Leggi tutte le notizie su:


Tata

Quale futuro per Termini Imerese? Scajola:”8-10 offerte”. Ecco le ipotesi

Un operaio Fiat di Termini Imerese protesta a Montecitorio - Ansa

Un operaio Fiat di Termini Imerese protesta a Montecitorio - Ansa

La Fiat se ne andrà. Ormai è quasi un dato di fatto. Lo ha confermato ancora una volta Sergio Marchionne, meno di una settimana fa. Nonostante il pressing del sindacato e del governo, il gruppo automobilistico ha deciso di abbandonare lo stabilimento siciliano e pare pronta persino a rinunciare agli incentivi statali per avere le mani più libere. Continua

L’Italia raddoppia sull’India: affari per 16 miliardi. E Tata scommette su Termini Imerese

Il ministro Scajola consegna il grado di Grande Ufficiale a Ratan Tata (ANSA)

Il ministro Scajola consegna il grado di Grande Ufficiale a Ratan Tata (ANSA)

Raddoppiare il giro d’affari entro i prossimi tre anni, passando dagli attuali 8 miliardi a 16 miliardi di dollari. Questo l’obiettivo posto dall’offensiva economico - politica del governo in India che si è conclusa  mercoledì 16 dicembre a Mumbai.
Continua

La Nano sbarca in India e in Europa. Ma le mini car sono poche per soddisfare il mercato

 Tata Nano

5.000 euro contro 1.500: sono queste le cifre a cui, da lunedì, verrà venduta la Tata Nano. Sul mercato europeo e su quello indiano. Dalla seconda metà di aprile, invece, i potenziali acquirenti di tutto il mondo potranno prenotare la loro vettura direttamente alla casa madre.

Rantan Tata, magnate di Tata Motors, pubblicizza il suo ultimo gioiello come “l’auto meno cara al mondo”, spiegando che la differenza di prezzo tra le due versioni è dovuta alla necessità, per quella europea, di rispettare le norme di comunitarie a livello di inquinamento e di sicurezza. In India Rantan Tata punta a vendere dalle 500mila al milione di automobili l’anno, ma se la Nano non si diffonderà anche al di fuori del Subcontinente sarà difficile raggiungere questi numeri e ricavarne i profitti sperati. Aspettative, queste, ancora meno facili da realizzare se si considera che almeno per il 2009 per problemi di gestione della produzione potranno essere messe sul mercato un massimo di 50.000 vetture, e nel 2010 non più di 150.000.

Questo perché, negli ultimi dodici mesi, in più occasioni la Tata si è trovata costretta a spostare i suoi impianti di produzione per proteste di contadini e attivisti politici contro una presunta appropriazione indebita dei terreni degli stabilimenti che hanno completamente bloccato gli stessi costringendo l’azienda a trasferirli altrove. Da qui i ritardi nel lancio del nuovo modello (previsto inizialmente per ottobre 2008) e la necessità di gestirne le vendite con un sistema di prenotazioni.

Infine, non sono in pochi a immaginare che la crisi internazionale che sta colpendo duramente anche l’India non aiuterà affatto le vendite. Per il momento sono calati del 15-20% i prezzi dell’usato. Secondo i pessimisti perchè le incertezze sul lavoro non favoriscono la domanda di beni durevoli. Per gli ottimisti perchè la Nano è più conveniente anche dell’usato, quindi l’indiano medio intenzionato ad acquistare un’automobile sarebbe ora in attesa dell’ultimo gioiello di casa Tata. Per avere una risposta, basta aspettare dopo lunedì.

Il VIDEO servizio:

Il manager scelto da Putin fa cambiare la rotta di Fiat in Russia

La gigantografia della Fiat 500 al Salone Internazionale dell'auto a Francoforte
È arrivato al Salone dell’auto di Francoforte l’annuncio della collaborazione tra Fiat e la casa automobilistica russa Severstral. L’amministratore delegato del colosso torinese Sergio Marchionne ha però aggiunto: “Non so se un’altra alleanza arriverà per fine anno. Ci stiamo lavorando, ma non sarà Autovaz”. Sulla stampa russa da tempo trapelavano indiscrezioni sulle trattative fra la Fiat e aziende del settore auto: secondo il quotidiano Kommersant il Lingotto sarebbe potuto diventare addirittura un investitore strategico per il più importante player dell’automobile in Russia, Autovaz, comprando un pacchetto di blocco pari al 25 % e un’azione. Il giornale aveva riferito che “il managment della Fiat ha contattato personalmente Sergey Chemesov, il presidente di Rosoboronexport”, l’agenzia statale che controlla anche Autovaz.

In estate, però, cambia lo scenario: il presidente di Autovaz, Vladimir Artykov, tenta la strada della politica: a fine agosto diventa il governatore di Samara, la sesta città più grande della Russia. E al suo posto arriva Boris Aleshin: per il settimanale Expert la sua candidatura sarebbe stata proposta dal presidente russo Vladimir Putin. Il nuovo manager dichiara un cambio di rotta nelle strategie: non più la ricerca di partner stranieri, ma il consolidamento di alleanze nazionali. Un segnale prontamente raccolto da Gaz, il secondo colosso automobilistico del paese.

Risale all’inizio del 2006 la collaborazione tra la Fiat e Severstal Auto: è allora che il partner russo, già assemblatore dei modelli economici Palio e Albea, diventa anche distributore nel mercato nazionale. Ora la collaborazione sarà più intensa: nasce una joint venture paritetica per produrre e vendere in Russia vetture, veicoli commerciali e motori. “L’accordo con Severstal - commenta il presidente Luca Montezemolo - è in sintonia con la linea del gruppo, come quello già sottoscritto con Tata in India. È un altro tassello della strategia che abbiamo messo in atto per diventare sempre più forti sul territorio”. La prima vettura nata dalla partnership uscirà dalla linea di produzione a inizio 2008: è la nuova berlina compatta Linea, a cui seguiranno la Grande Punto e il veicolo commerciale Ducato. La nuova joint venture si occuperà del marketing. “Ora la Fiat entra direttamente sul mercato russo in grande espansione, e può partecipare alla condivisione dei profitti con il partner”, commenta Mikhail Pak, analista della società Industi Kapital.

Il colosso torinese è noto in Russia dagli anni Sessanta, quando gli ingegneri italiani hanno creato Togliattigrad, la città-fabbrica sul fiume Volga dove è nata la leggendaria Zhiguli, ispirata al modello della Fiat 124 e tuttora l’auto più diffusa nella nazione.

Auto: a Francoforte la carica delle 600

 Ferdinand Piech della Volkswagen
Ferdinand Piech, numero uno del gruppo Volkswagen, non si è certo meravigliato del successo della Nuova Fiat 500. Profondo conoscitore del mercato globale dell’auto, Piech sa bene che le auto di piccola cilindrata saranno sempre più richieste dalla clientela. Non è dunque una sorpresa che la Volkswagen abbia scelto il Salone di Francoforte per presentare l’11 settembre la sua utilitaria. È la Stadtauto, di circa 3,5 metri con motore posteriore a 2 oppure 3 cilindri di 500 e 750 cc; potrebbe essere messa in vendita nel 2009 a circa 8 mila euro. E da questo modello potrebbe derivare quella iCar che, da un eventuale accordo tra Volkswagen e Apple, dovrebbe rafforzare la presenza della casa tedesca nella fascia giovane del mercato.
Anche la Toyota, in lotta per conservare il primo posto di costruttore mondiale, svelerà a Francoforte una sua utilitaria derivata dal prototipo Endo: dovrebbe essere costruita a partire dal 2009 in India (100 mila unità all’anno previste inizialmente) e venduta a non più di 5 mila dollari.
Dall’India arriverà però un modello ancora più economico: secondo le dichiarazioni di Ratan Tata, numero uno dell’omonimo colosso indiano (alleato della Fiat), la sua rivoluzionaria auto da 2.500 dollari dovrebbe dare uno scossone al mercato mondiale. Questo ambizioso progetto sta procedendo a tappe forzate, dopo che inondazioni e difficoltà politiche hanno rallentato la costruzione del nuovo stabilimento a 45 km da Kolkata (Calcutta).
Questo modello riprende uno stile che gli italiani conoscono molto bene: quello della Fiat 600 del 1956. Il motore è posteriore e ha una cilindrata di circa 600 cc; la potenza erogata è di 35 cv, le ruote motrici sono quelle posteriori.
Al progetto hanno collaborato aziende di spicco, tra cui la tedesca Bosch. La carrozzeria, lunga circa 4 metri, è interamente metallica e ospita 4-5 persone. La versione base sarà proposta a 100 mila rupie (2.500 dollari), mentre salendo a 125 mila rupie i clienti indiani, malesi, indonesiani e di alcuni stati africani (i primi mercati dove verrà venduta) potranno ottenere aria condizionata, vetri elettrici e servosterzo. Il lancio avverrà il prossimo anno, probabilmente a settembre.

Come precisato da fonti indiane, non ci saranno elementi in comune tra questa auto low cost della Tata e la futura utilitaria di casa Fiat. Al di là di un possibile ritorno della Topolino (anche se dal Lingotto arrivano smentite), allo studio c’è l’erede della Panda che dovrebbe essere prodotta anche in Cina dalla Chery e che monterebbe il futuro motore bicilindrico 900 cc MultiAir, già annunciato da Panorama.
Anche la Renault, ormai ben radicata anche in India, è pronta a una contromossa nel settore delle super low cost. Nel 2011 arriverà infatti una nuova generazione di Dacia a basso prezzo (attorno ai 3 mila dollari) disegnate in India nella terza sede dei Technocentre Renault. Un centro tecnico dove lavoreranno oltre 1.000 ingegneri, che permetterà di ridurre così anche i costi di progettazione. La produzione sarà in collaborazione con la Mahindra, storica rivale della Tata.
Parallelamente la Bmw sta lavorando sul progetto di una utilitaria da inserire al di sotto dell’attuale gamma Mini, non tanto dal punto di vista del prezzo (sarà la prima utilitaria “premium”) quanto per dimensioni e cilindrata. Questo inedito modello potrebbe essere ispirato al prototipo Spiritual, con motore posteriore, che venne presentato nel 1997, per verificare la risposta del mercato. La produzione? Inutile dirlo, sarà localizzata in Cina.

Panda: quella della Fiat avrà un futuro cinese

Impianto della Chery in Cina
La rete di grandi alleanze che la Fiat ha teso in questi ultimi anni sta per ampliarsi: si prospetta un accordo con la cinese Chery. Dopo aver avviato il programma per la fornitura di 100 mila motori made in Cina l’anno (sono il 1.600 e il 1.800 a benzina che andranno a equipaggiare anche la nuova Fiat Linea fabbricata in Turchia), le due aziende dovrebbero arrivare in tempi brevi alla firma di un accordo per costruire in Cina modelli Alfa Romeo (come annunciato poco tempo fa) ma probabilmente anche per la successiva produzione in comune di una utilitaria, tipo Panda, da vendere con entrambi i marchi.
La scelta a favore della più dinamica marca cinese arriva parallelamente a qualche difficoltà con il tradizionale partner locale, la Nanjing, che si muove con successo nel settore dei veicoli commerciali (costruisce gli Iveco Daily) ma ha mostrato punti di debolezza nel settore vetture, soprattutto dopo aver rilevato le attività Rover.
“La Chery è un’azienda giovane e moderna” ha dichiarato l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne “con una solida esperienza tecnica, e sono lieto di questa ulteriore tappa nella nostra strategia di alleanze mirate. Nel rapporto con la Chery vediamo il potenziale per una più ampia collaborazione nell’area motori e cambi e successivamente anche in altri ambiti”.
La portata di questa joint-venture potrebbe essere notevole, soprattutto per quanto riguarda le city car. Secondo uno studio della Csm Worldwide, il solo mercato nordamericano, dove le auto di questo segmento praticamente non sono mai state vendute, potrebbe assorbire entro il 2013 circa 100 mila unità aggiuntive, mentre la fascia delle subcompact dovrebbe crescere da 300 mila unità a più di 550 mila entro i prossimi sei anni.
A livello mondiale gli esperti della Roland Berger Strategy Consultants prevedono che nel 2012 il mercato mondiale per le auto sotto i 10 mila dollari possa raggiungere i 18 milioni di unità, contro gli attuali 12 milioni.
Sfruttando anche il progetto di collaborazione con la Chrysler (per ora è stata firmata la lettera d’intenti), egualmente destinato alla produzione di una piccola auto destinata agli Usa e ad altri mercati mondiali, la Chery avrebbe la potenzialità di abbattere ulteriormente i costi (basta pensare che un motore costruito in Cina costa circa la metà di un analogo prodotto in Occidente) e fornire al committente Fiat una low cost di buona qualità.
In attesa degli sviluppi che l’amministratore delegato della Chery, Yin Tongyao, sta discutendo con la Chrysler, si può ipotizzare che l’azienda cinese decida di sviluppare in comune con i due partner occidentali piattaforma e parti meccaniche, lasciando invece alla Fiat la responsabilità della carrozzeria di quella che già viene definita la terza generazione della Panda.
Alla Chrysler potrebbe invece essere proposto un prodotto chiavi in mano, con il design della A1 disegnata dalla Bertone e appena presentata al Salone di Shanghai.
L’intesa con la Chery segue la raffica di collaborazioni messe a segno dal gruppo italiano. Dalla joint-venture con la Ford relativa alla costruzione in Polonia di una utilitaria con parti comuni (la nuova 500 che arriva in luglio e l’erede della Ka prevista per il 2008) alla collaborazione con la Suzuki per la progettazione e la industrializzazione negli stabilimenti ungheresi di una piccola suv (rispettivamente la Sedici e la Sx4). Dall’allargamento degli accordi con il gruppo Psa per la produzione in Turchia (in joint-venture con la Tofas) di una “furgonetta”, da cui deriveranno un minivan e un’auto tre volumi low cost, all’avvio della collaborazione con la Tata, per costruire in India la Grande Punto e per distribuire nel mondo un pick-up di origine indiana anche con marchio Fiat. Oltre alla triangolazione con l’Iveco e la spagnola Santana per produrre una nuova fuoristrada.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!