
Condominio di case popolari a Torino - Ansa
Uno studio del Cnel riporta sotto la lente d’ingrandimento il problema degli affitti in Italia. Se le dimensioni del sommerso in questo mercato sono enormi, anche per chi ha un regolare contratto le spese sostenute per la casa sono decisamente eccessive.
Continua

Saldi, saldi, saldi. E’ il sempreverde mantra dei commercianti delusi dalle vendite natalizie. Nel 2009 della crisi non stupisce che le vendite di fine stagione arrivino a pochi giorni dall’inizio della stagione stessa secondo il calendario. Continua

Ragazza in una lavanderia automatica ©IMPULSIV/LAPRESSE
Dal 1° giugno 2010 scatterà la tariffa bioraria per l’energia elettrica. Cosa significa? Scegliendo questo tipo di tariffazione i consumatori avranno uno sconto sui consumi elettrici concentrando l’utilizzo di elettrodomestici nei giorni festivi e dalle 19 alle 8 nei giorni feriali. Continua

È Rimini la città dove per riempire il carrello della spesa si spende di più (4.127 euro il valore medio in un anno). Mentre, nella classifica dei prezzi, Napoli risulta all’ultimo posto con oltre 1.000 euro in meno rispetto a Rimini (3.043 euro in media l’anno).
Riassumendo, ecco quanto risulta da un’indagine realizzata dal Sole 24 Ore su dati dell’osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico. In particolare, sono stati confrontati i prezzi di 20 prodotti di largo consumo (e tra questi pane, pasta, latte e caffè). Le differenze sono notevoli: ad esempio, spiega il quotidiano, per un chilo di pane sulla Riviera si spendono in media 3,75 euro, nel capoluogo partenopeo ne bastano 1,94.
Insomma il Nord si conferma l’area del paese dove la spesa costa di più con un record di ben sei città emiliano-romagnole nei primi 15 posti mentre i centri del sud sono tutti nella fascia del “low cost”. Questo anche se - spiega il quotidiano - non mancano alcune sorprese: nella parte bassa della classifica, accanto al Mezzogiorno, spiccano anche città toscane come Siena, Firenze e Grosseto o centri di confine come Como, Gorizia e Trieste. In tutte queste città acquistare i beni del paniere individuato costa da 3.000 a 3.400 euro.
Ad esempio Gorizia fa concorrenza a Napoli sul parmigiano (15,25 euro al chilo contro 16,23) mentre Firenze è “competitiva” sul burro 7,5 euro contro 9).
Il quotidiano richiama infine l’attenzione sul fatto che è proprio la differenza di potere d’acquisto tra Nord e Sud a muovere la nuova bozza di riforma del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, e che, dopo l’ok al federalismo fiscale, torna così d’attualità l’idea delle gabbie salariali.
Cioè legare al territorio la contrattazione salariale di secondo livello per gli statali con un sistema di incentivi legati alla produttivita.
Il VIDEO servizio:

Sono fra i 18 ed i 20 milioni in totale gli italiani che si prenderanno una vacanza, anche breve, per questa Pasqua e partiranno già da questo week end. Queste le stime di Telefono Blu, secondo il quale i viaggi a lungo raggio riguarderanno circa 3,5 milioni di viaggiatori (quasi un milione in più rispetto al 2008 ), mentre gli altri si muoveranno in Italia, ma con una media di soli 3-4 giorni, riducendo quindi i tempi di vacanza di almeno 2 giorni rispetto allo scorso anno.
La ripresa, rispetto al 2008, secondo l’associazione, è dovuta al minor costo della benzina, alla riduzione delle tasse nazionali e dei prezzi, tre fattori invece fortemente presenti lo scorso anno. Per Telefono Blu si tratta però di una ripresa che considera il momento difficile dell’economia mondiale e quindi senza eccessi, anche se la spesa procapite per viaggio passa da 400 a 450 euro. Gli alberghi e le strutture ricettive italiane, secondo l’associazione, tireranno quindi una boccata d’ossigeno, ma le difficoltà nel settore rimarranno.
Comunque, chi viaggerà in Italia cercherà di risparmiare recandosi presso le seconde abitazioni, a casa di parenti ed amici come lo scorso anno e ridurra del 20% le spese pasquali rispetto a 4 o 5 anni fa. Complessivamente gli italiani, secondo le stime di ‘Telefono Blù, andranno a spendere 1,7 miliardi per le loro vacanze pasquali, 400 milioni in più dello scorso anno.
Fa “il tutto esaurito” l’agriturismo con 4 milioni di vacanzieri (+8%) che hanno scelto la campagna per il prossimo week-end. Saranno soggiorni brevi, non più di 4 giorni, ma intensi, tra piaceri della tavola e tanto relax. È quanto rileva un’indagine di Turismo Verde, l’associazione agrituristica della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che prevede un nuovo “boom” dovuto soprattutto ai prezzi che, a differenza di altre strutture, sono rimasti pressocchè invariati. Bene le presenze italiane, 1 famiglia su 5, ma anche le straniere pari al 25%, con i tedeschi in testa, in crescita del 5% rispetto al 2008. Ad oggi, se Toscana, Marche e Sicilia registrano già il ‘pienonè, in altre regioni si aspettano invece le offerte del ‘last minutè anche per capire le previsioni meteo.
Intanto l’offerta si fa ricca, con aziende che si sono date da fare per organizzare tutta una serie di attività: in Sicilia nel Parco delle Madonie si raccoglierà la biblica “manna”, in Calabria si assisterà alla cattura e all’ inanellamento degli uccelli, nelle Marche ci saranno percorsi didattici per imparare a riconoscere e saper utilizzare le piante officinali, mentre in Lombardia si potrà “adottare” un vero e proprio orto.
A scoraggiare gli italiani ci penserà il meteo. Il bel tempo e le temperature primaverili si manterranno da sabato 4 fino a martedì 7 aprile; ma per le prossime festività sono previste nuvole, pioggia e temporali. Almeno così prevede il meteorologo del Centro Epson Meteo, Andrea Giuliacci. Il vortice di bassa pressione che nei giorni scorsi ha insistito sul Mediterraneo occidentale spingendo nubi e piogge sull’Italia nelle prossime ore si indebolirà e si sposterà lentamente verso est, favorendo così un miglioramento del tempo su gran parte della nostra Penisola.
“Sarà quindi un fine settimana discreto” afferma Giuliacci “con alternanza di nuvole e momenti di sole, pochissime piogge e temperature gradevoli, tipicamente primaverili. Poi all’inizio della prossima settimana l’alta pressione occuperà l’Italia, garantendo lunedì e martedì bel tempo e temperature miti quasi dappertutto.
Il VIDEO servizio:
- Tags: alunni, bambini, costi, elementare, famiglia, libri, mensa, nido, scuola-primaria, scuolabus, spesa, studio, Uil
-

Prendete una famiglia con due bimbi, uno al nido, e l’altro alla materna o alle elementari. E chiedetevi: quanto spende per mandare i figli a scuola, refezione compresa? Risposta: 332 euro al mese (3.320 annui) tenendo presente una presenza di 20 giorni al mese per 10 mesi l’anno. Cioè: il 10,7%, mediamente, del budget familiare netto.
I conti li ha fatti uno studio della Uil che ha preso in esame 104 città capoluogo e una famiglia-tipo composta da due lavoratori dipendenti con due figli a carico, uno minore di tre anni che va all’asilo nido e l’altro che frequenta materna o elementare e pranza a scuola; il reddito familiare netto è di 30.900 euro netti l’anno e la dichiarazione Isee (indicatore della situazione economica equivalente), considerando una casa di proprietà, corrisponde a 17.812 euro annui.
In particolare, per la frequenza dei nidi comunali, si spendono in media, ogni mese, 262,66 euro, che equivalgono all’8,5% del budget familiare, con un incremento medio dell’1,5% rispetto all’anno scolastico precedente. Per la mensa, invece, la spesa media mensile è di 70 euro equivalenti al 2,3% del reddito familiare.
La retta per l’asilo nido è riferita sia alla frequenza a tempo pieno, circa 9 ore, che al tempo “normale”, tipico delle città del Sud, in cui il servizio viene erogato con orari ridotti, al massimo fino alle ore 15.00.
Ovviamente, i costi variano sensibilmente tra città e città. Infatti, in una sorta di virtuale classifica, al primo posto troviamo Belluno con 565,40 euro mensili (486,40 euro per gli asili nido e 79 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 18,3% del budget familiare; segue Cuneo con 525,30 euro mensili (445,30 e 80) che corrispondono al 17% del budget; Mantova con 510,28 euro mensili (416,08 e 94,20 euro) pari al 16,5% del bilancio; Bergamo con 505,96 euro mensili (400,36 e 105,60 euro), 16,4% del budget; Pavia con 496,00 euro mensili (396,00 e 100,00 euro) e il 16,1% del budget familiare.
Più “fortunate” le famiglie di Vibo Valentia, dove i genitori per mandare i propri figli a scuola spendono 123,00 euro mensili (93,00 euro per gli asili nido e 30,00 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 4% del budget familiare; segue Ragusa con 140,10 euro mensili (112,10 e 28 euro), 4,5% del budget; Reggio Calabria con 147,94 euro mensili (107,94 e 40 euro), 4% del budget; Catanzaro con 148,46 euro mensili (108,46 e 40 euro), 4,8% del budget familiare; Trapani con 149,85 euro mensili (111,45 e 38,40 euro) che corrispondono al 4,8% del budget familiare. Costi che, naturalmente, possono lievitare se si dovesse usufruire dell’ulteriore servizio di scuolabus.
Il VIDEO servizio:

Le vendite al dettaglio nel 2008 hanno segnato una contrazione dello 0,6% rispetto alla media del 2007, registrando la peggiore performance dal 1997. Il calo registrato nel complesso del 2008, ha comuniocato oggi l’Istat, è il peggiore da quando è iniziata la serie storica, hanno precisato i tecnici del’Istat, aggiungendo che la precedente variazione negativa in media d’anno risale al 2004, quando si era registrato un -0,4%. Nel complesso del 2008, in particolare, le vendite della grande distribuzione hanno segnato un aumento dell’1%, mentre quelle delle imprese operanti su piccole superfici hanno subito una flessione del 2%: gli incrementi più significativi hanno riguardato gli hard discount (+1,4%) e i grandi magazzini (+1,2%). Guardando alla dimensione delle imprese, le vendite sono diminuite del 2,2% nelle piccole imprese e dell’1,6% nelle medie, mentre son o aumentate dello 0,4% nelle grandi imprese.
Dall’analisi dei prodotti non alimentari emerge che nel 2008 tutti i prodotti hanno registrato flessioni rispetto al 2007: il calo più significativo è stato registrato dagli
elettrodomestici, radio, tv, registratori (-2,5%), mentre quello più contenuto spetta ai prodotti farmaceutici (-1%) e alle dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia e generi casalinghi durevoli e non durevoli (-1,4% per entrambi).
A livello geografico, il valore totale delle vendite al dettaglio nel 2008 e’ rimasto invariato nel nord-est ed è diminuito nelle altre ripartizioni, con la flessione piu’ ampia
nel Centro (-1,4%).