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Tremonti: niente crescita. Straordinari detassati, statali esclusi

Giulio Tremonti

Prima presa di contatto oggi, a Palazzo Chigi, tra il nuovo Governo e le parti sociali. Il ministro Giulio Tremonti ha annunciato che il Consiglio dei ministri di domani varerà il provvedimento per la cancellazione dell’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari. Secondo Tremonti le risorse per la cancellazione dell’Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari saranno recuperate attraverso tagli alla spesa pubblica. Essenzialmente si tratta - si legge nel documento presentato dal ministro dell’Economia alle parti sociali - “dell’azzeramento dell’Ici sulla prima casa, con corrispondente integrale rifinanziamento dei Comuni” e “della detassazione sperimentale delle remunerazioni di produttività”. Il ministro assicura, poi, che “la copertura di bilancio delle voci sarà operata con corrispondente riduzione di voci di incremento discrezionale, e non particolarmente produttivo, della spesa pubblica”.
La manovra economica sarà anticipata, nella sua parte sostanziale a prima dell’estate “da un provvedimento legislativo che affiancherà e darà corpo al Dpef”, ha annunciato il ministro dell’Economia. Il provvedimento “non sarà basato sulla tradizionale scissione tra parte programmatica, con proiezione pluriennale e parte attuativa”, ma “piuttosto - ha spiegato Tremonti - sarà basato sulla integrale convergenza tra parte programmatica e parte attuativa, così da dare fin subito, piena organica e responsabile attuazione ai citati impegni europei”.Il ministro ha poi spiegato che “gli impegni assunti dall’Italia in Europa prenderanno da subito la forma organica di un piano triennale di stabilizzazione della nostra finanza pubblica”. Un piano, dunque, “coerente all’interno con gli obiettivi propri di un Governo di legislatura e all’esterno con le strutture e gli standard di bilancio propri degli altri Paesi europei”, ha spiegato Tremonti.
Il ministro dell’Economia ha anche lanciato un allarme sulla crescita: “Nell’economia reale troviamo una crescita intorno allo zero”, ha detto Tremonti. “Non nascondiamo - aggiunge - e non ci nascondiamo le difficoltà e le criticità”. “Per il pareggio occorrerà recuperare risorse per un ammontare tra i 20 e i 30 miliardi nel triennio 2009-2001. Ma non ci sarà un aumento della pressione fiscale - ha assicurato Tremonti - piuttosto sarà aumentato il contrasto all’evasione puntando soprattutto al federalismo fiscale”. Sui conti pubblici, inoltre, il titolare di via Venti Settembre riferisce: “Stiamo acquisendo i dati della Ragioneria generale dello Stato che presenteremo e discuteremo in sede europea, in modo da formularne senza polemiche un necessario oggettivo aggiornamento”.
Ma di fronte al documento del titolare di Via XX settembre, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani non nasconde le sue critiche: “Gli interventi sull’Ici e sulla detassazione degli straordinari tolgono risorse alle detrazioni su lavoro dipendente e pensionati”. “A giugno” prosegue Epifani “si deve comunque intervenire anche su questa priorità”. Epifani ha poi espresso riserve sull’ipotesi di detassare gli straordinari solo ai lavoratori privati e non anche a quelli pubblici. “Così” dice Epifani “si dividono i lavoratori e comunque non crescerebbe la produttività oraria”.

La ricetta di tremonti: via l’Ici e più tasse sugli stipendi d’oro

Economista raffinato dalla forte personalità , inventore della cosiddetta finanza creativa, spesso al centro di vicende contrastate e di aspre polemiche politiche, Giulio Tremonti è nato a Sondrio nel 1947. È sposato, ha due figli. Laureato in giurisprudenza, è avvocato in cassazione e professore di diritto tributario a Pavia; grande esperto tributario, è un fiscalista di grande fama. La sua popolarità negli ambienti imprenditoriali è legata anche alla legge che reca il suo nome e che prevedeva riduzioni di tasse per le imprese che reinvestivano gli utili.<br /> Eletto alla Camera nel 2001, con la vittoria del Centrodestra entra nel Governo Berlusconi bis nel ruolo di superministro dell'Economia, accorpando le competenze di Tesoro Bilancio e Finanze. Da quella poltrona Tremonti, per primo, ingaggia un confronto, spesso aspro, con il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio sull'onda degli scandali finanziari Cirio e Parmalat. Nell'aprile 2004 si dimette da ministro in seguito a un forte conflitto con An, ma meno di un anno dopo, a chiusura della crisi di governo, viene richiamato al suo posto. La sua carriera politica era cominciata nel 1994: eletto alla Camera nelle liste del Patto Segni, Tremonti votò la fiducia a Berlusconi ed entrò nel suo governo come ministro delle finanze. Rieletto successivamente nelle liste di FI Tremonti è stato sempre in prima fila nei dibattiti parlamentari sui grandi temi economici: epiche sono state le sue polemiche con Vincenzo Visco. Sul versante politico gli viene accreditato il merito di avere favorito la ripresa dei rapporti (poi sfociata in alleanza) tra il Polo e la Lega.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
La conferma è arrivata a Bruxelles dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che assicura: per tutti i tagli fiscali in programma nel 2008 “c’è la copertura finanziaria“. Una risposta all’Eurogruppo che ha invitato i Paesi di Eurolandia a evitare riduzioni del gettito che non siano compensate da altrettante entrate strutturali o riduzioni di spesa.
Ma per il nuovo ministro è ancora presto per scendere nei dettagli di un provvedimento “i cui termini sono ancora da definire”. Non ne ha parlato nemmeno col commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, col quale ieri mattina - a margine dei lavori dell’Ecofin - ha avuto un breve faccia a faccia, il primo dopo due anni di assenza dal palcoscenico europeo. Ribadendo che il nuovo governo rispetterà tutti gli impegni presi in sede Ue sul fronte del risanamento dei conti pubblici, ma tenendo fermo al 2011 il raggiungimento del pareggio di bilancio.
“Abbiamo parlato in termini assolutamente generali della situazione di bilancio in Italia e dei suoi sviluppi - si è limitato a dire il ministro a proposito dell’incontro col commissario Ue - ma avremo tempo e modo di discutere in maniera più specifica di questi temi”. Almunia conferma: “Questa mattina (ieri mattina, ndr) abbiamo avuto una conversazione molto interessante, come sempre. Tremonti mi ha dato informazioni di carattere generale sulle intenzioni del nuovo governo, ma abbiamo deciso di discutere dei dettagli nelle prossime settimane, sia a livello di ministri che dei nostri servizi”.
Parlando coi giornalisti in conferenza stampa il ministro non va oltre sulle misure a cui sta lavorando. E a chi gli chiede se ci sia qualche “tesoretto” da utilizzare, risponde: “Magari ci fosse! Darei tutta la vita per averlo. Ma anche ammessa l’esistenza di questa entità ectoplasmatica, era già impegnata per ridurre il deficit”. Per saperne di più su Ici e straordinari, dunque, “bisogna avere pazienza fino a mercoledì, quando ne discuteremo - ripete il ministro - nella riunione del consiglio di ministri”, quella che si svolgerà a Napoli il giorno dopo l’incontro tra governo e parti sociali a Palazzo Chigi. “Dobbiamo ancora definirne i termini del decreto”, ha ribadito, spiegando comunque come per tutti i tagli fiscali in vista nel 2008, dall’azzeramento dell’Ici per la prima casa alla detassazione degli straordinari, “l’impegno del governo è quello della copertura assoluta di queste voci”.
Anzi: ci sarà la copertura anche dell’abbattimento dell’Ici deciso dallo scorso governo. “Quella misura - ha sottolineato - come dicono all’Anci è coperta da una promessa. Quel mancato gettito grava sui bilanci dei Comuni. E noi siamo impegnati sia a coprire quel 40% non coperto, sia a coprire la nostra parte”.
Intanto l’Ue dichiara guerra agli stipendi d’oro dei manager, e Tremonti raccoglie la sfida dicendosi pronto a valutare un inasprimento della tassazione su bonus, premi e buonuscite dei dirigenti d’azienda. Si tratta di voci che “vanno tassate in modo diverso da oggi”, ha spiegato il ministro dopo l’Ecofin, nel corso dei quale si è deciso di inserire la questione stipendi d’oro nell’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri finanziari europei.
A lanciare la crociata moralizzatrice contro super indennità e stock option dei dirigenti d’azienda era stato al termine dell’Eurogruppo il suo presidente, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che aveva parlato senza mezzi termini di “scandalo” e di vero proprio “flagello sociale” da affrontare con un giro di vite fiscale.

Il VIDEO servizio:

Buste magre e tasche vuote: nel 2007 stipendi fermi per gli italiani

Lavoro in ufficio
Gli italiani hanno le tasche sempre più vuote. A certificarlo arriva il IX Rapporto sulle Retribuzioni degli italiani 2008 realizzato da OD&M Consulting, società di consulenza che ogni anno prepara una ricerca insieme al Sole24Ore. Rallenta infatti nel 2007 la crescita delle retribuzioni di tutte le categorie, in particolare dei dirigenti. Ancora in difficoltà chi vive al Sud e le donne che vedono aumentare il gap retributivo con gli uomini.
Le retribuzioni medie lorde annue di categoria rilevate a livello nazionale nel 2007 sono risultate pari a: 101.334 euro per i dirigenti; 50.346 euro per i quadri; 25.340 euro per gli impiegati; 21.484 euro per gli operai. A confronto con il 2006 le quattro categorie presentano variazioni molto differenziate, comprese tra lo 0% dei dirigenti e il +3,1% dei quadri. Nello stesso periodo l’inflazione, misurata dall’Istat, è stata del +1,8%. Hanno quindi avuto incrementi inferiori a quelli dei prezzi le retribuzioni dei dirigenti e degli operai (+1,1%). Hanno guadagnato potere d’acquisto invece le retribuzioni dei quadri e degli impiegati (+2,5%). Considerando tuttavia l’inflazione dei beni ad alta frequenza di consumo (+2,9% nell’ultimo anno), anche gli impiegati perdono potere d’acquisto.
Nel 2007 inoltre si è delineata una situazione di forte rallentamento della crescita retributiva già riscontrata durante gli ultimi mesi dell’anno precedente. Si è interrotta infatti una serie positiva che dal 2003 al 2006 ha portato le retribuzioni a crescere in maniera sensibile, tanto da stazionare al di sopra della soglia dell’inflazione.
Anche l’anno scorso gli stipendi hanno fatto registrare differenti livelli sul territorio. Fra dirigenti, quadri e impiegati i valori retributivi più alti si registrano al Nord Ovest, i più bassi al Sud. Il Centro è l’area che ha maturato nel corso del 2007 gli incrementi più bassi per tutte le categorie d’inquadramento. Il Nord Est prosegue invece il percorso di avvicinamento al Nord Ovest. Nel 2007 infine i differenziali retributivi tra Nord e Centro-Sud si sono amplificati ulteriormente.
Aumenta nel 2007 il divario retributivo fra gli uomini e le donne che però pur presentando una retribuzione costantemente inferiore ai colleghi uomini, hanno riportato nel quinquennio 2003-2007 i trend maggiormente positivi. Nell’ultimo anno, tuttavia, le lavoratrici hanno presentato incrementi retributivi inferiori a quelli dei colleghi uomini, in particolare per operai e impiegati: la forbice strutturale tra uomini e donne si così è ampliata.

Gli stipendi degli italiani tra centrodestra e centrosinistra

Un'operaia alla catena di montaggio
di Edmondo Rho e Renzo rosati
Un punto mette d’accordo tutti i sondaggi: al prossimo governo gli italiani chiedono come prima cosa di migliorare il loro bilancio mensile. E stavolta senza trucchi, tipo una mano che riduce (e di poco) le tasse e l’altra che le aumenta con gli interessi. E proprio su stipendi, lavoro e imposte Silvio Berlusconi e Walter Veltroni giocheranno gran parte della campagna elettorale. Entrambi promettono di ridurre l’Irpef (il Cavaliere anche di cancellare l’Ici sulle prime case); ma sugli stipendi e sul potere d’acquisto, ormai un’emergenza sociale, il leader del Pdl e quello del Pd hanno ricette diverse.
Berlusconi si impegna a ridurre le tasse sugli straordinari e, in misura minore, su tredicesime e quattordicesime. Veltroni ha garantito che porterà a 1.100 euro (cifra poi ridotta a 1.000) la retribuzione minima per i precari.
Intenti lodevoli: ma dove si troveranno i soldi? Fra gli economisti non mancano distinguo e perplessità. “Quello che propongono, sia da una parte che dall’altra, rischia di far saltare ogni parametro di finanza pubblica” avverte Michele Salvati, docente di economia politica alla Statale di Milano. Il quale però si dice anche “fiducioso sul fatto che vengano specificate le coperture. Spero che si dia un’indicazione precisa per i prossimi cinque anni”. Mentre Pietro Ichino, economista che ha appena detto sì al Pd, afferma che l’aumento per i precari non potrà essere a carico dello Stato: “Non deve finanziarlo nessuno, è solo uno standard minimo di trattamento. Funziona da decenni anche in Gran Bretagna, in Francia, negli Stati Uniti e in tanti altri paesi. Svolge la stessa funzione dei contratti collettivi nel lavoro subordinato”.

Pdl: Meno imposte su straordinari e tredicesime
Le proposte del Pdl puntano a una forte riduzione delle tasse sugli stipendi dei lavoratori dipendenti: in particolare su straordinari, premi, tredicesime e quattordicesime. “Proponiamo una tassazione fissa del 10 per cento su tutti gli straordinari, i premi e gli incentivi” spiega Maurizio Sacconi, responsabile nazionale per il lavoro di Forza Italia. “In realtà è molto più della detassazione perché sottrae risorse al cumulo fiscale e alla mannaia della progressività”.
Il Pd propone di detassare la parte variabile degli stipendi, quella legata alla produttività.
Ma quali sono le cifre in ballo? Dai dati della Ragioneria dello Stato emerge che la spesa prevista nel 2008 per gli straordinari nel settore privato dovrebbe essere intorno a 2,5 miliardi di euro. Applicando l’ipotesi di tassazione al 10 per cento, il conto fiscale potrebbe essere intorno a 250 milioni.
Comunque, i calcoli sono destinati a essere rivisti se passa la proposta del Pdl: secondo Sacconi “oggi lo straordinario è erogato ampiamente in nero, ci sarebbe una grande emersione di base imponibile”.
Sta di fatto che, stando alle attuali ore medie dichiarate di straordinario, il beneficio per i lavoratori sarebbe modesto: secondo i calcoli di Panorama, l’aumento netto in busta andrebbe da 100 euro l’anno per un impiegato che fa 30 ore di straordinario a 140 euro per un operaio con 60 ore annue di straordinario.
A questa proposta, appoggiata dalla Confindustria, i sindacati sono fortememente contrari: “Non sono convinta che detassare gli straordinari sia utile a far aumentare la produttività” dice Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, di cui è responsabile per fisco e politica economica. “Sarebbe molto meglio prevedere sgravi fiscali sugli aumenti di secondo livello”.
Non c’è inoltre il rischio che una minore tassazione sugli straordinari spinga a far lavorare di più chi ha già un posto, frenando le nuove assunzioni? Tra gli industriali si sostiene che “lo straordinario serve a coprire meglio necessità produttive di breve periodo, invece le assunzioni sono legate a progetti di sviluppo nel lungo termine. è chiaro che un uso più flessibile dello straordinario può incentivare la competitività aziendale”. Ed è proprio su questo punto che sarà complicato trovare l’accordo con i sindacati.
Maulucci della Cgil propone, anziché di detassare gli straordinari, di “dare un premio alle imprese che aprono per la prima volta alla contrattazione aziendale, per esempio una riduzione dell’Irap o un altro sostegno fiscale”.
La posta più alta in gioco non è comunque quella sugli straordinari: considerando che il monte retributivo da lavoro dipendente è di circa 250 miliardi, la detassazione maggiore sarebbe la ritenuta secca per tredicesime e quattordicesime. Su questo fronte si sta ancora definendo, per quanto risulta a Panorama, la proposta del Pdl: a fronte di una tassa del 10 per cento su premi e straordinari, quella su tredicesime e quattordicesime potrebbe essere più alta.
Con una minore tassazione su tredicesime e quattordicesime muterebbe pelle anche la contrattazione: con uno stimolo ai sindacati a modificare la dinamica degli aumenti di stipendio, privilegiando le due mensilità aggiuntive.
Le parti sociali sono pronte alla novità? Sia per i lavoratori sia per gli imprenditori è una proposta su cui ancora discutere. Secondo molti industriali “sarebbe meglio una riduzione complessiva delle aliquote sul lavoro dipendente”.
Nella simulazione, quanto pesa il fisco sugli straordinari di operai e impiegati italiani. Il beneficio di una detassazione sarebbe assai limitato

Pd: Mille euro e più protezione per gli atipici
Oggi lo stipendio minimo di un precario è di 800 euro. Aumentarlo a 1.100 per i 3,5 milioni di contratti a termine costerebbe 9,1 miliardi l’anno. Se invece ci si limitasse al milione di contratti di collaborazione, di miliardi ne servirebbero 3. Che si ridurrebbero a 2 se la promessa venisse ridimensionata, come è scritto nel programma definitivo del Pd, a 1.000 euro.
Per gli economisti di area moderata l’idea di Veltroni è la classica montagna che partorisce il topolino. “Tutto qui?” chiede Giuliano Cazzola, esperto di questioni del lavoro. “Il rischio è doppio: rendere molti contratti a termine non competitivi con quelli fissi, provocando un crollo dell’offerta di lavoro per i giovani. E ignorare che, su un altro fronte, esistono già trattamenti superiori a 1.000 euro al mese, per scelta delle parti. Secondo l’Inps, il livello retributivo medio degli iscritti alla gestione separata è superiore a 15 mila euro lordi l’anno. Dopo che il governo Prodi ha aumentato di 9 punti i contributi per i precari, ora, con una finta stabilizzazione, livelliamo verso il basso i contratti?”.
Ichino la vede in modo opposto: “Non è una proposta volta a stabilizzare gli atipici, mira soltanto a proteggerli nelle situazioni di particolare debolezza, dove rischiano compensi innaturalmente bassi. La stessa cosa, in modo meno preciso, è prevista dalla legge Biagi, dove si stabilisce che il giudice deve controllare l’adeguatezza del corrispettivo del collaboratore”.
Sacconi, che con Marco Biagi collaborò alla stesura della legge 30, teme che il vero obiettivo sia di smantellare la flessibilità: “E i danneggiati sarebbero i lavoratori. Hanno pensato Veltroni e i suoi economisti a quante figure professionali nuove si sono create, che sfuggono alla logica del salario minimo e non hanno nulla a che fare con lo sfruttamento? Da chi lavora in un call center qualche ora alla settimana, per arrotondare il budget familiare, a chi si organizza con due o tre contratti. Che facciamo, li vogliamo tutti portare sotto l’ala della Cgil?”.
Già, il sospetto è che dietro vi sia lo zampino della confederazione di Guglielmo Epifani, vicinissimo a Veltroni. Epifani ha da sempre l’obiettivo di smantellare la legge Biagi, una contrattazione collettiva sarebbe il primo passo.
Sospetto che è quasi una certezza per le altre due confederazioni storiche, Cisl e Uil, risolutamente ostili alla proposta sui precari. “Queste materie” è la linea di Raffaele Bonanni, leader della Cisl, “vanno lasciate alla trattativa privata. Altrimenti rischiamo più danni che benefici. Ne abbiamo avuto la prova quando i partiti hanno messo lo zampino nel protocollo sul welfare. A meno che non si tratti di un modo per dare altri soldi alle aziende, magari con i soliti sgravi fiscali”.
Illazioni sproporzionate, secondo Ichino, per qualcosa che va solo nella direzione dell’equità. “Certo” dice “non basta per superare il dualismo del nostro mercato, fra iperprotetti e sottoprotetti. Quello che propone il Pd, in sostanza, è di introdurre una protezione minima in un settore dove finora non ce n’è stata alcuna, precisando un principio che è già enunciato nella legge Biagi. Accade già all’estero: l’esperienza Usa mostra che, se lo standard minimo è calibrato bene, ha solo l’effetto positivo di impedire al datore di lavoro di lucrare una rendita indebita. E non ha effetti sull’occupazione negativi, semmai positivi”.
Insomma, forse Veltroni non migliorerà la busta paga dei precari, ma il Pd otterrà un risultato: far digerire alla sinistra la legge Biagi.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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