Il Brasile, il gigante del Sud America, si sta svegliando. Lo riconoscono gli esperti di economia internazionale. E ne parlano i più importanti media internazionali. Ma cosa c’è dietro questo miracolo? Dal punto di vista economico un mix dosato di politiche monetarie restrittive e politiche fiscali volte all’inclusione sociale delle classi più povere, tradizionalmente escluse dal circuito dei consumi e dell’accesso al credito. Il risultato è che oggi in Brasile l’inflazione è al 4% annuale e, soprattutto, sotto controllo.
A differenza di quanto accade, invece, in alcuni paesi vicini quali Argentina e Venezuela, dove l’incremento dei prezzi sembra non avere freno. A Caracas è oltre il 30% e intorno al 15% a Buenos Aires, senza contare che le associazioni di consumatori e molti analisti argentini contestano questi dati perché ritengono che l’inflazione reale sia almeno doppia. Se a tutto questo si aggiunge che la valuta locale del Brasile, il real, si è valorizzata nei confronti dell’euro di oltre il 50% negli ultimi 5 anni e del 111% verso il dollaro Usa nello stesso periodo, ben si capisce come la Bovespa, la borsa valori brasiliana, sia passata dai 43mila punti del marzo 2007 agli oltre 70mila punti di oggi. Una performance senza paragoni per il Sudamerica, spiegata anche dall’incremento quantitativo e qualitativo degli investitori stranieri nel mercato azionario verde-oro.
Raddoppiati gli investimenti esteri. Che non si tratti solo di speculazione, infatti, come potrebbero pensare alcuni, lo dimostrano proprio gli investimenti esteri diretti, raddoppiati negli ultimi due anni, le esportazioni in crescita anche in settori ad alto valore aggiunto come la produzione di aerei.
Per non parlare poi della nascita di una nuova classe media etichettata come classe C, che secondo le statistiche Ibge, (Istituto brasiliano di geografia e statistica, l’Istat locale), da un mese è diventata a livello numerico la più importante.
Ma il salto più straordinario che il Brasile ha compiuto in questi ultimi mesi sorprendendo l’economia mondiale è forse il passaggio da paese debitore a creditore. Secondo i dati resi noti dalla Banca Centrale a fine febbraio, il gigante sudamericano ha infatti nei suoi forzieri riserve in valuta straniera pari a 190 miliardi di dollari, mentre il totale dei debiti verso l’estero, per il settore privato e per quello pubblico, ammonta a 183 miliardi di dollari. “Una seconda dichiarazione di indipendenza” ha commentato soddisfatto il presidente Luiz Ignácio Lula da Silva. Che confida adesso fiducioso nel futuro, soprattutto dopo che Standard & Poor’s ha promosso il Brasile tra i paesi con “investment grade”.
- Lunedì 19 Maggio 2008
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