Leggi tutte le notizie su:
spese
- Tags: Banche, Commissione, crisi, deficit, Eurolandia, fisco, José-Barroso, misure, mutui, spese, stati-membri, Ue
-

La Commissione europea pubblica in anticipo le previsioni economiche intermedie, e i numeri di Bruxelles gelano Eurolandia, ma il patto di stabilità resta in vigore e, dice il Commissario Ue Joaquín Almunia, “continueremo ad applicarlo”, usando però “tutta la flessibilità che il patto consente”.
L’Italia, in particolare, torna a sforare i parametri di Maastricht.
Dopo il 2,8% del 2008, il rapporto deficit-pil sarà del 3,8% nel 2009, per poi scendere leggermente al 3,7% nel 2010. “Gli stabilizzatori automatici porteranno il deficit del governo ben al di sopra del 3% del pil nel 2009, con un miglioramento solo marginale previsto nel 2010″, si legge nel rapporto stilato dalla Commissione. Nei dati pubblicati il 3 novembre scorso, l’esecutivo comunitario puntava su un deficit al 2,6% nel 2009 e al 2,1% nel 2010. L’Italia “è entrata in recessione nel 2008″, chiudendo l’anno con un Pil a quota -0,6%. Pil che nel 2009 precipiterà a quota -2%. Ma tutte le economia europee soffriranno la crisi internazionale. In dettaglio tra i principali Paesi la Germania accuserà nell’anno in corso una contrazione del Pil del 2, 3% per risalire nel 2010 con un +0,7%. In calo dell’1, 8% il Pil della francia nel 2009 e un +0, 4% l’anno prossimo. Contrazione del 2% anche per il Pil spagnolo che anche nel 2010 continuerà ad avere una variazione negativa con un calo dello 0, 2%.
La recessione, secondo le stime della Commissione europea, avrebbe avuto un impatto ancora più negativo se già a partire dallo scorso agosto vari Paesi non avessero cominciato ad adottare misure di bilancio finalizzate al sostegno dell’economia. Senza questi interventi, per Bruxelles la flessione della crescita nel 2009 sarebbe stata più marcata in misura pari a circa tre quarti di punto percentuale, ovvero si sarebbe attestata su un valore superiore al 2,5% rispetto all’1,8% indicato nelle stime rese note oggi.
Anche sul fronte dei conti pubblici la crisi presenta un costo elevato. Il rapporto deficit/Pil nell’area euro nel 2009 si attesterà al 4% dall’1, 7% del 2008. La Germania riuscirà a contenere il deficit al 2, 9% mentre la Francia accuserà un balzo del deficit al 5, 4% per attestarsi al 5% nel 2010. Ancora peggio la situazione della Spagna che nel 2009 vedrà il Pil salire al 6, 2% e consolidarsi al 5, 7% l’anno prossimo. Secondo le stime della Commissione balza anche la disoccupazione europea. Nel 2009 nella zona euro il dato sarà del 9,3% e nei Ventisette dell’8,7%, con 3,5 milioni di posti di lavoro in meno. In Italia il tasso di disoccupazione sarà dell’8,2%, contro il 6,7% del 2008. Nel 2009 salirà ulteriormente all’8,7%, a politiche invariate, mentre per Eurolandia sarà al 10,2% e nell’Ue al 9,5%.
Per l’Italia “l’impatto del rallentamento economico sul mercato del lavoro è stato fino ad ora più visibile in termini di ore lavorate che di numero di occupati”, si legge nel documento, che aggiunge: “Le perdite di posti di lavoro dovrebbero accelerare nel 2009, risultando in un significativo aumento del tasso di disoccupazione. Nel 2009, il costo del lavoro per unità dovrebbe rallentare, dopo la forte accelerazione registrata nel 2008. Tuttavia, dati gli sviluppi avversi dei tassi di cambio, la situazione competitiva del paese non dovrebbe migliorare”.
Insomma, la Commissione europea vede nero. Secondo Almunia “alla metà del 2009 dovrebbe esserci una ripresa dell’attività economica che però sarà graduale e modesta”. Il commissario ue agli affari economici spiega che il primo semestre dell’anno in corso sarà la fase peggiore della crisi che ha investito l’economia mondiale. Per rafforzare la fiducia economica, dunque, è “fondamentale che gli Stati membri s’impegnino esplicitamente a risanare, non appena la situazione economica sarà tornata alla normalità, le proprie finanze pubbliche, in modo da garantirne la sostenibilità a medio-lungo termine”. Attenzione, dice inoltre Almunia, ad eventuali ricapitalizzazioni bancarie perchè “potrebbero far salire ancora di più l’alto debito”. In particolare, “il debito pubblico molto elevato impedisce al governo italiano un utilizzo discrezionale degli strumenti fiscali”, scrive Eurostat nell’ultimo paragrafo della pagina dedicata all’Italia.
Proprio sulla situazione italiana Almunia ha detto che “il governo italiano ed in particolare Tremonti sanno molto bene cosa fare”. Affinchè l’Italia sia in un’adeguata posizione economica vi è bisogno, ha detto il commissario Ue: “Di una combinazione tra stimolo e prudenza”. Per Almunia questo mix “è già previsto nelle misure finora adottate dal governo e penso che l’Italia continuerà su questa strada”.
Il VIDEO servizio:
Di Angelo Pergolini
C’era chi paventava sfracelli. Chi assicurava che il Natale avrebbe visto un crollo del 20 per cento dei consumi. E i saldi, questa era la fosca previsione, sarebbero andati anche peggio: meno 30 per cento. Poi le feste sono passate e si è cominciato a fare i primi conti, a mettere in fila qualche numero. Sono dati ancora approssimativi (ma reali) che raccontano una storia assai diversa: dicono cioè che i consumi, tranne alcune eccezioni, sono sì calati, ma non c’è stata alcuna catastrofe. Come si spiega?
“Non posso commentare fesserie” taglia corto Mariano Bella, economista e capo dell’ufficio studi della Confcommercio. “Chi ipotizzava contrazioni del 20 o 30 per cento… stupidaggini”. Ma le cose allora come stanno? “I consumi sono in calo dal secondo trimestre del 2008 e il Natale ha completato il tutto con ulteriore segno meno, diciamo fra l’1 e il 2 per cento. Il risultato è che l’anno si è chiuso con una contrazione stimabile fra lo 0,5 e l’1,2 per cento”.
Come valutare questo risultato? “Possiamo definirlo una tenuta con segno negativo. Ma attenzione, è pur sempre, al netto dell’inflazione, il peggior risultato degli ultimi 40 anni”. Assai prudente è anche il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli. Che dice a Panorama: “La crisi c’è, si sente e sarebbe da irresponsabili negarlo. Ma da qui a dire che tutto va male ce ne corre. Quanto all’anno appena iniziato, prevediamo 12 mesi non facili, perché la propensione al consumo, anche senza fenomeni gravemente recessivi, resterà bassa. Tutto lascia immaginare che la ripresa vera arriverà solo nel 2010. Auguriamoci che l’anno in corso si riveli meno brutto del previsto”.
Insomma: nessuna catastrofe alle porte, ma non è il caso di brindare. Chi una bottiglia di spumante la stappa volentieri, invece, è Francesco Pugliese, direttore generale della Conad (2.900 punti vendita), che ha nel comparto alimentare il suo core business: “Per noi il 2008 si chiude con un aumento delle vendite del 5 per cento. Mi sembra un risultato importante”. È un dato in netta controtendenza rispetto al quadro generale, come si spiega? “Essenzialmente in due modi. Da un lato il settore alimentare non è stato penalizzato. Dall’altro abbiamo puntato su una politica commerciale molto orientata al contenimento dei prezzi. E questo ci ha premiato”.
Assai cauto è Mario Deaglio, economista, docente all’Università di Torino e presidente del Centro Einaudi, che dice: “L’andamento dei consumi natalizi non rappresenta l’inizio della guarigione, ma di uno stallo. Perché la crisi c’è e resta. E io rimango pessimista”. Tuttavia, le famiglie non hanno tagliato in modo drastico i consumi… “Vero. Perché i bilanci familiari non hanno subito finora gravi decurtazioni. Anzi, nell’ultima parte dell’anno ci sono stati netti miglioramenti. La caduta del prezzo degli idrocarburi, per esempio, comporta risparmi consistenti per la benzina, il riscaldamento, la bolletta elettrica. E poi c’è stata la flessione del tasso Euribor, che per milioni di famiglie significa mutui più leggeri. I giornali non hanno colto questi elementi positivi. Le famiglie invece sì, dopo aver fatto due conti hanno concluso che non c’è motivo di ridurre i consumi di base”.
Quanto alle previsioni per il 2009, Deaglio vede “una domanda che comanda sull’offerta, per restare nei canoni dell’economia classica”. Che cosa significa? “Che se l’offerta si deve adeguare alla domanda si andrà incontro a una significativa riduzione dei prezzi” sintetizza Paolo Landi, presidente di Adiconsum. Landi ipotizza riduzioni medie dei listini dell’ordine del 10 per cento, come pure “nuove ondate di saldi e promozioni per beni durevoli come auto, elettrodomestici e arredamento”.
In fondo, una buona notizia per i consumatori. “Sì” concorda Marco Bulfon, che si occupa di ricerche di mercato per Altroconsumo. “Fra i commercianti crescerà la tensione competitiva e questo porterà a sempre nuove offerte, sconti e promozioni. Tutto il settore distributivo, ma anche produttivo, dovrà migliorare la propria efficienza”.
Ma il bicchiere mezzo pieno del consumatore è anche quello mezzo vuoto per il commerciante: “Nei primi nove mesi del 2008″ dice Bella (Confcommercio) “hanno chiuso 30 mila esercizi. Nel 2009 ci sarà una ulteriore selezione che premierà gli imprenditori più innovativi, quelli con più idee. Gli altri saranno destinati alla chiusura. Insomma, un anno difficile con molte gatte da pelare”.
LEGGI ANCHE: Fare acquisti in tempo di crisi fa risparmiare - Pasta cara vende di più

Il 2009 è appena cominciaro ma il Codacons già parla di stangata: le famiglie italiane spenderanno in media 605 euro in più rispetto al 2008. Queste le stime diffuse dal Codacons secondo cui le voci che incideranno di piu’ nei conti degli italiani saranno alimentari, comunicazione e banche.
“A pesare sul 2009″ secondo il Codacons “saranno, però, non i rialzi futuri, ma la crescita di prezzi che c’è stata nel corso di tutto il 2008, che finirà per determinare un aumento del costo della vita di 299 euro a famiglia, nonostante ora si preveda un periodo di stabilità dei prezzi, sia per il calo del costo del grano che per quello dell’elettricita’.
Interessante la voce comunicazioni, che arebbe stata in calo di 16 euro se non ci fosse stato
l’aumento del canone Telecom da 12,14 a 13,40, 1,26 euro al mese che, con Iva, determinano un incremento di 18,14 euro su base annua.
All’interno della voce Altri beni e servizi spiccano le banche che, evidentemente per rifarsi della
crisi, aumenteranno di 28 euro il costo dei servizi finanziari (i mutui sono esclusi dalla voce, essendo un’estrapolazione dei dati Istat)”.
Secondo il Codacons la “batosta” è sicuramente “inferiore a quella degli scorsi anni, ma che,
aggiunta a quelle che si sono succedute ininterrottamente dal 2002 ad oggi, finisce per essere la classica goccia che fa traboccare il vaso e che rischia di mandare definitivamente sul lastrico le famiglie italiane”.
Inoltre, sottolinea ancora il Codacons, il calo di molte voci è determinato da un fatto negativo, la recessione in atto. In particolare a risentire del calo degli acquisti saranno le voci Abbigliamento e calzature (+ 19 euro), Mobili e articoli per la casa (+ 34 euro), Ricreazione, istruzione e ristorazione (+ 23 euro).
Notizie realmente positive, invece, per i trasporti, che risentono della caduta del pezzo del petrolio e del conseguente abbassamento della spesa per carburanti che finisce quasi per compensare tutti gli aumenti delle altre voci inserite nei trasporti (pneumatici, ricambi, parcheggi, taxi, treni, autostrade), determinando alla fine un rialzo di appena 12 euro.

Nel 2008 i debiti delle famiglie italiane sono aumentati del 41,1%, con punte che raggiungono il +53,2% in alcune province come Cremona. è quanto sottolinea Contribuenti.it spiegando che “al 30 novembre 2008 il livello medio del debito delle famiglie italiane ha raggiunto la cifra di 19.630 euro e la più “esposta” è la provincia di Roma, con oltre 24.250 euro”.
Dall’inizio dell’anno “l’indebitamento medio delle famiglie è cresciuto del 41,1%” e i “dati 2008 confermano la crisi economica delle famiglie con una crescita dell’indebitamento che nell’ultimo anno ha raggiunto il 53,2% in provincia Cremona, il 51,4% a Bologna, il 49,6% a Milano, il 48,2 a Napoli, il 47,6 a Palermo, il 46,2 a Pescara, il 45,9 a Torino, il 44,0 a Caserta, il 43,1 a Bari ed il 42,7 a Firenze”.
Le province dove, invece, l’indebitamento è cresciuto in misura inferiore alla media nazionale sono quelle “di Isernia con il 27,3%, seguita da Potenza con 28,2%, Campobasso con 29,7%, Enna con 30,8%, Brindisi con 31,3, Udine con 32,4, Pisa con 33,6%, Avellino con 34,7%, Aosta con 35,6% e Rieti con 36,2%”.
In particolare, le famiglie residenti nella provincia di Roma hanno visto crescere l’indebitamento del 41,6% anche se, in termini assoluti di indebitamento, al 30 novembre 2008 sono quelle che guidano la classifica con 24.250 euro, a cui seguono quelle di Milano con 23.335 e Napoli con 22.229.
“Le province più indebitate” afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it “sono quelle che registrano anche i più alti debiti con il fisco. Non è da escludere che molte famiglie hanno contratto debiti per pagare il fisco a rate. Tra queste, vi sono anche delle famiglie che si sono rivolte alle fondazioni antiusura. Tuttavia, la iniqua rateizzazione fiscale attuata dai concessionari non agevola le famiglie: accade anche di pagare 8.000 euro per prima rata e rate da 300 euro mensili per i successivi 3 anni”.
Nello stesso giorno Cgil e Federconsumatori scattano una fotografia preoccupante per l’economia italiana: il più grosso sindacato d’Italia rivela che le retribuzioni dei lavoratori sono cresciute nel corso dell’anno allo stesso ritmo dell’inflazione, segnando così una crescita pari a 0, mentre l’associazione dei consumatori dice che le spese medie delle famiglie sono cresciute del 6 per cento. L’aumento medio annuale che viene registrato delle statistiche sulle retribuzioni dello studio Ires-Cgil anticipato oggi all’Ansa probabilmente farà registrare un +3,4/+3,5 per cento a fine anno, dato che risulterà interamente bruciato dall’inflazione che, nonostante la frenata degli ultimi mesi, ha registrato livelli alti specialmente in estate, con il boom del prezzo del petrolio. La Cgil ha calcolato che l’andamento dei redditi negli ultimi anni sta penalizzando in maniera sempre più evidente le buste paga degli impiegati e degli operai. Tra il 2002 e il 2008 le famiglie con a capo un dipendente hanno, infatti, perso circa 1.600 euro, a cui vanno aggiunti altri 360 euro di mancato recupero del fiscal drag per il solo 2008. Nello stesso periodo i nuclei che hanno avuto per capofamiglia un imprenditore hanno goduto di un aumento di reddito di oltre 9 mila euro. Per il presidente Ires Agostino Menguale questa stagnazione delle buste paga non potrà non avere effetti sulla congiuntura: ‘’secondo i nostri dati il calo dei consumi è un fatto reale e, purtroppo, destinato a peggiorare nel 2009 in assenza di interventi fiscali del governo a sostegno dei redditi e delle pensioni”.
Le previsioni della Cgil sembrano al momento confermate dai dati Istat, le cui ultime rilevazioni sono riferite a novembre. A quella data il tasso di inflazione acquisito per il 2008 risulta infatti pari al 3,4%, nonostante il dato mensile evidenzi un calo tendenziale della crescita dei prezzi sceso dal 3,5% al 2,7%. Allo stesso modo il dato Istat sull’andamento delle retribuzioni mostra che tra gennaio e novembre l’aumento è stato proprio del 3,4%.
A rendere più cupo lo scenario c’è , uno studio sulle variazioni di spesa delle famiglie realizzato da Federconsumatori e Adusbef. Secondo le due associazioni nel 2008 gli italiani hanno speso in media 31.700 euro con una crescita del 5,9% rispetto al 2007 (+1.720 euro). L’analisi di prezzi e tariffe rivela un aumento generalizzato dei principali beni di consumo, escluse spese telefoniche e sanitarie. I capitoli che più hanno inciso sul potere di acquisto sono essenzialmente due: i costi per il mantenimento della propria abitazione derivanti dagli aumenti spropositati nel corso dell’anno dei prezzi del petrolio (luce, gas, acqua e rifiuti urbani) e quello relativo al settore agro-alimentare che tuttavia non registra significative diminuzioni in corrispondenza della diminuzione dei prezzi internazionali delle materie prime. Inoltre, sottolinea il rapporto, c’è da considerare l’aumento negli ultimi due anni dei tassi per i mutui a tasso variabile (contratti da oltre 3 milioni di famiglie), che hanno iniziato a scendere solo negli ultimi due mesi con il taglio del costo del denaro da parte della Bce. “A differenza degli altri anni” concludono le associazioni “riteniamo azzardato fare previsioni in tema di prezzi e tariffe per il 2009 vista la gravità della crisi e l’estrema volatilità dei prezzi del petrolio, del differenziale euro-dollaro e delle variabili Borsistiche”. Ma se la recessione dovesse persistere, sostengono, “si assesteranno in riduzione i prezzi e le tariffe energetiche già dai primi mesi 2009, ma ci sarà anche il forte peggioramento del potere di acquisto delle famiglie per minori entrate di reddito (cassa integrazione e licenziamenti) pari a 492 euro annui”.
- Tags: austerity, Censis, confesercenti, euro, feste, natale, negozi, regali, soldi, spese, tagli
-

Natale 2008 “austero e preoccupato”. Con tanta gente per strada a guardare le vetrine, ma pochi che comprano. Tra gli addobbi natalizi molto rosso: quello della crisi. Tanto che le spese per i regali diminuiranno per ben un miliardo di euro rispetto allo scorso anno.
Secondo un sondaggio Confesercenti-SWG, le tredicesime degli italiani ammontano a quasi 38 miliardi di euro ma, più che la corsa ai regali, quest’anno vince il risparmio. Perché la crisi morde.
E soprattutto mette “potenzialmente in pericolo” una famiglia italiana su due: sono quasi 12 milioni, il 48,8% del totale, le famiglie che “denunciano un concreto rischio di default”.
Quest’ultimo dato emerge dal 42/o Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, che evidenzia anche come sette italiani su dieci pensi che “il terremoto nei mercati possa ripercuotersi direttamente sulla propria vita”. A determinare il rischio concorrono “investimenti in prodotti rischiosi”, mutui, credito al consumo e assenza di risparmio accumulato.
Tra le famiglie “potenzialmente in pericolo, che denunciano un concreto rischio di default”, il Censis indica prima di tutto i 2,8 milioni di famiglie (pari all’11,8% del totale) che hanno investimenti in prodotti rischiosi, come azioni o quote di Fondi comuni: di queste, 1,7 milioni (circa il 7,1% delle famiglie italiane) vi hanno collocato più della metà dei propri risparmi. Ci sono poi i quasi 2 milioni di famiglie (l’8,2% del totale) impegnate nel pagamento del mutuo dell’abitazione in cui vivono: di queste, sono quasi 250 mila (l’1%) quelle che dichiarano di non riuscire a rispettare le scadenze di pagamento o che hanno avuto molte difficoltà nel pagare le rate.
Vanno poi aggiunti i 3,1 milioni di famiglie (il 12,8%) che risultano indebitate per l’acquisto di beni al consumo: di queste, 971 mila (il 4% del totale) hanno un debito superiore al 30% del reddito annuo famigliare. Infine 3 milioni e 873 mila famiglie (il 16% del totale) non posseggono un risparmio accumulato in alcuna forma e “potrebbero trovarsi - afferma il Censis - nella condizione di non saper fronteggiare eventuali spese impreviste o forti rincari di beni di primaria necessità”.
Il Censis evidenzia anche la preoccupazione delle famiglie di fronte alla crisi: interpellati ad ottobre 2008, il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto in corso possa avere delle ripercussioni dirette sulla propria vita, mentre solo il 28,3% dichiara di poterne uscire indenne: “una sensazione che colpisce trasversalmente” giovani e anziani, uomini e donne, al nord come al sud, secondo il Censis, “ma che risulta più profondamente avvertita da quei segmenti già duramente messi alla prova in questi ultimi anni come le famiglie a basso reddito e con figli” (è preoccupato l’81,3% delle famiglie con livello economico basso, contro il 66,2% delle famiglie con livello medio).
Di fronte alla crisi economica è il “panico generalizzato” ciò che provano gli italiani, già provati da un 2008 che potrebbe essere “l’anno della paura”. Lo rileva il rapporto Censis 2008, sottolineando che la prospettiva di perdita del proprio tenore di vita si affianca alle paure già per gli immigrati e i rom, per le rapine, per gli incidenti stradali causati da droghe e alcol, per il precariato.
Il VIDEO servizio:
Percorsi naturalistici nelle campagne e itinerari gastronomici battono mare, sabbia e ombrellone. Quest’anno sembra proprio che il Ferragosto italiano debba tingersi di verde, e il boom delle prenotazioni in agriturismo per i tre giorni del ponte conferma il trend. Vuoi per le uggiose previsioni meteo che scoraggiano gli spiaggianti, vuoi per il buon rapporto qualità-prezzo-relax offerto dalle vacanze campagnole, per il prossimo week end le 18mila aziende agricole del paese registrano un generale tutto esaurito. Secondo le stime dell’Agriturist - l’associazione nazionale per l’agriturismo, l’ambiente e il territorio - è stato prenotato il 95 per cento dei 190mila posti disponibili nelle strutture italiane. “Prevediamo una durata media del soggiorno di circa 3 giorni, e un totale di 550 mila presenze. La spesa media sarà di 60 euro a persona e il fatturato complessivo di 33 milioni di euro”, ha detto il direttore Giorgio Lo Surdo. Ma se per la vacanza di mezza estate gli italiani hanno aperto più volentieri il borsellino, il pienone atteso per il 15 non compenserà la penuria di prenotazioni del resto dell’estate. La tendenza 2008, per la Coldiretti, chiama in causa una generale riduzione della durata dei soggiorni vacanzieri e una ricerca certosina tutta italiana orientata al low cost. E nonostante gli allori di Ferragosto, anche il settore agrituristico ha quest’anno registrato un calo del fatturato per le singole aziende. Che ad agosto sfiora il -7,5 per cento.
I soggiorni si sono infatti ridotti a una media di cinque giorni, con aumento esponenziale di quelli brevissimi da due notti. Si tira poi ulteriormente la cinghia, propendendo per la soluzione più economica possibile. Un trend piuttosto problematico per le aziende. Secondo il direttore di Agriturist, gli agriturismi si trovano a dover fare i conti con “una maggiore quantità di ospiti in periodi meno lunghi”. Con tutte le difficoltà a incastrare e conciliare le diverse prenotazioni.
Seppur per poco tempo, con un ombrello in borsa e la pancia a capanna, i vacanzieri del ponte scelgono allora di trascorrere vacanze bucoliche nella natura. Senza trascurare il palato. Se equitazione, tiro con l’arco, trekking, visita a percorsi naturalistici e archeologici o semplici passeggiate in campagna sono le attività gettonate dagli ospiti, secondo gli operatori del settore “il passatempo preferito “rimane oziare con le gambe sotto il tavolo assaggiando i prodotti tipici della casa”.
Il VIDEO servizio: