Leggi tutte le notizie su:


sud-america

Quanto costa il lavoro all’estero?

Operaio cileno (Credits: LaPresse)

Operaio cileno (Credits: LaPresse)

Dopo il braccio di ferro di Pomigliano, viene spontaneo chiedersi quanto possa costare la forza lavoro all’estero: spesso, infatti, la spada di Damocle che pende sulle teste dei lavoratori è quella di vedere l’intera produzione trasferita altrove nel caso in cui non vengano accettate condizioni contrattuali e salariali restrittive. Un simile calcolo non è semplice, ma una buona base per orientarsi può essere quella di confrontare i salari minimi garantiti dalle legislazioni dei vari Paesi del mondo. Continua

Sud America, una nuova “Cina” per le imprese italiane

Il premier, Silvio Berlusconi, durante la IV Conferenza Italia - America Latina

Il premier, Silvio Berlusconi, durante la IV Conferenza Italia - America Latina

Non solo Russia ed Estremo Oriente. Il nuovo Eldorado per le imprese italiane potrebbe essere l’America Latina. “Una nuova Cina, più simile a noi“, per dirla con le parole del viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso.
Continua

Fiat-Chrysler, accordo fatto. Marchionne in sella

marchionne

LEGGI ANCHE: Il ritratto di Marchionne, il manager col maglioncino

È fatta. L’alleanza tra la Fiat e la Chrysler ora è realtà (qui il comunicato del Lingotto in .pdf). Sergio Marchionne sarà l’amministratore delegato del nuovo gruppo, Robert Kidder è stato designato presidente. Nella “nuova” società Marchionnesi porterà tre manager da Torino: il responsabile della finanza di Fiat Group Automobiles, Richard Palmer, che farà lo stesso tipo di lavoro negli Stati Uniti; Pietro Gorlier, Network & Owned Dealerships e Customer Services di Fiat Group Automobiles, che diventerà il nuovo responsabile della Mopar (società che si occupa dei ricambi) e della Customer Service; Gualberto Ranieri, responsabile dell’ufficio stampa estero del Lingotto e della Comunicazione di Cnh, che diventerà il capo della comunicazione interna ed esterna di Chrysler Group.

L’annuncio dell’intesa arriva dalle due società, dopo il via libera della Corte Suprema americana che respinge il ricorso contro l’operazione presentato dai fondi pensione dell’Indiana.
Plaude alla decisione dei giudici la Casa Bianca, che sottolinea la nascita di “un produttore automobilistico vitale e competitivo”. A Piazza Affari il titolo del Lingotto vola e, dopo l’ufficializzazione dell’accordo, continua la sua corsa chiudendo con un rialzo del 4,85% a 7,79 euro con scambi pari al 2,6% del capitale.
Marchionne, che Le Monde definisce “l’uomo che fa sognare l’Italia”, parla di “un giorno importante per l’intera industria automobilistica”. Grazie all’alleanza, spiega, la società americana “può tornare ad essere forte e competitiva con una gamma di vetture affidabile che colpiscono l’immaginazione e ispirano fedeltà. è già iniziato il lavoro per sviluppare vetture ecologiche”.
La Fiat assumerà, attraverso una controllata, una quota del 20% nella nuova società denominata Chrysler Group, quota che aumenterà progressivamente fino al 35% “subordinatamente al raggiungimento di determinati obiettivi previsti dall’accordo”.
Il Dipartimento del Tesoro statunitense e il Governo canadese avranno rispettivamente l’8% e il 2%, mentre il 55% sarà detenuto da United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust, associazione volontaria di ex dipendenti.
Il Lingotto, che trasferirà tecnologie, piattaforme e propulsori alla nuova Chrysler, non potrà ottenere la quota di maggioranza fino a quando i debiti derivanti dai finanziamenti pubblici non saranno stati interamente rimborsati.
La nuova società sarà guidata da un consiglio di amministrazione composto da tre amministratori nominati da Fiat, tra i quali lo stesso Marchionne, quattro nominati dal dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal governo canadese e uno da United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, torna a parlare di un incontro, nei prossimi giorni, con azienda e sindacati “per ribadire che i cinque stabilimenti italiani devono rimanere”. E aggiunge che il governo “è disponibile a trovare soluzioni che possano garantire il consolidamento di Fiat in Italia”. “Grazie all’accordo” sottolinea il leader della Cisl, Raffaele Bonanni “è possibile costruire una compagnia dell’auto all’altezza della situazione”.

Chiedono di aprire rapidamente un tavolo sull’auto anche le Regioni, convocate a Roma dalla governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso. Al governo propongono un piano da 800-900 milioni di euro per lo sviluppo della ricerca nel settore automotive e in particolare nell’auto pulita, che veda la partecipazione finanziaria anche delle Regioni interessate da stabilimenti Fiat. Alla cifra “potrebbero concorrere per un terzo le Regioni stesse, per un terzo l’azienda e per un terzo il governo”, spiega Bresso che parla di interesse manifestato del gruppo torinese.

LEGGI ANCHE: Il dossier Fiat

Fiat-Chrysler: sì dei giudici della Corte Suprema Usa

fiatChrysler

La Corte Suprema Usa ha dato il via libera alla vendita della Chrysler alla Fiat, e la decisione oltrechè un successo per il Lingotto segna una vittoria indiscutibile per l’amministrazione Obama. La decisione mette fine dunque a giorni di incertezza. Il tribunale ha annunciato di aver bocciato la richiesta di un gruppo che amministra fondi pensione di lavoratori dell’Indiana e di gruppi a difesa dei consumatori che volevano ostacolare l’intesa.
La scorsa settimana la Corte d’Appello di New York aveva dato semaforo verde alla vendita, concedendo nello stesso tempo tre giorni di tempo ai gruppi contrari per presentare i loro argomenti di opposizione alla vendita. Nella breve sentenza (appena due pagine), la Corte Suprema ha sostenuto che che coloro che tentavano di ostacolare l’accordo non hanno presentato gli estremi per giustificare tale azione. Adesso i vertici della Chrsyler potranno completare in tutta libertà la vendita degli asset alla Fiat.
Poco prima il giudice del Tribunale della Bancarotta del Distretto meridionale di New York incaricato del caso, Arthur Gonzalez, aveva dato il via libera all’azienda statunitense per rompere la relazione contrattuale con i quasi 800 concessionari della sua rete in franchising. Entusiasta la Casa Bianca, che ha detto che ora l’alleanza Fiat-Chrysler può andare avanti per consentire al gruppo di “riemergere come un produttore competitivo e vitale”.
L’ok della Corte Suprema rimuove l’ultimo ostacolo alla vendita degli asset buoni della Chrysler alla newco controllata dalla casa automobilistica torinese: secondo alcune fonti vicine all’operazione nella giornata di oggi potrebbe esserci il closing dell’operazione. Il passo preliminare sarà il passaggio ai creditori di Chrysler di 2 miliardi di dollari di fondi del governo americano. Dopo di che il trasferimento dei fondi e la cessione degli asset alla newco di cui Fiat detiene il 20% dovrebbero essere definiti entro le 15.00 ora italiana. La Borsa ha accolto molto bene la notizia arrivata dagli States: subito dopo i primi scambi il titolo del Lingotto, infatti, balza in territorio positivo.

LEGGI ANCHE: Il dossier Fiat

Marchionne style. Management in maglioncino

L'ad di Fiat, Sergio Marchionne

Sarà in libreria dal 9 giugno “Marchionne. L’uomo che comprò la Chrysler”, l’ultimo libro di Marco Ferrante, che dopo Casa Agnelli torna a occuparsi di Fiat. Stavolta è una “biografia manageriale” di Sergio Marchionne, l’amministratore delegato che ha salvato e rilanciato il gruppo imponendo un nuovo stile a Torino. Lo stesso che esporterà nella Chrysler. Ecco un significativo estratto del libro.

Ma che cosa ha fatto precisamente Sergio Marchionne per realizzare la svolta e portare in quattro anni un gruppo che perdeva 2 miliardi l’anno a un utile di 2 miliardi e all’accordo con Barack Obama? (…) Giuseppe Volpato, professore di economia e gestione delle imprese e dei settori industriali all’Università di Venezia, che ha scritto il libro Fiat group automobiles, riassume così la sua idea di come il manager italocanadese abbia ottenuto i risultati di bilancio che abbiamo visto in questi anni: “Primo punto: è riuscito a convincere l’azienda ridotta in condizioni estremamente precarie che si sarebbe affidato a un sistema di valutazione tipicamente meritocratico, cioè avrebbe premiato i più bravi. (…) Il secondo punto, strettamente collegato al primo, è che Marchionne sa giudicare le persone”. (…)
Racconta un ingegnere di quella stagione: “Le guardie alla porta quasi si inchinavano quando arrivavano le macchine di servizio con gli alti dirigenti. Marchionne, invece, si fermava alla porta e parlava con loro, andava a mangiare in pizzeria insieme agli uomini della scorta, andava nei reparti e nelle officine a sorpresa. Entrava nelle stanze non preceduto dal solito codazzo di collaboratori, si sedeva alle scrivanie e faceva due chiacchiere con i dipendenti. Non perché era buono, ma perché voleva capire”.
Un testimone ricorda che una volta l’amministratore delegato arrivò in uno stabilimento. Invitato a sedersi attorno a un tavolo per una riunione, a un certo punto chiese di andare in bagno. Dopo 35 minuti non era ancora tornato. Con l’aria da Peter Sellers e il suo maglioncino, aveva cominciato a gironzolare per i corridoi, era entrato nelle stanze, aveva chiacchierato con gli impiegati. Quando tornò nella sala riunioni, disse che lì l’inefficienza si respirava. Il racconto di questo episodio giunse a Torino e si diffuse molto velocemente.
“Una volta” confida un altro testimone di quegli anni “in una riunione furono convocati due dirigenti che dovevano relazionare su un certo problema di produzione: uno gli portò due pagine con quattro punti per segnalare le questioni aperte e due punti per prospettare le soluzioni; l’altro gli portò il solito dossier Fiat fatto di 100 pagine di slide che servivano a dimostrare che era molto difficile superare lo stallo e che di sicuro non dipendeva dal relatore la difficoltà in cui ci si trovava. Marchionne lo interruppe alla quarta pagina e gli disse: “Guardi che io so che siamo messi molto male, lei è pagato per tirarci fuori dai problemi, non per descriverli” (il linguaggio fu molto più colorito, pare)”. (…)
Uno che lo ha visto all’opera racconta: “È un uomo a cui piace l’emergenza. (…) Mandò via molta gente, ma non fu un dramma. Onestamente, quasi nessuno di coloro che furono allontanati subì un’ingiustizia. Furono mandati via quelli che se lo aspettavano, che non avevano ragione per restare (a parte qualche eccezione, è ovvio). In quel momento eravamo soprattutto incuriositi dall’informalità, dall’ingresso a sorpresa, dalla capacità di risalire da un dettaglio, in cui aveva incocciato per caso, a un problema di carattere generale. Ci dette la sensazione che stare accanto a lui significava stare seduti dalla parte giusta del tavolo. E, in Fiat, non capitava da una vita”.

LEGGI ANCHE: Il dossier Fiat

Fiat-Chrysler, ok alla vendita. Marchionne: “Creare il secondo gruppo mondiale”

fiatopel

Fiat compie un nuovo passo verso Chrysler. Il tribunale per la bancarotta di New York ha dato il via libera alla procedura accelerata per la ristrutturazione della piu’ piccola delle tre sorelle di Detroit: al termine di un’udienza durata oltre otto ore Arthur Gonzalez, il giudice che si occupa del dossier Chrylser, ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta dalla maggior parte degli asset della società, con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti, mentre una settimana dopo, il 27, sarà decretato il vincitore.
Respingendo le obiezioni sollevate da un gruppo di creditori, Gonzalez spiana così la strada all’alleanza fra Fiat e Chrysler, appoggiando il piano dell’amministrazione americana.
”La corte ha deciso che le procedure di gara sono appropriate e necessarie” ha spiegato Gonzalez. Chrysler propone di cedere i propri asset a una nuova societa’ controllata da Fiat, dal sindacato United Auto Worker (Uaw), dal Tesoro americano e dal governo canadese. Una volta conclusa l’asta, la vendita dovra’ essere completata entro il 15 giugno, con un’estensione di 30 giorni per le autorizzazioni necessarie.
Per gli asset di Chrysler l’offerta di Fiat sarà di 2 miliardi di dollari. Si tratta di un’offerta ”equa, l’unico accordo disponibile” per la casa automobilistica americana, spiega l’advisor finanziario di Chrysler, Grenhill & Co. Se tutto procederà come previsto, Fiat si troveràinizialmente in mano il 20% della nuova Chrysler con la possibilità di salire al 35%, contro il 55% del Veba, l’8% del Tesoro americano e il 2% del governo canadese.
Per aiutare la ristrutturazione di Chrysler, Washington ha concesso un prestito di 4,5 miliardi di dollari, finanziamento a cui Gonzalez ha permesso a Chrylser di accedere. Fra le condizioni imposte dal governo a fronte dei nuovi fondi c’e’ il completamento della vendita degli asset a Fiat o il raggiungimento di un accordo analogo in meno di 60 giorni.
L’obiettivo dell’amministrazione Obama è quello di far uscire Chrysler dal Chapter 11, cioè l’amministrazione controllata, entro la fine di giugno lanciando la nuova Chrysler, alleggerita della gran parte del debito e alleata con il Lingotto. Un’alleanza che darà vita al sesto gruppo automobilistico al mondo e che - se i piani dell’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne andranno avanti - potrebbe presto includere anche Gm Europe e Gm America Latina.

Il VIDEO servizio:

Marchionne assicura i tedeschi su Opel e punta al Sud America

marchionne

Non si accontanta Sergio Marchionne. E punta molto in alto. Non solo Chrysler, non solo Opel. La Fiat è “interessata” anche alle attività di General Motors in America Latina, e “sono in corso dei colloqui” al riguardo. Lo ha detto oggi una fonte industriale italiana. Interrogato al riguardo, un portavoce della casa automobilistica torinese non ha voluto rilasciare commenti. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, l’amministratore delegato del Lingotto ha spiegato che Fiat mira a “costruire una nuova e forte casa automobilistica internazionale, una vera casa automobilistica europea che abbia successo nel mondo, mettendo insieme la divisione auto di Fiat con Opel e Chrysler”. Oggi Marchionne, dopo la tappa tedesca, sarà a Detroit.

Ma da Berlino arriva una lunga lista di richieste. Quattordici punti. Il governo tedesco ha posto 14 condizioni da soddisfare per valutare positivamente qualsiasi offerta di acquisizione di Opel. Tra queste la collocazione in Germania del quartier generale della società, la solidità del piano finanziario, la nazione nella quale sarebbero pagate le imposte della nuova aggregazione e il grado di consenso dei lavoratori. Sarebbe questo, secondo un documento riservato dell’esecutivo di Berlino visionato dal Financial Times, uno degli ostacoli incontrati dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne alla progettata operazione di fusione tra le attività automobilistiche di Fiat, Opel e Chrysler che punta a creare il secondo gruppo mondiale dell’auto. “Non sarebbe accettabile se ci fosse una vendita a Fiat al costo di un’intera fabbrica della Opel”, ha detto Heinrich Hering, ministro dell’Economia del Land della Renania Palatinato nella quale sono impiegati 3.000 dipendenti della Opel. Marchionne aveva in precedenza dichiarato che con la proposta aggregazione non ci sarebbero state chiusure di impianti Opel anche se è prevista una fusione negli impianti dei propulsori. Il Financial Times riporta inoltre che, secondo Fiat, “Opel è una società tedesca, e ha dunque bisogno di un quartier generale in Germania”.
“Non vogliamo chiudere nessuno dei 4 stabilimenti di Opel in Germania: abbiamo bisogno degli impianti in futuro per costruire abbastanza auto ma ovviamente il personale dovrà essere ridotto”, ha detto l’amministratore delegato del Lingotto alla Bild. La Fiat ripagherebbe possibili garanzie pubbliche entro tre anni nel caso di un’acquisizione della Opel.
Marchionne ha inoltre confermato che la Fiat manterrebbe tutti e quattro gli impianti produttivi della Opel in Germania, come aveva riferito ieri il ministro dell’Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) dopo il suo incontro a Berlino con il manager. “La Opel adesso brucia soldi, per questo hanno chiesto l’aiuto del governo. Quindi, lo Stato deve intervenire con garanzie pubbliche, che però non devono durare a lungo”. Lo Stato “non perde niente con la Opel nel lungo periodo”, ha proseguito l’ad di Fiat: “Noi dobbiamo farcela senza i soldi dei contribuenti, quindi vogliamo ripagare le garanzie non oltre i tre anni”.

Ma nonostante Marchionne assicuri di non voler chiudere nemmeno una delle fabbriche in Germania, Klaus Franz, leader del consiglio sindacale della casa automobilistica tedesca e membro del consiglio di supervisione della compagnia, fa sapere che i tagli sarebbero invece consistenti e riguarderebbero 9-10 mila posti di lavoro. “Il progetto di finanziamento non mi convince affatto, sta rischiando tutto” ha dichiarato Franz “vuole costruire una casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e americani”. Franz prevede inoltre un forte ridimensionamento di Opel, in quanto, a suo parere, a Marchionne interessa soprattutto avere accesso alle tecnologie General Motors per le vetture compatte e a media cilindrata.
Il VIDEO servizio:


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!