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Liberalizzazioni, e ora tocca anche ai notai

(Credits: Ansa)

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Tra le caste dei liberi professionisti che da sempre nell’immaginario collettivo rappresenta il massimo dei privilegi e del corporativismo, c’è sicuramente quella dei notai. Una prerogativa che non è tutta italiana. Il notaio di tipo latino, cioè quello operativo in Italia, esiste in altri 81 Paesi del mondo, e in particolare in realtà europee come Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Austria. Continua

Liberalizzazioni: ordini professionali salvi (per ora). Braccio di ferro solo sulle tariffe

Foto d'archivio: uno stetoscopio (FRANCO SILVI /ANSA)

Anche i medici dovrebbero salvarsi dalle prossime liberalizzazioni (FRANCO SILVI /ANSA)

TUTTE LE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI

Probabile che la scampino anche questa volta. Gli ordini professionali finiscono quasi sempre nel mirino, quando si parla di liberalizzazioni, ma stando alle ultime indiscrezioni nel prossimo decreto, che sarà presentato al massimo entro il 20 gennaio, non è detto che si riesca a concludere la partita: la sola cosa che potrebbe riguardare i professionisti, e che sicuramente li riguarderà, dopo l’ultimo monito dell’Antitrust, è l’abolizione delle tariffe minime garantite. Continua

Italia fanalino di coda su sms e Internet. Authority, costi alti e offerte ingannevoli

sms
Un mercato di circa 4 miliardi nel 2008 e destinato a crescere, ma ancora poco trasparente e dove persistono condizioni sfavorevoli sia per i consumatori sia per l’ingresso di nuovi operatori. È il quadro che emerge dall’indagine conoscitiva su “Sms e Internet in mobilità”, condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato assieme all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Secondo le due Autorità, soprattutto nel settore degli Sms, che da solo fattura oltre 2 miliardi di euro, ci sono margini di riduzione dei prezzi per i consumatori e per gli operatori virtuali.
Dal prossimo luglio, infatti, in base al nuovo regolamento comunitario gli Sms internazionali costeranno al massimo 11 centesimi per i consumatori e 4 centesimi per gli operatori virtuali (ossia il prezzo che gli operatori pagano per terminare un messaggio sulle reti altrui). Quattro centesimi in meno rispetto al costo di un Sms tra due città italiane: la maggioranza degli italiani, circa il 62%, paga il prezzo unitario di 15 centesimi, mentre una minoranza di utenti, che invia però il maggior numero di messaggini (75%), paga un prezzo molto più basso intorno a 1 centesimo, che porta la media complessiva a 3,5 centesimi. Nel 2008, secondo lo studio, sul totale di circa 60 miliardi di Sms, il 75% degli invii è stato effettuato all’interno di piani o opzioni tariffarie, mentre solo il 25% degli Sms è stato inviato al prezzo delle offerte base. Sulle offerte con sconti molto elevati gioca un peso fondamentale il traffico “on net” (Sms inviati con lo stesso operatore), caratterizzato da prezzi ancor più contenuti, che rappresenta oltre i 3/4 del traffico totale di Sms. In Italia il mercato degli Sms, che rappresenta il 60% del fatturato totale dei servizi oggetto di indagine, sta crescendo a ritmi sostenuti (+40% nell’ultimo biennio) e, secondo le due autorità, presenta ulteriori spazi di ampliamento: gli italiani, infatti, utilizzano poco gli Sms (47,9% sul totale della clientela della telefonia mobile), rispetto a oltre l’80% nel Regno Unito, in Germania e in Francia. “Alla luce dei dati raccolti è evidente che non tutti i consumatori sono consapevoli delle opportunità offerte dal mercato: è dunque necessario che gli operatori diano maggiori informazioni sulle opzioni tariffarie disponibili”, scrive l’Agcom. “Inoltre, la notevole prospettiva di crescita del consumo di Sms, indicata dai confronti internazionali, indica che c’è spazio per raggiungere i consumatori con una politica di prezzi più bassi. La discesa dei costi per gli utenti dovrebbe inoltre essere favorita dall’ingresso nel mercato degli operatori virtuali mobili, oggi reso difficile da un prezzo all’ingrosso pari in media a 5,25 centesimi, superiore sia al ricavo medio per Sms sia al corrispondente prezzo dell’Sms internazionale”.

Il VIDEO servizio:

La lente dell’Antitrust sui bollettini delle Poste: troppo cari

Un ufficio postale a Roma

Compilare un bollettino postale e avere la sensazione di pagare alle Poste quel servizio un po’ troppo caro…

L’impressione ora è condivisa dall’Antitrust, che ha aperto un’istruttoria sull’operato di Poste Italiane per un possibile “abuso di posizione dominante nei servizi di incasso e pagamento”. Sotto accusa proprio i costi delle commissioni per il “bollettino postale”, un “prodotto esclusivo di Poste Italiane”.
I bollettini sono la forma di pagamento più usata dagli italiani per servizi che vanno dalle bollette delle utenze alle multe. Secondo quanto calcolato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato con questo strumento sono state effettuate transazioni per una media mensile di poco meno di 47 milioni di pagamenti nel 2008. Molto più di strumenti alternativi come i “Mav” postali (37,5 milioni di operazioni nel 2007) o i bollettini bancari “Freccia” (2,5 milioni nel 2007). Nello stesso periodo il totale dei bollettini postali utilizzati era stato di oltre 600 milioni con una media mensile oltre i 50 milioni. Tutto ciò secondo l’authority costituisce una posizione dominante nel mercato dei servizi di pagamento grazie alla quale Poste è “in grado di applicare condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose agli utenti postali che devono pagare i bollettini postali, scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti quali la rendicontazione”.
L’Antitrust si è mossa dopo la denuncia inviata da una associazione di consumatori dopo l’aumento di 10 centesimi (a 1,10 euro), dal primo ottobre 2008, della commissione per i bollettini postali. L’istruttoria contro Poste è stata aperta lo scorso 23 aprile e verrà chiusa entro fine aprile 2010. L’Antitrust rileva che Poste, con i bollettini postali, presta un servizio sia a chi paga sia a chi riceve il pagamento, ma con “una politica commerciale” che prevede “commissioni di incasso per i soggetti beneficiari anche nulle facendo invece gravare , sul lato del soggetto debitore, che esegue il versamento, una commissione di 1,10 euro a bollettino”. Quindi con “condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose” per i clienti che pagano i bollettini postali “scaricando su di loro commissioni relative a servizi resi ai beneficiari dei pagamenti”, come la rendicontazione.
È possibile, ipotizza l’Antitrust, grazie ad una “condotta abusiva”, una strategia per difendere la forza di mercato ed escludere servizi concorrenti: l’Autorità rileva per esempio che sui bollettini postali prestampati non viene indicato il codice Iban del beneficiario che consentirebbe di effettuare il pagamento anche tramite banca, e che così in pratica le uniche forme alternative di pagamento sono “riconducibili al conto BancoPosta (online o con carta di credito), quindi alla propria rete, e non alla rete interbancaria” usufruendo “di condizioni meno onerose”.
Per l’Antitrust “il potere di Poste Italiane di determinare gli standard del bollettino postale escludendone l’interoperabilità al di fuori della rete postale ostacola lo sviluppo di modalità di pagamento alternative offerte da altri operatori”.

Stangata dell’Antitrust: multa da 500 mila euro a Tim e Vodafone

cellulare
Sanzionate. A Tim e Vodafone l’Antitrust con comminato una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. A dare notizia dell’azione del Garante è l’associazione Altroconsumo, che aveva denunciato l’agosto scorso all’Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.
La mancanza di informazione e trasparenza, riferisce Altroconsumo nella nota, “ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all’altro e le modalità di rimborso del credito residuo”.
I rincari, calcolati dall’associazione dei consumatori, “sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d’aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%”. La vicenda risale all’agosto scorso, quando Vodafone decise una serie di ritocchi al proprio listino prezzi, mandando tra l’altro in soffitta 31 vecchi piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, e utilizzando come strumento “primario” di comunicazione un Sms. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le associazioni dei consumatori erano subito intervenute con una serie di esposti sia all’Antitrust che all’Autorità per le tlc. Il provvedimento dell’Antitrust non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola “scorretta”.
Sia per Tim che per Vodafone, l’Antitrust sottolinea che il contenuto dell’Sms che annunciava l’aumento tariffario “si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell’operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale”. L’Sms di Tim, in particolare, con la parola ‘rimodulazione’ unita a quella ‘gratis’ “risulta idoneo a indurre in errore il consumatore”. Per quanto riguarda invece Vodafone, l’Antitrust punta il dito contro la parola ’semplificazione’, e anch’essa “risulta idonea a indurre in errore il consumatore”.
In entrambi i casi l’Antitrust parla anche di “condotta plurioffensiva” in seguito alla quale i consumatori “si sentono traditi”, e con l’aggravante che “la sfiducia dei consumatori, quando è generalizzata, rallenta il processo di crescita dei mercati”. L’intervento dell’Antitrust, commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, “dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese.
L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti”.

Tariffe, tutti i risparmi del 2009: tra benzina, luce e gas

Tralicci dell'alta tensione
Pochi rincari, tanti ribassi ci aspettano in questo 2009 appena cominciato. Se da una parte scatterà l’aumento del canone Rai, a prevalere saranno i tagli tariffari. Potremo subito approfittare delle prime riduzioni delle tariffe di luce e gas, i pedaggi autostradali resteranno bloccati grazie al decreto del governo, e dai biglietti aerei non dovrebbero arrivare brutte sorprese sul fronte prezzi, visto il calo del petrolio.
Insomma, per una volta l’anno non si apre nel segno dei rincari, ma dei ribassi. Cominceranno subito le prime riduzioni per le tariffe di luce e gas, mentre non subiranno variazioni i pedaggi autostradali, bloccati con un decreto del governo. E se per i treni sono già in vigore da metà dicembre le nuove tariffe, che non saranno dunque ritoccate, per i biglietti aerei è presumibile che, con il petrolio in calo, non siano in arrivo nuovi aumenti.
Ecco di seguito come cambieranno le tariffe nel 2009:
Bollette. Le tariffe di luce e gas, dopo una lunga corsa durata oltre un anno, caleranno rispettivamente del 5,1% e dell’1% nel primo trimestre 2009. Il risparmio per le famiglie dovrebbe essere di circa 36 euro su base annua (25 euro per l’elettricità e 11 euro per il gas). Da gennaio ci sarà anche un forte calo (-14,2%) del gpl distribuito in rete, con una minore spesa di 115 euro su base annua per ogni famiglia. Dopo queste prime riduzioni, ha fatto sapere l’Autorità per l’energia, potrebbero esserne previste altre.
Autostrade. Stop agli aumenti tariffari dal primo gennaio, come stabilito dal decreto legge 185 del 29 novembre 2008. Nessuna modifica tariffaria in aumento potrà quindi essere applicata ai pedaggi autostradali dell’intera rete nazionale e il blocco si estende anche alle nuove percorrenze convenzionali del passante di Mestre e della viabilità del Nuovo Polo Fieristico di Milano.
Canone Rai. - Il canone salirà a 107,50 euro, 1,5 euro in più rispetto allo scorso anno, con un aumento pari al tasso di inflazione programmato.
Treni. Gli aumenti ci sono già stati. Non ci saranno altre brutte sorprese per i passeggeri. Dal 14 dicembre sono già in vigore i nuovi prezzi per l’Alta velocità: un viaggio Milano-Napoli in prima classe costa 119 euro (contro i precedenti 103,60 euro); in seconda 84 euro (da 73,20); Milano-Roma in prima 109 euro (da 80,80), in seconda 79 euro (da 56,10). Ma fino al 13 gennaio c’è uno sconto del 10%, a cui si può aggiungere un ulteriore ribasso del 5% se si compra via Internet; per sei mesi, inoltre, -35% per andata-ritorno in giornata per le tratte lunghe.

La parola ai pendolari: “Ma quale Freccia Rossa. Ridateci i vecchi rapidi”

La protesta dei pendolari

Ormai la protesta dei comitati dei pendolari contro l’Alta velocità dilaga sulla rete. Temono che i soldi, utilizzati per far viaggiare il nuovo Freccia Rossa e inaugurare il nuovo tratto tra Milano e Bologna, siano stati spesi a scapito delle linee ferroviarie tradizionali. E sui blog dei comitati dei pendolari si scatena il finimondo: lettere di pendolari che non di rado rimangono per oltre mezz’ora sotto il freddo perché il treno è in ritardo o cartelli che indicano ritardi di 5 minuti quando il treno arriva quindici minuti dopo. E ancora, tariffe incomprensibili e continui cambi alla classificazione dei treni che, dicono i pendolari, sarebbero un modo per far pagare biglietti più salati ai viaggiatori. “Più del 90% dei viaggiatori usa il treno su piccole e medie distanze, cioè non usa l’alta velocità, si è fatto ben poco per modernizzare e velocizzare le linee ferroviarie tradizionali. Inoltre i treni sono sporchi perche la pulizia viene assegnata con gare di appalto al ribasso con ampio ricorso ai subappalti, offrendo minima qualità con meno personale. Per quel 10% che lo userà, invece, si sono spese cifre enormi, circa 50 miliardi, per attrezzare le linee e comprare nuovi treni”.

Scrivono i comitati di pendolari e sigle sindacali che hanno indetto una manifestazione sabato davanti alla stazione Centrale di Milano. Nel blog del Comitato dei pendolari di Piacenza, uno dei più vivaci, i viaggiatori se la prendono con l’aumento del costo del biglietto attraverso una nuova riclassificazione dei convogli ferroviari. “I vecchi Intercity, infatti, stanno lasciando spazio ai nuovi Eurostarcity. Una brutta copia, perfino peggiori, che sostituiranno in termini di capienza, comfort e velocità a parità di fermate i vecchi interregionali”, si legge in una lettera non firmata pubblicata nel blog.
“In questo modo”, si legge nel blog piacentino, “le Fs hanno aperto un altro fronte, distraendo dal problema dell’allungamento delle percorrenze e costringendo i pendolari alla rincorsa. Anziché concentrarsi sui miglioramenti delle percorrenze attuali, si è dovuto disinnescare l’ennesimo immotivato aumento di tariffe”. In un’altra lettera, un viaggiatore anonimo si lamenta che sui nuovi Eurostarcity “l’Ic Pass non ha validità, questo costerà un bel po’ a molti pendolari”.

E vai di amarcord. “Si pensi a come era semplice una volta prendere il treno”, spiega un altro viaggiatore piacentino. “Si poteva scegliere su locale o rapido, pagando un semplice supplemento, e quanto invece è complicato e incerto farlo oggi, a causa del ginepraio di regole assurde: incerti i prezzi, incerti gli orari, incerti i bonus, incerta la possibilità di servirsi del treno per andare a lavorare”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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