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La nuova Alitalia e la vecchia battaglia degli slot di Linate e Malpensa

Un aereo pronto al decollo
Viaggiando da Milano verso l’aeroporto di Linate è impossibile non notarli: i cartelloni pubblicitari della Air Italy sono ovunque. Un’hostess in divisa rossa sorride a fianco del logo della compagnia fondata dal comandante Giuseppe Gentile nel 2005, sulle ceneri di Air Europe. A destra, l’offerta: “Voli da Linate a Bari e Napoli per 57 euro”.
Offerta destinata a sbiadire con i cartelloni, se il Tar del Lazio bloccherà le speranze di Gentile di poter fruire degli spazi liberi nell’aeroporto cittadino milanese. L’Enac aveva comunicato alla compagnia “l’interdizione a partire dal 12 gennaio,a causa della scadenza dell’autorizzazione provvisoria per l’utilizzo degli slot (gli spazi orari per il decollo e l’atterraggio) rilasciati dall’ente durante le festività invernali”. Spazi e orari che erano liberi perché temporaneamente non utilizzati da Alitalia. Air Italy, piccola compagnia con sede a Gallarate e principali aeroporti a Verona, Malpensa e Torino aveva potuto approfittare della concessione per il periodo natalizio, riempiendo numerosi voli (”oltre 8mila passeggeri”, dichiarano). E sperava di poter continuare.

Secondo il management dell’aerolinea, infatti, la capacità di Linate è sottoutilizzata: la scomparsa di AirOne, confluita in Alitalia, ha portato a una riduzione di voli complessiva del 30%. Ma l’Enac non ha sentito ragioni: gli slot spettano a Cai e bisognerà verificare se li riempirà effettivamente o no. E così Gentile dovrà attendere il pronunciamento del Tar, atteso per il 22 gennaio. Nel frattempo, cercherà soluzioni alternative per i passeggeri che hanno già prenotato voli da Linate “Ci prenderemo cura di loro, nessuno resta a terra” assicura il direttore responsabile Alessandro Notari.
Il caso dell’aerolinea di Gallarate è emblematico: sul mercato interno dei voli si sentirà l’impatto della nuova Alitalia, battezata in volo questa mattina. Nell’aeroporto milanese Cai controlla 100 bande orarie (70 con Alitalia e 30 con AirOne) su un totale di 120. ”Ora per Cai è venuto il momento della vera concorrenza e il governo deve garantirla, devono sparire i privilegi” ha affermato ieri il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi, in un’intervista a Telelombardia. Ma le dimensioni contano e l’ingresso di AirOne in Cai ha di fatto eliminato il principale concorrente interno. Non è solo il Financial Times a definire il risultato: “Un mercato domestico del traffico aereo meno competitivo, con biglietti più costosi, e un ingente debito a carico degli italiani”.

Secondo uno studio di Adusbef “i prezzi che verranno praticati dalla nuova Alitalia per collegare Milano e Roma sono di gran lunga superiori a quelli richiesti dai principali vettori europei per collegamenti simili, cioè voli della durata di un’ora circa fra due delle principali città del Paese”. Dai dati riportati dall’inchiesta dell’associazione, il volo italiano costa “il 180% in più di quanto richiesto da Lufthansa per collegare Monaco e Berlino-Tegel, il 150% in più di quanto chiede Iberia per Madrid-Barcellona, il 42% in più di Londra-Manchester con British Airways. Il volo Roma-Milano costa il 13% in più anche di Parigi-Lione con i partner di Air France”.
La questione della concorrenza e della liberalizzazione degli slot, soprattutto da Malpensa, è stata considerata cruciale da tutti i politici lombardi, quando ormai era chiaro che il partner straniero della compagnia di bandiera sarebbe stato Air France-Klm.
Ma anche per i concorrenti lo scalo lombardo potrebbe essere più sfruttato: Eurofly (gruppo Meridiana) ha chiesto all’Enac, ai Ministeri dei Trasporti, degli Esteri e dello Sviluppo Economico di essere autorizzata ad operare, da Milano Malpensa, quattordici nuovi collegamenti internazionali ed intercontinentali, per un totale di 37 frequenze settimanali. “Il nuovo assetto di Alitalia non assicurerà più concorrenza. La concorrenza deve farla il mercato” ha commentato Giuseppe Russo, vicepresidente esecutivo di Eurofly, nel giorno del debutto della nuova Az. “Sussidi non ne vogliamo, perché siamo società private” ha aggiunto Russo, “Ma se, ad esempio, in un aeroporto, su 100 slot 97 sono in mano ad un unico soggetto, allora non ci sentiamo tutelati”.
Per ora, l’emendamento ribattezzato “Salva Malpensa”, inserito su pressione della Lega nel Dl anticrisi, prevede una sorta di liberalizzazione degli spazi orari attraverso la definizione di ”nuovi accordi bilaterali”. In attesa del perfezionamento degli accordi si rilasciano ”autorizzazioni temporanee” ai vettori che ne fanno richiesta, di validità non inferiore a ”tre stagioni Iata”.
Ad approfittare del mercato “padano” ci prova anche Lufthansa, che, sfumata l’ipotesi di un ingresso in Alitalia, nel frattempo ha lanciato lo scorso 26 novembre la nascita di Lufthansa Italia. Il presidente dell’aviolinea tedesca Mayrhuber ha deciso di investire in un’area da sempre considerata strategica, con l’ipotesi di fare di Malpensa l’ Hub “meridionale” dopo Zurigo, Monaco e Francoforte. Per ora, le tratte annunciate da Lufthansa Italia lo scorso novembre saranno tutte rivolte verso l’Europa (quindi già liberalizzate): Barcellona, Parigi, Bruxelles, Budapest, Bucarest e Madrid. Ma al momento dell’annuncio i tedeschi pensavano ancora di poter dire la loro sul futuro di Alitalia, mentre adesso si apre una nuova fase, quella della concorrenza e della battaglia per gli slot di Malpensa. E per i cieli della penisola.

Il VIDEO servizio:

Alitalia, il Tar del Lazio dà il via libera alla trattativa esclusiva con Air France

Le code degli aerei delle due compagnie all'aeroporto di Fiumicino

Air France-Klm ha carta bianca per rilevare Alitalia ma lo scontro legale con Air One è destinato a proseguire. Lo scoglio, quello più temuto, è venuto meno dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal vettore abruzzese per la sospensiva della trattativa in esclusiva tra la compagnia francese e Alitalia. La decisione è stata presa al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore, seguita all’udienza che si è svolta nel pomeriggio.

Nell’ordinanza siglata dal presidente della III Sezione del Tar, Stefano Baccarini, si motiva il respingimento del ricorso poiché «non sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, sia per la carenza di elementi di irreparabilità del danno, sia per la mancanza di ‘fumus boni iuris’». Fuori dal linguaggio giuridico, non ci sarebbe alcun provvedimento amministrativo da impugnare che giustifichi l’interruzione dei contatti in corso con Parigi visto che le trattative sono iniziate al termine di una fase di selezione alla quale ha partecipato anche la cordata Air One-Intesa Sanpaolo.

Ap holding, cui fa capo il vettore abruzzese, ha presentato ricorso al Tar del Lazio dopo l’esclusione dalla seconda fase della trattativa per l’acquisizione della compagnia di bandiera da parte del cda di Alitalia del 21 dicembre scorso e la conferma di questa decisione da parte del ministero dell’Economia il 28 dicembre. Il gruppo aveva chiesto «il ripristino immediato di condizioni di trasparenza e di non discriminatorietà nell’ambito delle quali sia consentito, in tempi brevi, anche ad Ap holding di presentare la propria proposta vincolante per Alitalia». Richieste ritenute infondate dal giudice amministrativo che illustrerà la decisione nel merito nei prossimi giorni.

I difensori di Toto si preparano comunque a spostare la battaglia al Conisglio di Stato ritenendo che è impensabile che una società a controllo pubblico venga ceduta con trattativa condotta direttamente dai vertici della società. Questo non vieta comunque a Air France-Klm di presentare nei tempi stabiliti (metà marzo) l’offerta per Alitalia e già dalla prossima settimana il numero uno, Jean-Cyril Spinetta, riprenderà gli incontri con i sindacati.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia

AirOne al Tar del Lazio. E Tps teme che Alitalia sia un altro caso Speciale

Il patron di Air One, Carlo Toto
Air One è stata esclusa dalla procedura i vendita di Alitalia senza che il suo piano, messo a punto insieme agli advisor Boston Consulting Group e Sabre Airline Solutions, cui si è aggiunto negli ultimi giorni Seabury, sia stato preso minimamente in considerazione dai consulenti di Alitalia. Questo nonostante il vettore abruzzese avesse più volte manifestato l’interesse ad andare avanti per instaurare una trattativa diretta con Alitalia. L’esclusione sarebbe pertanto illegittima e per questo Air One chiede di essere riammessa alla procedura di vendita.
Con questa la linea d’accusa domani l’avvocato Angelo Clarizia difenderà davanti al Tar del Lazio gli interessi del suo assistito, il patron di Air One Carlo Toto, che contesta su tutta la linea le modalità con cui il Tesoro e il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, hanno deciso di instaurare la trattativa in esclusiva con Air France-Klm. Modalità che secondo i difensori di Toto non corrispondono “a regole certe e trasparenti che la legge prevede, ma che purtroppo non sono state”.
L’appuntamento è per domani alle ore 12 nella sede del Tribunale amministrativo del Lazio per un primo confronto però solo di carattere informale con i legali di Air One. Pertanto è escluso che dal presidente della terza sezione del Tar possa già arrivare un’indicazione sulla richiesta di riammissione da parte del vettore abruzzese. La data dell’udienza non dovrebbe essere fissata non prima 7-8 giorni. Un lasso di tempo in cui la trattativa in corso tra Parigi e Alitalia rimarrà appesa a un filo. La vicenda del consigliere Rai, Angelo Petroni, e quella del generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, insegnano che il Tar del Lazio ha dato di recente parecchio filo da torcere al Tesoro. Quindi un verdetto favorevole ad Air One non è da escludere a priori.
Il TAR del Lazio ha annullato la destituzione del generale Speciale da Comandante della Guardia di Finanza. Pesante colpo per il Governo e, in particolare, per il Ministro Padoa Schioppa.<br /> [i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]<br />
Per questo motivo il numero uno di Air France, Jean Cyril Spinetta, potrebbe volare a Roma già nelle prossime ora per mettere l’acceleratore alla chiusura del contratto e alla valutazione di Alitalia. Valutazione su cui peserà la richiesta di danni da parte della Sea per 1,25 miliardi a causa dei 255 voli su Malpensa che Alitalia taglierà dalla fine di marzo. Nonostante Prato abbia annunciato battaglia legale, il rischio di dovere sborsare il maxi-risarcimento peserà sul valore della compagnia di bandiera.
Una settimana di tempo in più servirà invece a Toto per mettere a punto la sua cordata con nuovi imprenditori per acquistare Alitalia. Su questo fronte, purtroppo, al di la delle dichiarazioni entusiastiche dell’imprenditore abruzzese e del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, non ci sarebbe alcuna trattativa concreta. Sia Marco Tronchetti Provera che Diana Bracco avrebbero dato un assenso di massima e solo per quote veramente marginali. Per il resto, solo fumo. Lo stesso Corrado Passera, numero uno di Intesa Sanpaolo, fino a quando non ci sarà una trattativa vera e propria tra Alitalia e Toto, non ci pensa minimamente a entrare nel capitale della scatola che controlla Air One, Ap Holding.

Gli aeroporti perdono i ricorsi, incasseranno meno balzelli dalle compagnie

Le compagnie aeree vedranno diminuire del 10 per cento i diritti che fino a ieri dovevano pagare alle società aeroportuali per avere il via a decolli e atterraggi. In particolare sarà ridotto il canone di concessione demaniale e il surplus per i voli notturni. Ancora incerto invece il destino delle royalties sui carburanti per le quali ci sono altri procedimenti in corso.
Una doccia neanche tanto fredda per gli aeroporti italiani visto che la legge che ha decurtato le loro entrate risale al 2005, ed è stata pensata per rendere il mercato dell’aviazione più competitivo permettendo alle compagnie di alleggerire i costi e abbassare i prezzi dei biglietti.
I gestori speravano di poter annullare le decurtazioni ricorrendo ai tribunali amministrativi. Ma i giudici sembrano propendere a favore delle compagnie. Il 4 giugno scorso il Tar del Lazio ha respinto con sentenza il ricorso presentato da Adr (Aeroporti di Roma) contro Alitalia ed Eurofly.
Tre giorni dopo, lo stesso tribunale, questa volta con un’ordinanza, ha rispedito al mittente anche i ricorsi degli aeroporti di Perugia e del Friuli Venezia Giulia. Con la gioia non solo dei vettori ma anche dei cittadini che potrebbero vedere entro qualche anno, realizzati sconti sostanziali sui voli.

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Rai, il Tar conferma Petroni. Ora è in bilico tutto il Cda

Viale Mazzini, sede Rai a Roma
Il dossier Rai agita il governo, soprattutto dopo che il Tar del Lazio ha confermato Angelo Maria Petroni alla carica di consigliere.
La prima conseguenza è che l’assemblea degli azionisti Rai in programma per lunedì 11 giugno andrà ancora una volta deserta. Né l’azionista di maggioranza, il Tesoro, che possiede il 99,45% delle quote, né la Siae dovrebbero dunque presentarsi all’appuntamento di viale Mazzini che sarebbe dovuto servire proprio a nominare il nuovo amministratore, al posto dello “sfiduciato” Petroni.
Così non sarà, ma la questione brucia e il governo sta valutando le contromosse per permettere alla tv pubblica di uscire dall’impasse. Anche se chieste a gran voce dall’opposizione, è escluso che a dimettersi sia il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
Quest’ultimo starebbe, invece, ragionando intorno a quell’ipotesi molto grave su cui sarebbe potuta cadere la difesa dello stesso Petroni davanti al Tar. E cioè che il consigliere votò a favore della nomina di Alfredo Meocci (nell’agosto del 2005) alla direzione generale della Rai. Nomina che si rivelò poi incompatibile.
Ora Padoa-Schioppa potrebbe partire con un’azione di responsabilità. E a cadere potrebbe essere non solo Petroni ma tutti e cinque i consiglieri del centrodestra che votarono la nomina di Meocci.
LEGGI ANCHE: Il Tar del Lazio ferma Padoa-Schioppa

Rai, polemiche ed emendamenti: di tutto, di più

Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni
È ancora bufera sulla Rai.
Tanto per cominciare l’assemblea per la revoca del consigliere Angelo Petroni è stata nuovamente aggiornata. Era fissata per il 7 ma se ne riparla l’11 giugno, dopo che il Tar del Lazio avrà comunicato la decisione definitiva sulla sorte dell’amministratore Rai sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, azionista di controllo della tv pubblica.
A complicare la vicenda ci si è messo anche il Parlamento che, ancora prima di iniziare l’esame del provvedimento del ministro Paolo Gentiloni, sul riordino di Viale Mazzini, ha bloccato l’iter.
Il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, ha infatti chiesto la riunificazione del provvedimento assegnato a Palazzo Madama con il disegno di legge, sempre del ministro Paolo Gentiloni all’esame della Camera, che però riguarda il riordino complessivo del sistema radiotelevisivo e dei tetti alla raccolta del mercato pubblicitario.
E mentre il ministro va a sfogarsi a La storia siamo noi, il programma di Rai Educational condotto da Giovanni Minoli, il governo si è riservato di decidere anche perché sul provvedimento all’esame della Camera è già piovuta una pioggia di emendamenti: ben 611 di cui 377 dal centrodestra mentre 234 provengono dalla stessa maggioranza di governo.

Rai, il Tar del Lazio ferma Padoa-Schioppa. E lui pensa di azzerare il cda

Il logo della Rai
Dal semplice ricorso al Consiglio di Stato al possibile azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione della Rai.
Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, starebbe valutando tutte le soluzioni per risolvere la spinosa questione relativa ai vertici della tv pubblica che si è intricata ancora di più dopo che questa mattina il Tar del Lazio, in tutta fretta, ha accolto il ricorso di Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione Rai sfiduciato dal Tesoro, di sospendere l’assemblea della società prevista per il 4 e 5 giugno. La riunione si sarebbe dovuta tenere per deliberare sulla revoca dello stesso Petroni. Il presidente del Tribunale amministrativo ha deciso con un suo “decreto presidenziale”, e ha fissato la camera di consiglio del collegio per il 7 di giugno. Una decisione inattesa visto che nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia aveva dichiarato che la revoca del consigliere spetta al Tesoro. In pratica, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.
Ma oggi, a smentire questa interpretazione, è arrivata la decisione del Tar del Lazio e almeno fino alla settimana prossima non si conosceranno le motivazioni.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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