e da Burberry.

Spesso è lo stesso negoziante, al moneto di pagare, a offrire lo sconto. “Sa, in tempi di difficoltà per tutti abbiamo deciso di venire incontro ai clienti” e scatta la riduzione del 20 per cento. Ma se chi compra insiste appena un pochino, il risparmio può diventare davvero importante. Partiamo da una Fiat Bravo 1.400 benzina con airbag e condizionatore di serie. Il preventivo segna a fondo pagina 16.500 euro. Il prezzo base sarebbe 18.450, “ma”, spiega il rivenditore, “questo mese c’è uno sconto del 13 per cento, il più alto da un anno a questa parte”. A dicembre 2007 infatti era solo del 2 per cento, il risparmio 2008-2007 quindi arriva a 1.920 euro.

Meno 200 euro rispetto a un anno fa invece se si acquista un televisore lcd Samsung 42 pollici o un frigorifero combinato Whirlpool. Quello degli elettrodomestici e della tecnologia è infatti il settore che più ha risentito dei cali di prezzo nell’ultimo anno. Sia la tv sia il frigorifero infatti costano 799 euro, dodici mesi fa ne costavano 999. E per un navigatore Tom Tom con mappe dell’Italia prima dell’inizio dei saldi si spendevano 149 euro, 50 in meno di un anno fa.

Anche nell’arredamento la crisi fa risparmiare. Da Divani&Divani un modello “Savoy” in pelle vale 2.800 euro, con una riduzione del 30 per cento circa rispetto a fine 2007. Il risparmio è di 900 euro. Mentre sulla più classica delle vacanze, una settimana per due persone a Sharm El Sheik con Alpitour, si arriva a strappare uno sconto di 205 euro: 660 euro il prezzo attuale, 865 quello dello scorso anno. I listini dell’abbigliamento sono rimasti invariati rispetto a un anno fa e per l’acquisto di un pullover in cachemire 100 per cento (208 euro) è possibile anche risparmiare 52 euro.

In questa prova sul campo solo le griffe del lusso sembrano immuni alla crisi. E irremovibili su promozioni e sconti. Forse anche perché da Louis Vuitton, in Galleria Vittorio Emanuele II, c’è folla e un’attesa di venti minuti per essere ascoltati da un commesso. Che spiega: “Non facciamo sconti, neppure nel periodo dei saldi”. Nessun risparmio quindi sulla borsa a bauletto “Speedy”, che vale 465 euro. Da Burberry tira la stessa aria, l’impermeabile da uomo costa 695 euro, proprio come a Natale 2007.

Carovita, guida ragionata al risparmio online

La crisi dei mercati avanza e le spese per i regali di Natale hanno già svuotato il salvadanaio? Sul web le persone si cambiano consigli per risparmiare. Così, ai confronti tra i prezzi si aggiungono anche idee per una gestione dei consumi più efficiente.

Alimentari, carburante e farmaci. Internet è un’immensa bacheca. Le ultime offerte e promozioni lanciate da supermercati e hard discount locali sono affisse, per esempio, su Risparmiando.net: Lazio, Emilia Romagna, Veneto sono le Regioni che riuniscono più negozi segnalati. Offertepromozioni, invece, ha un elenco specifico per Milano, Roma e Napoli. Nel caso dei vini (soprattutto quelli pregiati) un confronto tra i negozi online può rivelare differenze anche significative: provate con Trovaprezzi. Pieno risparmio, invece, propone una mappa delle pompe di benzina con i costi più bassi nei principali centri italiani. Per i consigli sugli stili di guida, invece, una tappa importante è Autoage, un sito che ricorda alcuni accorgimenti per rendere più efficienti i consumi: il climatizzatore, per esempio, comporta una maggiorazione dei consumi del 20 per cento, e l’otturazione del filtro dell’aria può aumentare gli sprechi di carburante fino al 15 per cento. Per risparmiare con le medicine? Il sito “Farmaci generici” ospita un motore di ricerca che permette di trovare gli equivalenti non di marca (chiamati, appunto, “farmaci generici”), a seconda del nome commerciale, del principio attivo o della categoria terapeutica.

Musica, film e televisione. Chi naviga su internet è in grado di ascolta musica legalmente e senza spese aggiuntive: basta collegarsi con radio come Last.fm e Jango con cataloghi aggiornati di continuo. Per i film, invece, c’è l’Internet archive: nella maggior parte dei casi si tratta di pellicole per cui sono scaduti i diritti d’autore. Ma è una cineteca che raccoglie autentici capolavori. Senza dimenticare l’offerta immensa di YouTube. Le televisioni sul web (webtv) sono parecchie: siti come Wwitv permettono di collegarsi a centinaia di emittenti italiane (Rai, Sky life TG24) e globali (Bbc, Cnn).

Gruppi di acquisto solidale (Gas). Sono ormai attivi da anni: organizzazioni spontanee di persone che collaborano per comprare all’ingrosso, direttamente dai produttori, cercando di ottenere una riduzione sul prezzo dei beni e, allo stesso tempo, conservando la qualità. Sul loro sito c’è una mappa che indica i gas più vicini in ogni Regione.

Tecnologia e viaggi. Volete regalare un lettore dvd o un telefonino per Natale? Altroconsumo propone una guida per orientarsi tra prezzi e modelli. Nel caso dei viaggi può rivelarsi conveniente un’agenzia online per comprare i biglietti: alcuni motori di ricerca, come Kelkoo, confrontano rapidamente le offerte delle compagnie aeree.

Mutui e assicurazioni. Sono voci di spesa consistenti nel bilancio annuale. Un primo passo può essere quello di consultare le analisi di Altroconsumo sulle polizze auto e le banche dati di Patti chiari su finanziamenti per l’acquisto di una casa.
LEGGI ANCHE: Istat, il 5,3 per cento delle famiglie non ha soldi per il cibo

E con la crisi anche i top manager piangono

Manager

di Fausta Chiesa

Sono presidenti e top manager con compensi da capogiro. E con cospicue stock option in pancia. Ma la pancia ora fa male, perché con i crolli dei mercati finanziari sono ridotte al minimo anche le speranze di esercitare le opzioni sulle azioni, un beneficio riconosciuto agli alti dirigenti.

I diritti assegnati quando la tempesta era di là da venire hanno infatti prezzi di esercizio (il cosiddetto strike price) ben al di sopra dei livelli attuali di prezzo del titolo. E dunque non conviene esercitare una stock option pagando l’azione più di quanto costerebbe se venisse acquistata in borsa: invece di guadagnare si perderebbe.
Ci rimetterebbe più di tutti Alessandro Profumo, che alla chiusura dei mercati di venerdì 10 ottobre accusava una perdita teorica di 106.602.732 euro. L’amministratore delegato dell’Unicredit, nei vari piani approvati da quando è alla guida del primo istituto bancario italiano, ha oltre 28 milioni di stock option esercitabili tra i 4,018 e i 7,094 euro. Un prezzo ben più alto della quotazione attuale del titolo: 2,4 euro lunedì 13.

Altra perdita teorica stratosferica è quella di Sergio Marchionne. Se dovesse esercitare le stock option adesso, l’amministratore delegato della Fiat perderebbe in media oltre 65 milioni di euro.
Dolori anche in casa Generali, dove il presidente Antoine Bernheim e i due amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot hanno stock option in perdita di oltre 25 milioni ciascuno. Chi, invece, si è miracolosamente salvato è Corrado Passera, che di opzioni non ne ha nemmeno una.

L’amministratore delegato dell’Intesa Sanpaolo le ha esercitate tutte prima del 2006, guadagnandoci non poco. Con la sola plusvalenza Passera ha potuto acquistare sul mercato oltre 27 milioni di titoli della sua banca. Va detto che né Profumo né Marchionne, a dimostrazione del fatto che credono nella società in cui lavorano, hanno incassato le opzioni già esercitabili: se queste scadranno prima che il titolo si sia risollevato, la perdita da teorica diventerà reale. Il numero uno della Fiat ha rinunciato a una prima quota pari a 2,37 milioni di azioni esercitabili dall’1 giugno al prezzo di 6,58 euro. Il 2 giugno avrebbe guadagnato un bonus da oltre 20 milioni di euro.
Non lo ha voluto incassare ma è ancora in tempo utile, visto che il titolo viaggia ancora sopra lo strike price. Certo, se lo facesse ai livelli attuali il bonus sarebbe soltanto di 237 mila euro circa. Profumo invece ha 7 milioni di opzioni esercitabili con scadenza dicembre 2009 e uno strike price medio di 4,8 euro: in un anno il titolo dovrebbe più che raddoppiare il suo valore di mercato per rendere conveniente l’esercizio di queste opzioni. Un’ipotesi che appare probabile. Da gennaio il listino principale di Piazza Affari ha perso il 51 per cento. Il rischio è di vedere andare in fumo una montagna di soldi. Eppure, mai come oggi le stock option sono state uno strumento di incentivazione e di fidelizzazione dei dirigenti.

Stock option

Allarme Fmi: l’Italia è in recessione. Draghi: Colpite famiglie e imprese

Mario Draghi

Il sistema italiano “ha retto” alla crisi finanziaria ma resta sempre il rischio che la situazione possa peggiorare visto che anche l’Italia paga un prezzo salato anche in termini di minor crescita e maggior esborso per pagare gli interessi sul debito. Situazione che rischia di pesare di più su cittadini e imprese. Per questo la Banca d’Italia lavora insieme alle altre istituzioni per evitare ripercussioni garantendo la liquidità e soprattutto che non si “congeli” il mercato interbancario che garantisce la liquidità alle banche e da qui all’economia del paese.
Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, in audizione in Senato (qui il testo dell’intervento), riconosce la gravità della crisi ma ricorda tutte le “armi” messe in campo dai singoli paesi e in modo concertato a livello europeo. E ribadisce quello che il governo italiano dice ormai da giorni: “Nessun depositante perderà nulla”, con le istituzioni pronte a intervenire di fronte al rischio che la liquidità venga a mancare. La ricetta che il Governatore propone al Parlamento per il nuovo sistema finanziario è quella del Financial Stability Forum: “Più capitale, meno debito e più regole”. Tra queste ultime, in particolare, Draghi annuncia una riforma delle regole sulla trasparenza dall’inizio del prossimo anno e chiede una revisione profonda dello strumento dei derivati.
Nello stesso giorno in cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia un “tavolo, a Palazzo Chigi, con banche e imprenditori”, Bankitalia e Fmi lanciano quindi l’allarme sullo stato di salute dell’economia italiana, sulla scia della crisi dei mutui.
Per quanto riguarda l’economia italiana il Governatore spiega che “Dopo il calo del Pil nel secondo trimestre i più recenti indicatori confermano segnali negativi per i prossimi trimestri”. E aggiunge “Calano i consumi delle famiglie sotto il peso dell’erosione del reddito disponibile, a causa dell’inflazione e dell’aumento del servizio al debito”. C’è però un dato positivo che Draghi sottolinea: il recente calo dell’Euribor che è però “una tranquillità che dura da poco” perché è successo da pochi giorni. In ogni caso “Le ripercussioni della crisi vanno ben al di là del sistema bancario. Famiglie e imprese sono compite sia direttamente, per la perdita di valore dei titoli Lehman che esse detengono, sia indirettamente a causa delle prospettive di una restrizione del redito conseguente alle tensioni finanziarie del momento”.
Ancora meno rosee le previsioni del Fondo monetario internazionale per l’Italia: la crisi economica durerà almeno fino al 2010. Visto che l’Fmi stima un prodotto interno lordo a -0,1% per il 2008 e a -0,2% per il 2009. I dati sono contenuti nelle Prospettive economiche regionali per l’Europa presentate a Bruxelles e riprendono le stime del World economic outlook dell’8 ottobre scorso.
Di fronte alla prospettiva di un calo dell’inflazione e “con ulteriori rischi al ribasso provenienti dal settore finanziario”, è emersa “l’opportunità di allentare la politica monetaria” in Europa sottolinea ancora il Fondo Monetario Internazionale con quello che sembra un chiaro invito alla Bce a tagliare ancora i tassi ora al 3,75% con il pronti contro termine. “Operazioni di stabilizzazione fiscale automatica dovrebbero sostenere l’attività economica, ma la salvaguardia della sostenibilità di lungo termine dei conti richiede che i deficit siano mantenuti nei limiti delle regole di bilancio. Eccezioni possono essere considerate se e quando le risorse pubbliche sono necessarie ad alleviare direttamente gli stress finanziari” scrive l’Fmi.

Crisi, riecco la rottamazione per elettrodomestici e auto

Trattativa per l'acquisto di un'auto

Gli incentivi al settore dell’auto e degli elettrodomestici sono adesso qualcosa di più di un’idea. È il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, a spiegare che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed i ministri interessati stanno lavorando su una “valutazione da parte del governo” sulla possibilità di reintrodurre incentivi per la rottamazione di auto ed elettrodomestici.
Lo scopo, sottolinea lo stesso Scajola, è ridare vita a due mercati fermi. E’ necessario “far ripartire il mercato dell’auto, un mercato fermo in tutta Europa, e si far partire di nuovo il mercato degli elettrodomestici, che è un mercato fermo”. Il ministro dello Sviluppo dà così forma alle dichiarazioni dei giorni scorsi dello stesso Berlusconi, che, commentando gli aiuti degli Usa ai propri colossi dell’auto, aveva per primo aperto la porta ad un ritorno degli aiuti di stato: “Quando gli Stati Uniti d’America fanno investimenti così massicci per aiutare le loro tre grandi industrie automobilistiche” aveva detto Berlusconi “anche da parte nostra non c’è da scandalizzarsi laddove, se fosse necessario, gli stati possono pensare di dare un supporto alle loro industrie automobilistiche”.

Lo stesso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva sottolineato i rischi che la crisi dei mercati si propagasse all’economia reale e la necessità di trovare soluzioni perché ciò non accadesse. In questo momento, anche secondo Scajola, è fondamentale che “la crisi finanziaria non si riversi nell’economia reale e quindi stiamo accelerando il percorso di incentivi sull’innovazione, sulla ricerca e sull’alta tecnologia, diversi strumenti che stiamo valutando in questi giorni proprio per far ripartire una situazione industriale che è vicina alla crescita zero”. Fra le ipotesi al vaglio, ci sarebbe anche una serie di incentivi ad hoc sotto forma di contributi per la ricerca e la produzione di nuove vetture ecocompatibili.

Non è un caso che Scajola abbia ribadito che l’obiettivo degli incentivi è coniugare “due esigenze: quella di ridurre le emissioni nell’atmosfera, ridurre l’assorbimento di energia e nel contempo aiutare lo sviluppo industriale di questi settori in difficoltà”.
Unica voce apparentemente fuori dal coro, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che, in un’intervista al Riformista, spiega ché è il momento di dire “basta agli aiuti alla Fiat. Più in generale, sono contrario a un intervento dello Stato per settori o singole aziende”.
Invece è preferibile, spiega, “irrobustire il canale che garantisce la liquidità alle imprese”. Gli interventi del governo, in sostanza, devono riguardare tutta l’economia e non singoli settori: per questo Sacconi apre a “una protezione più robusta per i disoccupati, più cassa integrazione in deroga e maggiore uso degli ammortizzatori sociali”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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