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Annuncio di Telecom: taglieremo altri 4.000 posti di lavoro

Bernabè e Galateri alla guida di Telecom

Taglio degli organici in Italia di 4 mila unità oltre le 5 mila già previste entro il 2010: è quanto prevede il piano industriale della Telecom 2009-2011, che questa mattina a Londra presenterà alla comunità finanziaria l’aggiornamento del piano, varato ieri dal Cda.
Tra gli altri obiettivi precisato nel nuovo piano c’è la centralità del mercato domestico e in Brasile, consolidamento in Argentina, progressiva dismissione delle attività no core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro, significativa riduzione del debito e grande impegno sul controllo dei costi.
L’obiettivo del piano, ha commentato l’amministratore delegato Franco Bernabé: “è di proseguire nel miglioramento della dinamica di ricavi e margini avviata nel corso del 2008 e riprendere un percorso selettivo di crescita caratterizzato da una severa disciplina finanziaria del gruppo”.
Le condizioni dei mercati e dell’economia reale “hanno mostrato come sia necessario essere ancora più incisivi nell’affrontare in modo prioritario la riduzione dell’indebitamento”. “Alla luce dei risultati, che nel frattempo hanno mostrato la frenata dell’erosione dei margini” ha proseguito Bernabé “siamo oggi in condizione di proseguire con un piano triennale che conferma la direzione di questi ultimi mesi”.
Nell’arco del triennio vi sarà un “grande” impegno sul controllo dei costi e degli investimenti in particolare nel business domestico, con una loro riduzione complessiva per 2 miliardi di euro nel 2011.
Sul piano geografico lo sviluppo si concentrerà su Italia e Brasile, mentre sul piano industriale si focalizzerà sui nuovi servizi e funzionalità abilitate dalla banda larga fissa e mobile. Sul mercato domestico il gruppo si concentrerà su una nuova impostazione “customer centric”, modificando coerentemente la macro organizzazione a partire da gennaio 2009.
Telecom, infine, procederà, nell’arco del piano, a una progressiva dismissione dei propri asset no core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro. “Le attività non coerenti con le priorità geografiche ed industriali” ha spiegato Bernabé “saranno gestite in un’ottica di valorizzazione finalizzata alla dismissione, quando le condizioni di mercato lo consentiranno”.

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Cellulari: società multate dall’Antitrust per sms e suonerie

Cellulare
Multe complessive per 1.160.000 euro: lo ha deciso l’Antitrust nei confronti di cinque società, in particolare Neomobile (soggetto fornitore di loghi e suonerie), Telecom Italia, Vodafone Omnitel, Wind Telecomunicazioni e H3G per pratiche commerciali scorrette relative a messaggi riguardanti un abbonamento settimanale per ricevere contenuti multimediali sul telefonino, senza che fossero chiariti i costi e le modalità di fruizione, inclusa la disattivazione.
In particolare, spiega l’Antitrust, veniva attribuita enfasi alla gratuità degli SMS e alla possibilità di ricevere una suoneria gratis, omettendo che si trattava di abbonamento a un servizio di ricezione di contenuti multimediali, riportato in una nota di carattere e grafica sproporzionate rispetto al messaggio pubblicitario. Per Neomobile, la sanzione è di 115.000 euro; per Telecom Italia di 315.000 euro; per Vodafone Omnitel di 285.000 euro; per Wind Telecomunicazioni di 265.000 euro; per H3G di 180.000 euro.

Consumatori soddisfatti per la decisione dell’Antitrust. “Apprezziamo ancora una volta lo sforzo dell’Antitrust di far rispettare le regole di mercato e di tutelare i consumatori”, dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, precisando che però “le norme sono ancora troppo labili per dissuadere le società di telecomunicazioni dal praticare iniziative commerciali scorrette. Considerando che per le compagnie il fatturato derivante dai servizi quali loghi e suonerie si aggira sui 300 milioni di euro, secondo le nostre stime, una sanzione di 1,6 milioni non disincentiva affatto le società”.
Anche l’Adoc approva e sostiene la necessità di aumentare l’entità delle sanzioni: “Il business delle suonerie ammonta ogni anno a diverse centinaia di milioni di euro e bene ha fatto l’autorità a sanzionare le pratiche commerciali scorrette come quella di vendere abbonamenti settimanali per ricevere contenuti multimediali senza chiarire i costi e le modalità di fruizione - dice Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unc - meno male che in Italia c’è un Antitrust che vigila e sanziona a dovere: guai a ridurne i fondi”.

Nuovo piano per Telecom Italia: 5mila tagli in due anni

Bernabè e Galateri alla guida di Telecom

Telecom vara il nuovo assetto organizzativo e, con la costituzione di una nuova direzione per il mercato domestico affidata a Oscar Cicchetti, si avvia ad abbandonare la suddivisione per aree di business e ad adottarne una per clientela: Consumer, Business e Top Client. Intanto l’amministratore delegato Franco Bernabè in un’intervista al Financial Times apre a possibili intese con fondi in operazioni all’estero e annuncia l’obiettivo a cui sta lavorando, un taglio del 40 per cento ai costi del business domestico.
Un piano di efficienze che prevede innanzitutto il taglio entro il 2010 di 5 mila posti di lavoro in Italia, con una prevista riduzione dei costi a regime per circa 300 milioni di euro all’anno.
Per quanto riguarda le possibili alleanze “possiamo affiancare fondi di private equity o fondi sovrani per condurre più efficientemente operazioni in altri Paesi”, dichiara il manager al quotidiano inglese. Sui costi, invece, “dobbiamo ripensare globalmente la nostra struttura di costi” dice Bernabè al Ft “una società come la nostra nel lungo termine dovrebbe ridurla del 40 per cento”.
Nell’insieme, calcolano gli analisti di Cazenove, questo significa un risparmio nelle spese operative di circa 1,6 miliardi e un possibile incremento del 13% nelle previsioni a lungo termine del margine operativo lordo. In Borsa il titolo non ha reazioni evidenti (Telecom +0,14% a 1,39 euro) ma i commenti degli analisti sono favorevoli e tra le agenzie di rating Fitch è la prima ad esprimere il suo giudizio confermando l’Idr (issuer default rating) a lungo termine, sottolineando che il prospettato taglio ai costi operativi aiuterà “la sostenibilità dei margini”.
I conti del gruppo saranno fermi quest’anno ma Bernabè punta i riflettori sulla trasformazione che intende imprimere al colosso telefonico italiano: “non crescere non significa stagnazione, non crescere equivale a un’enorme trasformazione”.
In questo solco prosegue la riorganizzazione annunciata a marzo con la presentazione delle linee guida per il prossimo triennio. La nuova direzione “domestic market” avrà il compito di integrare la gestione e il controllo delle attuali strutture fisso e mobile che progressivamente si trasformeranno, assecondando le rispettive vocazioni di mercato, in area business e area consumer, con quella già esistente Top client.
Le attività internazionali restano affidate a Cicchetti mentre le funzioni Strategy e National Wholesale Services vengono collocate alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato. Resta invariata la direzione Technology & Operations affidata a Stefano Pileri.
Quello a cui punta Bernabè è prima di tutto cambiare la percezione che la comunità finanziaria e il pubblico hanno di Telecom. “Un dinosauro vicino all’estinzione: ma non è così, nel lungo termine gli ‘incumbent’ torneranno a crescere e saranno gli attori principali nell’industria delle tlc”. Prosegue così anche il dialogo con l’Authority sul tema della rete. “Stiamo continuando a lavorare bene: sono molto contento del lavoro svolto con l’Autorita’ che ci porterà nella direzione in cui la rete di Telecom è e sarà ancora più aperta”, ha commentato Stefano Pileri responsabile dell’Open Access a margine del 7/o Forum sulle Telecomunicazioni, confidando di arrivare entro la metà di luglio a chiudere il confronto. Da parte loro gli operatori concorrenti hanno chiesto una audizione formale sul tema dell’apertura della rete e sulle reti che verranno realizzate nei prossimi anni, e l’ad Paolo Bertoluzzo ha spiegato il suo punto di vista: per Telecom Italia potrà esserci libertà di decidere i prezzi “solo quando scenderà al di sotto di una certa quota di mercato, così come è avvenuto nel Regno Unito con British Telecom”.

Firmato l’accordo tra Telecom e Apple: l’iPhone arriva in Italia

Il supertelefonino della Apple è la combinazione di un rivoluzionario cellulare, un iPod widescreen e un dispositivo di comunicazione per Internet<br /> [i](Foto Apple)[/i]
Blitz di Franco Bernabè a Cupertino, quartier generale di Apple, per firmare l’accordo che tra qualche settimana portera’ in Italia l’iPhone, da subito in versione Umts. Lo scrive Repubblica Affari&Finanza secondo cui l’a.d. di Telecom Italia, in occasione del suo roadshow negli Usa tenutosi a fine marzo, si è recato nella sede del gruppo guidato da Steve Jobs per suggellare l’accordo, a conclusione di mesi e mesi di trattative che, secondo il quotidiano, hanno convinto Apple a cambiare strategia: non ci sarà “revenue sharing” (cioè Telecom non dovrà pagare alla Apple una percentuale sulle telefonate) e neanche l’esclusiva. Per il gruppo guidato da Bernabè un vantaggio di almeno sei mesi rispetto ai concorrenti.

Carta addio, la rincorsa al digitale contro la burocrazia lumaca

Orin-Optiglot by Flickr

Il 2008 doveva essere l’anno della svolta. Via la carta dagli uffici, addio scartoffie della pubblica amministrazione, l’era digitale è arrivata. Certo, l’anno è appena iniziato e c’è pure una crisi di governo di mezzo ma la rivoluzione aspetta ancora dietro la porta.

Il decreto ministeriale che doveva dare il via alla cosiddetta dematerializzazione, ovvero la completa informatizzazione dei documenti della pubblica amministrazione e relativi processi, aspetta ancora la firma del ministro Luigi Nicolais.

Un boccone ghiotto perfino per i candidati premier che non si sono fatti sfuggire l’occasione di fare qualche cenno nei programmi elettorali. Per quanto riguarda il Partito Democratico, il sottosegretario con delega per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione, Beatrice Magnolfi, dice che un’impegno speciale nel settore del digitale è contenuto nel dodicesimo punto (l’ultimo) del programma di Veltroni. Sarà ma nella versione online non c’è traccia. Più chiara la mission del Popolo della libertà che tra le priorità inserisce la “riorganizzazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Tra i vari punti anche l’accesso dei cittadini agli uffici pubblici per via telematica e il passaggio dall’archiviazione cartacea a quella digitale. In entrambi i casi la possibilità di risparmiare una montagna di euro costringe entrambi gli schieramenti a non tralasciare la questione.

Nonostante negli uffici pubblici c’è ancora chi (la maggior parte) si rifiuta di utilizzare le mail per comunicazioni ufficiali anche se è permesso già da diverso tempo. E comunque, spiega la senatrice Magnolfi “i ministeri sono obbligati ad adeguarsi perché tanto le spese postali, più o meno 100 milioni annui, le riduciamo lo stesso del 30 per cento”.

Va meglio nel privato. Quasi tutti ormai consegnano per via telematica le buste paga e organizzano l’amministrazione in modo digitale. Due recenti decreti hanno poi spinto ulteriormente il piede sull’acceleratore. Il primo è entrato in vigore l’11 gennaio scorso e obbliga i datori di lavoro ad effettuare una sola comunicazione online per ogni nuovo rapporto. Il secondo, di pochi giorni fa, prevede una dichiarazione unica telematica per l’avvio di una nuova impresa. Telecom Italia da qualche mese ha addirittura promosso un concorso a premi per invogliare i clienti a rinunciare alla bolletta. In palio, oltre al taglio delle spese di spedizione e un’ora di chiamate gratis, anche dieci pc portatili e tre vacanze. L’intento, dice Telecom , è quello di aiutare l’ambiente. Ma forse anche i conti, almeno nel futuro.

E intanto le lungaggini burocratiche cominciano a pesare come macigni sui conti dello stato. Secondo Pierluigi Ridolfi, componente Cnipa e presidente della commissione per la dematerializzazione “il passaggio di documenti cartacei in Italia rappresenta almeno il 2 per cento del Pil”. E pensare che la “vita media del 30 per cento dei fogli stampati è di cinque minuti”. Di fatto quando il decreto verrà firmato, spiega Ridolfi, la più grossa novità sarà la regolamentazione dei processi quelli che garantiscono la validità dei documenti nonostante l’assenza di carta. Un bel successo per tutti, o quasi.

C’è una piccola (ma non troppo) fetta dell’industria italiana che invece è sul piede di guerra. E di risparmio proprio non ne vuol sentire parlare. Si tratta di tutte quelle aziende che la carta la producono e di carta campano e danno lavoro a oltre 250mila persone. L’intera filiera, solo nel 2006, ha prodotto un fatturato di 42 miliardi di euro mentre il settore in Italia ha superato nel 2007 gli otto miliardi. Una campagna recente ha dimostrato che le aziende che si fanno pubblicità con la carta guadagnano di più. E poi, spiega, Paolo Culicchi, presidente di Assocarta, “è un prodotto naturale, rinnovabile e riciclabile”. Ma i partner, soprattutto tra le fila di Confindustria, sembrano di un altro avviso.

Telecom, nuovo piano strategico: nel triennio investimenti per 15 mld

L'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè (a sinistra) con il presidente Gabriele Galateri | Ansa
La cassa generata dalle attività industriali di Telecom consentirà di sostenere nel triennio un piano di circa 15 miliardi di euro di investimenti industriali. È quanto si legge in una nota che illustra il contenuto del piano industriale di Telecom approvato ieri dal consiglio di amministrazione del gruppo di tlc.
Il piano prevede una riduzione del rapporto tra debito ed Ebitda (margine operativo lordo) al di sotto di tre volte a fine 2008 e a circa 2,5 volte a fine 2010. E consentirà una corretta remunerazione degli azionisti. La nota non specifica però quanta parte dell’utile sarà destinata a dividendo.
Telecom Italia si aspetta nel 2008 ricavi consolidati attorno ai 31 miliardi di euro, in linea con il 2007 mentre negli anni successivi la crescita del fatturato sarà compresa tra l’1 e il 2%. Il margine dell’Ebitda sul fatturato si attesterà nel 2008 al 38,5% circa per poi salire al 39% nel 2009-2010. Lo si legge in una nota del gruppo. La strategia industriale di Telecom Italia riparte dai suoi asset più importanti (mercato domestico, Brasile, Germania, Argentina) e punta sulle competenze e su una disciplinata gestione finanziaria per riavviare un percorso di crescita. Nel triennio 2008-2010 Telecom intende investire in Italia 11 miliardi di euro.
A livello internazionale il piano industriale di Telecom Italia prevede di “avviare un percorso di graduale recupero della dimensione internazionale attraverso il consolidamento e la valorizzazione delle realtà del gruppo”. Lo si legge nella nota in cui il gruppo di Tlc illustra il piano industriale.
A Piazza Affari, dopo la presentazione dei conti e l’annuncio del nuovo piano industriale, Telecom Italia lascia sul terreno l’8% a 1,46 euro con scambi vorticosi. Una situazione che lo stesso ad Franco Bernabé ha battezzato “non entusiasmante”. Una realistica ammissione quella dell’amministratore delegato, che ha risposto così a una domanda del rappresentante di una associazione di piccoli azionisti Telecom, durante il Telecom day.
“Ho trovato un’azienda completamente diversa da quella che ho lasciato” ha detto “un’azienda che non ha quasi nessun tipo di portfolio internazionale, che negli ultimi otto anni ha disinvestito dagli asset internazionali, e ne aveva di buonissimi. Tutte le altre aziende hanno investito all’estero, noi li abbiamo ridotti. Stiamo lavorando per colmare questo divario, ma non c’è molto da fare, non possiamo cambiare il mercato , non ci sono miracoli. Io non posso imbarcarmi in una politica di espansione internazionale, e le possibilità di disinvestimento sono molto limitate. Questa è la situazione in cui mi trovo, e non è una situazione entusiasmante”.

Il VIDEO servizio:

Fisco: per Bell suona la campana in commissione tributaria

Un'immagine dell'ex numero uno di Telecom, quando le chiavi della società telefonica passarono da Hopa a Bell.
Sta per arrivare in giudizio in commissione tributaria il caso simbolo di evasione fiscale da presunte false residenze all’estero. Il caso è analogo a quello tanto chiacchierato che ha coinvolto il Valentino Rossi nazionale, con la differenza che ora la presunta residenza falsa non riguarda una persona fisica, ma giuridica. Per la precisione una società lussemburghese, Bell, che tra il 2001 e il 2002 acquistò le azioni di Olivetti per ottenere il controllo di Telecom, per poi rivenderle a Pirelli. Una vera e propria società veicolo istituita per cambiare la testa del colosso italiano delle telecomunicazioni.
L’Agenzia delle Entrate, dietro segnalazione della procura milanese, nel luglio scorso ha fatto scattare un accertamento fiscale ipotizzando che Bell, nonostante l’etichetta lussembughese, fosse di fatto una società di diritto italiano, con soci italiani (fra cui Emilio Gnutti e Roberto Collaninno) che hanno operato in Italia. Per questo sarebbe in debito col Fisco, tra tasse eluse e una multa pesante, di un miliardo e 800 mila euro.
Una somma tutt’altro che simbolica che mostra come il ministero delle Finanze stia adottando una linea dura e non sia più disposto a tollerare le finte residenze all’estero. Il legali dei soci Bell (tra i quali compaiono l’ex Ministro Giulio Tremonti, e Francesco Tesauro che in passato ha seguito la vicenda della residenza di Pavarotti a Montecarlo) stanno decidendo in questi giorni come portare avanti l’azione difensiva.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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