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Multe, la tassa occulta dei Comuni: in 5 anni un aumento del 643%

Un ausiliare del traffico in azione - Ansa

Un ausiliare del traffico in azione - Ansa

Patente e libretto, ma quello degli assegni. O gli italiani sono diventati particolarmente indisciplinati al volante o sono i vigili a essere diventati più fiscali. Fatto sta che negli ultimi cinque anni, nel periodo 2004-2009, secondo uno studio pubblicato dall’Associazione contribuenti italiani, il numero di multe comminate agli automobilisti è aumentato del 643%. Ossia sei volte tanto. Continua

Wall Street, perché Obama ora passa a riscuotere

Obama VFWL’ora della riscossione. Barack Obama presenta il conto ai “colpevoli” della grande crisi, ma il pagamento è tutt’altro che assicurato. Il presidente Usa si è lanciato in un’altra battaglia dall’esito incerto. Ma ha dalla sua, anche grazie ai toni populistici usati, gran parte degli americani. Continua

Benzina, riparte la corsa al rialzo: più 7 euro per un pieno

Pieno ricco

Con il petrolio tornato, dopo 8 mesi di tregua - da novembre 2008 - a 60 dollari, è scattata la raffica di rincari per i carburanti.
E la benzina torna a toccare i massimi degli ultimi sette mesi e fa nuovamente scatenare le proteste dei consumatori. Per l’Unione Petrolifera, però, l’aumento del prezzo industriale della benzina è inferiore ai rialzi che si stanno verificando sui mercati internazionali.
La benzina è salita fino a 1,259 euro al litro, mentre il gasolio è tornato sopra quota 1,1 euro al litro, per la prima volta in cinque mesi. Secondo quanto emerge dalle statistiche dell’Up, quello di oggi è infatti per il diesel il massimo dal 15 dicembre 2008, mentre la benzina non arrivava all’attuale cifra da circa sette mesi, cioè dalla fine di ottobre. In quei giorni il prezzo medio era di 1,267 euro al litro, mentre il greggio viaggiava sui listini internazionali sotto i 65 dollari, contro i circa 58 dollari fatti segnare oggi, dopo la rapida ascesa messa a segno nel corso della scorsa settimana.
A portare i listini della verde a 1,259 euro sono state Api, Ip e Total. A un passo l’Agip e Tamoil, con il prezzo consigliato ai gestori a 1,258 euro al litro. Il massimo odierno del gasolio è invece di 1,105 euro nei distributori Agip, Api,Ip, Q8 e Tamoil.
Immediate le proteste dei consumatori: “Se ce ne fosse bisogno, ecco la dimostrazione della doppia velocità del prezzo della benzina”. Secondo Federconsumatori ed Adusbef, quando il prezzo del petrolio è sceso “abbiamo assistito ad un lento adeguamento, seguito poi da un blocco speculativo”. Oggi invece “siamo in presenza di incrementi del prezzo del petrolio a 57-58 dollari al barile ed immediatamente, con la velocità della luce, vi è stato un adeguamento, che noi giudichiamo speculativo, a 1,26 euro al litro. Dai nostri calcoli, invece, - proseguono - il prezzo si dovrebbe attestare a 1,11-1,12 euro al litro”.
Non tarda però ad arrivare la risposta dell’Unione Petrolifera: “le quotazioni internazionali della benzina, dalla fine di aprile ad oggi, hanno registrato un progresso di oltre 90 dollari a tonnellata, pari a 4,3 centesimi euro al litro, mentre per il gasolio di 56 dollari a tonnellata, corrispondenti a 2,6 centesimi euro al litro”. Nello stesso periodo, prosegue l’Up, “il prezzo industriale della benzina, cioè al netto delle tasse, ha invece mostrato un aumento di 3,2 centesimi euro al litro, mentre quello del gasolio di 1,2 centesimi. A parità di quotazioni internazionali (Platts) e tenendo conto dell’effetto del cambio, oggi i prezzi al consumo di entrambi i carburanti risultano comunque inferiori 3-4 centesimi euro/litro rispetto a sette mesi fa”.

Redditi, i numeri medi degli italiani: 18mila euro all’anno

Unico

Il reddito medio annuo degli italiani? Poco più di 35 milioni delle vecchie lire. Precisamente: 18.324 euro.

È quanto risulta dalle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili (dichiarazioni 2007 su anno d’imposta 2006), diffuse dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. Il reddito complessivo è aumentato rispetto all’anno precedente del 5,7%.
Avvertenza doverosa: il 25% dei contribuenti non paga imposta a causa del basso reddito e dell’effetto delle deduzioni e delle detrazioni. Pertanto, spiega il documento di sintesi del Dipartimento (qui il .pdf) l’imposta dichiarata non è distribuita su 40,8 milioni di soggetti ma su poco più di 30 milioni, da cui risulta un importo medio pro capite di 4.480 euro ed un’incidenza dell’imposta netta sul reddito complessivo del 18,4% (nel 2005 era del 17,9%).
Il 35% dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10.000 euro. I più ricchi del Paese, coloro cioè che dichiarano oltre 100.000 euro, sono lo 0,9% del totale e sopra i 70.000 euro arriva appena il 2% degli italiani. La fascia di reddito più consistente è quella tra i 10.000 e i 40.000 euro (58,4%). Il 51% dell’Irpef è pagata dunque dal 10% dei contribuenti con i redditi più alti.

Considerando la distribuzione per area geografica, rispetto al 2005, il reddito complessivo medio (18.324 euro) è aumentato su tutto il territorio nazionale, con un incremento minimo del 5,3% al Centro ed un incremento massimo del 6,5% al Sud e nelle Isole, in cui si riscontra comunque un valore assoluto medio (14.626 euro) di circa il 20% inferiore a quello nazionale.
Il Sud resta quindi, sul fronte dei redditi, il fanalino di coda del Paese. Con un reddito medio complessivo di 14.626 euro gli italiani che abitano in queste regioni del Paese di fatto dispongono del 20% in meno rispetto al reddito medio nazionale. Nonostante questo nell’ultimo anno al Sud e nelle Isole il reddito risulta aumentato del 6,5% rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda il tipo di reddito dichiarato, il 78% è da lavoro dipendente e pensione,
il 5,5% sono redditi da partecipazione, il 5,1% redditi di impresa ed il 4,2% redditi da lavoro
autonomo. Tra queste tipologie di reddito, il valore medio dei redditi da lavoro autonomo (36.388 euro) è il più elevato (circa il doppio del reddito complessivo medio), mentre i redditi medi da pensione (13.046 euro) risultano essere i più bassi.
Non bene nemmeno l’andamento delle società italiane, visto che la metà - stando sempre ai dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze - è in “rosso”: “La quota di società con imposta positiva” si legge nel documento “ha raggiunto il 52,4% del totale (circa 503.000), con una crescita del 3,5% rispetto al 2005. Tali società con reddito positivo sono localizzate principalmente al Nord, anche se la loro quota nel Sud e Isole sul totale nazionale è aumentata dell’1% rispetto al 2005″.

Fisco e nuove tecnologie: arriva la tassa sulla memoria digitale

Mp3 e podcasting

Se ne avete bisogno, affrettatevi ad acquistare pennette con la memoria digitale, riproduttori di musica in formato mp3, telefonini che possono registrare canzoni e film e altri apparecchi del genere. La ragione è nascosta nell’articolo 39 del decreto “Milleproroghe” appena convertito in legge dal Parlamento. Dove è prevista la possibilità che presto il governo introduca una royalty (cioè un prelievo) da applicare al prezzo di ogni forma di memoria digitale. In realtà, la norma che prevede il prelievo esiste già. L’obiettivo è risarcire in questo modo, sia pure a forfait, gli autori delle musiche e dei video per le copie destinate all’uso privato.

Un esempio: la royalty sui cd vergini, attraverso la Siae, finisce già nelle tasche di autori, cantanti e quanti altri dovrebbero intascare diritti di autore. Dal 2 aprile 2005 era invece stata sospesa l’applicazione della royalty sulle memorie digitali, in attesa che il ministro per i Beni e le attività culturali ne stabilisse l’entità per questo tipo di nuovi supporti. La data di scadenza per la decisione, molto attesa da autori ed editori, era fissata al 31 dicembre 2008. Con l’articolo 39 del Milleproroghe (tre righe incomprensibili per i comuni mortali), il governo avrà invece tempo fino alla fine del 2009. E questa volta è più che probabile che la decisione arrivi.

Hong Kong alla conquista della “Cina da bere”

Un calice di vino

A sorpresa, nel 2008 Hong Kong si è assicurata il primato del commercio del vino nella regione asiatica.
Abolendo una tassa sulle bevande a basso tasso alcolico (vino e birra) pari al 40% del costo di ogni singola bottiglia - imposta che solo fino a due anni fa era fissa all’80% - l’amministrazione dell’ex colonia inglese si è assicurata l’aumento sia della domanda di vino interna, visto che un beneficio del 15-20% in termini di prezzo è finito direttamente nelle tasche dei consumatori, sia di quella esterna. Oggi, infatti, per quel che riguarda i vini Hong Kong offre prezzi sempre più competitivi, per lo meno sul mercato asiatico.

Gli esperti dell’isola hanno calcolato che gli introiti derivanti dal commercio del vino aumenteranno di almeno 500 milioni di euro, una cifra da non sottovalutare se si considera che il ricavo annuale della vendita di prodotti vinicoli oggi non supera i 30.000.000 euro e che la cancellazione dell’imposta porterà a una riduzione delle entrate di “soli” 56.000.000 euro.

La stima dell’aumento delle vendite è più che giustificata da statistiche che mostrano che, negli ultimi anni, il consumo di vino in Asia è cresciuto molto velocemente. Inoltre, questo trend è destinato a continuare se si considera che i due milioni di casse di vino esportate oggi da Hong Kong verso Pechino diventeranno almeno cinquanta entro il 2017. Ancora, nella Cina di oggi i consumatori di vino abituali sono poco più di dieci milioni. A fine 2009 dovrebbero diventare cento, nel 2011 un miliardo. Numeri che faranno entrare di diritto la Repubblica popolare nella lista dei dieci Paesi che consumano più vino al mondo.
E l’ex colonia inglese, con queste mosse lungimiranti, si detta disposta a non lasciarla senza riserve.

I principali concorrenti di Hong Kong sono oggi New York, Londra, Tokyo e Singapore. Se le ultime due metropoli, che tradizionalmente non impongono tasse molto elevate sulle bottiglie di vino acquistate e ridistribuite, verranno nel tempo svantaggiate a causa della loro lontananza geografica dal mercato cinese, Londra è destinata a perdere almeno il 40% dei suoi traffici visto che al momento è questa la fetta di ricavo guadagnata grazie all’interscambio con la Repubblica popolare.
L’unica vera concorrente di Hong Kong, quindi, resta New York. Per non correre il rischio, basta “solo” abituare i cinesi del continente a bere ancora più vino. Come fare? Hong Kong ci ha già pensato: promuovendone il consumo nei bar dei casinò della vicina Macao. Frequentate quasi esclusivamente da cinesi, le sale da gioco dell’ex colonia portoghese rappresentano il luogo ideale per spingere gli orientali verso nuove abitudini.

Via l’Ici. Risparmio di 100 euro a famiglia. Cgia: Roma e Milano le più penalizzate

Una veduta aerea del centro di Roma in una immagine d'archivio | Ansa
Sull’abolizione dell’Ici per la prima casa scocca l’ora dei conti: quanto ci guadagnano i cittadini, quanto costa al governo e ai comuni e, soprattutto, come faranno le amministrazioni locali a compensare le minori entrate. Mentre il premier Silvio Berlusconi conferma al Senato che al Consiglio dei ministri di Napoli l’Esecutivo varerà per decreto le misure sulla sicurezza e “a sostegno dei redditi delle famiglie”, sindacati, uffici studi e osservatori internazionali iniziano a sfornare cataste di numeri.

In un dettagliato studio la Uil conferma che il taglio dell’Ici sulla prima casa si tradurrà in circa due miliardi di costi per le casse dello stato e in una media di un centinaio di euro in più nelle tasche delle famiglie italiane. Si tratterà infatti - secondo lo studio - di 73,35 euro a famiglia in meno che potranno arrivare a 106,50 euro per una casa accatastata in A/2 e 40,20 euro per una accatastata in A/3.

Per i comuni italiani non mancheranno i guai: la Cgia di Mestre in uno studio fatto per Economy spiega che tra le prime 21 città italiane, è Trieste quella dove il gettito dell’Ici ha il peso maggiore sul totale dell’incasso comunale: con 19 milioni di euro nel 2006, l’Ici sulla prima abitazione vale il 40% esatto del gettito totale dell’Ici. Allo stesso tempo Roma sarà la città che perderà la “fetta” più importante di incassi: quasi 352 milioni su un totale di 998 (il 35,3%).
Milano, che è al secondo posto, subirà invece un calo di introiti di 155,4 milioni di euro su un totale di 407 (il 38,2%) e Torino, la terza città della graduatoria, con il taglio dell’Ici sulla prima casa perderà 94,3 milioni su 250 (il 37,7%).
Se poi la Uil fa comunque notare che, pur se positivo come provvedimento, quello del taglio Ici non è forse una delle priorità, dubbi di natura diversa vengono espressi dalla Cisl: “Penso che se vogliono togliere l’Ici va bene” ha detto il leader Raffaele Bonanni “ma dobbiamo essere chiari: i Comuni che perdono quell’introito non devono attivare altre tasse, altrimenti è tutto inutile”.

Intanto Confedilizia invita il governo a considerare che gli immobili di lusso sono definiti nello loro precise caratteristiche dal D.M. 2.8.1969 e che l’impianto catastale è di tipo comparativo, per zone censuarie: immobili accatastati come “signorili” in una zona potrebbero in un’altra essere accatastati come “civili”, e viceversa, in relazione alla qualità media dei fabbricati della zona, con conseguenti gravi sperequazioni da Comune a Comune.

Il tutto mentre dall’Europa si attende di sapere come il governo compenserà le misure di alleggerimento fiscale in via di approvazione. All’Ecofin il ministro Tremonti ha rassicurato Almunia che la copertura di sarà. E oggi anche la Bce ha ricordato ai paesi europei con alto debito, tra cui inevitabilmente si ritrova l’Italia, che quella dei conti pubblici resta una priorità e che quindi non si può scherzare con il fuoco.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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