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Una giornata tesa. I confederali (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) hanno firmato. Ma Avia e SdL no. E subito a ruota le organizzazioni dei piloti, Up e Anpac, hanno bocciato l’accordo. E pure gli assistenti di volo (dell’Anpav) si sono astenuti dal siglarlo. Il consiglio di amministrazione di Cai ritira l’offerta. Ma in serata il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiara: “Sono ottimista. L’Alitalia sopravviverà”. E poco dopo il consiglio di amministrazione Cai presenta al commissario Augusto Fantozzi l’offerta vincolante per acquisire beni e asset di Alitalia.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si è fatto garante degli accordi sottoscritti dalle parti. “Le parti” si legge nel testo del lodo Letta “sottoscrivono l’allegato contratto e i relativi criteri di selezione e concordano che le eventuali controversie sull’interpretazione siano sottoposte al giudizio insindacabile del sottosegretario alla presidenza del Consiglio”.
Anche perché mai come oggi i termini sono stati stretti: “La mezzanotte è il termine ultimo per sopravvivere e senza l’accettazione dell’offerta Cai non c’è più Alitalia” questa la fotografia di Gianni Letta ai sindacati. “Siamo vicini al baratro, non c’è più margine per trattare e l’alternativa è il fallimento. Questo è il momento di prendere atto delle intese raggiunte o assumersi la responsabilità di far fallire la compagnia” ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
E invece.
I criteri di assunzione previsti da Cai “producono mostri sociali”, con una “discrezionalità assoluta” nelle scelte dell’azienda, con il sindacato relegato “al ruolo di notaio”, ha denunciato il coordinatore nazionale di Sdl Fabrizio Tomaselli. Tutto questo, “non era previsto” negli accordi di Palazzo Chigi, per questo il fronte degli autonomi ha scelto di non firmare. In ogni caso “prima parliamo con la nostra gente”, hanno rsposto i leader del fronte autonomo alla domanda di chi ha chiesto se i sindacati che non hanno firmato il lodo Letta siano pronti alla mobilitazione.
Stessa linea per l’Anpac secondo cui “è stata abbandonata una linea condivisa da tutti”. Sono stati prodotti documenti che “fanno saltare i presupposti dell’accordo di Palazzo Chigi”, ha detto il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, spiegando le ragioni del “no” del fronte autonomo al lodo presentato dal sottosegretario Letta. Sono emersi, ha spiegato, “elementi estranei al contratto Air One, quando si era concordato di fare riferimento a quel contratto”. Quelle, ha ricordato Berti, erano già “condizioni durissime, inesistenti in qualunque altra azienda”.
Di tutt’altro avviso i sindacati confederali. Filt-Cigl, Fit-Cisl, Uilt e Ugl Trasporti hanno difeso la scelta di firmare il lodo-Letta per sbloccare la vertenza sui contratti della nuova Alitalia e hanno invitato piloti e assistenti di volo a un ripensamento, soprattutto alla luce del fatto che “la maternità non rappresenta assolutamente un criterio di esclusione”. I sindacati confederali hanno riconosciuto tuttavia che “la stesura del contratto non è definitiva” e che “ci sono punti irrisolti”, ma hanno riferito di aver dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, di assumersi “la responsabilità dell’arbitrato laddove dovessero ancora riproporsi interpretazioni diverse dell’accordo”.
Intanto il presidente della Cai Roberto Colaninno ha annunciato: se oggi non verranno firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la Cai sarà fuori dalla partita. E non ha nascosto il suo sconcerto Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande “sponsor” dell’intera operazione: “Sarebbe una scelta drammatica quella di far fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era necessario per rilanciarla”.
Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, il quale avrebbe, quindi, confermato la necessità di arrivare ad una intesa sui contratti. Sempre secondo quanto si è appreso il commissario straordinario avrebbe sottolineato le procedure del tribunale fallimentare. “Il giudice fallimentare mi ha sottolineato in maniera brusca che l’Alitalia continua a bruciare ricchezza, altrimenti destinata ai creditori”, avrebbe detto Fantozzi aggiungendo che “è un vizio del Paese arrivare sempre all’ultimo momento”. Le risorse finanziarie, ha sottolineato Fantozzi pochi giorni fa, sono sufficienti fino alla fine di novembre. Fino al 31 marzo 2009 sarà invece valida la licenza provvisoria di volo concessa dall’Enac. Sempre l’Enac ha avviato nei confronti della compagnia verifiche mensili sulla sua situazione finanziaria. Intanto, i gestori aeroportuali battono cassa e chiedono il pagamento dei crediti, oppure di “bloccare gli aerei”: per lunedì è in programma un incontro all’Enac tra il presidente Vito Riggio e Fantozzi che dovrebbe fornire, intanto, un acconto ai gestori.
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“A queste condizioni non si può andare avanti, per noi non c’é più trattativa”. Ecco il commento di un portavoce di Cai dopo il blocco nella trattativa con i sindacati di questa notte. “Giovedì ci sarà una riunione del consiglio di amministrazione che deciderà cosa fare”, ha detto il portavoce ricordando che l’accordo con i sindacati era una condizione per la presentazione dell’offerta vincolante per Alitalia.
E così è di nuovo muro contro muro. “False, bugiarde, strumentali e destituite di ogni fondamento sono le voci” secondo le quali le organizzazioni sindacali “avrebbero rifiutato di sottoscrivere i contratti di lavoro del personale di volo e di terra proposti da Cai a causa della mancata definizione delle agibilità sindacali”. Lo sottolineano, in una nota, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl Trasporti, Sdl Intercategoriale, Anpac, Unione Piloti, Anpav e Avia precisando che “questo tema non è mai stato neppure affrontato né è mai stata formulata alcuna richiesta da parte sindacale” nel corso della trattativa sulla Nuova Alitalia.
Di fatto è successo che l’ad di Cai Rocco Sabelli ha lasciato il tavolo di confronto con i sindacati sul futuro di Alitalia, una mossa che ha sorpreso le nove sigle sindacali che rappresentano i lavoratori. L’amministratore delegato di Compagnia aerea italiana ha chiuso il confronto di fronte “ai continui atteggiamenti dilatori e alle indisponibilità a firmare”. Oltre a porre ulteriori questioni come quelle previdenziali, i sindacati - secondo Cai - non sono disposti a rinunciare alle 45 mila giornate di permessi sindacali rispetto alla riduzione a 3.500 proposta.
Per i sindacati, Cai non ha compiuto alcun passo per andare incontro alle loro richieste, tanto che dopo alcune controproposte fatte ai criteri di selezione del personale, dopo una pausa di due ore, Sabelli - dicono i sindacati - è tornato al tavolo ponendo un aut aut anche sui contratti (quello da dirigenti per i comandanti e quello collettivo di lavoro): prendere o lasciare. Un ultimatum che ha spiazzato i sindacati, convinti di proseguire il confronto senza soluzione di continuità almeno sino all’ultimo minuto disponibile, cioé fino alla mezzanotte di domani, quando scade il termine per Cai per consegnare l’offerta vincolante al commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi.
Al quale, a questo punto, i sindacati chiedono un incontro immediato. E intendono andare al quartier generale della Magliana questa mattina intorno alle 10. Salvo l’improvvisa decisione dei sindacati di firmare tutti i documenti, non ci dovrebbe essere alcun incontro prima del cda di Cai, fissato a Roma per domani alle 15 per varare l’offerta vincolante. Fonti vicine a Cai hanno spiegato che “dopo un’intera giornata di discussione per mettere a punto criteri di selezione del personale, Cai ha elaborato un’ultima definitiva proposta e ha chiesto di sottoscriverle assieme ai due contratti consegnati lunedì scorso e oggetto ieri, di incontri informali”.
Tutti i documenti proposti “rispettano gli accordi di palazzo Chigi” hanno sottolineato le stesse fonti “e sono stati oggetto di lunghe e approfondite discussioni per tutto ottobre”. Da parte loro, le nove sigle hanno spiegato in un comunicato congiunto che Cai, “dopo una pausa di due ore, ha ripreso il confronto dichiarando che i documenti contrattuali relativi al personale di volo e di terra rappresentavano una posizione ultimativa e non si dichiaravano disponibili a una rilettura degli stessi per verificarne la coerenza rispetto a quanto negoziato e sottoscritto a Palazzo Chigi”.
Le organizzazioni hanno giudicato “incomprensibile e improvviso” il “cambio di atteggiamento della delegazione Cai, anche rispetto al positivo e costruttivo andamento della prima parte della riunione” e sottolineato che “la difformità dei testi consegnati rispetto agli accordi di Palazzo Chigi, rendevano indispensabile una verifica congiunta alla quale Cai si è sottratta, impedendo ogni ulteriore approfondimento di merito e abbandonando il tavolo alle ore 24 dichiarando chiuso il confronto”. Oggi pomeriggio, le nove sigle si incontreranno per una riunione intersindacale.
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“Decideremo a novembre”, dice il presidente di Cai Roberto Colaninno a chi gli chiede della scelta del socio straniero di Cai tra Air France e Lufthansa. Quanto all’intesa con i sindacati, Colaninno ha invece precisato: “Non c’è solo una trattativa, ma un accordo da stendere”.
Oggi, intanto, l’assemblea di Cai ha deliberato un aumento del capitale sociale fino a 1,1 miliardi di euro. Venerdì 31 ottobre il Cda delibererà la presentazione dell’offerta vincolante al Commissario di Alitalia Augusto Fantozzi, qualora tutti gli accordi sindacali fossero stati raggiunti.
Quella del 31 ottobre è infatti la deadline: il termine ultimo per poter presentare l’offerta vincolante al commissario straordinario. E, oltre al fronte Ue, la “conditio sine qua non” per procedere, ribadita da Cai anche alla vigilia dell’assemblea dei soci, è proprio l’accordo dei sindacati.
L’offerta rimarrà conunque sospesa, si spiega in una nota di Compagnia Aerea Italiana Cai, fino all’ottenimento dei provvedimenti della Commissione europea che attestino l’assenza di aiuti di Stato a vantaggio di Cai e delle decisioni dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato.
L’assemblea di Cai ha poi deliberato la trasformazione della Società stessa in Spa e l’adozione dello Statuto della Società, che prevede il regime di trasferimento delle partecipazioni sociali, caratterizzato da un vincolo di lock up, della durata di 5 anni.
Il trasferimento delle azioni prima della scadenza del lock up potrà avvenire unicamente tramite cessione delle stesse ad azionisti della società stessa e a cittadini italiani o società facenti capo, direttamente o indirettamente, a entità italiane, a condizione che vi sia il voto favorevole della maggioranza assoluta dei membri del cda.
L’assemblea ha quindi eletto il Consiglio di amministrazione della Società che rimarrà in carica per 3 esercizi, fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2010. Il cda è così composto: Roberto Colaninno (presidente), Rocco Sabelli, Gianluigi Aponte, Massimiliano Boschini, Francesco Caltagirone Bellavista, Carlo D’Urso, Corrado Fratini, Andrea Guerra, Salvatore Mancuso, Fausto Marchionni, Francesco Paolo Mattioli, Gaetano Micciché, Angelo Riva, Carlo Toto, Marco Tronchetti Provera.
A partire dal terzo anno di vita la Società potrà decidere l’ammissione delle azioni alla negoziazione sul mercato azionario telematico di Borsa Italiana Spa, tramite un’offerta pubblica di vendita.
Per quanto invece riguarda il personale, secondo il piano presentato ai sindacati da Cai, saranno 12 mila le assunzioni per la nuova Alitalia. Fra gli assunti ci sono 1.550 piloti, 3.300 assistenti di volo e 7.150 lavoratori di terra. Ecco, secondo il progetto, come saranno distribuite le assunzioni nelle seguenti basi operative: a Torino 225 dipendenti (48 piloti, 100 assistenti di volo, 77 lavoratori di terra); a Venezia 189 in totale (48 piloti, 100 assistenti di volo e 41 lavoratori terra); a Napoli 404 (95 piloti, 200 assistenti di volo, 109 terra), Catania 310 (48 piloti, 100 assistenti volo, 162 terra); Roma Fiumicino 9082 (978 piloti, 2.100 assistenti volo; 6004 terra); Milano Malpensa 1.343 (333 piloti, 710 assistenti colo, 310 terra), Inoltre sono previsti 447 assunti in vari scali di cui 394 handling, 40 con incarichi tecnici, 9 incaricati per le vendite e 4 per il call center.
Attenzione alle richieste di dati sulla propria attività per l’aggiornamento delle guide commerciali on line: spesso imprese, professionisti o istituzioni che aderiscono a queste iniziative - pensando di farlo a titolo gratuito - sottoscrivono moduli poco chiari, con caratteri piccoli e formule a volte poco comprensibili, e sono poi chiamati al pagamento del servizio.
Per importi, in media, di mille euro. Sulla vicenda interviene l’Antitrust che non solo mette in guardia gli internauti ma si rivolge direttamente alla Procura di Roma, inviandole la documentazione sulle “società scorrette, già sanzionate per pubblicità ingannevole”, spiega lo stesso Garante in una nota. Sono arrivate infatti - è sottolineato - centinaia di segnalazioni di imprese, professionisti e istituzioni che hanno sottoscritto moduli di aggiornamento dati e che ricevono invece richieste di pagamento.
L’Autorità invita dunque in primo luogo “a denunciare il fenomeno alle Autorità giudiziarie”. Ma anche a “valutare con attenzione i materiali relativi all’inserimento delle informazioni societarie su Internet prima di sottoscriverli: molte denunce riguardano nuovi operatori pubblicitari che propongono l’identico meccanismo ingannevole”, già adottato in passato sotto altre denominazioni.
Il Garante ha così deciso di inviare alla Procura della Repubblica di Roma la documentazione relativa ai messaggi con i quali diverse società, “residenti all’estero, invitano professionisti, istituzioni e piccole e medie imprese ad inserire su guide internet il loro nominativo. Si tratta di comunicazioni ripetutamente dichiarate ingannevoli dall’Antitrust: chi le riceve viene infatti indotto dai caratteri poco chiari a sottoscrivere un modulo, che sembra finalizzato all’aggiornamento gratuito dei dati della società o dell’ente, mentre è un costoso contratto di inserimento nella guida”.
I messaggi, peraltro condannati anche da altre Autorità europee - spiega ancora il Garante - “continuano ad essere diffusi via mail o tramite posta ordinaria, nonostante i provvedimenti dell’Antitrust ne abbiano vietato la diffusione”. Negli ultimi mesi l’Autorità ha ricevuto centinaia di segnalazioni di imprenditori e di istituzioni pubbliche che si sono visti intimare il pagamento per l’iscrizione nelle guide, pari mediamente a circa 1000 euro, avvenuto proprio per effetto delle comunicazioni ingannevoli. Altrettante denunce riguardano iniziative simili poste in essere dalle stesse o da nuove società”.
L’Autorità - conclude - “ha quindi deciso di inviare alla Procura della Repubblica di Roma, per le valutazione e gli accertamenti che saranno ritenuti più opportuni, tutta la documentazione relativa alle società che sono state ripetutamente condannate per pubblicità ingannevole e per inottemperanza alle decisioni dell’Autorità stessa. In particolare si tratta di “DAD Deutscher Adressdienst GmbH (4 provvedimenti di ingannevolezza e di 3 provvedimenti di inottemperanza); CD Publisher Construct Data Verlag GmbH, Nova Channel AG, European City Guide S.L. ed Eu Business Services Limited”.
I destinatari delle richieste di pagamento possono comunque presentare - ricorda il Garante - formale querela alle Autorità giudiziarie competenti. La comunicazione ingannevole può rappresentare motivo di invalidità del contratto, aggiunge, ribadendo comunque che “chi sta ricevendo le nuove comunicazioni per l’inserimento di dati su guide internet deve inoltre leggere attentamente i moduli prima di decidere se sottoscriverli”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: Apple, aziende, Bankitalia, Enel, European-student-barometer, Imb, laurea, laureato, lavoro, master, società, Trendence-Institut
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di Raffaella Galvani
Che sia l’effetto combinato iPod-iPhone, il fascino del numero uno della Apple Steve Jobs o quel mix di innovazione e informalità che caratterizza la cultura dell’azienda californiana, il risultato è eclatante. La Apple, con un secondo posto in entrambe le classifiche sul datore di lavoro preferito stilate da 2.388 studenti dell’ultimo anno della facoltà di economia e 1.817 di ingegneria, è tra le aziende più ambite oggi in Italia. Lo afferma l’edizione 2007 dell’European student barometer preparata dal Trendence Institut für Marketing di Berlino, che tra ottobre 2006 e luglio 2007 via internet ha interrogato 40 mila studenti di 400 università in 18 paesi europei, per identificare le imprese del cuore, ma anche le attese, le speranze e i timori della futura classe dirigente europea. La ricerca più ampia sul tema e Panorama la pubblica in esclusiva per l’Italia.
I risultati? Ci sono importanti conferme: come i primi posti nelle classifiche europee dell’Oréal (in vetta dal 2002) per i laureandi in economia e dell’Ibm per i laureandi di ingegneria. O la top position della Banca d’Italia, numero uno per gli studenti italiani di economia anche nel 2006.

Le società preferite dagli studenti italiani di Economia e Ingegneria
Ma non mancano le sorprese. Per esempio, proprio nel periodo di maggior gloria, e risultati, la Fiat di Sergio Marchionne, che con il trentottesimo posto (tabella in alto nella pagina a fianco) risulta il primo gruppo italiano votato dagli studenti di ingegneria europei, in casa cede alla Microsoft di Bill Gates il massimo podio nella hit parade di ingegneria conquistato lo scorso anno, accontentandosi di piazzare la “rossa di famiglia”, la Ferrari, al settimo posto (sesto nella classifica di economia). E la stessa sorte di “fuoruscita di lusso” tocca all’Eni, che nel 2006 era quarta. A tenere alte (si fa per dire) le sorti delle imprese nazionali arriva l’Enel, decima dopo un elenco che, Ferrari a parte, è interamente ispirato oltre confine.
Se gli ingegneri hanno cambiato alcuni pezzi del puzzle che rappresenta il mondo dei datori di lavoro ideali, guardando soprattutto verso gli Stati Uniti, anche gli economici non sono stati fermi: hanno confermato nella loro hit parade Bankitalia, Banca Intesa e Vodafone, ma hanno votato “new entry” come Benetton, Luxottica, Procter & Gamble e Assicurazioni Generali, mostrando comunque una maggiore propensione per le imprese made in Italy.
Ma cosa rende particolarmente appetibile un’azienda agli occhi dei giovani laureandi a caccia di una scrivania in Italia? A detta degli intervistati (e l’opinione si conferma anche a livello di campione europeo) il livello di stipendio iniziale non conta più di tanto, anzi il fattore quattrini è relegato in fondo a un elenco di 15 voci, mentre vengono messe ai primi posti la possibilità di fare carriera rapidamente e di avere esperienze formative e di crescita. E la sicurezza del posto? Per gli italiani è quarta, a pari merito con il tasso di innovazione presente nel gruppo e l’autonomia ottenuta nel proprio incarico, mentre per il campione europeo vengono prima l’equilibrio tra lavoro e vita privata e l’ambiente di lavoro, colleghi in testa.

I posti di lavoro più attraenti per gli universitari europei di Economia e Ingegneria
Le differenze non finiscono qui. “I giovani italiani si rivelano particolarmente pessimisti sulla situazione economica del Paese e quindi sul loro futuro rispetto alla media dei colleghi europei” spiega Benjamin Daubigney, responsabile per la Trendence del mercato italiano. ” Per esempio solo il 12 per cento dichiara che non sarà difficile trovare un posto nel 2007″.
Di certo, l’immagine del cocco di mamma viziato e legato alla famiglia deve essere modificata. Aggiunge Daubigney: “Ormai i neolaureati italiani hanno sposato la mobilità. Tra il 43 e il 46 per cento degli intervistati dei due gruppi si dichiara disponibile a “trasferirsi ovunque” per seguire le necessità del lavoro e appena il 9 per cento dei futuri dottori in economia e l”11 circa degli ingegneri preferirebbe restare nella regione d”origine”. Più rigido l”atteggiamento sul fronte delle ore di lavoro attese: certo è difficile battere i tedeschi, pronti a passare alla scrivania 47,9 ore la settimana, ma con 42,1 ore gli italiani si piazzano sotto la media di 43,4 ore, anche se brillano rispetto alle 40 di olandesi e spagnoli. Per chi vuol fare carriera, comunque, il settore largo consumo per il 54 per cento del campione italiano di studenti in economia è ritenuto il trampolino più interessante, seguito da banche e istituti finanziari, mentre per gli ingegneri information technology ed elettronica restano al top.
Quanto ai soldi, la ricerca rivela un dato preoccupante: la retribuzione annua che i futuri dottori italiani si aspettano, pari a 22.655 euro, è più bassa della media europea e, come evidenzia il grafico qui sopra relativo al campione di economia, addirittura la metà di paesi del Nord Europa. Né può consolare il fatto che battiamo paesi come la Polonia (13.348 euro) o la Repubblica Ceca (11.641).
Ma quanto costa conquistarsi l”ambita poltroncina? In media gli italiani mettono in conto 23 tentativi-domande di impiego prima di trovare il posto giusto. Tanti? Solo in apparenza: in Germania la media è 25 e in Francia addirittura 36.