
Dopo il periodo di vacche grasse, il montepremi a 100 milioni di euro e il boom delle giocate, con la primavera è arrivato il momento del riflusso per il Superenalotto. Per la prima volta la Sisal, azienda concessionaria del concorso, è stata costretta a ridimensionare il numero di vincite istantanee del Superstar, una modalità di gioco collegata al Superenalotto. Da ora e fino a tutto giugno per ogni milione di giocate Superstar le vincite istantanee programmate saranno una ogni 1.000 e non più una ogni 250.
La riduzione riguarderà le vincite minime dell’importo di 5 euro. La decisione è stata imposta a Sisal dal direttore dei Monopoli, Raffaele Ferrara, dopo che per 2 mesi di fila il fondo di riserva costituito per pagare le vincite del Superstar è andato progressivamente prosciugandosi. Il fenomeno è cominciato a dicembre ed è arrivato a procurare uno scostamento massimo di 11,7 milioni di euro rispetto alla soglia minima di garanzia pari a 6 milioni. In pratica il fondo ha accumulato un saldo negativo di 5,7 milioni di euro, un buco preoccupante che non accennava a diminuire.
I motivi dell’improvviso tonfo non sono ancora del tutto chiari, probabilmente ha influito molto l’aumento del numero delle giocate Superstar indotto dalla pubblicità e dal lancio del nuovo sistema Gioca facile.
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Se non proprio il business del secolo sembrava dovesse diventare almeno l’affare del decennio. E invece l’apertura di nuovi punti gioco dedicati soprattutto alle scommesse sportive e ippiche sta andando a passo di lumaca contro ogni previsione. Al punto che numerosi esperti del ramo cominciano a parlare di clamoroso flop. Tranne la fortissima Lottomatica che sta lanciando il nuovo marchio Better e sta aprendo un migliaio di corner in tutta Italia e tranne (almeno in parte) anche Sisal che già aveva una rete capillare ad hoc, tutti gli altri operatori, dall’italiana Snai agli stranieri Ladbrokes, Eurobet e Intralot, sembrano in sofferenza.
Secondo dati raccolti da Agicos, agenzia specializzata diretta da Fabio Felici, e forniti in anteprima a Panorama, dei circa 14 mila nuovi negozi che sarebbero dovuti spuntare come funghi nei mesi passati, ne sono stati aperti sì e no 3 mila. I greci di Intralot, per esempio, che avevano fatto incetta di diritti di apertura, fino a questo momento hanno potuto tirare su la saracinesca di appena una quarantina dei 600 nuovi negozi di cui avevano comprato la concessione. È vero che sulla carta gli operatori hanno altri 9 mesi di tempo per completare l’apertura delle sedi, ma l’avvio bruciante che molti si aspettavano non c’è stato. Anzi, l’impressione è che stenti parecchio a decollare tutta l’operazione voluta esattamente un anno fa con un decreto dal ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani.
Contro ogni aspettativa, insomma, si sta creando una situazione paradossale, perché qualsiasi conoscitore del ramo giochi continua a considerare le scommesse sportive come il nuovo propellente per l’ulteriore espansione del mercato del gaming ormai prossimo ai 40 miliardi di fatturato all’anno. Almeno tre fattori stanno rallentando l’operazione. Il primo è che il decreto Bersani non ha previsto una corsia preferenziale per lo snellimento delle procedure necessarie per le aperture. E infatti l’iter burocratico imposto è farraginoso e complicato, a cominciare dal rilascio dei nulla osta delle questure, concessi con il contagocce. In secondo luogo gli operatori di telefonia che dovrebbero installare e verificare le linee dedicate adsl se la stanno prendendo comoda. La terza causa che sta frenando le aperture è legata alla zonizzazione prevista dal decreto ministeriale. Dovendo rispettare il limite di 800 metri di distanza dal negozio di scommesse più vicino, molti operatori hanno scoperto di poter aprire punti di raccolta solo in periferia o in zone poco appetibili.
Il risultato di questa serie di imprevisti peserà inevitabilmente sugli incassi dello Stato. Il Totocalcio, per esempio, è di fatto scomparso dalla scena. Fino a giugno gli appassionati potevano giocare la schedina in 20mila ricevitorie che nel frattempo, però, sono state chiuse. La conseguenza immediata è stata una contrazione degli incassi di circa il 60 per cento nelle prime giornate di campionato. Anche i concorsi ippici (Accoppiata, Vincente, Tris, Quartè, Quintè) hanno rischiato di finire nello stesso tritacarne del Totocalcio, ma per fortuna in quel caso i Monopoli hanno opportunamente emanato una circolare con cui è stata prorogata fino al 30 settembre la raccolta nella vecchia rete.
Stando così le cose sarà difficile per il governo centrare le previsioni di entrata da scommesse nel 2007. Una relazione tecnica aveva previsto un incremento di introiti di 800 milioni di euro, ma a questo punto a stento saranno 500.

Chi gestirà il Superenalotto? Finora il popolare gioco è stato appannaggio della Sisal a cui i Monopoli di Stato guidati da Giorgio Tino avevano affidato la concessione senza che fosse bandita una gara.
Questa decisione è stata ritenuta illegittima dal Consiglio di Stato che con una sentenza del 5 dicembre dell’anno passato ha imposto agli stessi Monopoli di bandire una gara europea per l’affidamento del gioco entro 90 giorni, quindi entro la fine di questo mese.
I candidati alla gestione del Superenalotto sono tanti perché il concorso è tra i più affermati in Italia e rappresenta un business di primo livello per tutte le società italiane e straniere che già operano nel settore dei giochi o che intendono entrarci.
Particolarmente attiva in questo momento è Stanley international betting, multinazionale inglese molto interessata al mercato italiano (il più ricco d’Europa). Stanley opera già in Italia con oltre 200 punti di raccolta scommesse fino a poco tempo fa considerati illegali dallo Stato italiano.
Una recente sentenza della Corte europea, la cosiddetta sentenza Placanica del 6 marzo, però, ha sostanzialmente dato torto allo Stato italiano e consentito a Stanley di continuare la raccolta nonostante poi le tasse vengano pagate dalla stessa Stanley in Gran Bretagna.
Galvanizzata da questa vittoria legale la società di Liverpool si sta proponendo anche per il Superenalotto e in questi giorni ha preso contatti per lettera con i titolari di 37 mila ricevitorie italiane. Hanno già risposto in 7 mila che si sono detti disposti a prendere in considerazione l’eventualità di diventare rappresentanti Stanley.
Nel 2006 le puntate complessive al Superenalotto sono state pari a 2 miliardi di euro; il gettito per lo Stato è stato di 1 miliardo e 13 milioni.