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Le bollette della luce e del gas dal primo gennaio scenderanno rispettivamente del 5,1% e dell’1%: “Dopo le sofferenze per gli aumenti del 2008 inizia il percorso che portera’ nel 2009 a bollette piu’ leggere”.
A dirlo è l’Autorithy per l’energia, che fa anche i conti su quanto le famiglie risparmieranno: circa 36 euro l’anno. Da gennaio ci sarà un “forte calo anche del gpl in rete (-14,2%)”, con una minore spesa di 115 euro su base annua. “Dopo queste prime riduzioni per il primo trimestre, spiega il presidente dell’Autorithy Ortis, ‘possono prevedersi ulteriori riduzioni”.
“Dopo queste prime riduzioni per il primo trimestre dell’anno prossimo” spiega Ortis “possono
prevedersi ulteriori riduzioni, particolarmente importanti per il gas, anche con il prossimo aggiornamento trimestrale”, previsto per fine marzo 2009. “Va inoltre ricordato che le famiglie meno abbienti potranno beneficiare, nel 2009, anche del bonus per l’energia elettrica e per il gas con riduzioni aggiuntive del 15% circa”.
Rallegrati della discesa dei prezzi scendano, ma convinti che le tariffe si abbassino troppo lentamente. Così Adusbef e Federconsumatori: “pur apprezzando i ribassi che si riverberano sulle bollette dei cittadini, senza alcuna polemica con l’Autorità, fanno notare che come al solito, i rincari derivanti dagli aumenti delle materie prime sono fulminanti e marciano come lepri,mentre le diminuzioni camminano con il passo lento delle tartarughe”.
Le due associazioni ricordano che “il costo di un barile di petrolio è sceso in pochi mesi dal picco di 140 dollari a barile a 38 dollari delle ultime quotazioni, che il cambio dell’euro si è ulteriormente rafforzato sul dollaro (oggi ci vogliono 1,40 dollari per 1 euro), mentre sia le benzine che le bollette di gas ed energia, continuano a restare indifferenti a tali ribassi”.
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Il Parlamento correggerà la norma contenuta nel dl anticrisi sulle detrazioni fiscali al 55% per gli interventi di risparmio energetico, eliminando la “retroattività”. Lo assicura il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione delle commissioni riunite Bilancio e Politiche comunitarie alla Camera. Che però precisa: “I crediti d’imposta non possono essere utilizzati come un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come un bancomat”.
Secondo Tremonti, le detrazioni contenute nel decreto per molte famiglie ammontano a “più di 400 euro”. E rivolgendosi all’opposizione, che ha definito “elemosina” le risorse che andranno alle famiglie, il ministro risponde: “Credo che in situazioni di difficoltà 3-4 euro al giorno non sono un’elemosina. Nei salotti la definiscono elemosina, non credo sia giusto”. Poi il titolare di via XX settembre aggiunge: “Le bollette di luce e gas scenderanno in modo significativo”. La norma contenuta nel dl, precisa il ministro, “blocca i diritti delle tariffe che vengono addebitate dalla Pa come contropartita dei servizi pubblici erogati”. Ma anche se il decreto legge non interviene direttamente sul costo delle tariffe, spiega, “le bollette devono scendere e abbiamo attivato un meccanismo dentro le Authority” per raggiungere questo obiettivo.
“Se avessimo bloccato le tariffe avremmo prodotto un effetto negativo”, sottolinea il ministro. Invece “noi” aggiunge Tremonti “vogliamo che scendano anche in virtù di una diversa azione delle Authority” che in alcuni casi sono state “poco efficienti e poco corrette nei confronti dei consumatori”.
A stimare un ribasso dei costi della bolletta energetica - fatto tenendo conto dei consumi medi e dei ribassi del prezzo del petrolio - è il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nel corso di un’audizione alla Commissione agricoltura alla Camera: “La diminuzione del costo del gasolio, della benzina e la conseguente diminuzione del gas e dell’elettricità porterà ad un risparmio sui costi energetici nel 2009 di 2.800-3.000 euro a famiglia” ha detto Scajola.
“Il prossimo anno” ha aggiunto “questo trend di diminuzione proseguirà e prevediamo che sia ad aprile sia a giugno ci sarà un ulteriore calo delle tariffe di luce e gas che” ha ricordato “da gennaio dovrebbero diminuire rispettivamente del 4 e dell’1 per cento”.
di Roberto Seghetti
L’obiettivo del governo è di ridurre i costi e i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese, portandoli ai migliori valori europei. Nella produzione di energia elettrica dobbiamo arrivare a un mix composto dal 25 per cento di energia rinnovabile, 25 per cento di nucleare e 50 per cento di combustibili fossili tra gas, carbone pulito e petrolio». La meta che secondo il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, bisogna raggiungere entro 20-30 anni è chiara. Come arrivarci e con quali tappe intermedie, il ministro lo spiega a Panorama.
Oggi il 42 per cento del fabbisogno energetico italiano è coperto dal petrolio, il 36 dal gas, il 9 da combustibili solidi, il 5,2 da importazioni di elettricità, il 7,3 da fonti rinnovabili. Come deve cambiare questa ripartizione?
Il mix italiano nella produzione di energia elettrica è troppo sbilanciato sulle fonti fossili, in particolare sul gas naturale, che ha un problema di dipendenza dalle importazioni. È la conseguenza delle scelte passate, con le quali è stato escluso l’uso dell’energia nucleare e privilegiato il ricorso al gas anche per la generazione di elettricità. Per questo nel Piano triennale per lo sviluppo, approvato dal governo lo scorso 18 giugno, abbiamo inserito le prime norme per la definizione, entro il giugno 2009, della Strategia energetica nazionale, la quale prevede tra i suoi obiettivi: il ritorno al nucleare, la promozione delle fonti rinnovabili, l’accelerazione delle infrastrutture energetiche (rigassificatori, sistemi di stoccaggio per il gas naturale, collegamenti internazionali) e la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.
Quanto tempo ci vorrà?
Alcuni progetti relativi al gas troveranno realizzazione entro quest’anno, come l’aumento delle importazioni dall’Algeria, per 6,5 miliardi di metri cubi all’anno, e dalla Russia, per ulteriori 3,2 miliardi di metri cubi. Nei primi mesi del 2009 sarà operativo il nuovo terminale di rigassificazione di Gnl al largo della costa di Rovigo, che si aggiunge all’attuale rigassificatore di Panigaglia (avrà una capacità di 8 miliardi di metri cubi). Sempre quest’anno autorizzeremo la costruzione di nuovi impianti di rigassificazione e stoccaggio di gas. Altri progetti che vogliamo completare entro la legislatura sono il gasdotto Galsi, che collegherà l’Italia all’Algeria passando attraverso la Sardegna, e il gasdotto Itgi, che porterà il gas dalle regioni del Caspio, passando per Turchia e Grecia.
E per il nucleare?
Il Consiglio dei ministri ha previsto una delega al governo per la definizione dei criteri di localizzazione degli impianti, per le misure compensative da riconoscere alle popolazioni e per la costituzione delle autorità di controllo della sicurezza. L’obiettivo è di arrivare entro la legislatura ad avviare la costruzione di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione, secondo le tecnologie più avanzate.
Chi pagherà la costruzione?
Gli impianti nucleari assicurano energia su larga scala senza emissioni di gas serra. Il fattore sicurezza è dimostrato dall’esperienza decennale accumulata. Si tratta di energia che può essere prodotta a costi competitivi, e lo dimostra il fatto che l’Italia importa una quota significativa di elettricità da paesi dove il nucleare è molto presente, come Francia e Svizzera. I rincari di petrolio e gas rendono ancora più conveniente l’investimento. Quindi, non ci sono ragioni perché l’energia nucleare non debba essere economicamente sostenibile anche in Italia, e perché gli impianti non possano essere costruiti dalle imprese energetiche con propri capitali nell’ambito delle regole del sistema elettrico.
E il governo?
Compito del governo è di rimuovere gli ostacoli: dare un quadro di regole certe, rendere disponibili i servizi tecnici e le infrastrutture di supporto di cui ha bisogno la filiera nucleare.
È sicuro che sia possibile individuare i siti delle centrali? Non si fa prima a costruirle in Albania?
Nel Piano triennale per lo sviluppo è previsto che il governo avvii una procedura per l’individuazione dei siti con il coinvolgimento attivo delle regioni. Per la localizzazione dei siti contiamo di avvalerci anche della normativa e delle raccomandazioni elaborate dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, della normativa Euratom, degli studi dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Ocse. Dal punto di vista dell’accettabilità sociale, penso sia importante un percorso partecipato e trasparente, che fornisca informazioni complete e risponda alle comprensibili preoccupazioni dei cittadini. Forniremo ogni assicurazione sugli standard di sicurezza e garantiremo adeguate compensazioni economiche ai territori coinvolti. Quanto a possibili impianti in Albania, si tratta di un’ipotesi da verificare. Ma penso che un grande paese come l’Italia debba perseguire una maggiore autonomia energetica, facendosi carico direttamente delle infrastrutture necessarie.
Il confronto fra le fonti energetiche di Italia ed Europa: non avendo nucleare, ricorriamo molto di più a petrolio e gas. E ogni Kwh ci costa il doppio che ai francesi
E i siti per le scorie?
Un sito per le scorie nucleari è necessario anche a prescindere da nuovi impianti. Il precedente governo, pur contrario allo sviluppo del nucleare, aveva costituito un gruppo di lavoro per elaborare proposte volte all’individuazione del sito. I risultati dovrebbero giungere entro l’anno.
Quanto si investirà in ricerca?
Dobbiamo investire di più, concentrando gli sforzi sulle filiere tecnologiche più promettenti. Nel Piano triennale per lo sviluppo abbiamo previsto risorse per la partecipazione dell’Italia ai programmi internazionali di ricerca sui reattori nucleari di nuova generazione, che potranno entrare in funzione non prima di 30 anni da oggi, e a progetti per la cattura e il confinamento dell’anidride carbonica prodotta da impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili.
In altri paesi eolico e solare sono molto utilizzati. Quali interventi farà il governo?
La potenza elettrica installata basata su fonti rinnovabili è cresciuta a fine 2006 a oltre 21 mila megawatt. Ma la produzione elettrica rinnovabile è rimasta grosso modo costante e l’apporto di queste fonti alla produzione totale è addirittura calato. Gli incrementi di produzione forniti da alcune fonti rinnovabili (come geotermia, energia eolica e solare e biomasse) non hanno infatti compensato la contrazione dell’apporto della fonte idrica. Aumenteremo dunque lo sforzo per ottenere dalle fonti rinnovabili un contributo del 25 per cento alla produzione totale, dall’attuale 16-17 per cento, intervenendo sulla semplificazione delle procedure per la realizzazione degli impianti e sull’efficacia degli incentivi. Tuttavia, non bisogna fare l’errore di mettere in contrapposizione le rinnovabili con l’energia nucleare. Un paese come l’Italia non può permettersi di rinunciare a nulla.
Anche il risparmio energetico è decisivo. Quali sono i programmi?
L’obiettivo è di ridurre i consumi dell’1 per cento l’anno fino al 2016. Puntiamo su strumenti strutturali, piuttosto che su interventi occasionali, come la certificazione energetica degli edifici, per i quali a breve emaneremo le linee guida: a ogni abitazione verrà attribuita una classe energetica tanto migliore quanto meglio isolato è l’edificio e quanto più efficienti sono gli impianti. Le linee guida conterranno anche indicazioni sui possibili interventi per ridurre i consumi.
Il petrolio resterà una fonte importante per molto tempo. Come si può frenare il rincaro dei prodotti derivati in Italia?
Bisogna superare la logica dell’emergenza. Intendiamo rilanciare la ricerca e la produzione di idrocarburi in Italia, diversificare le aree di approvvigionamento sostenendo le iniziative di internazionalizzazione delle nostre imprese, ammodernare la raffinazione e la logistica, liberalizzare la rete di distribuzione dei carburanti. Tra i provvedimenti già varati c’è appunto una norma per liberalizzare la distribuzione dei carburanti.
Fonte per fonte: costi, utilità e svantaggi dei vari tipi di energia
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Un recente studio dell’università di Berkeley evidenzia ancora una volta che i pannelli fotovoltaici sono troppo costosi se non sostenuti da adeguati incentivi (qui il pdf). Eppure il mercato mondiale è in fibrillazione: è aumentato del 50% l’anno scorso, toccando i 3800 Megawatt fabbricati nel 2007.
Una ricerca dell’Earth Policy Institute mostra anche la sorprendente ascesa della Cina, balzata al secondo posto nella classifica dei produttori, subito dietro il Giappone. Se nel 2003 Pechino sfornava appena l’1% dei pannelli fotovoltaici in vendita globalmente, nel 2007 ha raggiunto il 18%. Attenzione, però, perché non si tratta ancora di una svolta ecologista: la Cina esporta all’estero il 90% delle celle realizzate, non le tiene per sé.
È la Germania la nazione che ne sta installando di più sul suo territorio, oltre un Gigawatt l’anno. Gli Stati Uniti non sono ai primissimi posti nelle classifiche, ma sull’onda della campagna ambientalista del premio Nobel per la pace Al Gore hanno lanciato una proposta verde: la Solar america initiative, un programma per rifornire con energia solare 1,25 milioni di case negli Usa entro il 2015 .
Se il mercato è in crescita, l’offerta si sta rapidamente diversificando. Le celle al silicio (che hanno fatto la fortuna di aziende come la tedesca Q-Cells, la giapponese Sharp, la cinese Suntech) non sono più l’unica tecnologia in vendita. In questi mesi la Silicon Valley californiana è in fermento e nuovi protagonisti si affacciano all’orizzonte. Come Nanosolar, una startup californiana in grado di fabbricare a costi competitivi pannelli fotovoltaici a film sottile: una prima consegna è stata spedita lo scorso dicembre in Germania. Oppure Solfocus, un’altra startup che ha scommesso sui concentratori, simili a piccoli specchi, ognuno dei quali riflette la luce su un pezzettino di materiale con rendimenti energetici più elevati del silicio. E ancora, la promessa del solare organico, portata avanti in Italia con l’università di Tor Vergata con le antocianine, i pigmenti che danno il colore alle more . Alcuni, però, sono scettici sulle reali possibilità del fotovoltaico: uno dei più noti è Vinod Khosla, un venture capitalist californiano che crede soprattutto nel solare termico e ha investito sull’australiana Ausra.

Da sogno degli ambientalisti a scommessa di governi e imprese di tutto il mondo: nel 2006 le energie rinnovabili hanno raccolto finanziamenti per cento miliardi di dollari, con una crescita del 43 per cento rispetto al 2005. Lo conferma un rapporto Onu che individua tre principali spinte nella corsa alle fonti pulite: il cambiamneto climatico, la crescita della domanda globale e la necessità di garanitire la sicurezza degli approvvigionamenti.
Oggi le rinnovabili rappresentano il 2 per cento dell’energia prodotta nel mondo, ma attirano il 18 per cento degli investimenti nella produzione. L’eolico è il settore che finora ha raccolto la quota maggiore di denaro, ma biomasse e solare stanno crescendo più rapidamente. In particolare i fondi di venture capital hanno scommesso 2,3 miliardi di dollari sui biocarburanti. La sorpresa arriva dai paesi in via di sviluppo: il 21 per cento degli investimenti nelle rinnovabili arriva proprio da nazioni in Asia, Africa e America latina. La Cina ha puntato sulle fonti pulite il 9 per cento del totale globale.
“Questo è un segnale potente dell’arrivo di un futuro alternativo per un mercato dominato oggi dai carburanti fossili” ha sottolineato in una nota Eric Usher, responsabile del Programma ambientale delle Nazioni unite. E aggiunge: “I segnali muovono i mercati e i segnali in queste cifre dicono che i mercati dell’energia sostenibile stanno diventando più liquidi, più globali e più grandi”.