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Venerdì di passione, domani, per chi viaggia e chi si muove in città: aerei, navi, treni e trasporto locale sono coinvolti nello sciopero generale proclamato dai sindacati autonomi. Non solo: braccia incrociate anche nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione.
Trasporto. Quello pubblico è a rischio con l’eccezione delle fasce orarie protette (qui il file in .pdf con le fasce protette in tutte le città ), quelle maggiormente interessate al traffico pendolare e ai servizi minimi che, confermano i sindacati, saranno garantiti secondo quanto prevede la legge che regolamenta gli scioperi nei servizi pubblici essenziali.
Lo sciopero avrà probabili ripercussioni per i trasporti pubblici mentre non dovrebbe avere un impatto rilevante sulla circolazione dei treni e degli aerei. Gli addetti agli impianti fissi e uffici si fermeranno per l’intera giornata del 17, mentre il restante del personale dalle 9 alle 17. Ma la protesta proclamata da Cub, Cobas e SdL, secondo le Ferrovie dello Stato, non avrà alcun effetto sui treni a media e lunga percorrenza mentre per i treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non saranno interessati dallo sciopero.
Quanto al trasporto pubblico locale e trasporto merci e logistica il blocco sarà per tutte le 24 ore ma, riferiscono i sindacati, “nel rispetto delle fasce protette localmente definite che saranno comunicate singolarmente”. A Roma autobus e metropolitane circoleranno da inizio servizio fino alle 8,30 e dalle 17 alle 20. A Milano le fasce protette sono da inizio servizio alle 8,45 e dalle 15 alle 18; a Torino dalle 6 alle 9 e dalle 12 alle 15 mentre a Napoli vanno dalle 5,30 alle 8,30 e dalle 17 alle 20.
Secondo fonti sindacali, la situazione sarà particolarmente pesante a Roma dove, oltre al blocco di treni ed autobus, si terrà la manifestazione nazionale con centomila persone attese che, dalle 10, sfileranno in corteo da piazza della Repubblica a San Giovanni.
Lo sciopero di venerdì interessa anche i vigili del fuoco, con il personale operativo turnista (compresi gli aeroporti) che incrocia le braccia dalle 10 alle 14.
Sul versante aereo la crisi dell’Alitalia come anche la composizione della rappresentanza sindacale, sembrano mettere il settore al riparo dalla protesta.
Pubblica amministrazione. Aderisce alla protesta anche la pubblica amministrazione. Gli uffici di Ministeri, Enti locali, parastato e agenzie fiscali resteranno chiusi per l’intera giornata. A Roma, sede della manifestazione nazionale (con partenza alle 10 da piazza della Repubblica) lo sciopero inizierà alle 8,30 e terminerà alle 16,30.
Sanità. Si asterranno dal lavoro medici, infermieri, personale amministrativo delle Asl e strutture sanitarie private, a partire dall’inizio del primo turno di domani fino a chiusura dell’ultimo turno previsto in giornata. Saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali e le emergenze.
Scuola. Venerdì nero per la scuola: insegnanti, studenti e altri lavoratori del settore si asterranno dal lavoro per 24 ore e molti scenderanno in piazza per la manifestazione in programma nella capitale.
A novembre tocca ancora agli statali. Nel pubblico impiego, nella prima metà del mese, ci saranno scioperi a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto. Secondo quanto si apprende, le categorie di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per il 3 novembre lo sciopero dei lavoratori delle regioni del centro, per il 7 di quelli del nord, mentre il 14 a fermarsi saranno sud e isole. Le organizzazioni hanno reso noto il calendario della mobilitazione, dopo che è fallito, questa mattina, il tentativo di conciliazione al ministero del Lavoro.
La vertenza riguarda il rinnovo del biennio economico 2008-2009. La trattativa si è aperta nei giorni scorsi all’Aran ma, pur proseguendo, il confronto stenta a decollare per il nodo
delle risorse economiche considerate insufficienti dal sindacato.
Uno stanziamento, quello del governo (tre miliardi per le amministrazioni statali e altri tre per il resto della pubblica amministrazione) che, secondo quanto sottolineato più volte dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, consentirà un contratto onesto. La pensa diversamente il sindacato, che chiede l’apertura di un tavolo a Palazzo Chigi con tutte le controparti pubbliche (quindi oltre al governo, anche regioni e comuni). Richiesta alla quale, almeno per il momento, il governo non sembra voler dare una risposta positiva. Sempre secondo Brunetta, infatti, è l’Aran l’agente contrattuale: una agenzia voluta dagli stessi sindacati. Lo sciopero delle regioni del centro, dunque, fissato per il 3 novembre, seguirà di pochi giorni quello della scuola del 30 ottobre indetto dai sindacati confederali, dalla Gilda e lo Snals.
Lo stipendio medio annuo nel settore della Pubblica amministrazione è stato di poco superiore ai 27 mila euro, più alto rispetto al settore privato. Nel 2001, la retribuzione media era di 23.436 euro; nel 2007 ha raggiunto 27.076 euro.
È ampio il divario tra i comparti pubblici: la media retributiva più bassa è di circa 21 mila euro per i dipendenti delle Regioni e delle autonomie locali, mentre i valori più alti sono dei magistrati, che percepiscono in media 110 mila euro. I dati sono stati pubblicati dall’Istat nel resoconto delle retribuzioni contrattuali annue del pubblico impiego 2001-2007 che, per la prima volta, comprende anche gli stipendi dei dirigenti.
Ministeri, vigili del fuoco, agenzie fiscali e scuola: qui le retribuzioni sono in media di 24 mila euro; negli enti pubblici non economici ci si aggira sui 26,2 mila e per i dipendenti della presidenza del Consiglio sui 29,4mila euro. Livelli superiori per il servizio sanitario nazionale (30,5 mila), ricerca (31,9 mila), forze di polizia (31,2 mila a ordinamento civile e 33,3 mila a ordinamento militare), difesa-esercito (33 mila).
Nella classifica dei livelli più alti, sotto la media dei magistrati, di 110 mila euro, troviamo l’università, con retribuzione annue medie di 36,4 mila euro.
Retribuzioni medie più alte del privato: confrontando i dati del 2005, nella pubblica amministrazione lo stipendio medio era di 23.659 euro, mentre quello degli impiegati dei tre grandi aggregati del settore privato erano inferiori del 18,2% per l’agricoltura, del 4,6% per l’industria e del 2,1% per i servizi di mercato.
I lavoratori del pubblico impiego riceveranno, con la busta paga di gennaio 2009, 50 euro come anticipo sugli aumenti definitivi in attesa del rinnovo contrattuale. Questa è la promessa del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta che, in un’intervista al Sole 24Ore, spiega che il pacchetto del pubblico impiego inserito nella Finanziaria consiste in “una serie di misure che tendono a salvaguardare il potere di acquisto dei lavoratori”.
Brunetta aggiunge che i lavoratori pubblici non dovranno aspettare ancora per il rinnovo del contratto. “Visto che erano disponibili i circa 500 milioni per la vacanza contrattuale 2008 - spiega - abbiamo deciso di pagare subito le indennità. E così ho inserito, d’intesa con Tremonti, un intervento che equipara il settore pubblico a quello privato”.
Per quel che riguarda il negoziato con i sindacati sul rinnovo dei contratti, il ministro dice che “si parte a inizio ottobre”, e sul pacchetto osserva che “in questo quadro, che certamente non è di vacche grasse, avere di fatto tre miliardi di euro per i rinnovi contrattuali penso che non sia poca cosa”.
“Se poi” aggiunge “il sindacato pensa di chiedere di più vada da Tremonti e da Berlusconi a farselo dare. Io non ce l’ho”.
Il rinnovo del contratto del pubblico impiego si farà. Ad assicurarlo, il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che ha annunciato aumenti salariali compresi tra il 6 e l’8 per cento a proposito del rinnovo del contratto degli statali. Una percentuale che le federazioni sindacali di categoria hanno però immediatamente contestato, commentando che “la matematica non è un’opinione”. Ospite a Omnibus su La7, il ministro della Funzione pubblica ha dichiarato che “il 2009, che concentrerà due anni in uno, vedrà una dinamica salariale tra il 6 e l’8 per cento di aumento. Dunque, ci sono le risorse disponibili per fare un contratto onesto che mantenga non solo il potere d’acquisto, ma dia anche i premi”. Ma, ha sottolineato Brunetta, “mentre i dipendenti privati lavorano più e meglio sennò perdono il posto di lavoro, quelli pubblici sono pagati di più in cambio di niente, di nessun miglioramento”. Su Alitalia, il ministro è critico verso l’atteggiamento di disponibilità con le organizzazioni dei lavoratori manifestato dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. “Io non avrei mai detto salta tutto se il sindacato non è d’accordo. Per niente, si va avanti! – dice il ministro - Vorrei ricordare che la situazione di Alitalia è il prodotto di cattiva politica certamente, ma anche di cattivo sindacato”.
Proprio dai sindacati non tardano le risposte. “La realtà italiana è quella di un pubblico impiego con gli stipendi più bassi d’Europa. È quella in cui, per gli anni di vacatio contrattuale come il 2008, ci sono solo 8 euro lordi in più nelle buste paga dei lavoratori, pari allo 0,4 per cento dell’inflazione ufficiale – dice Rino Tarelli, segretario di Cisl-Fp - La realtà è che, a bocce ferme, il decreto 112 che ha anticipato la Finanziaria comporterà una diminuzione degli stipendi dal primo gennaio 2009″. Sulla stessa linea anche Carlo Podda, segretario generale della Fp-Cgil. “Il ministro Brunetta dipinge un mondo in cui la dura realtà dei numeri viene negata. L’ammontare delle risorse messe in campo per i rinnovi contrattuali garantiscono aumenti per il 2008 pari a 8 euro lordi mensili pro capite e 65 euro lordi mensili pro capite per il 2009. Sono stati sottratti dalle buste paga di i tutti i lavoratori, anche di quelli meritevoli, 1,7 miliardi e quindi, in virtù di questo provvedimento, tutti i dipendenti subiranno un taglio ai loro stipendi nel 2009 dagli 80 ai 300 euro mensili”. Quanto allo scarto tra lavoratori pubblici e privati in busta paga, ha proseguito Podda, “dati Aran del 2002 valutano l’aumento per i dipendenti pubblici pari al 15,6 per cento e per i privati pari al 15,52 per cento”. E tempi duri si preannunciano anche per il negoziato sui contratti tra imprese e sindacati. “La trattativa di Cgil, Cisl e Uil con Confindustria è dentro un perimetro che può solo produrre un accordo a perdere per i lavoratori - spiega Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom ed esponente della Rete “28 Aprile” - Il confronto continua a ruotare attorno a una programmazione dell’inflazione che è ampiamente al di sotto di quella ufficiale Istat, a sua volta inferiore all’aumento dei beni di prima necessità: così invece che tutelare il potere di acquisto si programma la riduzione dei salari nei contratti nazionali”.
La “rivoluzione” condotta da Brunetta (”i fannulloni sono in calo del 37 per cento e ora è arrivato il momento di premiare i più meritevoli”, ha detto stamattina) per snellire la pubblica amministrazione in nome dell’efficienza, della riduzione dei costi e della modernizzazione trova proprio oggi la sua ragion d’essere nei dati della Cgia di Mestre che, mettendo a confronto le spese del comparto pubblico italiano con quello di due paesi federalisti come Spagna e Germania, ha scoperto che la nostra pubblica amministrazione costa ben 60 miliardi in più di quella tedesca. Se infatti in Germania, tra il 2000 e il 2007 la spesa per il personale pubblico (stipendi più contributi) in percentuale del pil è scesa dall’8,1 al 6,9 per cento, mentre in Spagna è rimasta sostanzialmente invariata, in Italia le cose sono andate diversamente. “Nello stesso periodo di tempo i costi, qui da noi, sono passati dal 10,4 al 10,7 per cento del pil – sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - In Italia il costo della pubblica amministrazione è superiore di quasi 4 punti percentuali di pil rispetto alla Germania. Se quindi la nostra percentuale fosse pari a quella tedesca, il risparmio ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro”.
Il nervo scoperto della pubblica amministrazione italiana ha a che vedere con il numero dei dipendenti pubblici. “Forse non sono troppi in assoluto, ma, in rapporto agli abitanti, in Italia ne abbiamo più dei nostri amici tedeschi e spagnoli – sottolinea Bortolussi – Infatti, se qui da noi ci sono 58 dipendenti pubblici ogni mille abitanti, in termini assoluti pari a 3.391.000 unità, in Germania e in Spagna ve ne sono poco più di 55 ogni mille abitanti, che sono pari rispettivamente a 4.564.100 e 2.436.172 unità”. Altrettanto impietoso è il risultato del confronto che emerge dalla distribuzione tra i vari livelli istituzionali dei lavoratori pubblici. Se in Italia il 59 per cento è alle dipendenze dello Stato centrale (e l’altro 41 per cento è impiegato tra regioni, università ed enti locali), in Germania solo il 10,5 per cento lavora per lo Stato centrale e l’altro 89,5 è distribuito tra i “lander” e le amministrazioni locali. Così come in Spagna, dove solo 22,4 dipendenti pubblici su cento sono impiegati per lo Stato centrale mentre il resto è suddiviso tra comunità autonome ( 50,2 per cento), enti locali ed università (27,4 per cento). Ecco perché, dicono dalla Cgia, “la riforma federale dovrà necessariamente, oltre a trasferire ulteriori competenze e autonomia impositiva agli enti locali, provvedere alle redistribuzione del personale pubblico per consentire una puntuale ed efficiente prestazione delle funzioni trasferite”.

(foto laPresse)
di Donatella Marino
Sempre meno assenze per malattia. A luglio, nel pubblico impiego, si sono ridotte del 37,6 per cento rispetto allo stesso mese del 2007. Una variazione che è quasi il doppio di quanto rilevato a giugno (-22,4 per cento) e addirittura quattro volte rispetto a maggio (-10,9). A cosa è dovuta quest’ulteriore caduta libera virtuosa? “È cambiata la mentalità”, assicura il ministro della Funzione pubblica e innovazione Renato Brunetta, che ha commissionato l’indagine su 70 amministrazioni (ma conta di triplicare il campione già da settembre). “Una piccola rivoluzione ottenuta anche grazie alla volontà della stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici”.
Dopo anni in cui le giornate di assenza erano stabili su valori superiori a 20 giorni per dipendente pubblico, i dati di questi mesi dimostrano una netta tendenza alla contrazione: rapportati a un anno intero la media si attesterebbe infatti sui 10 giorni. Un risparmio in termini di efficienza che a gennaio, promette il ministro, si tramuterà in moneta per i più meritevoli.
Leggi il documento integrale dell’indagine(in .pdf) - L’integrazione INAIL
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Non è partito con il piede giusto il confronto sui rinnovi contrattuali 2008/2009 fra i sindacati del Pubblico impiego e l’Aran, l’agenzia che rappresenta le amministrazioni pubbliche.
Secondo quanto trapela dai sindacati, la riunione non ha fatto registrare “nessun passo avanti”, soprattutto sul versante delle risorse necessarie per poter rinnovare i contratti nazionali. I rappresentanti dei lavoratori hanno minacciato un inasprimento della lotta a settembre, con una o più giornate di sciopero qualora il Governo non stanziasse le risorse a copertura degli aumenti richiesti. L’Aran ha proposto l’istituzione di tre tavoli differenti: uno per il rinnovo del biennio 2008-2009, gli altri due relativi alla riforma del modello contrattuale nel settore pubblico e all’elaborazione dei decreti delegati di riforma del pubblico impiego per il personale non dirigenziale.
Molto duro il giudizio di Enrico Panini, segretario della Cgil Scuola: “In assenza di risorse aggiuntive, oltre l’inflazione programmata, non ci sono le condizioni per aprire le trattative per il rinnovo contrattuale 2008/2009 nei settori della conoscenza” afferma il sindacalista, ricordando che manca ancora la firma dei contratti 2006/2007 di Università, Ricerca e Afam. “Mentre evita di incontrare i sindacati” ha inoltre polemizzato Panini, “il ministro Brunetta chiede all’Aran di svolgere, per suo conto, un ruolo improprio. Servono sedi di confronto politico vere nelle quali affrontare i temi legati al modello contrattuale ed all’attuazione del ddl delega di riforma della Pubblica Amministrazione. Abbiamo rivendicato come Flc Cgil, in continuità con il Memorandum sulla conoscenza, di aprire un confronto immediato con il Governo per affrontare le specificità dei comparti della conoscenza”.
Per quanto riguarda la Confsal (Confederazione dei sindacati autonomi), il segretario generale Marco Paolo Nigi ha dichiarato: “Abbiamo chiesto già a livello politico l’immediato ed equo rinnovo dei contratti, che può avvenire solo sulla base della disponibilità di risorse rapportate al recupero effettivo del potere di acquisto e al riconoscimento economico del merito dei lavoratori. Con i contratti scaduti da sette mesi, o si va ad un accordo o rimane l’inevitabile lotta sindacale”.
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Inizio settimana con la fiducia. Infatti è previsto per oggi pomeriggio alla Camera il voto di fiducia sul maxiemendamento del governo alla manovra economica triennale. Domani saranno discussi gli ordini del giorno. Giovedì il provvedimento andrà al Senato, in modo da poter essere approvato entro i primi giorni di agosto, prima della pausa estiva.
Ma sul fronte del dibattito politico-sindacale sono ancora forti i toni e le polemiche sulle risorse per i contratti del pubblico impiego, in particolare sul taglio di 400 milioni dei fondi accantonati per i rinnovi dei contratti pubblici per il triennio 2009-2011.
La Cgil è sul piede di guerra: “Se si va avanti così” dice Carlo Podda, segretario della Cgil funzione pubblica “a settembre lo sciopero sarà inevitabile”. Per Podda, i tagli non ricadranno solo sugli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione ma ci saranno anche meno servizi per i cittadini.
Getta acqua sul fuoco il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta: “Il testo che conta è il Dpef con l’inflazione programmata all’1,7% per quest’anno e all’1,5% nel 2009, toccherà poi alla legge finanziaria quantificare e finalizzare le risorse necessarie, insomma definire la cifra che equivale a quegli obiettivi di inflazione”.
La filosofia di Brunetta è che non ci saranno tagli ai premi, ma che fondi equivalenti o di più, provenienti dai risparmi sulle consulenze, saranno destinati ad una nuova contrattazione di secondo livello che deve premiare il merito. Brunetta ha anche annunciato di aver dato indicazioni all’Aran di avviare il dibatti su un nuovo modello di contratto “tendenzialmente unificato con quello del lavoro privato, pur con alcune specificità proprie del pubblico”.
Sceglie la linea della trattativa la Uil di Luigi Angeletti che in un’intervista al Messaggero di stamani spiega che è necessario avviare in tempi rapidissimi la trattativa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Ma non chiude la porta allo scioper: ““Prima la trattativa, poi l’eventuale sciopero. Dipenderà dall’atteggiamento dell’esecutivo”. Insomma la Uil prima di “scioperare vuole discutere di nuove regolare con le quali assegnare i premi che tuttavia non riguardano solo i dipendenti pubblici”. Angeletti è d’accordo con Brunetta che il merito va premiato, “ma quello che non accettiamo è che la ricerca di nuove regola possa essere un pretesto per ridurre le risorse”.
È prevista poi per giovedì prossimo l’avvio della trattativa tra Confindustria e sindacati del negoziato ad oltranza sul rinnovo dei contratti nazionali. La differenza sta in pochi decimali, ma importanti. Su come recuperare il potere d’acquisto dei salari. L’obiettivo è stabilire prima delle vacanze le regole per i rinnovi contrattuali nazionali. Per il 2009 di sicuro la cifra sarà più alta dell’1,7 per cento (inflazione programmata) che il governo offre agli statali. La Confindustria sta sul 2 per cento. Cgil, Cisl e Uil, in ordine sparso, chiedono di più; servirebbe almeno il 2,5 per cento per metterle d’accordo.
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