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Lufthansa-Sea, intesa su Malpensa: più destinazioni europee a partire dal 2009

L'aeroporto di Malpensa a Milano, in una foto d'archivio | Ansa

Lufthansa e Sea hanno firmato una lettera (Memorandum of Understanding) d’intesa per la definizione delle condizioni generali del futuro sviluppo dell’aeroporto di Malpensa. La partnership strategica è stata annunciata dalle due società.
“In un primo tempo “spiega la Sea, società di gestione degli scali milanesi” saranno per questo posizionati sei nuovi aeromobili dall’inizio del 2009 presso l’aeroporto di Milano Malpensa. Gli aerei saranno operati dalla controllata italiana di Lufthansa, Air Dolomiti (controllata italiana di Lufthansa), e saranno impiegati su tratte europee”. “La compagnia tedesca sviluppa così” prosegue il comunicato “il proprio network di collegamenti da Milano e si appresta ad offrire ai propri passeggeri un numero considerevolmente maggiore di destinazioni europee”.
“L’accordo con Lufthansa” secondo quanto ha dichiarato il presidente e amministratore delegato di Sea, Giuseppe Bonomi “conferma la volontà di Sea di operare in stretta collaborazione con coloro che credono nello sviluppo di Malpensa”. Per Bonomi “la partnership costituirà tra l’altro uno degli elementi fondanti del nostro prossimo Piano Industriale”.
Il memorandum d’intesa firmato con la Sea permetterà alla compagnia aerea tedesca di offrire dall’aeroporto di Malpensa una “scelta molto più ampia” di voli verso destinazioni europee. È quanto ha sottolineato oggi il vettore dando notizia dell’accordo raggiunto con la Sea. “Milano e la Regione Lombardia sono tra i più forti e più importanti mercati d’Europa ed hanno un elevato volume di passeggeri” ha osservato in un comunicato Karl Ulrich Garnadt, vice presidente di Lufthansa per i Servizi e le Risorse Umane. “Con il rafforzamento della nostra offerta di voli, saremo in grado di offrire in futuro ai nostri clienti italiani un network ancora piu’ fitto di rotte verso interessanti destinazioni in Europa”. La Lufthansa spiega infine nella nota che, insieme ai propri partner, già offre 372 voli settimanali da e per Milano (158 Malpensa e 28 Linate), inclusi 186 voli attraverso un accordo di code-sharing con Air One.
Le reazioni della politica non si fanno attendere. Gioisce Umberto Bossi: “Questa è la dimostrazione che i miei uomini lavorano sempre e anche che Malpensa, come ho sempre detto, è in grado di attirare operatori”. “Diciamo” ha aggiunto il leader della Lega Nord “che questa è la prima risposta del nuovo governo”. Sulla stessa linea il Sindaco di Milano, Letizia Moratti: “L’alleanza con Lufthansa, alla quale ha lavorato in questi mesi il Presidente della Sea Giuseppe Bonomi, dà concretezza alle prospettive di sviluppo di Malpensa”. “Da oggi Malpensa può guardare con fiducia al proprio futuro, indipendentemente dal destino di Alitalia. E si apre infatti una fase nuova che confermerà nei prossimi anni il ruolo di Malpensa tra i grandi hub europei”, sottolinea il primo cittadino milanese.

Il VIDEO servizio:

Alitalia: il governo tenta di far tornare in quota la trattativa con Air France

Aerei dell'Alitalia in decollo dall'aeroporto internazionale

Il governo si gioca la sua ultima chance con Air France-Klm per salvare Alitalia e la prossima settimana presenterà un nuovo piano a Spinetta.

Parole chiare con cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, si è rivolto oggi ai sindacati a Palazzo Chigi. “Smaltiamo le tossine delle elezioni politiche: siamo in una cristalleria e ogni mossa può rompere tutto ma c’è la disponibilità a una seconda occasione, la porta Air France si può riaprire” ha detto Letta anticipando anche che presenterà anche un nuovo piano per l’Alitalia che potrebbe piacere al gruppo Air France-Klm. Letta ha quindi richiamato alla responsabilità i sindacati. “Assumersi oggi responsabilità” per le sorti di Alitalia, ha detto, “vuol dire comprendere che Air France-Klm è l’unica proposta sul tavolo, la nostra compagnia di bandiera non può rimanere in piedi da sola e che, come certificato dal Cda dell’Alitalia, la liquidità dell’azienda è in fase di esaurimento, e che, come ricordato dal commissario europea alla concorrenza, l’immissione di nuovi fondi pubblici è impossibile”. Il tentativo è quello di crearsi una “seconda possibilità” dopo che la compagnia transalpina ha lasciato il tavolo delle trattative sbattendo la porta e senza più dare spiragli negoziali. “Siamo però anche convinti - ha precisato Letta - che terze occasioni non si presenteranno”.

Al tavolo di stamane con le nove sigle sindacali, oltre a Letta, il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, il ministro per lo Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, il sottosegretario all’Economia, Massimo Tononi. “Mi auguro che il Governo abbia sondato bene le intenzioni di Air France” ha detto intanto il segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, dichiarando anche che il sindacato “è pronto ad assumersi responsabilità ma non accetta di assumersi le colpe dell’andamento negativo della trattativa.

“Spero che si arrivi ad una soluzione nella trattativa con Air France. Non vedo un altro candidato” si è augurata la ministra delle Politiche comunitarie, Emma Bonino, augurandosi anche che il sindacato “diventi più ragionevole, si è aperto un dibattito utile al proseguo del lavoro. Mi auguro che vada avanti, serve un po di senso di realtà che aiuterebbe la trattativa”. “Siamo a un passaggio urgente - ha aggiunto Bersani - il ruolo del Governo è a valle di un’intesa”.
Mentre all’interno di Palazzo Chigi si tenta di ricucire le fila del negoziato francese, fuori è la protesta: le forze dell’ordine hanno bloccato l’accesso a Palazzo Chigi dove stava cercando di affluire una folta delegazione di dipendenti Atitech. I manifestanti, alcune centinaia con in mano bandiere della Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sono poi stati invitati a confluire in piazza Montecitorio, dietro le apposite transenne che proteggono l’accesso alla Camera.

Il VIDEO servizio:

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Crisi Alitalia: Malpensa “lascia a terra” 900 cassintegrati

L'aeroporto di Malpensa
Air France-Klm presenta domani sera la nuova proposta per acquistare Alitalia. Proposta rivista e corretta per ammorbidire le posizioni dei sindacati e per scoraggiare sul nascere il tentativo di mettere insieme una cordata di imprenditori italiani per dare battaglia al piano industriale del vettore franco-olandese. Le buone notizie in arrivo da Parigi dovrebbero riguardare il fronte caldo degli esuberi, del settore cargo e di Az Servizi. Nessun dietro-front invece su Malpensa e visto che la scadenza fatidica del 30 marzo, data in cui Alitalia cancellerà ben 180 voli giornalieri, è dietro l’angolo sono già partite le procedure per la cassa integrazione dei primi 900 dipendenti dello scalo varesino.
A essere colpiti saranno soprattutto i dipendenti di Sea Handling, la società di servizi della Sea che conta oltre 3.000 lavoratori e che finora ha avuto come cliente principale proprio Alitalia. Diventata società autonoma due anni fa, Sea Handling aveva come obiettivo quello di aprirsi al mercato con la cessione di una quota di circa il 30% del capitale. Progetto fallito miseramente visto che la società continua a chiudere in perdita (l’ultimo bilancio disponibile, quello del 2006, mette e nudo un rosso di 225 milioni) e se finora si è salvata è stato solo grazie alle continue iniezioni di liquidità della c ontrollante Sea. Da lunedì prossimo i collegamenti settimanale effettuati da Alitalia su Malpensa crolleranno da 1.238 a 347. Oltre ai voli, come è ovvio, saranno falciati anche i transiti dei passeggeri Alitalia e di altre compagnie: da circa 250.000 passeggeri al giorno si passerà a poco più di 5.000 unità.
Per come è stato concepito il modello di business di Malpensa, lo scalo può funzionare solo se c’è una compagnia di bandiera di riferimento. Dopo l’addio di Alitalia è difficile che qualcuno prenda il suo posto. Così come è una goccia nel mare l’accordo di sette anni del valore di 96 milioni siglato con Volare, la compagnia di voli charter oggi controllata da Alitalia ma per la quale il consiglio di Stato ha chiesto al governo che faccia una nuova gara di aggiudicazione.
L’andamento del traffico passeggeri al Nord dimostra come il ruolo dell’aeroporto varesino sia profondamente mutato rispetto al scenario dei primi anni ‘90 quando Malpensa iniziò a operare. Nel 2007 oltre 30 milioni di passeggeri hanno volato da città del settentrione senza passare per Malpensa mentre aeroporti minori, come Orio al Serio (controllato al 49,9% dalla stessa Sea), nel giro di pochi anni hanno visto esplodere il numero di clienti indipendentemente da Alitalia ma grazie a vettori low cost.
Nel 2007 il traffico dello scalo bergamasco è cresciuto del 10% mentre l’anno precedente di addirittura il 26%. Stesso discorso per gli scali di Venezia, Verona, Torino e Bologna. Il vento è cambiato e difficilmente Malpensa sarà in grado di contrastare il processo di dehubbing che scatterà domenica prossima. A meno che Air One non rinunci definitivamente alle ambizioni su Alitalia e, insieme a Intesa Sanpoalo, tiri fuori dal cilindro un piano di rilancio per lo scalo varesino.

LEGGI ANCHE: Quanto ci costa regalare Alitalia ai francesi - Il dossier Alitalia. Il FORUM

Le vie della moda portano in aeroporto

Passeggeri in aeroporto | Ansa
Armani non ha potuto resistere alla tentazione. Dolce e Gabbana è una new entry. La Perla e Zegna sono tra i veterani. Gallo e LiuJo fanno tendenza. Zara home per chi pensa alla casa anche in viaggio. Bulgari, postazione strategica. Ma anche Etro, Valentino, Gucci, Intimissimi, Calzedonia, Hermès e decine di altri marchi della moda. Il business dello shopping in aeroporto, il cosiddetto travel retail, continua ad incassare un successo dietro l’altro. E oggi anche i brand più scettici hanno ceduto alla tentazione di fare affari tra una partenza e l’altra.

Ai vertici del business gli scali di Roma, Milano e Venezia. E proprio nell’aeroporto della Laguna la Save spa, la società che gestisce lo scalo, ha da poco siglato un accordo con McArthurGlen Luxury Retail, il gigante degli outlet, che prevede l’apertura entro maggio di 18 punti vendita, oltre i 22 già esistenti. Un business, solo a Venezia, che nel 2007 ha toccato quota 29,5 milioni di euro. Il 14 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il gruppo Armani, che solo negli ultimi quattro anni si è affacciato nel business del travel retail, di anno in anno aumenta gli investimenti nel settore. Dal 2003 ad oggi sono stati aperti 12 punti vendita di cui quattro solo scorso anno. Top secret, invece, i fatturati annui ma si tratta di molti milioni di euro da spartire con le società che gestiscono gli aeroporti.

Di certo gli affari vanno a gonfie vele. Basta dare un’occhiata ai fatturati. Se Malpensa se li tiene ben stretti (il ridimensionamento dei voli fa la sua parte) a Fiumicino il livello delle vendite negli ultimi tre anni è cresciuto quasi del 50 per cento. Circa 280 milioni solo nel 2007. “Dal 2004 – spiega Andrea Belardini, direttore centrale Gestione e sviluppo attività commerciali di Adr – abbiamo raddoppiato l’offerta e migliorato gli spazi per soddisfare le richieste di passeggeri sempre più esigenti, perlopiù giovani e con un profilo elevato senza dimenticare brand per tutte le tasche”. Fiumicino come Montenapoleone? “Certo – risponde Belardini – siamo già una grande città della moda dove i clienti, agevolati dal fattore tempo e dalla vasta scelta, comprano d’istinto spesso invogliati da prezzi molto vantaggiosi”.

Il paragone non convince Mario Boselli, presidente della Camera della moda: “La permanenza in aeroporto tra ritardi e controlli vari è aumentata per cui, a differenza di quello che accade nelle vie dello shopping, il cliente in aeroporto ci deve stare volente o nolente. Ma il fatto che gli affari vanno bene non significa che fuori sia il contrario. Nei mercati con la moneta debole gli acquisti ne hanno di certo risentito. Crescono Cina e India, soffrono Stati Uniti e Giappone. L’Europa fa fatica e l’Italia non brilla”. Fiumicino, Malpensa e co.? “Una zona franca – conclude Boselli - non paragonabile con le altre mete della moda”. Sarà, ma il mercato dello shopping in aeroporto, solo nei duty free, vale ormai oltre 27 miliardi di dollari a livello mondiale, di cui circa il 48 per cento in Europa. A cui vanno aggiunti altri 7-8 miliardi per le vendite dei negozi in subconcessione. La torta è divisa tra società che gestiscono gli scali e marchi. “I canoni – spiega Fulvio Fassone presidente dell’Atri, l’associazione di categoria che raccoglie le aziende attive nel settore travel retail – variano a seconda degli aeroporti, della posizione e dei metri quadri e di solito hanno durata non superiore ai cinque anni.

Hanno due parametri economici base: royalties in percentuale del fatturato e spesso un minimo annuo garantito”. Per quanto riguarda i marchi se i grandi aeroporti scelgono brand di lusso, negli scali regionali, aggiunge Fassone: “È più diffusa la presenza di brand giovani come Piquadro, Furla, Carpisa, Yamamay, Cavalli intimo e accessori, che puntano agli aeroporti come cassa di risonanza e veicolo di visibilità italiana”.

Alitalia, i politici dettano le ricette ma Air France serve piatti indigesti


Ore decisive, e convulse, per Alitalia. in attesa del cda convocato per domani pomeriggio .
Dopo la riunione-fiume di ieri, che si è conclusa sostanzialmente con un nulla di fatto, potrebbe partire nelle prossime ore una trattativa con i sindacati. La convocazione per un nuovo incontro - fissato per domattina - è arrivata stamane, al termine di un lungo consulto tra il numero uno di Air France-Klm e il management di via della Magliana: Spinetta e Prato si sono poi intrattenuti a palazzo Chigi per circa un’ora e mezza.
E proprio nella sede del governo, durante il Consiglio dei Ministri, l’esecutivo ha affrontato il caso Alitalia in una “discussione informale”. Il titolare dell’Economia, secondo quanto riferito, avrebbe accennato al rischio commissariamento per la compagnia aerea: “Il ministro Padoa-Schioppa - ha detto Vannino Chiti, responsabile dei rapporti col Parlamento - ha fatto una relazione al consiglio su Alitalia. C’è grandissima preoccupazione, è evidente che in questa situazione c’è il rischio che si vada all’amministrazione straordinaria”.
Il caso Alitalia, intanto, continua ad animare il dibattito politico: il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato che “dobbiamo trovare una soluzione che limiti il più possibile l’impatto sociale e dobbiamo far decollare Malpensa, che deve riuscire a svilupparsi recuperando la sua funzione di hub italiano”. Veltroni ha ribadito che è possibile avere in Italia due grandi hub, ma non della stessa compagnia aerea”. Affinché questo avvenga - ha aggiunto - “occorre una certa gradualità”.
Per Silvio Berlusconi, invece, “svendono Alitalia, la nostra compagnia di bandiera, a un quinto del suo valore di mercato. E stanno cercando di chiudere Malpensa, il porto dell’Italia sul mondo”. In una lettera indirizzata agli elettori lombardi, pubblicata da dal quotidiano ‘Libero’, il candidato premier del Pdl ha inoltre sottolineato: “È sempre la solita storia: l’invidia per chi produce ricchezza provata da chi, come Veltroni, non ha mai lavorato un giorno in vita sua”. Non si esprime invece nel dettaglio il presidente di Confindustria: “Non da oggi il caso, purtroppo, è un pessimo segnale, una pessima immagine del Paese. Preferisco non commentare”, ha detto Luca Cordero di Montezemolo mentre per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, è Air France ora a dover fare la “prima mossa”.
Intanto a piazza Affari, il titolo ha registrato ancora un ribasso. Stamane, non ha fatto prezzo per circa un’ora, per eccesso di ribasso, poi ha aperto con un prezzo di 0,208 euro (-24,6%). Dopo aver toccato un minimo a 0,199 euro il titolo segna ora 0,215 euro, con un -22,1%. Continua così il riallineamento del prezzo a quello offerto da Air France con il concambio pari a circa 0,10 euro.

LEGGI ANCHE: Se la salvezza dipende da Sea - Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia. Guarda la GALLERY degli scontri tra polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia

Alitalia, i sindacati sono pronti a staccare la Spinetta

Manifestanti dentro il cortile della sede del Centro direzionale Alitalia in attesa che si concluda l'incontro tra Air France i sindacati.<br /> Credits: ALESSANDRO DI MEO / ANSA
Comincia in un forte clima di tensione il primo faccia a faccia di Air France-Klm con i sindacati di Alitalia. Ritardato da tafferugli fuori dal centro direzionale della Magliana, tra lavoratori della manutenzione pesante dell’Atitech di Napoli e le forze dell’ordine, è stato segnato da un muro contro muro l’avvio della prima presentazione ufficiale ai rappresentanti delle nove sigle sindacali e professionali di Alitalia di numeri e prospettive dell’offerta per l’acquisizione dell’ex compagnia di bandiera. Precipitata oggi in Borsa (-29,4% a 0,27 euro), Alitalia, anche dopo il crollo di ieri, ha bruciato metà della sua capitalizzazione avvicinandosi ai 10 centesimi messi sul piatto da Air France-Klm.
”Non siamo certamente obbligati a comprare” avverte subito il numero uno del colosso franco-olandese Jean Cyril Spinetta che ha posto il via libera dei sindacati per un accordo fra le condizioni per chiudere l’operazione. Il grande negoziatore spiega che ”non esiste alcuna attività di servizio che possa avere successo senza l’adesione dei lavoratori”, precisando che il piano per acquisire Alitalia ”può sembrare doloroso” ma ‘’sarà un successo”. Ma le cifre che poi illustra su esuberi e ridimensionamento del perimetro del gruppo italiano non convincono affatto i sindacati. E l’incontro viene sospeso. Air France-Klm ha chiesto di riprendere domani, ma in assenza di maggiori margini di trattativa per i sindacati è inutile proseguire.

La conferma di 1.600 esuberi per Alitalia Fly (500 piloti, 600 assistenti di volo e 500 dipendenti di terra) ha irritato in particolare i piloti per l’azzeramento del Cargo. Ma anche le sigle sindacali che rappresentano le attività di terra di Alitalia Servizi hanno respinto il piano che prevede il rientro in Alitalia di circa 3.200-3.300 dipendenti su un totale di 7.600. E’ stato infatti confermato che a Air France-Klm interessano solo parti della manutenzione e dei servizi aeroportuali. Per i lavoratori di Atitech, ha assicurato il numero di Alitalia, Maurizio Prato, ”non sono previsti licenziamenti ma soluzioni non traumatiche”. Dunque la prospettiva per le attività che non rientrano nel perimetro di Alitalia (anche amministrazione, call center, information technology) e’ di finire sotto l’ala di Fintecna, la finanziaria di Stato che nel progetto di Air France-Klm avrebbe la maggioranza dall’attuale 49,4% più l’usufrutto dell’1,6%.
Alitalia rimarrebbe presente con meno del 10%.
Al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, quella di Air France ”più che un’offerta” sembra ”un diktat pieno di clausole vessatorie, al punto che oltre ad essere inaccettabile lascia anche dubbi sulle reali intenzioni finali”.
Sul percorso minato verso un accordo tra Air France-Klm e Alitalia, mancava solo lo scontro fra governo e Sea su Malpensa.

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Alitalia: se alla fine a salvarla dev’essere la Sea

Manifestanti dentro il cortile della sede del Centro direzionale Alitalia in attesa che si concluda l'incontro tra Air France i sindacati.<br /> Credits: ALESSANDRO DI MEO / ANSA

Lavoratori sul piede di guerra per la vendita di Alitalia ad Air France. L’atteso vertice alla Magliana tra il numero uno della compagnia franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta, l’ad di Alitalia, Maurizio Prato e le sigle sindacali si è anche tinto di sangue, preceduto da scontri e tensioni tra dimostranti e polizia con un lavoratore rimasto ferito alla testa.
“Non siamo obbligati ad acquisire Alitalia” ha esordito il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, al tavolo con l’ad di Alitalia, Maurizio Prato e nove sigle sindacali di settore, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Avia e Anpav.
“Sono convinto - ha comunque aggiunto - che l’operazione sarà un successo”.
A placare le preoccupazioni dei sindacati è poi intervenuto Prato: “Non ci saranno licenziamenti ma solo soluzioni non traumatiche” ha dichiarato nel corso del confronto a via della Magliana. Dei 1.600 esuberi individuati da Air France-Klm nell’offerta per Alitalia Fly, 500 interesserebbero i piloti, 600 gli assistenti di volo e 500 gli assistenti di terra.
“Ci sono almeno due cose che non convincono nell’offerta di Air France”, la politica occupazionale e la strategia di impresa, è intervenuto intanto Fausto Bertinotti, candidato premier de “La Sinistra Arcobaleno” ai microfoni di Ecotv. “I lavoratori di Alitalia - si legge in una nota - devono essere considerati una risorsa e quindi devono essere utilizzati”.
Sul dossier pesa anche come un macigno la questione Malpensa. Il Governo ha annunciato che è stato siglato presso il ministero del Lavoro un accordo con sindacati, Regione Lombardia, Province di Milano e Varese, e Sea per la gestione della crisi occupazionale dello scalo milanese. Ma chiede anche alla Sea di “favorire la positiva conclusione dell’accordo tra Air France e Alitalia ritirando il ricorso presentato contro quest’ultima. Da tale accordo - sottolinea il ministro del Lavoro, Cesare Damiano - dipende difatti il futuro, di comune interesse, di migliaia di lavoratori di tutta Italia e dunque anche di quelli che operano nello stesso aeroporto di Malpensa.
In caso contrario la Sea non potrà che assumersi le responsabilità conseguenti”. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, resta però convinta della linea dura. “L’azione risarcitoria - dice in un’intervista rilasciata a La Repubblica - è stata a lungo mediata e si basa su argomenti solidi. Alitalia ha disatteso l’impegno assunto: fare di Malpensa il suo hub. Una rinuncia da parte nostra è impensabile”. Per poi aggiungere che l’eventuale fallimento della compagnia di bandiera non sarebbe “una catastrofe”.
Nel frattempo anche oggi è crollato il titolo in Borsa: le azioni Alitalia hanno chiuso a Piazza Affari in calo del 29,43%, a 0,276 euro, dopo essere state sospese al ribasso.
Il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, intanto ha oggi chiesto a Sea un atto di responsabilità. “Devo dire “, afferma, “che in questo momento Sea ha in mano il bandolo della matassa: se intende far fallire Alitalia può farlo”.
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia


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