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Mafia spa, utile da 70 miliardi. Crescono i beni sequestrati

Blitz dei carabinieri anti mafia | (Ansa)

Blitz dei carabinieri anti mafia | (Ansa)

Se fosse un’azienda sarebbe la prima in Italia. E anche una multinazionale con investimenti in tutto il mondo, dal Venezuela alla Cina. Ma purtroppo si tratta di criminalità organizzata: la Mafia Spa ha fatturato nel 2009 135 miliardi di euro. Con almeno 70 miliardi di utile. Continua

Maxisequestro di soldi falsi. Pronti a invadere l’Unione europea

euro falsi

Milioni di euro, dollari, dinari algerini e sterline. Tutti falsi e pronti per essere spesi in giro per il mondo. La Guardia di Finanza continua a scoprire garage e capannoni in Italia dove ha sequestrato macchinari, carta e punzoni utilizzati per falsificare banconote e monete che hanno un’ampia circolazione nei mercati internazionali. Sono decine i falsari denunciati dalle Fiamme Gialle. I soldi, riprodotti in modo quasi perfetto, sono destinati all’estero o al finanziamento del terrorismo internazionale. Le banconote di euro falsificate, infatti, vengono utilizzate solo in minima parte in Italia: dopo essere state stampate vengono portate e spese dai grossisti delle organizzazioni, in altre nazioni dell’Unione europea.

Le vittime in Europa. Lo Stato più danneggiato è la Germania, seguito da Francia, la Spagna e anche Inghilterra (dove l’euro, non essendo stato adottato come moneta ufficiale è ancora poco conosciuto e per i commercianti è molto più difficile riconoscerne uno vero da uno falso). Tra le banconote più riprodotte quelle 20, 50 e 100 euro: vengono vendute dai produttori al 6-8 per cento del valore facciale. In sostanza una banconota da cento euro viene ceduta al grossista a sei oppure otto euro. Durante la distribuzione sul territorio (quindi già nel passaggio tra il grossista e altri soggetti ‘fidati’ dell’organizzazione che spesso sono extracomunitari), la banconota falsa aumenta il suo valore fino a circa il 40 per cento. Solamente nel 2008, la Finanza ha sequestrato oltre 150 mila pezzi da 20 euro per un valore di 3 milioni e altrettanti da 50 euro per un totale di circa 7 milioni di euro. È un fenomeno in aumento, come confermano i dati del Nucleo speciale della Polizia valutaria della Guardia di Finanza. Ma sono gli stessi investigatori a precisare che la tendenza non ha raggiunto livelli allarmanti: “Sono poche le banconote falsificate immesse sul mercato a fronte della moneta circolante” specifica il tenente colonnello Amedeo Farruggio, comandante Gruppo antisofisticazione monetaria della Finanza. Però, in soli due anni, le banconote e monete false sequestrate sono più che triplicate: da 5 milioni di pezzi nel 2006 a oltre 17 milioni nel 2008. “La crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando è un momento fertile per il propagarsi del fenomeno della falsificazione di denaro e purtroppo anche per quello dell’usura” spiega il generale Giorgio Toschi, comandate Regione Toscana della Guardia di Finanza durante l’inaugurazione della mostra “Il Vero e il Falso” dedicata alla contraffazione delle banconote e allestita fino al 30 aprile presso il museo Archeologico Nazionale a Firenze “per questo motivo il Corpo ed in particolare il reparto Antisofisticazione monetaria ha intensificato i controlli e le attività di intelligence”.

Falsari italiani da export. Assieme all’euro falso spuntano anche dollari, sterline e dinari algerini. Per queste monete, i falsari italiani raggiungono il ‘top’ della riproduzione. Le organizzazioni, importano dall’estero, persino il cotone e o il materiale per fabbricare la carta moneta sulla quale riprodurre la banconota. A Pomezia, alle porte di Roma, solo pochi mesi fa, le Fiamme gialle sono riusciti ad individuare un laboratorio in grado di creare dal cotone una carta con una composizione e una struttura identica a quella utilizzata per la stampa del dollaro dagli istituti bancari statunitensi. Non da meno quanto è stato sequestrato giovedì scorso a Arezzo: macchinari, punzoni e 3 mila chilogrammi di leghe metalliche con le quali sarebbero state prodotte oltre 320 mila sterline. Da Giugliano, in provincia di Napoli, stavano per lasciare l’Italia oltre 3,5 milioni di euro in dinari algerini. Tutte banconote (circa 350 mila ndr) da mille dinari ciascuna il cui controvalore è pari a 10,70 euro.

Il sequestro effettuato dalla Finanza di Napoli è il primo in Europa per quantitativi e per la qualità elevatissima della falsificazione di banconote in uso in un Paese arabo. Esiste solo un precedente: poche migliaia di dinari falsi sequestrati circa due anni fa, nel sud della Francia. Ormai da anni esistono contatti e collegamenti tra le organizzazioni mafiose presenti sul nostro territorio, camorra in particolare, e frange del terrorismo islamico portate alla luce da indagini della Digos. Sul sequestro napoletano gli investigatori indagano insieme all’intelligence francese e statunitense proprio per cercare di scoprire se la maxi-produzione di dinari algerini fosse realmente destinata a finanziare l’organizzazione terroristica di Al Qaeda che opera nell’area del Magreb.

Un video girato dalle Fiamme Gialle che riprende i falsari all’opera

Maxisequestro di scarpe e borse contraffatte. Con il marchio “made in Italy”

Scarpe, borse e cinture alla moda, prezzo concorrenziale e un falso marchio ‘vera pelle’ o ‘vero cuoio’ stampato all’interno per indicarne l’alta qualità. Tra gli scaffali di un negozio o sul banco di un mercato rionale, nessun consumatore si sarebbe mai accorto di acquistare merce contraffatta. Ma soprattutto altamente nociva per la salute. Il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle di Firenze ha sequestrato oltre un milione e 700 mila articoli in pelle contraffatti e cancerogeni provenienti dalla Cina: stavano per essere immessi, assieme agli altri prodotti ‘made in Italy’, nei circuiti commerciali della Toscana, Lombardia, Lazio e Puglia.

L’operazione ‘Toxic shoes’ ha portato alla denuncia di ventotto imprenditori - ventuno di nazionalità cinese e sette italiani - per frode in commercio, vendita di prodotti con marchi falsi, ricettazione e delitto colposo contro la salute pubblica. Era iniziata a maggio scorso con il sequestro di 200mila prodotti tra calzature e borse nella zona industriale del capoluogo toscano: le analisi effettuate dai militari su campioni di merce sequestrata rilevarono la presenza di cromo esavalente utilizzato per la concia delle pelli, in quantità molto superiori a quelle previste dalla direttiva europea. In pochi mesi le indagini coordinate dalla procura di Firenze si sono estese in tutta Italia con perquisizioni a Milano, Taranto, Lucca, Pisa, Pistoia, Firenze e hanno portato al sequestro di un milione e mezzo di articoli in pelle, in particolare scarpe per bambini. La normativa che regolamenta la lavorazione delle pelli, infatti, indica il quantitativo di cromo esavalente (così come per altre due sostanze utilizzate per la concia, il pentaclorofenolo e la formaldeide) che può essere impiegato durante i trattamenti del pellame. E non deve essere superato per evitare di mettere a rischio la salute.

Quali sono le conseguenze più comuni dell’uso? Oltre ai limiti minimi previsti di cromo esavalente, il direttore della clinica dermatologica del policlinico Umberto I di Roma, Stefano Calvieri, indica l’eczema da contatto: “Sono forme allergiche scatenate dai metalli utilizzati durante la concia delle pelli” spiega in medico “che si manifestano con pruriti e formazioni di bolle e vescicole”. L’eccessiva sudorazione, secondo Calvieri, potrebbe essere una delle condizioni che faciliterebbe l’assorbimento del cromo esavalente. Assorbimento che può portare anche a gravi forme tumorali. “Le indagini non sono ancora concluse” spiega il tenente colonnello Francesco Vitale, comandante del nucleo di polizia tributaria di Firenze “stiamo cercando di ricostruire tutti i canali commerciali e individuare i venditori che si rifornivano nei depositi e negozi all’ingrosso dei ventotto imprenditori che, per il momento, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria”.

Il video dell’operazione “Toxic Shoes”


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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