Leggi tutte le notizie su:
straordinari

Più soldi netti in busta paga a fine anno. È questo il sogno del premier e del governo come “regalo di Natale” agli italiani vessati dalla crisi economica internazionale. “Detassare la tredicesima? Ci sono diverse ipotesi, i fondi sono pochi”. Spiega Silvio Berlusconi arrivando alla sede della Confcommercio. Le misure allo studio dei tecnici dell’esecutivo sono diverse. “Stiamo lavorando” spiega il premier, “venerdì avremo questo incontro con il mondo del lavoro. Abbiamo in mente diverse cose che pensiamo possano essere messe in pratica”. Di fronte all’attuale tempesta finanziaria sono allo studio varie ipotesi sulla possibilità di detassare le tredicesime, ma tutto dipende dai fondi a disposizione.
Il premier ha poi affrontato il tema della crisi finanziaria. Il governo è pronto a sostenere, ove richiesto, il sistema bancario italiano. Ma solo se richiesto. “Io sono ottimista. Le Borse sono ripartite e il sistema delle banche è solido. Tuttavia - ha aggiunto - se le banche lo richiedono il governo è a disposizione per intervenire senza però che questo intervento significhi in alcun modo come qualcosa di imposto o di imperativo. Senza che significhi in alcun modo che ci sia alcuna conseguenza per i dirigenti e gli amministratori delegati”.
Il Cavaliere ha quindi ribadito che “il governo è pronto ad assistere le banche alle regole di mercato senza condizioni punitive né per il management né per gli azionisti”. Ad ogni modo, insiste Berlusconi, “il sistema bancario è solido”. “Sempre con la massima libertà da parte delle banche, se gli istituti ritengono di voler aumentare la loro disponibilità liquida e di patrimonio, lo Stato è pronto a intervenire. Lo Stato” ha aggiunto “può sottoscrivere delle obbligazioni, azioni di risparmio o obbligazioni convertibili, che sarà possibile convertire su richiesta delle banche”.
di Gino Pagliuca
Due case di caratteristiche analoghe e distanti magari solo poche decine di metri possono avere, per il fisco, valori assai diversi, che possono tradursi in differenze di migliaia di euro se vengono vendute. Possono pesare in misura molto diversa sui proprietari quando si trovano a pagare tre diverse imposte (registro, ipotecaria e catastale). Gli stessi proprietari possono pagare importi diversi nel caso in cui comprino da un costruttore al quale bisogna versare l’Iva. L’Ici, poi, si calcola sul valore presunto dell’immobile, l’Irpef invece sulla rendita, cioè sul canone di affitto teorico che secondo l’erario si potrebbe ottenere. Quella sui rifiuti è una tassa, quindi dovrebbe tener conto dell’”attitudine” del contribuente a produrre rifiuti, invece si paga a seconda dei metri quadrati, come se i rifiuti li producessero i pavimenti e non le persone…
L’elenco delle assurdità nell’imposizione fiscale sulla casa potrebbe continuare a lungo. Di sicuro la legislazione ha contribuito a rendere opaco un mercato come quello immobiliare che già non brilla per trasparenza. Alla fine il risultato è una congerie di norme farraginose che comunque fanno affluire nelle casse pubbliche un fiume di denaro, come si può rilevare dai dati resi noti dall’Agenzia del territorio sul gettito dei 13 tributi principali nel 2007. In cassa sono entrati 42,8 miliardi di euro, con l’Ici a fare la parte del leone (entrate per 11,4 miliardi); nel computo però entrano anche gli 1,7 miliardi arrivati dalla prima casa, che dal 2008 non è più tassata.
Nelle entrate sono considerate anche voci di entità modesta, come gli 80 milioni di euro dell’imposta di successione, abolita nel 2001 dal secondo governo Berlusconi, anche perché ha sempre reso meno di quanto costasse incassarla, e poi riproposta, sebbene con forti esenzioni, dal governo Prodi. Al computo andrebbero aggiunti anche tributi minori (ma non per chi li paga) come quello ambientale per i consorzi di bonifica.
Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha lanciato, all’interno della riforma federale dello Stato, l’idea di un tributo unico sulla casa gestito dai comuni, la cosiddetta service tax, che sostituisca le imposte attuali. Non sarà facile, perché non tutte e 13 si prestano a essere accorpate. è il caso dei tributi (registro, ipotecario e catastale, Iva) legati alle compravendite e che hanno andamenti molto variabili.
L’idea della service tax non dispiace ai rappresentanti dei proprietari di casa, ma con qualche distinguo. Dice il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani: “L’uso dell’inglese è sospetto. Tax significa sia tassa, e quindi corrispettivo di erogazione di servizi, sia imposta. Noi vorremmo che si trattasse di una tassa per i servizi forniti dagli enti locali agli immobili e non di un’imposta patrimoniale. Solo mettendo paletti molto chiari è possibile lasciarne ai comuni la gestione, contrariamente sarebbe come spalancare a una volpe la porta del pollaio”.
“L’arte di tassare consiste nel togliere una certa quantità di piume con la minore quantità di grida”. Con questa battuta, nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze della Camera, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha parlato del programma economico-finanziario del governo sottolineando come “entro la fine della legislatura taglieremo le tasse ma abbiamo degli impegni da rispettare con l’Unione Europea non vogliamo eluderli”. Eccolo, in sintesi, il pensiero di Gilulio Tremonti.
Che ha anche voluto sottolineare: “Abbiamo un programma che dura 5 anni in questo tempo abbasseremo le tasse, ma pesano le crisi internazionali e l’instabilità dei conti pubblici”.
“Faremo una riduzione fiscale come indicato nel programma in funzione dell’andamento dell’economia e del dividendo che deriverà dal federalismo fiscale”, ha affermato il titolare di via XX Settembre spiegando che il governo farà “una riduzione su un arco di legislatura di cinque anni”. Il ministro ha poi ricordato di aver detassato, nel giro di 120 giorni, “due cespiti fondamentali: la casa e il lavoro”.
Gli uffici di via XX Settembre presenteranno, lunedì o martedì, la Finanziaria che avrà come collegato il ddl sul federalismo fiscale. “Il federalismo fiscale” ha aggiunto Tremonti “è definito nel collegato alla Finanziaria di prossima presentazione”. Per l’esame del federalismo fiscale, dovunque inizi l’esame parlamentare, “sarà fondamentale fare una data room, per avere una base di dati condivisi. I numeri non sono di centro, di sinistra o della periferia. Bisogna ricostruire quello che ci manda, abbiamo una visione parziale. Non è stato fatto questo esercizio di aggregazione, di consolidamento dei dati. Poi ci saranno le decisioni politiche che potranno sì diversificarsi, ma sulla base di dati comuni”.
La proposta del ministro mira a far sì che la riforma non sia fatta né a Palazzo Chigi né negli uffici di via XX Settembre, ma in Parlamento. Per il pre-esame, ha rilevato Tremonti, un mese e mezzo sarebbe un tempo “politicamente ottimo ma non so se sarà tecnicamente possibile, dipende anche da noi”.
Nella lotta all’evasione “la partecipazione dei Comuni è molto importante”. Secondo il titolare dell’Economia, “un Paese con 8mila Comuni e 4 milioni di partite Iva l’attività di contrasto all’evasione non può essere operata solo dalla Guardia di Finanza. Credo - dice - che serve il terzo pilastro che è quello dei Comuni”. “Confermiamo l’impegno sulla lotta all’evasione fatta attraverso i Comuni” sottolinea il ministro “il fatto che grandi Comuni siano interessati per noi è positivo”. Tremonti ha, inoltre, definito “strategica la riforma della riscossione”. “Se lo stato diventa odioso non è più credibile. Lo è se chiede cose giuste; se chiede di più passa dalla parte del torto”, ha continuato Tremonti delineando il principio su cui si basano le politiche di contrasto all’evasione fiscale basate non sulla contabilità ma sulla collaborazione con i comuni e la revisione dei vincoli all’utilizzo dei contanti per i pagamenti. La scelta di rivedere i vincoli per l’uso del contante “non è stata fatta per favorire pratiche illecite: la soglia era illogica, troppo bassa; quella attuale è europea”. Altri paesi sono arrivati a un uso generalizzato di strumenti sofisticati ma “non è che se ne imponi uso hai un alto livello di contrasto all’evasione. In molte parti del nostro paese” ha rilevato il ministro “non si sa ancora usare l’assegno. Non credo che siamo un popolo di ’delinquenti salvo prova contraria”.
Dopo un anno di trattative, la catena di grandi magazzini americana Wal-Mart ha accettato di stipulare un contratto collettivo con i lavoratori impiegati nell’outlet di Shenyang, capoluogo della provincia cinese di Liaoning.
Si tratta del primo degli almeno cento negozi che il gigante ha aperto in Cina negli ultimi anni in cui verranno garantiti uno stipendio minimo e aumento progressivo dello stesso, quantificabile in un +8% sia per il 2008 che per il 2009, una sorta di previdenza sociale oltre che ferie e straordinari retribuiti.
La richiesta dalla sede di Shenyand del sindacato di Wal-Mart é stata presentata il 28 maggio 2007, e le contrattazione con i dirigenti americani sono iniziate il 4 luglio successivo. Va specificato che Wal-Mart ha creato il primo sindacato in Cina nel luglio 2006, quando i suoi punti vendita sul territorio cinese non erano più di sessanta.
Le autorità locali hanno naturalmente apprezzato la “sincerità e la responsabilità dimostrata da Wal-Mart”, che con la firma del contratto collettivo ha dimostrato la propria disponibilità a rispettare tutte le disposizioni della legge cinese sul lavoro e sui contratti collettivi. La giurisprudenza cinese riconosce infatti il diritto di istituire rappresentanze sindacali, a patto che queste ultime facciano capo anche al sindacato di Stato ACTFU (All-China Federation of Trade Unions), a tutte le aziende che contano almeno 25 impiegati, allo scopo di salvaguardare i diritti economici, politici e culturali degli stessi e di migliorare i rapporti tra operai e datori di lavoro.
Tuttavia, le imprese straniere sono spesso accusate da ACTFU di opporsi alla presenza di una rappresentanza sindacale nei propri stabilimenti nel timore che, attraverso questi organi, il governo riesca ad esercitare un controllo diretto sui lavoratori. In genere, i sindacalisti collegano la negligenza delle strutture non cinesi alla loro propensione a sfruttare oltre misura la mano d’opera cinese. Ed é proprio per questi motivi che la stampa cinese ha dato così tanta importanza all’iniziativa di Wal-Mart, seppure resta da vedere se i dipendenti delle altre 99 filiali del gruppo americano verranno presto tutelati da contratti collettivi simili.
Non si arresta il costo dei mutui per l’acquisto di abitazioni, influenzato anche dalla crescente propensione delle famiglie italiane per il tasso fisso. A maggio, segnala il bollettino mensile dell’Abi, il saggio di interesse si è collocato in media al 5,75%, nuovo massimo da ciqnue anni. L’incremento è dello 0,09% rispetto al 5,66% di aprile e dello 0,36% nei confronti del 5,39% di maggio 2007.
Al record quinquennale si è collocato il mese scorso anche il tasso medio dei prestiti in euro concessi dalle banche: i finanziamenti sono costati il 6,23% contro il 6,19% di aprile e il 5,68% di un anno prima. Il tasso sui prestiti in euro alle società non finanziarie è invece sceso al 5,35% dal 5,48% del mese precedente. Resta comunque basso l’indebitamento delle famiglie italiane nel confronto internazionale. In particolare, spiega l’Abi, il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile si collocava al 47% nel 2006 e le ultime informazioni sul 2007 segnalano un incremento al 50%. Un dato contenuto rispetto al 144% degli Stati Uniti, al 125% della Spagna, al 99% della Germania, all’87% del complesso dell’area dell’euro e anche al 69% della Francia dove più la dinamica si avvicina a quella del nostro Paese.
La composizione del debito delle famiglie italiane che emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia vede il peso maggiore assunto dai debiti verso banche e finanziarie che incidono per circa l’86% del totale. Un dato in calo rispetto all’88% del 2000 e al 93% del periodo 2002-2004. A crescere è invece il peso dei debiti commerciali che si attestava al 5,4% nel 2006, e di quelli verso amici e parenti, che si collocava all’8,4%.
Il VIDEO servizio:
Più o meno uno stipendio. È quanto risparmieranno le famiglie italiane grazie alle tre misure adottate dal governo su Ici, straordinari e mutui: fino a 1.400 euro. Il calcolo è stato fatto dal Sole 24 Ore, secondo cui la parte maggiore del taglio alle spese verrebbe dagli straordinari, con un risparmio che premierebbe soprattutto chi più si avvicina al tetto fissato, i 30mila euro di reddito. All’Ici dicono addio 17 milioni di famiglie.
Il capitolo più incerto è quello sul congelamento della rata del mutuo, dove i calcoli sono molto indicativi. Ma quanto ai risparmi legati ai tagli fiscali sugli straordinari, secondo il quotidiano finanziario si potrà arrivare anche fino ai 760 euro. Quanto all’Ici, una famiglia che vive in una grande città potrà contare su un taglio delle tasse anche superiore ai 500 euro.
A continuare a pagare la tassa sulla prima casa a giugno saranno soltanto lo 0,3% delle famiglie, pari in tutto a 54mila nuclei. I “non esentati” saranno infatti i proprietari di case delle categorie catastali A1 (signorili), A8 (ville) e A9 (palazzi e castelli). Poco più di 70mila unità immobiliari, scrive il Sole, su un complesso abitativo nazionale pari a 30 milioni, tra i quali il 73% sono prime case. Insomma, tra ville e residenze di lusso si parla di poco più di 50mila costruzioni, pari allo 0,3% del totale. E i proprietari hanno redditi superiori ai 200mila euro. Che renderanno, con la loro Ici, circa 100 milioni di euro
E sulla possibilità di rinegoziare i mutui a tasso variabile offerta dall’accordo tra governo e Abi? In questo caso, secondo i dati di Ing Direct, un mutuo trentennale che era stato acceso nel 2006 ha già visto crescere la rata di 200 euro al mese. Si potrà dunque contare, ma solo indicativamente, su uno sconto di questo tenore. Ma i benefici di questa misura sono difficilmente calcolabili, dal momento che dipenderanno dall’andamento dei tassi. Infatti congelare la rate del mutuo significherà anche allungarne la durata e quindi pagare di più, proprio in relazione al trend del costo del denaro. Può anche darsi che l’operazione di tornare alla rata del 2006 non venga scelta da tutte le famiglie interessate (un milione e 250mila). Sarà possibile prolungare il prestito da un minimo di tre mesi fino a un massimo di 52.
Per quanto riguarda la detassazione degli straordinari, gli aumenti in busta paga saranno tra i 200 e gli 800 euro l’anno e costeranno allo Stato un miliardo di euro. In tutto sono 17 milioni i dipendenti, a cui bisogna sottrarre quelli pubblici, circa 3 milioni, e quelli che guadagnano meno di 8mila euro, altri 3,8 milioni. Saranno interessati dalla manovra circa l’85% del totale: arriviamo a circa 9 milioni di persone. Tra queste però è difficile conteggiare quelli che ricorreranno agli straordinari. Un calcolo indicativo parla del 45% del totale.
Il VIDEO servizio:
“La malattia dell’Italia si chiama crescita zero”. Chiara e dettagliata l’analisi del numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia. È il suo discorso di investitura a capo degli industriali e la lady di ferro invita il nuovo governo a fare le riforme necessarie per rilanciare il Paese. E avverte: “Siamo pronti a collaborare”. Poi, guardando alle parti sociali, chiede la chiusura degli accordi sui contratti “entro settembre”.
Non è, però, alle parti sociali che la Marcegaglia guarda per rilanciare il Paese. Quello che il numero uno di Confindustria cerca è una “collaborazione” con il nuovo governo: liberalizzazioni (nazionali e locali), federalismo fiscale, detassazione fiscale, revisione del sistema previdenziale e snellimento della pubblica amministrazione.
“Noi riconosciamo il primato della politica” avverte ” la politica deve meritarlo e giustificarlo con i risultati”. Secondo la leader degli industriali “gli elettori hanno fortemente penalizzato, fino ad escluderle dal Parlamento, quelle forze portatrici di una cultura antindustriale”. Per la prima volta, prosegue, “tutte le formazioni politiche presenti nelle due Camere condividono i valori del mercato e dell’impresa. Stiamo assistendo a una significativa semplificazione del sistema politico”. Dicendosi “malgrado tutto, ottimista”, il leader degli industriali rileva come “nella coscienza collettiva si stia esaurendo quel conflitto di classe fra capitale e lavoro che ha segnato la storia degli ultimi 150 anni”. Oggi, in sostanza, “si fa strada la consapevolezza che la crescita economica è il vero bene comune”.
Su questa linea Marcegaglia tende la mano al sindacato: “Possiamo chiudere una lunga stagione di antagonismo” ha affermato “pensare in maniera nuova il confronto con i sindacati e il modello di relazioni industriali. Oggi sono obsolete”. “La riforma della contrattazione dovrà riguardare anche il pubblico impiego, che ha inspiegabilmente ottenuto negli ultimi anni incrementi retributivi più che doppi rispetto al settore privato, senza alcun aumento di efficienza”, ha detto Marcegaglia, che ha definito “uno scandalo nazionale i tassi di assenteismo nel pubblico impiego”. Non è “accettabile” ha aggiunto “un sistema dove ci sono persone che timbrano il cartellino e subito dopo abbandonano il posto di lavoro. È un insulto nei confronto dei lavoratori onesti”.
Soddisfazione da parte del nuovo capo degli industriali per il decreto approvato giovedì dal Cdm per la detassazione degli straordinari. “È un segnale importante” ha detto la Marcegaglia “una misura che Confindustria propone da tempo”. Alleggerire la pressione fiscale che grava sulle imprese e avanti sulla strada del federalismo fiscale. Nonostante la riduzione delle aliquote varata dall’ultima finanziaria, il prelievo effettivo sugli utili di impresa resta in Italia il più alto d’Europa e questo “è un chiaro invito a non investire da noi”. La Marcegaglia chiede “altri passi” verso la riduzione di Ires e Irap “guardando alla pressione effettiva e non a quella nominale” e sollecita un “nuovo rapporto di fiducia tra fisco e imprese”. “Per l’Irap” spiega la leader degli industriali “è auspicabile una progressiva deducibilità e va drasticamente ridimensionata la componente costo del lavoro, una sorta di tassa sugli occupati. Tutto dovrà avvenire in un quadro di equilibrio delle finanze pubbliche e di riduzione del debito, basandosi sui tagli alla spesa”. Marcegaglia chiede anche un riequilibrio del welfare, oggi sbilanciato sulla previdenza, a favore di famiglie e donne: “L’età della pensione” ha aggiunto “andrebbe indicizzata all’aumento della speranza di vita”.
E sul discorso programmatico del neo presidente di Confindustria si è espresso anche il premier Silvio Berlusconi. Non un intervento vero e proprio quello del Cavaliere, piuttosto poco più di un saluto all’assemblea di Confidustria. Saluto con plauso (dopo i due minuti di applausi veri e propri al termine del suo discorso ufficiale d’insediamento) al numero uno degli imprenditori: “Ho molto apprezzato la relazione del presidente Marcegaglia: posso dire che potrebbe essere, anzi sarà, il nostro programma di governo”. Poi un breve e sintetico punto sulla situazione del Paese, dal “clima di dialogo e confronto con l’opposizione” che si è venuto a creare, alla volontà ferma di “dichiarare guerra all’oppressione burocratica, giudiziaria e anche fiscale”.
Il VIDEO servizio: