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Il premier, Silvio Berlusconi, durante la IV Conferenza Italia - America Latina
Non solo Russia ed Estremo Oriente. Il nuovo Eldorado per le imprese italiane potrebbe essere l’America Latina. “Una nuova Cina, più simile a noi“, per dirla con le parole del viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso.
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(foto Impulsiv/Lapresse)
Partita aperta in Europa nel risiko dei gasdotti. A vincerla, con molta probabilità, oltre alla Russia sarà anche la Germania. I
paesi Ue nei prossimi anni avranno bisogno di
maggiori importazioni di gas, di cui sono sprovvisti (le risorse interne sono irrisorie).
Secondo le ultime stime del colosso russo Gazprom, circa il 12% in più nel 2020 rispetto al fabbisogno attuale. I paesi fornitori si chiamano Russia, Algeria, Libia, Norvegia e Azerbaijan.
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Silvio Berlusconi incassa il sì delle Regioni e lancia un nuovo “piano casa” sulle new town. Dopo la serrata trattativa con gli enti locali, dunque, è arrivata l’intesa: un decreto legge che nei prossimi giorni sarà presentato e discusso con la Regioni. “L’accordo sul piano casa” dice il presidente del Consiglio “iporta all’idea originaria: le famiglie potranno aumentare del 20% la volumetria di una casa”.Ora la palla passa agli enti locali. Ma il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, avverte: “Se le regioni non approveranno le leggi regionali entro 90 giorni, scatterà un potere sostitutivo”.
Dicendosi molto soddisfatto del lavoro fatto con le regioni e dell’accordo raggiunto (qui il testo in .pdf), il Cavaliere precisa che quello varato dal cdm è un piano famiglie più che piano casa.
“Realizzare in ogni capoluogo di provincia un insediamento urbanistico di dimensioni tali da venire incontro all’esigenza di nuove case per chi ancora la casa non ce l’ha, specialmente per i giovani o a chi si vuol fare una famiglia ma trova ostacolo negli acquisti e ngli affitti”. Ecco il prossimo obiettivo da centrare in accordo con le Regioni, secondo quanto assicura il premier: “L’accordo prevede un limite massimo di 200 metri cubi per l’ampliamento. Le regioni che vorranno potranno andare anche oltre i 200 metri cubi”.
“Le famiglie possono già da oggi cominciare a chiamare i progettisti e a commissionare il lavoro, ha detto Berlusconi. Saranno i progettisti”, ha aggiunto “a firmare sotto la loro responsabilità il progetto che non violi le norme regionali o comunali e i regolamenti sanitari, attraverso la massima semplificazione burocratica e amministrativa”.
Da un calcolo “abbastanza approssimativo”, rivela il premier, “se un 10% dei proprietari di case” approfittasse del piano casa “avremmo 60-70 miliardi di euro che entrerebbero nell’economia, provenienti quasi tutti dai depositi bancari dei cittadini. Sarebbe un grande supporto allo sviluppo dell’economia: porterebbe 4, 5, 6 punti di Pil nell’economia”. “Il mio sogno” aggiunge Berlusconi “è di vedere realizzazioni di assoluta avanguardia urbanistica, dove i bambini possano raggiungere campi gioco, scuole, chiese e parchi senza incontrare automobili”.
Il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, ha espresso “soddisfazione”, perché “l’accordo favorisce una ripresa dell’edilizia corretta”. Anche se la vera e propria emergenza è quello della locazione e dell’affitto sociale: “Bisogna affrontare in tempi rapidi quella che è un’emergenza: la locazione, l’affitto sociale. Questo è il piano casa”, ha detto Errani, spiegando che questa condizione riguarda “famiglie e persone che non hanno reddito per pagare l’affitto di mercato”. Anche Gianni Alemanno, a nome dell’Anci, ha firmato l’intesa esprimendo il suo giudizio positivo.
VEDI ANCHE: Piano casa, il testo dell’accordo (Pdf)
Il VIDEO servizio:

Sono scattate questa mattina all’aeroporto di Fiumicino le prime misure del “progetto Freccia verde” di Alitalia per accelerare le operazioni di imbarco.
Il nome scelto non a caso, per i varchi dedicati ai soli passeggri della Fiumicino-Linate, ideati per ottimizzare i tempi d’imbarco e rendere più concorrenziale l’aereo rispetto al treno, al Freccia Rossa in particolare, in termini di tempo.
A questa rotta è dedicata la prima fila di banchi check-in di fronte ai varchi; gli imbarchi sono stati spostati alle uscite 1-2-3-4 del molo con un percorso ridotto di alcune decine di metri rispetto a quelli sinora operativi. Nella sala partenze i nuovi controlli di security, immediatamente riconoscibili dall’insegna sovrastante, sono dotati di 3 metal detector ad arco per le persone e di 4 macchine per i bagagli a mano.
Nelle aspettative di Alitalia già l’insieme di questi primi provvedimenti dovrebbe consentire di ridurre il tempo di attesa dei passeggeri, con conseguente diminuzione del “total travel time” sulla tratta più redditizia della Compagnia che oggi subisce la concorrenza del treno superveloce. Curate anche nei dettagli le nuove quattro uscite di imbarco con i mini percorsi tracciati rispettivamente da una moquette di color rosso per i passeggeri Freccia Alata e business, e una di color verde per gli altri.
Nella sala partenze i nuovi controlli di security, immediatamente riconoscibili dall’insegna sovrastante, sono dotati di 3 metal detector ad arco per le persone e di 4 macchine bendix per i bagagli a mano. Contemporaneamente, sempre nell’aerostazione nazionali, e’ diventato operativo un nuovo doppio varco per i passeggeri Freccia Alata e Welcome Card Air One, realizzato nei pressi delle salette Vip.
“Era ora”, è il commento pressocchè unanime dei passeggeri diretti a Milano Linate, soprattutto uomini e donne di affari, che questa mattina hanno trovato all’aeroporto di Fiumicino la novità dei varchi di sicurezza “prioritari”. E così per loro i controlli si sono esauriti velocemente, mentre per tutte le altre destinazioni la fila si svolgeva in un lungo “serpentone”.
È di nuovo lui, il fondatore di Microsoft Bill Gates , l’uomo più ricco del mondo, secondo l’attesissima classifica stilata dalla rivista americana Forbes (qui la classifica).
Il magazine, alla luce della crisi finanziaria che ha colpito i mercati mondiali, ha verificato anche che il numero dei miliardari del pianeta si è ridotto di almeno un terzo nell’ultimo anno, colpendo in particolare i ricchi di Russia, India e Turchia. Dopo Bill Gates, con i suoi 40 miliardi di dollari, c’è, con 37 miliardi, l’americano Warren Buffet, il finanziere che aveva vinto la classifica lo scorso anno. Al terzo posto il magnate messicano delle telecomunicazioni Carlos Slim, 35 milkiardi di dollari. Tutti, comunque, hanno accusato il colpo portato dalla crisi: Gates solo un anno fa era accreditato di una fortuna pari a 58 miliardi, Buffet di un patrimonio superiore ai 60 miliardi e Carlos Slim di 62 miliardi di dollari. Secondo Forbes, solo questi tre miliardari avrebbero perso complessivamente in un anno una ricchezza pari a 68 miliardi di dollari.
E se i ricchissimi del pianeta, un anno fa, erano 1.125, oggi sono 793. New York è tornata a rimpiazzare Mosca come la città in cui vivono il maggior numero di super ricchi (55), mentre Mosca, che un anno fa aveva 87 supermiliardari, oggi ne conta 32. A New York l’unico che non ha accusato perdite nell’ultimo anno è stato il sindaco Michael Bloomberg, il cui patrimonio sarebbe cresciuto da 11,5 a 16 miliardi. È lui, il finanziere filantropo che guida la Grande Mela, l’uomo più ricco di New York e figura tra i primi 17 al mondo, mentre un anno fa era 65/mo.
Non mancano le sorprese tra gli italiani. Il Re della Nutella, Michele Ferrero, si conferma l’italiano più ricco del mondo, stando alla classifica della rivista, classificandosi al 40mo posto della lista mondiale, con un patrimonio valutato attorno ai 9,5 miliardi di dollari (l’anno scorso la stima della sua ricchezza era pari a 11 miliardi, ma in classifica era al 68mo posto). Al secondo Silvio Berlusconi e famiglia (70mi in classifica) con una fortuna valutata attorno ai 6,5 miliardi di dollari (9,4 mld nel 2008), Leonardo del Vecchio di Luxottica (al 71mo posto) la cui ricchezza è però scesa da 10 a 6,3 miliardi. A seguire lo stilista Giorgio Armani (224mo con 2,8 miliardi); Stefano Pessina (Alliance Boots, 450mo con 1,6 miliardi). Mario Moretti Polegato (Geox); Carlo, Gilberto, Luciano e Giuliana Benetton sono parimerito al 468mo posto (1,5 miliardi ciascuno). Infine, il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone al 522mo con 1,4 miliardi.
Il VIDEO servizio:
Sono in arrivo aiuti “verdi” per auto, componentistica, elettrodomestici. Silvio Berlusconi, intervistato da Mattino Cinque, su Canale 5 conferma che il governo sta mettendo a punto ulteriori misure anticrisi.
Il presidente del Consiglio rivendica all’esecutivo di essersi mosso “per primo contro le dichiarazioni catastrofiste della sinistra che fa di questo una musica quotidiana”. E anche rispetto agli altro partner europei e all’amministrazione Usa. Quanto alle misure, Berlusconi ripete che il governo punta a mettere in moto risorse per “40 miliardi di euro che potranno arrivare ad 80 miliardi con l’aiuto dei fondi europei e delle regioni”. Ma aggiunge che a questi interventi si sommeranno “altri provvedimenti che metteremo a punto nei prossimi giorni per aiutare settori strategici come quello delle auto, della componentistica e degli elettrodomestici per un consumo inferiore di energi”.
E la Fiat oggi vola in vetta al listino delle blue chip e fa segnare un guadagno del 6,2% a 4,28 euro fra scambi molto consistenti, pari al 2,5% del capitale. A spingere il titolo, già ieri protagonista di un forte rialzo, è proprio l’attesa per il piano di aiuti al settore auto. Secondo quanto dichiarato dal ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola sarà “un provvedimento forte” e sarà esaminato venerdì dal consiglio dei ministri.
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Se per Tremonti “non è il Medioevo”, per il premier un calo del pil nel 2009 del 2% “non è così drammatico” anche perché le stime indicano una ripresa per la fine dell’anno e un miglioramento per il 2010. Berlusconi, parlando all’inaugurazione al Pio Albergo Trivulzio di Milano di una sezione dedicata alla memoria della madre Rosa (per la quale ha fatto una donazione di 500mila euro), ha sottolineato che la “crisi riguarda tutto il mondo” ma proprio a fronte di questo scenario nero “la situazione italiana non è così drammatica come tutti pensano”.
Quel calo del 2% del pil che si paventa in Banca d’Italia, significherebbe “tornare indietro di due anni e noi allora non stavamo così male”. Il premier invita anche a considerare che “un momento di riflessione in un’epoca di consumismo non è affatto drammatica”. Piuttosto “la profondità della crisi dipende da noi, dai consumatori europei. Per questo l’unica paura che dobbiamo avere è di avere troppa paura”. Insomma l’appello è a non ridimensionare i consumi, a non cambiare lo stile di vita, per timore delle previsioni negative perché questo non farebbe altro che aggravare la situazione.
Poi ha risposto alle richieste dell’Unione europea di intervenire sulle pensioni. Berlusconi ha assicurato che il sistema pensionistico italiano non verrà cambiato (”non si può cambiarlo ogni due anni”) ma “certamente ci sono delle cose che dobbiamo fare, per esempio l’Europa ha ritenuto discriminante il fatto che le donne italiane vadano in pensione cinque anni prima degli uomini. L’Europa ci costringerà a rivedere questa situazione”.
Il premier ha però precisato che se la riforma pensionistica con l’innalzamento a 65 anni dell’età della pensione per le donne dovesse andare in porto, la scelta sarebbe volontaria. “L’età della pensione a 65 anni” ha spiegato “è da intendersi come un diritto delle lavoratrici che possono continuare a lavorare fino a 65 anni come gli uomini. Non ci sarà una imposizione”.
Poi in risposta a quanti, dal centrosinistra alla Confindustria, criticano il governo per aver fatto poco, Berlusconi ha ricordato che “la Ue apprezza i nostri interventi, quello che abbiamo fatto sia sul fronte del rigore e della prudenza, sia per il sostegno dell’economia e delle famiglie bisognose.
Le parole del premier hanno scatenato le repliche dell’opposizione. Per il leader del Pd Walter Veltroni “sta sminuendo la drammaticità della situazione e non capisce che, invece, si tratta di posti di lavoro, aziende che chiudono, il Paese vero che va in crisi”. A rincalzare le accuse anche il ministro dell’economia del governo ombra, Pier Luigi Bersani: “La lettura che punta a minimizzare la gravità della crisi economica è inaccettabile”.

Non si arrende, Letizia Moratti. E continua a difendere Malpensa e l’Expo. Come spiega in 1/2 ora a Lucia Annunziata, “Io mi batto fino in fondo per ciò in cui credo, poi le battaglie si possono vincere o perdere”. Forse anche pareggiare. Così avanti tutta per gli aeroporti di Milano (”più tempo per valutare la proposta di Lufthansa, liberalizzazione della tratta Linate-Roma”) e per l’Expo 2015 (”l’importanza è stata sottovalutata”). Palazzo Marino è azionista di maggioranza di Sea, la società di gestione degli scali milanesi, e il consiglio comunale, guidato dall’azzurro Manfredi Palmeri, medita di organizzare una seduta a Malpensa.
Ad alimentare le speranze del sindaco milanese (oltre che le proprie) c’è anche Lufthansa. Che si dice non ancora fuori dalla partita per Alitalia. “In queste ore siamo ancora in contatto con i vertici di Cai, esattamente come lo eravamo la scorsa settimana”, annuncia al quotidiano online Affaritaliani.it Claudia Lange, portavoce corporate della compagnia aerea tedesca. Che precisa: “Il mercato italiano, come dimostra Lufthansa Italia operante da Milano, è per noi decisamente interessante e molto importante”
Quindi il conto alla rovescia per il decollo della “Nuova Alitalia” potrebbe allontanarsi. Se tutto dovesse proseguire secondo gli accordi fino a questo momento stipulati, martedì 13 alle sei del mattino il volo Az205 in partenza da Londra Heathrow per Roma, dovrebbe dare inizio ai collegamenti della nuova compagnia di bandiera italiana. A mettere in dubbio ora e data di decollo dell’aviolinea nata dal matrimonio tra la “moribonda” Alitalia e l’Air One sono i lavoratori e i sindacati: sia gli autonomi del Sindacato dei lavoratori (SdL) sia le quattro organizzazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl. È questo l’ultimo ostacolo all’inizio delle operazioni del nuovo vettore dopo l’approvazione dell’emendamento “salva Malpensa” che sembra aver risolto il problema dello scalo milanese e del suo sviluppo a prescindere dalle scelte della nuova aviolinea che ha definito come base per i voli internazionali lo scalo romano di Fiumicino.
Sul fronte dei rapporti sindacali, i problemi nascono in relazione alle assunzioni del personale dalla vecchia Alitalia e all’outsourcing di alcuni servizi come le pulizie. Il fronte dei lavoratori non è comunque omogeneo: da una parte ci sono i “duri e puri” del Sdl che hanno già proclamato assemblee e scioperi, dall’altra le quattro organizzazioni aderenti alle grandi confederazioni sindacali che continuano a trattare pur manifestando forti critiche nei confronti della “nuova Alitalia”. Per quanto riguarda il Sindacato dei Lavoratori (SdL), sono già in programma una serie di proteste: una manifestazione per martedì 13 Gennaio e uno sciopero di 4 ore, dalle 10.00 alle 14.00, del 19 gennaio. Sul versante confederale, in attesa del nuovo incontro previsto per oggi, c’è una tregua anche se Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporti, minacciano di boicottare il debutto del nuovo vettore. Nel corso delle trattative proseguite fino a sabato scorso, le quattro organizzazioni hanno contestato i criteri di assunzione del personale che, per fini economici, privilegerebbero i più giovani. Gli stessi rappresentanti dei lavoratori non intendono accettare l’affidamento all’esterno di alcuni servizi che lascerebbero fuori dalla nuova azienda un centinaio di ex dipendenti di Alitalia Airport e altrettanti della manutenzione.
La cronaca di questo fine settimana registra una soluzione definitiva, almeno apparentemente, sulla questione Malpensa che divideva la stessa maggioranza di governo. La notte di venerdì la commissione bilancio della Camera ha infatti approvato un emendamento al decreto anticrisi. Emendamento definito “Salva Malpensa” che, andando incontro alle richieste della Lega Nord e di settori della maggioranza particolarmente legati alle sorti dello scalo varesino, impegna il governo a rinegoziare gli accordi bilaterali con alcuni paesi extracomunitari in modo da favorire la nascita di nuovi collegamenti internazionali con lo scalo lombardo. Lo stesso emendamento prevede che l’Enac rilasci autorizzazioni per non meno di 18 mesi: si passa da una prassi concessoria di deroga discrezionale ad una automatica che può arrivare fino a tre anni. Ma la “pax” su Malpensa non elimina il contenzioso aperto dalla Sea, la società di gestione dello scalo lombardo, contro l’Alitalia. La società guidata da Giuseppe Bonomi, secondo quanto riferisce un autorevole quotidiano economico, sta per riattivare la causa risarcitoria da 1,25 miliardi di euro intentata la scorsa primavera contro la fuga di Alitalia da Malpensa e poi sospesa a novembre dal tribunale di Busto Arsizio per via del fallimento della vecchia Magliana.
Lunedì 12 sarà comunque una giornata importante per il decollo della nuova aviolinea: alle 9 le quattro sigle sindacali aderenti alle grandi confederazioni incontreranno la Cai alla ricerca di una soluzione dei problemi irrisolti, “mine” che, se non venissero disinnescate, potrebbero pregiudicare lo stesso debutto della Nuova Alitalia, come ha avvisato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che in una trasmissione televisiva ha affermato, senza mezzi termini : “Stiamo ancora litigando con Cai, non applica gli accordi”. Il secondo appuntamento importante di lunedì prossimo è il consiglio di amministrazione del nuovo vettore che dovrà decidere se accettare - come è molto probabile - l’offerta del gruppo Air France-Klm che intende assumere il 25% del capitale per una somma, che secondo indiscrezioni, è prossima ai 310 milioni di euro.
E a fine giornata ci dovrebbe essere il “closing” ufficiale: vecchia e nuova Alitalia si incontreranno nella sede dell’Enac a Castro Pretorio per la firma del contratto di cessione degli asset. In quella sede, l’authority dovrebbe rilasciare il certificato di operatore aereo e la licenza di vettore per l’inizio delle operazioni della nuova società. E per l’Enac sarà una lunga notte: una squadra di 50 ispettori, a cavallo tra tra il 12 e il 13, sarà impegnata nelle procedure di autorizzazione e certificazione assicurativa dei velivoli della nuova compagnia, un lavoro che potrebbe durare anche 7-8 ore.
Insomma, se tutto va bene, alle sei di mattina di domani, il volo AZ205 in partenza da Londra per Roma dovrebbe inaugurare la storia della nuova compagnia di bandiera nazionale mettendo fine ad un lungo travaglio.
Il FORUM dei lettori: “Ma non era meglio 3 miliardi di euro fa?”

Tutte le polemiche di questi giorni riguardano la scelta del partner straniero per la nuova Alitalia. E le ripercussioni che questa decisione ha per il futuro degli aeroporti di Malpensa, Linate, Fiumicino, e anche dei territori che li ospitano, cioè il Nord e Milano da un lato, il Centro e Roma dall’altro. Ma, nonostante l’importanza economica e politica di questo aspetto della vicenda, la sopravvivenza della compagnia si giocherà soprattutto su un altro fronte. Per capirlo basta vedere quanti passeggeri ha trasportato l’Alitalia nel 2008: secondo l’Aea, l’associazione dei vettori europei, nei primi 11 mesi sono stati 17 milioni 416 mila, il 23,2 per cento in meno dell’anno prima.
Calo impressionante: da gennaio a novembre quasi un quarto dei clienti ha tagliato la corda, infastidito da scontri e tagli di rotte, oltre che dai consueti disservizi, voli cancellati, scioperi. I dati sono peggiorati mese per mese, fino a toccare a novembre il 52,4 per cento in meno rispetto allo stesso mese del 2007. Chissà poi quanti altri passeggeri, a dicembre, hanno giurato di non cascarci più dopo le agitazioni che hanno funestato la partenza per le vacanze di Natale. Perfino i clienti più fedeli, insomma, hanno perso la fiducia. Ed è proprio questo il punto più critico.
Per risalire la china non basterà, insomma, l’effetto di un’alleanza societaria internazionale, che implica per di più la prospettiva di meno voli intercontinentali diretti dall’Italia. Molte altre sono le prove che la nuova Alitalia dovrà dare per recuperare il terreno perso. A cominciare da quella della regolarità.
La fiducia dei passeggeri. In base ai piani dell’amministratore delegato, Rocco Sabelli, nel 2009 l’Alitalia dovrebbe trasportare almeno 21-22 milioni di passeggeri, per risalire successivamente fino a 25 milioni. Considerato che l’AirOne ha portato in dote la propria quota di mercato, l’obiettivo non appare impossibile. Solo che le prenotazioni sono crollate, la campagna per l’estate è in larga parte compromessa, la fiducia è al lumicino e l’accorpamento tra la vecchia Alitalia e l’AirOne potrebbe produrre all’inizio altre disfunzioni.
Come fronteggiare questa emergenza? L’Alitalia ha messo a punto un pacchetto di interventi. Con la campagna pubblicitaria di questi giorni ha cominciato a inviare messaggi rassicuranti: garanzia per i biglietti già acquistati e rispetto delle miglia accumulate nel programma dedicato ai viaggiatori assidui. La compagnia spera che le polemiche politiche sul partner straniero non abbiano già compromesso l’effetto fiducia della pubblicità. Altre campagne (sempre toni bassi e senza eccessi) seguiranno sulla qualità del servizio. Inoltre, per affrontare il lungo periodo di rodaggio, la compagnia ha previsto che alcune centinaia di impiegati negli aeroporti siano a disposizione dei clienti per aiutarli in tutte le operazioni: dal check-in all’imbarco, dal cambio di destinazione al transito verso altre mete. Centinaia di “passengers-sitter”, insomma, per fronteggiare le eventuali emergenze e dimostrare che la nuova Alitalia cura i propri clienti. Basterà? Una cosa è certa, e i vertici della compagnia lo sanno: solo una prolungata e reale regolarità dei voli farà tornare la fiducia.
Leader in Italia. La nuova Alitalia controllerà il 56 per cento del mercato nazionale. È una posizione forte, ma che dovrà difendere con le unghie. Sulla rotta Roma-Milano ci sarà la concorrenza del treno ad alta velocità. Sulle altre si dispiegherà l’offensiva dei vettori a bassa tariffa, da Ryanair a Blu Panorama, da Easyjet a Windjet: vorranno conquistare gli spazi di traffico lasciati liberi dalla razionalizzazione della rete Alitalia. Qualità del servizio, rotte garantite e tariffe saranno dunque decisive.
Il servizio. Il modello del servizio della nuova Alitalia è basato sul made in Italy: dal cibo alle uniformi delle hostess, alla livrea degli aerei. Ma ci vorrà tempo: il 2010 sarà ancora un anno di assestamento, per arrivare a regime nel 2013. Aspetteranno i clienti?
Per ottenere credito la compagnia dovrà mostrare subito qualche risultato concreto. L’Alitalia, comunque, è convinta che un sistema aereo basato su più basi regionali potrà aiutare anche il miglioramento del servizio.
Le basi regionali. Oltre a Roma e a Milano diventeranno vere e proprie basi regionali Venezia, Torino, Napoli e Catania. Molti equipaggi lavoreranno stabilmente in queste basi, dove si farà anche manutenzione leggera. Piloti e hostess conosceranno meglio macchine, rotte, scali e perfino i clienti più frequenti.
Le tariffe. L’obiettivo è un servizio business a prezzi flessibili. Ma vi saranno anche biglietti molto scontati per tutti i voli, in tutti i giorni dell’anno. L’Alitalia conta di giocare su orari, tempi e modalità di acquisto per poter presentare a ciascuno un’offerta adeguata, a partire dalla stessa rete di traffico.
Dunque sulla carta la strategia c’è. Perché riesca dovrà diventare realtà e incontrare davvero l’interesse dei clienti.
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Silvio Berlusconi ha sempre detto di ammirare L’Utopia di Tommaso Moro, opera del 1516 che si svolge in un teatro di 54 città (le contee inglesi). Berlusconi di città ideali ne immagina 100 e non ha intenzione di lasciarle sulla carta: vuole costruirle. Il premier ha in mente un new deal che si muove su due linee: attenzione alle classi sociali sulle quali impatta la crisi, lancio di un piano di opere pubbliche e investimenti per stimolare la crescita e aumentare i posti di lavoro. Il piano casa fa parte di questo progetto.
Lo scenario economico. Se il 2008 si chiude con la grande crisi e un governo impegnato a fronteggiarla con una serie di misure “cash”, l’anno prossimo per il presidente del Consiglio deve essere quello del rilancio dell’economia con una serie di misure, tra le quali il piano di infrastrutture. Il premier parlando alla platea degli industriali di Roma ha ribadito “che non dobbiamo nasconderci le difficoltà”; ma da uomo che ha le sue radici nella cultura d’impresa cerca di infondere fiducia al Paese. Se la crisi c’è, il miglior antidoto non è certo quello del pessimismo (a mezzo stampa o tv) o degli scioperi generali autoreferenziali (quello della Cgil).
La bussola di Berlusconi è sempre quella del programma elettorale, rivisto e corretto alla luce della recessione e delle difficoltà strutturali in cui si dibatte l’Europa (vedi alla voce patto di stabilità e Banca centrale europea). Quando Berlusconi dice che l’Italia se la passa meglio di altri paesi, ha pienamente ragione. Come anticipato da Panorama, la crisi finanziaria sta assorbendo risorse ben più consistenti rispetto al bail-out (salvataggio) da 700 miliardi di dollari pensato in origine dagli Stati Uniti. Secondo le stime dell’analista Barry Ritholtz, fondatore del sito di analisi finanziaria The big picture (11 milioni di visitatori), la Casa Bianca finora ha impegnato nella cura del sistema finanziario oltre 4.600 miliardi di dollari. Una cifra che non ha precedenti nella storia dell’economia: basti pensare che il piano Marshall, attualizzando i costi, si fermò a 115 miliardi di dollari e il New deal di Franklin Delano Roosevelt è stimato in circa 500 miliardi di dollari. L’Italia è rimasta al riparo dai fallimenti delle banche, ma è colpita da credit crunch e recessione.
Debito pubblico e deflazione. Mentre Giulio Tremonti sorveglia la cassa, presenta la social card e spiega che la Robin Hood tax ha dato un gettito di 4 miliardi di euro, il presidente del Consiglio può guardare all’altra faccia della crisi, agli effetti positivi che può produrre. In particolare sul costo del debito pubblico e i consumi.
Come? La diminuzione del tasso ufficiale di “policy” (1 punto nell’ultimo quadrimestre) operata dalla Bce e la diminuzione dei prezzi. Secondo le stime di Angelo Baglioni e Luca Colombo per Lavoce.info, porterà nel 2009 un risparmio netto di circa 4 miliardi di euro. Rispetto alle stime fatte in giugno nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), lo scenario è cambiato radicalmente: in scadenza per il 2009 ci sono titoli di Stato per 280 miliardi di euro e l’onere per interessi sul debito da rinnovare si ridurrà con un risparmio di 3,82 miliardi di euro.
All’effetto positivo sul debito pubblico si accompagna una diminuzione dei prezzi. Nel mese di ottobre in Europa e in Italia i prezzi sono rimasti fermi. Questo fenomeno nel breve-medio periodo sarà un sollievo per i consumatori, che hanno perso potere d’acquisto durante i mesi di decollo verticale dei prezzi delle materie prime.
L’economista Geminello Alvi riconosce entrambi gli elementi, tuttavia giudica “ancora più importante che il governo riesca ad accompagnare i suoi lodevoli inviti all’ottimismo con un’autentica politica di economia sociale di mercato. Qui la concretezza è decisiva perché modifica lo stato d’animo degli italiani, influenzando la tenuta della situazione e il giudizio dei mercati”.
Infrastrutture e casa. Il governo al piano di infrastrutture (Berlusconi ha annunciato che il Cipe darà il semaforo verde a opere per 16,6 miliardi) farà seguire il piano casa. Purtroppo la rinegoziazione dei mutui finora non ha avuto le adesioni sperate (soltanto 30 mila famiglie su 2 milioni di mutui a tasso variabile sottoscritti), anche a causa delle resistenze del settore bancario. Tuttavia, come ha ricordato a fine ottobre il governatore di Bankitalia Mario Draghi, “il 70 per cento delle famiglie possiede un’abitazione di residenza. Quelle che hanno contratto un mutuo non raggiungono il 15 per cento” (circa 3 milioni, ndr). Secondo Draghi, inoltre, “la forte crescita dei mutui registrata in questo decennio ha riguardato principalmente le famiglie che appartengono alle classi di reddito e di ricchezza medio-alte, meglio in grado di far fronte all’onere del debito”.
Il problema casa in Italia dunque riguarda in larga parte non chi ce l’ha e la deve pagare, ma chi non la possiede e la vuole acquistare. Le soglie d’accesso all’acquisto infatti sono altissime, soprattutto nelle grandi città. Il governo sta pensando di costruire, entro il 2013, 100 mila nuovi alloggi grazie a una riforma che prevede la cooperazione di fondi immobiliari pubblici e privati. Il dossier è nelle mani del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e del sottosegretario con la delega alle politiche abitative, Mario Mantovani. “Berlusconi ha compreso che per vent’anni in Italia il problema della casa è stato trascurato” dice Mantovani a Panorama “e ora il governo punta a far diventare questo piano opera strategica di interesse nazionale”.

Così il presidente del Consiglio tornerà alla sue origini di costruttore, indosserà il casco da capocantiere e… prenderà l’elicottero.Vuole infatti individuare dall’alto le aree dove costruire nuovi quartieri. “Berlusconi vuole sorvolare le città: lui ha sempre costruito così i suoi centri residenziali. Non c’è strumento migliore per individuare le zone dove sviluppare un nuovo aggregato urbano” racconta Mantovani. “Abbiamo visto le periferie che cosa sono, rattristano e accumulano disagio sociale. Grandi agglomerati senza collegamenti e servizi, non armonici, e quindi abbiamo Quarto Oggiaro a Milano e il Corviale a Roma e lo Zen a Palermo e Scampia a Napoli. Berlusconi pensa alle 100 città, vuole andare incontro alla grande richiesta di abitazioni. Vuole acqua, verde, rispetto della natura, abitazioni basse, contenimento energetico e domotica”.
Per avviare il piano il governo deve sbaraccare l’attuale sistema di edilizia popolare, vendere il patrimonio pubblico, trovare un accordo con le regioni e coinvolgere i privati. A regime, secondo Mantovani, “il fondo potrebbe superare il miliardo di euro”. Dove costruire? Ovviamente dove c’è più richiesta, nelle aree metropolitane. A metà dicembre si terrà un incontro con le regioni, nel frattempo il governo lavora alla costituzione di una commissione di esperti, della quale faranno parte gli architetti del Politecnico di Milano Luigi Chiara e Paolo Caputo.
La palla, come si vede, non la gioca solo il governo. Se gli enti locali accettano la scommessa si apre una partita di notevole dimensione. In caso contrario l’Italia resterà ferma all’edilizia impopolare.
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