
US Securities and Exchange Commission (Credits: LaPresse)
Anche Goldman Sachs gioca sporco. Dopo le accuse di frode sui prodotti finanziari legati al subprime le azioni del gigante newyorkese sono crollate (-12%). L’accusa della Consob americana (Sec) nei confronti di Goldman dimostra che gli Stati Uniti hanno ufficialmente riconosciuto la responsabilità degli istituti di credito di Wall Street nel crollo del mercato immobiliare statunitense, e le conseguenze di questo atto formale si fanno sentire in America e in Europa. Continua

Negli Stati Uniti, se si ha bisogno di denaro in contanti, è possibile ottenere un tipo di ipoteca chiamata “home equity”, che consente al proprietario di ottenere una quantità di denaro uguale a quella già pagata alla banca per acquistare la propria casa.
L’hanno richiesta anche i Simpson, l’irriverente famiglia protagonista di uno dei più divertenti cartoon americani, nell’ultimo episodio mandato in onda dal canale americano Fox: per ottenere un bel gruzzolo di contanti con cui finanziare una gigantesca festa di Carnevale, infatti, hanno richiesto un mutuo subprime (ad alto rischio di insolvenza) utilizzando la propria abitazione come garanzia.
E alla pari di migliaia di americani, ormai indebitati per una quantità di denaro superiore a quella richiesta inizialmente, anche i Simpson nella puntata non riescono più a pagare il mutuo della casa. Il giorno dopo la festa viene recapitata alla famiglia una lettera che comunica la revisione dell’ipoteca a tasso variabile e la nuova quota mensile, arrivata a una cifra astronomica, diventa irraggiungibile per lo stipendio “medio” di Homer, che fa l’ispettore della sicurezza alla centrale nucleare di Springfield. Così la villetta a due piani in Blood Feud 94 Evergreen Terrace viene pignorata e messa all’asta. La compra, ironia del caso, proprio l’odiato vicino, Ned Flanders, per soli 101.001 dollari (79.200 euro) che l’affitta poi ai vecchi proprietari per non lasciarli in strada.
Un finale non troppo distante dalla realtà: secondo i dati del gennaio 2009, negli Usa sono state pignorate 274.399 abitazioni, circa una ogni 466, il 18 per cento in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Una pratica scellerata, quella della corsa ai mutui costruiti su altri mutui, che se all’inizio ha avuto l’effetto di incrementare i consumi, negli ultimi due anni ha portato moltissimi statunitensi a utilizzare la casa come un “bancomat”, con conseguenze pesantissime sui portafogli di consumatori e delle banche. La crisi dei mutui subprime, infatti, ha messo in ginocchio i principali mercati finanziari del mondo a causa dei titoli tossici venduti nelle borse, costruiti sui mutui ad alto rischio di insolvenza.

L’ingresso della sede romana della Lheman Brothers
Tre tedeschi che commerciavano il cotone: queste le origini della banca d’affari Lehman Brothers. A fondarla, nel 1850 a Montgomery, in Alabama, sono stati l’allora 23enne Henry Lehman e i suoi fratelli, Emanuel e Mayer.
LA NASCITA. Il commercio del cotone ebbe un successo tale che Lehman Brothers contribuì anche alla nascita della Borsa del cotone nel 1870. Circa un decennio dopo la società entrò nel grande business delle ferrovie lavorando soprattutto nel settore finanziario. Nel 1906 la società si alleò con Goldman Sachs e si avviò a diventare una grossa finanziaria. Lehman e Goldman portarono in Borsa General Cigar, Sears e Roebuck. Nei vent’anni successivi contribuirono a varare oltre cento nuove emissioni azionarie.
LA GRANDE CRISI. Nel 1925 la società affrontò la Grande Depressione guidata Robert “Bobbie” Lehman, nipote dei fondatori. Il Gruppo riuscì a passare indenne la grande crisi focalizzando la sua azione sul venture capital e nel 1928 la società entrò nella sua sede storica di One William Street.
Subito prima della crisi, nel 1924, John M. Hancock è diventato il primo membro del cda della Banca esterno alla famiglia Lehman. Nel 1927 toccò a Monroe C. Gutman e a Paul Mazur. Nel 1930 Lehman guidò il debutto in borsa della Dumont, il primo produttore di televisori e aiutò finanziariamente Radio Corporation of America. Nel 1950 il gruppo guidò il debutto in borsa di Digital Equipment Corporation e più tardi l’acquisizione di Digital da parte di Compaq. L’ultimo membro della famiglia a guidare la società, Robert Lehman jr, morì nel 1969. Con la sua scomparsa si aprì un vuoto di potere nella compagnia che coincise con una difficile fase economica, per cui venne chiamato l’ad Pete Peterson, proveniente dalla Bell&Howell, che riusci’ a raddrizzare le sorti della società.
VERSO UNA GRANDE BANCA D’AFFARI. Peterson riuscì a riportare in pareggio i bilanci della compagnia e poi a conseguire cinque anni consecutivi di profitti record, trasformandola in una grande banca d’affari. Negli anni ‘80 gli scontri tra i banchieri di investimento dell’istituto e i traders, i quali garantivano il grosso dei profitti di Lehman, costrinsero Peterson a promuovere co-amministratore delegato Lewis Gluckman. Tra i due non mancarono forti tensioni che portarono al siluramento di Peterson e all’ascesa di Gluckman come amministratore unico.
LA FUSIONE. Nel 1984 la società, in forti difficoltà, dovette fondersi con American Express trasformandosi nella Shearson Lehman Hutton. Nel 1993 sotto la guida dell’ad Harvey Golub American Express avvia la dismissione delle proprie divisioni bancarie e nel 1994 Lehman Brothers Kuhn Loeb viene scorporata con il nome di Lehman Brothers Holdings. Nel 2003 la società rientrò nel settore dell’asset management, lasciato nel 1989 e fu una delle dieci compagnie che, su segnalazione della Securities and Exchange Commission, dovette pagare una sanzione (80 milioni di dollari) per una indebita influenza esercitata nei confronti degli analisti che si occupano dell’attività di ricerca nell’investment banking.
ARRIVA LA CRISI DEI SUBPRIME. Nel 2007 il primo faccia a faccia della società con la crisi dei mutui subprime: Lehman chiude la sua banca dedicata ai prestiti subprime, Bnc Mortgage, tagliando 1.200 posti di lavoro e registrando una perdita di 25 milioni di dollari. Nel 2008 Lehman è duramente colpita dalla crisi dei mutui subprime: nell’arco di un anno le sue azioni sono crollate del 97% passando da 77 a meno di 4 dollari ad azione. Nel secondo trimestre di quest’anno la società ha annunciato una perdita di 2,8 miliardi di dollari a cui è seguita quella da 4 miliardi di dollari per il terzo trimestre.
UNA SPERANZA DALLA COREA. Quest’ultimo annuncio è stato particolarmente drammatico poiché ha coinciso con la decisione dei coreani di Kbb di ritirarsi dal negoziato per l’acquisizione di una quota del 25% della compagnia. I coreani rappresentavano l’ultima spiaggia per la società, alla disperata ricerca di capitali esterni per rilanciare l’azienda.
Nel giro di pochi giorni Lehman è precipitata nel baratro e le autorità Usa, la Fed e il Tesoro, si sono riunite per cercare di trovare un Cavaliere bianco in grado di rilevare non più una parte della società ma tutta la banca. L’ipotesi era quella di una cordata guidata da Bank of America. Nella riunione di ieri notte, però, Bofa ha preferito orientarsi verso Merrill Lynch e, dopo che anche i britannici di Barclays hanno rinunciato all’acquisizione, a Lehman non è restato altro che ricorrere al Chapter 11 e cioé alla protezione in caso di bancarotta. Quella di Lehman è la prima richiesta di bancarotta di un big di Wall Street, dopo quella di Drexel Burnham Lambert del 1990. La società ha 25 mila dipendenti in tutto il mondo.
La crisi dei mutui si fa sentire sempre di più sui proprietari di case statunitensi, al punto che nel secondo trimestre i pignoramenti - o meglio le procedure di avvio - sono quasi raddoppiati, +171% rispetto ad un anno fa.
Rispetto al primo trimestre l’aumento è stato invece del 14%, in base ai dati forniti da RealtyTrac, una società specializzata. Sono circa 740mila i proprietari che rischiano di essere espropriati dalle banche come conseguenza del fatto che il prezzo delle case continua a scendere e non è più in grado di garantire il prestito a suo tempo concesso. Lo Stato più toccato in proporzione è il Nevada, dove una famiglia su 43 ha ricevuto il pignoramento della casa nel corso del trimestre. La California invece presenta il maggiore numero di notifiche: 202.599 in totale.
Ieri Bill Gross, gestore di Pimco, il colosso mondiale dei fondi di investimento, aveva affermato che sono circa 25 milioni gli americani che rischiano di vedersi pignorare l’ immobile. L’ avvio della procedura di pignoramento consiste nell’invio da parte dell’istituto finanziatore di una cosiddetta ‘default notice’, in pratica un avviso di possibile dissesto.
Proprio per far fronte alle difficoltà dei proprietari di case l’ amministrazione Bush ha messo a punto un piano straordinario di sostegno attualmente all’esame del Congresso, che prevede peraltro anche un intervento finanziario di salvataggio per le due agenzie semi pubbliche del settore, Fannie Mae e Freddie Mac.
I pignoramenti nella prima metà di quest’anno da parte delle banche sono stati 370.179 con una crescita del 154% rispetto al pari periodo dell’anno prima. La conseguenza di quest’operazione di riappropriamento è un ulteriore calo del prezzo delle abitazioni, che vengono in pratica messe all’asta ad un prezzo scontato per consentire alle banche di recuperare almeno in parte il prestito.
Va aggiunto che molti americani proprietari di case che incorrono nelle procedure di pignoramento sono indotti a lasciare l’ immobile in quanto trovano alloggi in affitto ad un costo più basso rispetto a quello del mutuo. Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato.
Il VIDEO servizio: