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Al Superenalotto si vince troppo: i Monopoli riducono i premi

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Dopo il periodo di vacche grasse, il montepremi a 100 milioni di euro e il boom delle giocate, con la primavera è arrivato il momento del riflusso per il Superenalotto. Per la prima volta la Sisal, azienda concessionaria del concorso, è stata costretta a ridimensionare il numero di vincite istantanee del Superstar, una modalità di gioco collegata al Superenalotto. Da ora e fino a tutto giugno per ogni milione di giocate Superstar le vincite istantanee programmate saranno una ogni 1.000 e non più una ogni 250.

La riduzione riguarderà le vincite minime dell’importo di 5 euro. La decisione è stata imposta a Sisal dal direttore dei Monopoli, Raffaele Ferrara, dopo che per 2 mesi di fila il fondo di riserva costituito per pagare le vincite del Superstar è andato progressivamente prosciugandosi. Il fenomeno è cominciato a dicembre ed è arrivato a procurare uno scostamento massimo di 11,7 milioni di euro rispetto alla soglia minima di garanzia pari a 6 milioni. In pratica il fondo ha accumulato un saldo negativo di 5,7 milioni di euro, un buco preoccupante che non accennava a diminuire.

I motivi dell’improvviso tonfo non sono ancora del tutto chiari, probabilmente ha influito molto l’aumento del numero delle giocate Superstar indotto dalla pubblicità e dal lancio del nuovo sistema Gioca facile.

L’Italia che gioca: “Vogliamo essere milionari”

casinò
La crisi? E chi l’ha vista? Se le banche soffrono, le fabbriche traballano e la cassa integrazione aumenta, per il settore dei giochi è sempre primavera. Quarantasette miliardi e mezzo di euro di giocate nel 2008, più 12,7 per cento, 50 miliardi a fine 2009 secondo le previsioni degli esperti confermate dall’andamento dei primi mesi dell’anno. Nel primo bimestre sono stati complessivamente giocati altri 8,6 miliardi, più 9,5 per cento rispetto allo stesso periodo di un anno fa.
Non sono fiammate o bolle destinate a rapido sgonfiamento. è una tendenza stabile, il fenomeno di massa più vistoso degli ultimi anni. “La crescita non sembra destinata a fermarsi, almeno in tempi brevi” sintetizza Paolo Franci, direttore dell’Agipronews, agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse. Nel 2008 sono stati venduti 2 miliardi e mezzo di tagliandi del Gratta e vinci, i giocatori sono stati 17 milioni, un italiano su tre compresi bambini e lattanti. Le “new slot”, le macchinette di bar e tabaccherie, hanno incassato da sole quasi 22 miliardi di euro (più 15,2 per cento). Le scommesse sportive sono cresciute del 51 per cento rispetto all’anno precedente e il Superenalotto, che sembrava destinato a una tranquilla maturità, è tornato a correre grazie al montepremi da 100 milioni dell’inizio d’autunno, e tuttora fila spedito sfruttando l’onda lunga di quel fortunato successo.
A ottobre 2008 è stato lanciato in rete il poker e l’impatto è stato così travolgente, a colpi di decine di milioni di giocate di euro in più da un mese all’altro, da lasciare esterrefatti i più ottimisti. Anche le donne sono entrate in partita, protagoniste di tornei seguitissimi, tanto che ora sta nascendo una specie di Facebook del poker in rosa, un luogo dove le giocatrici si scambiano esperienze e consigli.

Secondo Fabio Felici, direttore dell’Agicos, l’altra agenzia specializzata nei giochi, la crescita è così tumultuosa che a fine 2009 il fatturato del poker online sarà di almeno 2 miliardi di euro. Sono anni che il settore va avanti così, un record dopo l’altro, con incrementi impressionanti: 19 miliardi e mezzo giocati nel 2004, 27 l’anno successivo, 34 nel 2006, 40 nel 2007, 47 nel 2008 (vedere la tabella nella pagina accanto).
Sembra che le aziende del settore, le tre storiche, Lottomatica, Sisal e Snai, le straniere, come la greca Intralot, e le ultime arrivate, tipo la Gioco digitale, si divertano un mondo a sfatare una teoria consolidata, e cioè che il “gambling” per sua natura sia anelastico e quindi raggiunto un certo livello si fermi. Invece, i giochi sembrano senza fondo, come il pozzo di San Patrizio.
Ci sono almeno tre modi di interpretare il fenomeno, non necessariamente in contrasto. Prima spiegazione: il boom è frutto di un gigantesco effetto di sostituzione. Al posto di quel mare torbido costituito dall’azzardo, in mano da decenni alla camorra e alla delinquenza organizzata, si sono imposti giochi regolari e puliti. Solo per quanto riguarda le macchinette da bar, per esempio, in un quinquennio sono stati sequestrati 700 mila videopoker illegali e la loro eliminazione ha aperto le porte a una generazione di 300 mila new slot legali, poi in parte di nuovo inquinate dall’illegalità e ora in via di sostituzione con impianti presentati come a prova di truffa. Idem le scommesse sportive, soprattutto quelle online, lanciate da siti improbabili a Malta o nell’Isola di Man e via via sostituite da un’offerta trasparente affidata a 130 concessionari riconosciuti dai Monopoli di Stato.
L’emersione dal sottoscala del gioco nero, però, da sola non basta a spiegare il boom. Neppure gli effetti psicologici prodotti dalla congiuntura economica sfavorevole aiutano a capire fino in fondo il fenomeno. Economisti e sociologi sostengono che proprio nei momenti di crisi come questo, quando le prospettive di crescita e le aspettative di benessere diventano incerte, la gente si tuffa sulla fortuna non rinunciando almeno al sogno, magari sottraendo quattrini alle spese impegnative, ai beni durevoli come l’automobile o i grandi elettrodomestici, oppure alle uscite voluttuarie, ma costose, come i viaggi verso mete esotiche. è insomma lo stesso meccanismo che gli esperti di marketing notano a proposito dei prodotti alimentari: quando le cose non girano per il verso giusto, i consumatori si gratificano con la tavola. Però la crisi è roba recente, mentre i giochi crescono ininterrottamente da anni.
Il boom ha una terza spiegazione, più profonda e in parte collegata alle due precedenti. Fino alla fine degli anni Novanta l’Italia era un paese sostanzialmente disinteressato al gioco, fenomeno considerato moralmente poco raccomandabile e osteggiato dalla Chiesa. L’idea che si potesse giocare alla luce del sole, sotto la sorveglianza dello Stato, che oltretutto ci guadagna riscuotendo le tasse, si è fatta strada piano piano e alla lunga è stata dirompente perché non solo ha dato un’alternativa pulita a molti clandestini assatanati, ma ha sdoganato il gioco avvicinandolo a chi ne era lontano.
Oggi il giocatore non è più considerato un reietto, anzi la figura del maniaco incallito è stata sostituita da un identikit più sfumato, meno preciso e marcato. Giocatori possono essere tutti e nessuno; giocare non è più ritenuto per forza un vizio, l’inevitabile anticamera di ludopatie devastanti, ma un’attività come un’altra per chi è appassionato, un passatempo, di tipo particolare quanto si vuole, da regolamentare con oculatezza e da tenere sotto controllo tramite un’agenzia statale, ma non da ostacolare o sabotare. Il gioco, in sostanza, è diventato una componente della quotidianità di molti italiani, che lo hanno accettato così come 20 anni prima avevano scoperto che comprare azioni in borsa o quote di fondi di investimento non era un tabù o una faccenda di pochi, ma una scelta e un’opportunità.
Nessuno poteva prevedere che finisse così quando, una decina di anni fa, pronubo Massimo D’Alema, il governo di centrosinistra si fece promotore del lancio del Bingo, che con il Superenalotto irruppe su una scena polverosa dominata dai vecchi concorsi a pronostico, tipo Totocalcio e Totip. Senza saperlo avevano scoperto un filone d’oro. Che come tutti i filoni ha bisogno di cure e di uno sfruttamento razionale per essere coltivato al meglio.
Non tutti i giochi sono uguali e non tutti sono destinati ad avere fortuna; proprio la vicenda del Bingo, che vivacchia senza infamia e senza lode con appena poche centinaia di sale aperte rispetto alle 1.000 e passa dell’inizio, sta a dimostrarlo.
Ci sono giochi che, mentre il settore galoppava, sono stati praticamente spazzati via, come il Totocalcio e il Totogol. Altri che stanno cercando un livello di stabilità dopo aver raggiunto la maturità, come il Lotto. E altri, infine, che stentano dopo avere vissuto giorni di gloria, tipo le scommesse ippiche. Gli esperti dicono che ora è il tempo dei giochi veloci e comodi, perché i giocatori non hanno tanta voglia di aspettare per sapere se hanno vinto o perso, magari puntano pochi euro alla volta, ma vogliono il responso immediato. Oppure si siedono sul divano di casa davanti al computer e dedicano al gioco il tempo che ci vuole, anche lunghe sedute se si tratta di “skill game” (giochi di abilità) come il poker.
Ogni grande concessionario ha la sua strategia di mercato, partendo dal presupposto che i giocatori si conquistano e si perdono come qualsiasi altro tipo di cliente, tutto dipende dalla qualità e dalla specificità dell’offerta.
Per esempio alla Sisal guidata da Emilio Petrone, per non disperdere il boom innescato dal jackpot da 100 milioni, a metà gennaio hanno lanciato un nuovo modo di puntare, il Gioca facile, con tagliandi molto simili a quelli del Gratta e vinci della rivale Lottomatica. E ora aspettano di capire se la trovata funziona o meno.
Per le scommesse sportive Snai e Lottomatica si contendono il mercato con strategie quasi opposte. Alla Snai il patron Maurizio Ughi sta elaborando una formula battezzata Fai con me per consolidare la posizione di leadership detenuta in questo settore ormai da anni. L’idea si basa sulla convinzione che il cliente vada coccolato in un luogo tutto dedicato a lui. In pratica il giocatore entra in un’agenzia, si trova davanti a un monitor da 32 pollici e può effettuare le sue scelte e la sua puntata che poi viene convalidata dal personale di sala con giubbotto e cappellino con il marchio.
Alla Lottomatica, invece, le agenzie dedicate non piacciono: “Ci sembrano borderline e rischiano di allontanare il cliente normale a cui puntiamo. Preferiamo gli spazi aperti dentro bar e tabaccherie” spiega Renato Ascoli, direttore del servizio giochi. Dopo nemmeno 2 anni di attività la Lottomatica ha conquistato una quota di mercato di quasi il 20 per cento, mentre la Snai conserva nelle scommesse il suo punto di forza con il 35.
I giochi sono aperti.

L’italiano e i consumi: toglietemi tutto, ma non Superenalotto e cellulare

Ricevitoria de Superenalotto

Se la Borsa è una lotteria, il mattone non è più quello di una volta e le banche neanche a parlarne, tanto vale affidarsi alla dea bendata. E ai giochi a premi. Questo il pensiero di molti italiani, stando ai dati diffusi oggi dall’indicatore dei consumi della Confcommercio.
Superenalotto, telefonini e prodotti per la persona sono tra i pochissimi comparti in cui la crisi ecnomica non ha fatto sentire i propri effetti. In particolare, interrompendo una tendenza che durava da mesi, la domanda di beni e servizi ricreativi fa registrare un aumento del 2,4% dovuto principalmente alla forte crescita della spesa per giochi a premi, soprattutto del ‘Superenalotto’ per il quale, a fronte del rilevante montepremi in palio arrivato a oltre 100 milioni, la spesa è aumentata ad ottobre di circa il 230% rispetto alla media mensile degli ultimi due anni. Continuano a tirare anche i telefonini e i computer di ultima generazione: nel mese di ottobre, la domanda relativa ai beni e servizi per le comunicazioni si è confermata la componente più dinamica della spesa delle famiglie, con una variazione in termini reali del +6,6%, in particolare crscita gli acquisti di dotazioni per l’informatica e telecomunicazioni. Anche creme e prodotti di bellezza non calano, restando stabilmente nei sacchetti della spesa della penisola.
Ma i dati col segno più nei consumi si esauriscono praticamente qui: la domanda per i servizi di ristorazione e d’alloggio, spiega Confcommercio, mostra una contenuta flessione dei consumi delle famiglie (-1% in termini tendenziali) confermando le difficoltà in cui il settore versa ormai da aprile 2008. Per non parlere degli acquisti di auto e motorini che vanno sempre peggio: si registra un calo del 13,8% in termini reali, rispetto a ottobre 2007, segno di una situazione fortemente critica per gli acquisti di autovetture e motocicli e delle spese per il trasporto aereo.
Anche i vestiti alla moda sono ormai un lusso che non tutti possono permettersi: gli articoli d’abbigliamento e calzature, dopo le flessioni di agosto e settembre (-5,7 e -2,4%), registrano a ottobre un’ulteriore riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie (-2,5%). Infine, continua a diminuire la domanda delle famiglie per i prodotti alimentari e i tabacchi con una flessione delle quantità acquistate (-2,8% in termini tendenziali) che porta la riduzione dei consumi nel periodo gennaio-ottobre al 3,5% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Si compra meno insomma, e sempre più nei centri commerciali, che crescono a discapito dei negozi tradizionali. A parte quelli dove si vendono “gratta e vinci” o schedine del “superenalotto”.

Italiani pazzi per il Gratta e vinci

Biglietti della lotteria istantanea
È stato il Gratta e vinci il fenomeno del 2007 per quanto riguarda il settore dei giochi. Secondo i primi dati raccolti dall’agenzia specializzata Agicos, la lotteria istantanea da 4 anni gestita dalla Lottomatica ha in pratica raddoppiato gli incassi, con un significativo più 91,6 per cento, che si somma al salto dell’anno precedente (più 50 per cento).
Dal 2004 a oggi il Gratta e vinci è passato da 527 milioni di euro di giocate a 7,4 miliardi e nell’anno appena passato ha superato per la prima volta anche il Lotto, che si è fermato a 6,3 miliardi circa. In forte crescita anche le puntate sulle scommesse sportive (più 10 per cento), mentre sono in crisi quelle ippiche; le giocate al Superenalotto hanno sfiorato i 2 miliardi.
La raccolta complessiva nel settore dei giochi è stata di 41,3 miliardi, superiore di oltre 6 miliardi rispetto al 2006. Gli incassi dell’erario 7,3 miliardi (più 8,37 per cento).

(D.M.)

Superenalotto, la gallina d’oro in mani straniere?

Il sito della Sisal
Chi gestirà il Superenalotto? Finora il popolare gioco è stato appannaggio della Sisal a cui i Monopoli di Stato guidati da Giorgio Tino avevano affidato la concessione senza che fosse bandita una gara.
Questa decisione è stata ritenuta illegittima dal Consiglio di Stato che con una sentenza del 5 dicembre dell’anno passato ha imposto agli stessi Monopoli di bandire una gara europea per l’affidamento del gioco entro 90 giorni, quindi entro la fine di questo mese.
I candidati alla gestione del Superenalotto sono tanti perché il concorso è tra i più affermati in Italia e rappresenta un business di primo livello per tutte le società italiane e straniere che già operano nel settore dei giochi o che intendono entrarci.
Particolarmente attiva in questo momento è Stanley international betting, multinazionale inglese molto interessata al mercato italiano (il più ricco d’Europa). Stanley opera già in Italia con oltre 200 punti di raccolta scommesse fino a poco tempo fa considerati illegali dallo Stato italiano.
Una recente sentenza della Corte europea, la cosiddetta sentenza Placanica del 6 marzo, però, ha sostanzialmente dato torto allo Stato italiano e consentito a Stanley di continuare la raccolta nonostante poi le tasse vengano pagate dalla stessa Stanley in Gran Bretagna.
Galvanizzata da questa vittoria legale la società di Liverpool si sta proponendo anche per il Superenalotto e in questi giorni ha preso contatti per lettera con i titolari di 37 mila ricevitorie italiane. Hanno già risposto in 7 mila che si sono detti disposti a prendere in considerazione l’eventualità di diventare rappresentanti Stanley.
Nel 2006 le puntate complessive al Superenalotto sono state pari a 2 miliardi di euro; il gettito per lo Stato è stato di 1 miliardo e 13 milioni.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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