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3 Italia: Se telefoni con me, ti regalo il cinema

Stanno per partire le mille miglia dei cellulari.
Saranno tessere rilasciate ai clienti della 3 Italia per andare al cinema gratis. Con una novità assoluta: la possibilità di utilizzare la tessera quando si vuole, non in un solo giorno alla settimana come avviene in analoghe iniziative all’estero. Per esempio, in Gran Bretagna la Orange offre ai clienti la possibilità di andare al cinema ma solo di mercoledì, e registrandosi di volta in volta.
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Loghi e suonerie: multe dell’Antitrust per 2,2 milioni di euro

Adolescenti e cellulari

Con quattro diversi provvedimenti l’Antitrust ha colpito otto società di telefonia per pratiche commerciali scorrette nella vendita di suonerie, loghi e contenuti multimediali. Le sanzioni complessivamente ammontano a oltre 2,2 milioni di euro. Le società colpite sono: Telecom (640mila euro), Vodafone (560mila euro), Wind (480mila) euro, Buongiorno (115mila), Dada (125mila), Zed (95mila), H3G (155mila) e Zeng (55mila).
Al termine dell’istruttoria, avviata fra la primavera e l’estate del 2008, l’Autorità guidata da Antonio Catricalà, ha sanzionato le società di fornitura di questi servizi (che spesso sono ’scaricati’ direttamente da Internet da adolescenti, considerati quindi consumatori più “deboli”) perché i messaggi non chiarivano adeguatamente che richiedendo il servizio non si scaricava la singola suoneria ma si sottoscriveva un abbonamento con una ‘decurtazione’ settimanale della scheda telefonica.
Ugualmente poco chiara era l’indicazione dei costi e difficile la disattivazione del servizio.
L’Antitrust ha sanzionato anche le società di telefonia mobile che, nei singoli casi, avevano cointeressenze economiche nell’offerta dei servizi e avevano collaborato nella definizione dei servizi e autorizzato i messaggi ritenuti ingannevoli dall’Autorità.
Non è la prima volta che l’Antitrust commina sanzioni pesanti agli operatori di telefonia mobile per servizi collegati alle suonerie: nello scorso ottobre il Garante aveva assegnato multe per complessivi 1,16 milioni di euro a Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3g e Neomobile per pratiche commerciali scorrette riguardanti un abbonamento settimanale per ricevere contenuti multimediali, tra cui appunto le suonerie.
Il business, ricorda il Codacons applaudendo “il provvedimento dell’Antitrust che ha elevato sanzioni per 2,2 milioni di euro contro alcuni operatori telefonici”, è da 800 milioni di euro all’anno. Secondo il presidente Carlo Rienzi, “Sono troppe le truffe e le pratiche scorrette che caratterizzano questo settore. Basti pensare che 8 siti internet su 10, specializzati nella vendita di suonerie e prodotti simili, non rispettano la normativa europea”.
L’associazione di consumatori sottolinea come “il prezzo medio di una suoneria va dai 3 ai 5 euro e tra le principali scorrettezze a danno degli utenti vi e’ la prassi di non specificare l’avvenuta adesione ad abbonamenti settimanali, nonché quella di non indicare chiaramente come disdire il servizio di invio suonerie direttamente sul cellulare”.

AgCom: sanzioni per quasi tre milioni a operatori telefonici

Una ragazza al telefono

2,8 milioni di euro di sanzioni. Le ha inflitti l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nei confronti degli operatori telefonici. Le sanzioni riguardano Vodafone (1,68 milioni), Telecom Italia (536mila), Opitel (348mila), Bt Italia (120mila) e Eutelia (120mila).
L’Agcom in una nota spiega che nell’ambito della sua attività a tutela dei consumatori, ha concluso negli ultimi mesi una serie di procedimenti diretti a verificare la corretta osservanza da parte degli operatori telefonici delle norme in tema di portabilità del numero, servizi non richiesti, indici di qualità.
La multa più salata è quella di Vodafone a causa della “violazione delle norme relative alla mobile number portability”. In particolare, spiega l’Agcom, la sanzione è composta da 1,440 milioni “per aver illegittimamente ostacolato le richieste di trasferimento di utenti verso operatori concorrenti” e di 240mila euro “per aver utilizzato in modo improprio i dati dei clienti che avevano chiesto la portabilità del numero verso un altro operatore”.
Cinquecentotrentaseimila euro è invece la sanzione a Telecom Italia “per diverse violazioni della normativa a tutela dei consumatori: 240.000 euro” aggiunge la nota AgCom “per aver utilizzato in modo improprio i dati dei clienti che avevano chiesto la portabilità del numero verso un altro operatore; 180.000 euro per aver addebitato servizi a sovrapprezzo non richiesti; 116.000 euro per il mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità stabiliti per l’anno 2007, sia per quanto riguarda il tasso di malfunzionamento delle linee di accesso più alto del dovuto, sia per i tempi di riparazione dei guasti superiori a quelli previsti; 348.000 euro a Opitel per aver attivato servizi non richiesti ad utenti che si ritrovavano, senza saperlo, ad essere clienti della società; in questo caso l’Autorità non ha ritenuto sufficiente la proposta di impegni presentata dall’operatore, in quanto non conteneva alcuna modifica migliorativa rispetto agli obblighi già imposti dalla normativa di settore a tutti i gestori; 240.000 euro complessivi (120.000 ciascuno) a BT Italia ed Eutelia per la violazione” conclude la nota “della normativa sui servizi a sovrapprezzo”.

Stangata dell’Antitrust: multa da 500 mila euro a Tim e Vodafone

cellulare
Sanzionate. A Tim e Vodafone l’Antitrust con comminato una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. A dare notizia dell’azione del Garante è l’associazione Altroconsumo, che aveva denunciato l’agosto scorso all’Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.
La mancanza di informazione e trasparenza, riferisce Altroconsumo nella nota, “ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all’altro e le modalità di rimborso del credito residuo”.
I rincari, calcolati dall’associazione dei consumatori, “sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d’aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%”. La vicenda risale all’agosto scorso, quando Vodafone decise una serie di ritocchi al proprio listino prezzi, mandando tra l’altro in soffitta 31 vecchi piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, e utilizzando come strumento “primario” di comunicazione un Sms. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le associazioni dei consumatori erano subito intervenute con una serie di esposti sia all’Antitrust che all’Autorità per le tlc. Il provvedimento dell’Antitrust non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola “scorretta”.
Sia per Tim che per Vodafone, l’Antitrust sottolinea che il contenuto dell’Sms che annunciava l’aumento tariffario “si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell’operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale”. L’Sms di Tim, in particolare, con la parola ‘rimodulazione’ unita a quella ‘gratis’ “risulta idoneo a indurre in errore il consumatore”. Per quanto riguarda invece Vodafone, l’Antitrust punta il dito contro la parola ’semplificazione’, e anch’essa “risulta idonea a indurre in errore il consumatore”.
In entrambi i casi l’Antitrust parla anche di “condotta plurioffensiva” in seguito alla quale i consumatori “si sentono traditi”, e con l’aggravante che “la sfiducia dei consumatori, quando è generalizzata, rallenta il processo di crescita dei mercati”. L’intervento dell’Antitrust, commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, “dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese.
L’istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l’ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti”.

Tutte le multe dell’Antitrust: nel 2008 sanzioni per 44 milioni di euro

Antonio CatricalÃ

Poco meno di 44 milioni di euro di sanzioni, con le multe per pratiche commerciali scorrette a fare la parte del leone: è questo, in cifre, il bilancio dell’attività dell’Antitrust nel 2008. L’Autorità presieduta da Antonio Catricalà ha infatti accettato in molti casi i ”ravvedimenti” delle aziende finite sotto la lente del Garante per violazione della legge sulla concorrenza: in virtù della legge Bersani, infatti, le imprese possono presentare impegni volti a evitare sanzioni pecuniarie. Un comportamento virtuoso messo in atto nel 2008 da molti grandi gruppi e associazioni, dagli editori di libri scolastici riuniti nell’Aie, alla Federazione Sport Equestri, agli impegni presi da Telecom Italia sulle morosità pregresse e sull’attività di recupero dei clienti passati ad altro operatore, a quelli assunti da Fs nel trasporto merci.
Ed è così che dei complessivi 43.972.040 euro di multe comminate dall’Autorità nell’anno passato, quelle per pratiche commerciali scorrette rappresentano la larga maggioranza raggiungendo oltre 36 milioni di euro (36.426.140 per l’esattezza), con un importo più che triplicato rispetto ai 10 milioni e 556 mila euro del 2007. Tra i settori più censurati dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette figurano le telecomunicazioni (44 sanzioni per un totale di 9.971.890 euro di multe) e le banche che con ’solo’ 15 multe hanno totalizzato ben 9.680.000 euro.

Più in generale nel settore dell’energia e industria il totale delle sanzioni è stato di 4 milioni 825.900 euro, nelle comunicazioni 11 milioni 428.090, nelle attività finanziarie 11 milioni 126.500, nell’agroalimentare 2 milioni 539.550 milioni di euro, nei servizi 6 milioni 506.100.
Tra le multe più cospicue del 2008, che per violazione della legge sulla concorrenza rappresentano 7.545.900 euro del totale, figurano quella decisa dall’Autorità nella riunione del 23 ottobre nei confronti di Adr sanzionata per avere abusato della sua posizione dominante, derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2044, della gestione unitaria degli aeroporti di Roma-Fiumicino e Roma-Ciampino. Ad Adr l’Autorità ha comminato sanzioni per complessivi 1.668.000 euro.
Sempre in tema di gestione di scali aerei un’altra corposa sanzione elevata dal Garante della Concorrenza: nella riunione del 26 novembre 2008, ha deliberato che Sea ha abusato della sua posizione dominante derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2041, della gestione degli aeroporti di Malpensa e Linate, e ha comminato alla società sanzioni per complessivi 1.549.000 euro.

Sul fronte delle banche l’Autorità presieduta da Catricalà, nella riunione dell’11 dicembre scorso, ha deliberato che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Bnl hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, coordinando i propri comportamenti, nel periodo compreso tra il maggio 1996 e il maggio 2006, in relazione alle gare bandite da Inail per l’affidamento del proprio servizio di cassa. L’Autorità ha dunque deciso di sanzionare Unicredit con una multa di 1.500.000 euro e Intesa Sanpaolo, Bnl e Mps con una sanzione di 50.000 euro, tenendo conto, in linea con gli Orientamenti della Commissione Europea, del fatturato realizzato dalle parti nel mercato dei servizi di cassa Inail: Unicredit, ha infatti spiegato l’Antitrust, ha infatti la maggior quota in assoluto del servizio di cassa per l’ente.

Molto meno cospicue altre multe, come quella inflitta all’Unione Panificatori di Roma e Provincia, che per aver messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza, ”divulgando indicazioni di prezzo minimo o di aumenti minimi consigliati, per tutte le tipologie di pane vendute dai panifici attivi nella zona” si è vista infliggere una sanzione di poco superiore ai 4.000 euro. La stessa Antitrust ha spiegato il perché affermando che ”poiché l’Unione Panificatori di Roma è un’associazione di imprese, l’Autorità, che ha giudicato l’intesa molto grave, ha potuto calcolare la sanzione, pari a 4.430 euro, solo sul totale delle entrate associative (55.372 euro)”.

Stesso discorso, di multe comminate sulla base delle entrate di un’associazione e non delle imprese che ne fanno parte, per la sanzione che ha colpito l’associazione dei farmacisti di Teramo per intesa restrittiva della concorrenza. Secondo l’Autorità, l’associazione ha limitato la concorrenza, indicando, alle farmacie della provincia, tetti massimi agli sconti praticabili sui prezzi dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica. L’Autorità ha sanzionato l’associazione con una multa di 11.200 euro, calcolata, appunto, sulla base delle sole entrate associative versate all’associazione, pari a 140.015 euro.

Infine, tra le violazioni della concorrenza, figura anche la multa inflitta a Parmalat per non aver ottemperato alla precedente delibera con la quale la stessa Autorità aveva imposto la cessione della Newlat entro il 30 ottobre 2007. La sanzione, pari a 2.226.900 euro, rappresenta il minimo edittale in quanto l’Autorità ha tenuto conto del comportamento adottato dall’impresa che ha recentemente dismesso la società, sia pur con circa 6 mesi di ritardo rispetto ai termini prescritti (ottobre 2007). Nella stessa riunione l’Autorità ha infatti dato il via libera all’acquisizione, da parte del gruppo Tmt, della società Newlat.

Annuncio di Telecom: taglieremo altri 4.000 posti di lavoro

Bernabè e Galateri alla guida di Telecom

Taglio degli organici in Italia di 4 mila unità oltre le 5 mila già previste entro il 2010: è quanto prevede il piano industriale della Telecom 2009-2011, che questa mattina a Londra presenterà alla comunità finanziaria l’aggiornamento del piano, varato ieri dal Cda.
Tra gli altri obiettivi precisato nel nuovo piano c’è la centralità del mercato domestico e in Brasile, consolidamento in Argentina, progressiva dismissione delle attività no core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro, significativa riduzione del debito e grande impegno sul controllo dei costi.
L’obiettivo del piano, ha commentato l’amministratore delegato Franco Bernabé: “è di proseguire nel miglioramento della dinamica di ricavi e margini avviata nel corso del 2008 e riprendere un percorso selettivo di crescita caratterizzato da una severa disciplina finanziaria del gruppo”.
Le condizioni dei mercati e dell’economia reale “hanno mostrato come sia necessario essere ancora più incisivi nell’affrontare in modo prioritario la riduzione dell’indebitamento”. “Alla luce dei risultati, che nel frattempo hanno mostrato la frenata dell’erosione dei margini” ha proseguito Bernabé “siamo oggi in condizione di proseguire con un piano triennale che conferma la direzione di questi ultimi mesi”.
Nell’arco del triennio vi sarà un “grande” impegno sul controllo dei costi e degli investimenti in particolare nel business domestico, con una loro riduzione complessiva per 2 miliardi di euro nel 2011.
Sul piano geografico lo sviluppo si concentrerà su Italia e Brasile, mentre sul piano industriale si focalizzerà sui nuovi servizi e funzionalità abilitate dalla banda larga fissa e mobile. Sul mercato domestico il gruppo si concentrerà su una nuova impostazione “customer centric”, modificando coerentemente la macro organizzazione a partire da gennaio 2009.
Telecom, infine, procederà, nell’arco del piano, a una progressiva dismissione dei propri asset no core per un valore atteso fino a 3 miliardi di euro. “Le attività non coerenti con le priorità geografiche ed industriali” ha spiegato Bernabé “saranno gestite in un’ottica di valorizzazione finalizzata alla dismissione, quando le condizioni di mercato lo consentiranno”.

Il VIDEO servizio:

Il secondo senso - Aiutateci

“Lo schema di collaborazione è aperto a tutti gli operatori interessati”
(Nota di Telecom Italia sull’accordo con Fastweb per la costruzione della rete fissa di nuova generazione).
Voleva dire:
“Aiutateci, per piacere”

Francobolli addio. Nel pacco postale ci sono prestiti, telefoni, polizze

[i](Credits: Poste italiane)[/i]
Concede prestiti e mutui ma non è una banca. Stipula polizze vita e danni ma non è un’assicurazione. Non è un neppure un operatore tlc eppure consente di attivare linee telefoniche. Così come vende libri e cd ma non è una libreria. Si potrebbe andare avanti ancora per molto perché a Poste italiane si sono inventati veramente di tutto negli ultimi anni per aumentare i ricavi in vista della scadenza del 2011 quando il servizio postale sarà completamente liberalizzato e sul mercato italiano potranno entrare colossi del calibro della francese La Poste, dell’inglese Royal Mail e Deutsche Post.
Un appuntamento cruciale per la società ancora controllata al 100% dal Tesoro dopo i fallimenti dei progetti di privatizzazione. Il governo Prodi ha rimesso nel cassetto il dossier quotazione in Borsa proprio a causa della minaccia di un drastico calo del fatturato con l’arrivo dei nuovi concorrenti. Perché se è accertato che il tasso di redditività per il gruppo guidato da Massimo Sarmi, che si colloca intorno al 16%, è ai primi posti tra i grandi operatori postali d’Europa, è anche vero che i tempi di consegna della corrispondenza sono ancora sotto la media europea e sui ritardi sta addirittura indagando la Procura di Roma.
Secondo una recente indagine del Codacons sulla posta prioritaria, solo il 45% delle missive spedite dalla sede di Roma alle sedi regionali dell’associazione dei consumatori, sono arrivate nei tempi previsti. La delibera del ministero delle Comunicazioni del 13 marzo 2006 fissa in un 1 giorno lavorativo il tempo richiesto per la consegna di una missiva prioritaria nell’88% dei casi. Ovvero 88 corrispondenze su 100 dovrebbero essere consegnate in 24 ore. Una situazione di cui cercheranno di avvantaggiarsi i concorrenti europei che già fanno meglio sui loro mercati di riferimento.
Al quartier generale di Poste Italiane l’allarme è massimo. Per questo motivo si sono dati un obiettivo ambizioso: le nuove attività, come a esempio il postino telematico, l’e-commerce e l’operatore mobile virtuale subiranno un forte slancio e nel 2010 contribuiranno per il 13% ai ricavi totali, a fronte del 9% di fine 2007.
La situazione dovrebbe migliorare anche grazie all’alto il livello di investimenti. Alla fine dell’anno le risorse impegnante si attesteranno a 651 milioni, a fronte dei 518 milioni del 2006. Gli investimenti toccheranno quota 781 milioni il prossimo anno, 765 nel 2009 e 751 l’anno successivo.
Inoltre Poste Italiane conta sul fatto che è l’unico tra gli operatori europei a possedere e gestire direttamente il 100% della rete di sportelli. In Olanda e in Gran Bretagna, ad esempio, la stragrande maggioranza degli uffici viene gestita da terzi. Sembrerebbe poi definitivamente accantonato il progetto di chiudere gli sportelli postali ubicati nei comuni con meno di 500 nuclei famigliari. Nel periodo 2003-2006 gli uffici in Italia sono addirittura aumentati dello 0,8 per cento.
Un impulso ai ricavi di Poste Italiane arriverà sicuramente dal lancio della telefonia mobile. Il gruppo è stato uno dei primi operatori mobili virtuali ad avviare il servizio grazie a un’intesa con Vodafone con l’obiettivo di conquistare 2 milioni di clienti e conseguire 500 milioni ricavi. Il servizio consente anche di fare operazioni sul conto Bancoposta e trasferire denaro.
Marciano già a gonfie vele la vendita di prodotti finanziari, mutui e assicurazioni grazie ad accordi con le banche mentre la sfida per il futuro per Poste Italiane è quella di diventare un istituto di credito a tutti gli effetti. Abi consentendo. Sarmi punta a raggiungere l’obiettivo in tempi brevi ma finora la ricca lobby dei banchieri si è mossa bene per frenare un concorrente così radicato su tutto il territorio. La sfida continuerà nei prossimi mesi ma non è detto che il governo decida di rinnovare il mandato al manager che è in scadenza con l’approvazione del bilancio 2007.

Eurostat: caro amico ti chiamo, perché scriverti mi costa un (bel) po’

Italia regno dei telefonini dove si prediligono ancora i pagamenti in contanti e si spende molto, più di quasi tutti gli altri cittadini dell’Unione europea, per spedire una lettera all’interno del territorio nazionale.
Questa, in sintesi, la fotografia dell’Italia scattata da Eurostat attraverso i dati relativi ad alcuni servizi e alle abitudini dei cittadini-consumatori. Nel rapporto diffuso oggi, l’attenzione di Eurostat si è concentrata sulla telefonia fissa e mobile, sui servizi postali e su quelli bancari.
I dati, relativi al 2005, confermano che l’Italia è sostanzialmente il Paese con la maggior diffusione di telefonini (122 ogni 100 abitanti grazie alle carte pre-pagate e al fatto che alcuni utenti sottoscrivono più di un contratto). I due Paesi che precedono l’Italia in questa graduatoria sono infatti il Lussemburgo (158) e la Lituania (127), realtà difficilmente comparabili per estensione e popolazione con la Penisola.
A fronte del boom registrato in Italia dalla diffusione dei telefonini, le linee fisse sono rimaste sostanzialmente stabili: dalle 44 per ogni 100 abitanti del 1996 alle 43 del 2005. Quanto alla durata delle telefonate dai telefonini gli italiani risultano, con 2,2 minuti a testa per giorno, più o meno a metà della classifica guidata dai finlandesi (5,3) e chiusa dai lussemburghesi (1,3).
Gli italiani risultano invece assai più indietro rispetto ai consumatori di quasi tutti gli altri Paesi europei per l’utilizzo delle carte di credito come sistema di pagamento. Nel 2005, solo il 20% degli acquisti di importo pari o superiore ai 100 euro è stato effettuato con carte di credito, mentre il 68% è stato pagato in contanti. Fatta eccezione della Grecia (dove queste percentuali sono risultati pari rispettivamente al 4 e al 95%), solo per alcuni Paesi dell’Est come Ungheria, Polonia e Slovacchia sono state registrate performance peggiori.
L’Italia risulta poi ancora al ‘top’ delle classifica europea per quanto riguarda il costo dell’affrancatura (dati relativi al 2006) di una lettera standard da recapitare all’interno del territorio nazionale: 0,60 euro, inferiore solo a quello registrato in Finlandia (0,70) e Danimarca (0,64). Mentre si colloca in posizione intermedia per l’invio verso un indirizzo di un altro Paese Ue: 65 centesimi conto 1,19 euro della Svezia (la piu’ cara) e i 41 centesimi della più economica Bulgaria.

At&t contro Vodafone: sfida all’ultimo telefonino nella campagna indiana


Il gigante americano della telefonia mobile, At&t, vuole contare di più nello sterminato mercato indiano. Pochi giorni fa la società statunitense ha siglato un accordo con l’operatore MahindraTelecommunications in base al quale le due società acquisteranno le licenze nelle 22 zone in cui è diviso il mercato dell’India. Secondo quanto riportato dal sito internet del Times, la società americana otterrà il 74% della joint venture.
“La At&t vuole fare affari in India… ovviamente intravede da queste parti grandi opportunità”, dice Ulhas Yargop, presidente della sezione information technology di Mahindra & Mahindra, la società sorella di Mahindra Telecommunications. Per At&t, che già detiene le licenze per le chiamate internazionali e nazionali a lunga distanza, questa mossa vuol dire investire ancora di più nel promettente mercato indiano. At&t, inoltre, è il primo operatore straniero ad entrare nel paese asiatico dopo la fornitura di servizi telefonici iniziata lo scorso aprile.

L’interesse della società americana per il settore della telefonia mobile è dovuto al fatto che in India, soprattutto nelle zone rurali, la penetrazione dei cellulari è relativamente bassa rispetto ad una popolazione complessiva di 1 miliardo e 100 milioni.
Nel paese asiatico, si calcola che ogni mese ci siano 8 milioni di nuovi clienti di telefoni cellulari. In Cina sono 5 milioni che si aggiungono ai 500 milioni di utenti di cellulari già abbonati. Secondo gli analisti, entro il 2010 l’India conterà 500 milioni di abbonati a un operatore di telefonia cellulare rispetto agli attuali 230 milioni.
Il colosso americano dei telefoni, che negli Usa registra 63,7 milioni di utenti, sembra seguire le orme di Vodafone, il gruppo di telefonia mobile più importante del mondo, che ha comprato la quota di controllo di Hutchison Essar per 11,1 miliardi di dollari.

Nel subcontinente la battaglia per il mercato dei cellulari è appena iniziata. Vodafone infatti spenderà 12 miliardi di dollari nei prossimi anni migliorando e ampliando il quarto network in India nella speranza di scalzare la rivale Bharti Airtel dal primo posto. Quest’ultima ha registrato lo scorso mese 50 milioni di utenti e mira a raggiungere quota 100 milioni nel 2010.

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