
L'aula del Senato (Credits: ANSA//SERENA CREMASCHI)
Si fa sempre più in salita il percorso di approvazione del Tribunale delle imprese, uno dei provvedimenti a cui il governo aveva dimostrato di tenere di più tra quelli contenuti nel pacchetto sulle liberalizzazioni. Ieri in serata infatti è arrivato un inatteso stop da parte della Commissione Giustizia del Senato che a maggioranza ha votato proprio contro l’istituzione dei nuovi tribunali che dovrebbero facilitare la risoluzione delle controversie tra aziende. Continua

Il ministro del welfare Elsa Fornero (Credits:ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Costano alle casse dello stato ben 9,4 miliardi di euro all’anno. Ma le baby-pensioni, cioè i trattamenti previdenziali percepiti da chi si è ritirato dal lavoro prima dei 50 anni, sono uscite comunque indenni, almeno per adesso, dai pesanti tagli contenuti nella manovra economica del governo.
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Il pannello del Senato con i risultati delle votazioni sulla Legge di stabilità (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)
In pensione a 67 anni a partire dal 2026 e a 70 anni nel 2050. Agevolazioni per il lavoro femminile e giovanile. Minori agevolazioni fiscali. Sono alcune delle misure contenute nella Legge di Stabilità varata dalla Commissione bilancio del Senato oggi pomeriggio con 156 voti favorevoli, 12 contrari e 1 astenuto. Il pacchetto che ha ricevuto il via libera è un misto tra le misure già note, come ad esempio la vendita dei terreni agricoli o il Fondo per gli immobili pubblici, e alcune novità dell’ultima ora. E tra queste il rifinanziamento della cosiddetta “Legge mancia”, cioè i fondi che i parlamentari possono spendere a favore dei loro collegi. Mancano però gli interventi più ”pesanti” che si erano ipotizzati nei giorni scorsi, ad esempio la disciplina sui licenziamenti. Ecco le manovre nel dettaglio.
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Una veduta dell'aula del Senato (Ansa)
Fa il suo ingresso oggi in aula al Senato il testo della manovra correttiva dei conti pubblici di 25 miliardi di euro per il 2011 e il 2012 sul quale il governo porrà la fiducia. Palazzo Madama avrà tempo fino a giovedì per licenziarlo. Il testo del decreto legge poi passerà alla commissione Bilancio della Camera, dove approderà in aula il 26 luglio per essere approvato entro il 29 luglio. Sono escluse ulteriori modifiche, visto che il testo scade il 30 luglio e non ci sarebbe tempo per un’ulteriore terza lettura. Continua

Scalino dopo scalino, a partire dal 2010, fino ad arrivare a quota 65 anni nel 2018. Questo l’aumento graduale dell’età pensionabile delle donne, previsto dalla bozza proposta del governo che è stata inviata alla Commissione europea per l’esame e che punta ad innalzare l’età pensionabile per le donne nella pubblica amministrazione di un anno per ogni biennio per parificarla così a quella degli uomini.
La misura sarà inserita in un emendamento, a firma della senatrice Cinzia Bonfrisco (Pdl), al disegno di legge Comunitaria in Aula al Senato. Il testo della bozza della proposta si compone di un solo articolo - dal titolo “Elevazione dell’età pensionabile per le dipendenti pubbliche”.
La Comunitaria approderà in Aula tra martedì 10 e mercoledì 11 della prossima settimana. La proposta, dice Bonfrisco, “contiene un’ampia delega” all’esecutivo per “mettere l’Italia al riparo da un processo di infrazione comunitaria e risolve il problema nella direzione auspicata anche dall’opposizione. Su questo punto c’è l’adesione ampia da parte di tutto il governo e dei ministri competenti”.
L’Italia infatti, alcuni mesi fa, era stata oggeto di un intervento della Corte di giustizia (qui il testo del novembre scorso) che chiedeva di non fare discriminazioni tra uomini e donne e di innalzare l’età pensionabile di queste ultime, che oggi invece di avere un vantaggio ne hanno uno svantaggio in quanto costrette ad andare in pensione prima. L’avvocato dello Stato aveva argomentato che le donne in Italia sono discriminate nel mondo del lavoro, e che la facoltà di andare in pensione a 60 anni (potendo però continuare a lavorare fino a 65, come gli uomini) costituisce una parziale compensazione. L’Italia, come ha più volte rilevato il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, deve ora adeguarsi alla sentenza, per evitare sanzioni da parte di Bruxelles.
Si è arrivati quindi a questa bozza che il governo ha inviato alla Commissione Ue.
L’articolo sostituisce, dal 2010, quanto previsto dalla legge 335 dell’8 agosto 1995 (articolo 2, comma 21). Il testo prevede che “a decorrere dal primo gennaio 2010 per le lavoratrici iscritte alle forme esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, il requisito di età per il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia (…) e il requisito anagrafico (…) sono incrementati di un anno”.
L’articolo prevede poi un ulteriore incremento. “Tale età” prosegue il testo “è ulteriormente incrementata di un anno, a decorrere dal primo gennaio 2012, nonchè di un ulteriore anno per ogni biennio successivo fino al raggiungimento dell’età di 65 anni”.
La norma prevede comunque che “restano ferme la disciplina vigente in materia di decorrenza del trattamento pensionistico e le disposizioni vigenti relative a specifici ordinamenti che prevedono requisiti anagrafici più elevati, nonchè le disposizioni di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.165″. “Le lavoratrici di cui al presente comma” prevede inoltre l’articolo “che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2009 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente prima della entrata in vigore della presente disposizione ai fini del diritto all’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo la predetta normativa e possono chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di tale diritto”.
La riforma del governo, per la Cgil, è “un inaccettabile accanimento contro le donne nascosto dietro l’ipocrisia della cosiddetta gradualità”. La segretaria confederale Morena Piccinini ribadisce l’attacco di qualche settimana fa: “È veramente assurdo e paradossale” aggiunge “pensare ad un aumento dell’età pensionabile delle donne in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Prima di pensare ad una parificazione sarebbe invece giusto parificare altre questioni, a partire dall’occupazione, dalle retribuzioni, dal lavoro”.
Anche la Cisl alza un muro: “Non siamo d’accordo per ragioni di metodo e di merito. Per la Cisl” sottolinea in una nota il segretario Raffaele Bonanni “è inammissibile che su un tema delicato come quello delle pensioni, il governo abbia deciso unilateralmente, senza aprire un confronto con il sindacato, come si è sempre fatto per tutti gli interventi sulla previdenza”. Quanto al merito, prosegue il leader della Cisl, “si tratta di una decisione sbagliata che ci riporta indietro negli anni, introducendo criteri di accesso differenziati alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici pubbliche rispetto a quelle private. Il Governo può contrastare la sentenza della Corte di Giustizia europea facendo presente che il regime pensionistico pubblico non è un regime professionale distinto da quello legale generale. Semmai, nel futuro, il problema” rileva Bonanni “potrebbe essere risolto reintroducendo meccanismi più flessibili di accesso al pensionamento, superando la distinzione fra pensione di anzianità e di vecchiaia, cosa che era già stata fatta con la legge Dini”.
Più possibilista la Uil, che si è detta pronta a iniziare una discussione con il governo - che per inciso fino ad ora non c’è stata - per affrontare i problemi aperti dalla sentenza della corte di giustizia europea sull’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego”, ha sostenuto il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti.
Di fronte a così alto polverone, il Governo nega di aver già deciso senza ascoltare i sindacati. Per il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: “Mi dispiace che si sia fatto tanto rumore per nulla. Da tempo è nota la sentenza della Corte di giustizia europea, che ci impone di definire un percorso di omologazione dei requisiti per l’età pensionabile di vecchiaia tra uomini e donne nel pubblico impiego. Non è stato deciso nulla ci sono solo contatti con la commissione europea per vedere quale può essere lo spazio di decisione”. Sacconi ha quindi ribadito che la sentenza “è limitata al pubblico impiego” e che c’è “il vincolo della sentenza stessa a fare qualcosa prima che scattino le infrazioni”.
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Il colosso assicurativo Usa Aig, ha chiesto nuovi aiuti al governo di Barack Obama, che ha già salvato la società del fallimento per due volte, e prevede per il quarto trimestre 2008 un inaudito rosso da 60 miliardi di dollari a causa di svalutazioni di asset. Lo rivelano fonti vicine al gruppo.
Se i dati ufficiali confermassero l’indiscrezione, ci si troverebbe di fronte alla più grande perdita mai registrata da una società in un bilancio trimestrale, record attualmente detenuto da Time Warner, che nel 2002 perse 54 miliardi di dollari in tre mesi. Aig nel terzo trimestre aveva perso 24,5 miliardi di dollari, spingendo il governo Usa ad alzare a 150 miliardi i fondi messi sul tavolo per salvarla. Secondo la fonte, la situazione è ancora fluida e non è ancora chiaro dove porteranno le trattative con il governo. Secondo Bloomberg, la società potrebbe chiedere di trasformare in azioni ordinarie le azioni privilegiate detenute dal governo.
Intanto, sempre secondo l’agenzia Bloomberg, Aig ha ricevuto due distinte offerte di acquisto da Metlife e da Axa, interessate a rilevare le attività del ramo vita sparse in oltre 50 Paesi. Metlife, stando alle indiscrezioni, avrebbe avanzato una offerta preliminare da 11,2 miliardi di dollari per la divisione American Life Insurance, prezzo che però potrebbe scendere a otto miliardi per via del deterioramento degli asset. Per l’offerta rivale di Axa non viene indicata la cifra, ma viene precisato che non comprenderebbe le attività presenti in Giappone, il maggior mercato di Alico, la controllata di Aig che vanta ancora un buono stato di salute. Aig è costretta ad abbandonare numerose attività per ripagare parte dei 150 miliardi di dollari di aiuti ottenuti dal governo americano: finora, calcola l’agenzia Bloomberg, ha siglato accordi che le consentiranno di raccogliere oltre 2,3 miliardi di dollari con la vendita di alcune divisioni e asset e sta cercando di cedere due terzi del totale delle proprie attività.
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Il Senato ha approvato, in via definitiva in terza lettura, la conversione in legge del decreto sull’Alitalia. I voti a favore sono stati 152, quelli contrari 101 contrari, con un astenuto. I senatori hanno confermato le modifiche apportate dalla Camera al decreto che sarebbe scaduto il 27 ottobre.
Durante la votazione finale del decreto legge, il presidente Renato Schifani ha fatto annullare la prima votazione perchè inficiata da un “pianista”. Accortosi dell’irregolarità il numero uno di Palazzo Madama ha fatto togliere la scheda e ripetere il voto che, solo allora, ha dato il via libera in via definitiva al Dl Alitalia.
Ieri pomeriggio è stato dato il via libera dalle commissioni riunite lavori pubblici e industria del Aenato al decreto legge di modifica della legge Marzano. Le commissioni hanno concluso l’esame del testo, respingendo i 5 emendamenti presentati e approvando 7 ordini del giorno che, ha riferito il sottosegretario allo sviluppo economico, Ugo Martinat, sono “la fotocopia di quelli approvati alla camera”.
Sulla compagnia di bandiera ed i provvedimenti attuati dal governo italiano per il suo salvataggio (prestito ponte poi convertito in capitalizzazione della primavera e decreto di fine agosto) la Commissione Ue darà il suo parere a novembre.
Per ora non ci sono ancora orientamenti da parte delle varie Direzioni generali per la Commissione, ma solo il parere della Direzione trasporti simile alla soluzione assunta il mese scorso per la Grecia, ma senza reazioni da parte delle altre direzioni competenti. “Al momento nessuna chiara decisione politica è stata presa. Al momento si tratta di pure speculazioni”, dice una fonte della commissione. Una seconda fonte, della Commissione trasporti, precisa che “la decisione finale verrà presa nel mese di novembre. La posizione della Dg Tren ëla direzione trasporti che fa capo al vicepresidente della Commissione Antonio Tajani, italianoû è soggetta ai cambiamenti su indicazione delle altre Dg come succede di norma.
La posizione di Alitalia al momento è abbastanza simile a quella di Olympic Airways e Olympic Airlines, quindi la Dg Trasporti la valuta in modo molto simile”. C’è da tenere presente che gli elementi chiave della decisione del 17 settembre 2008, assunta dalla Commissione sulla situazione della compagnia di bandiera ellenica in via di liquidazione e con la prossima creazione di una nuova società aerea, sono stati: la creazione di un fiduciario che valuti l’effettiva discontinuità tra la società in via di liquidazione e la società nuova e la valutazione come aiuto di Stato di un prestito ricevuto dalle compagnie greche dal loro governo”.